I giochi più controversi, proibiti e censurati: da Thrill Kill a Devotion

Una selezione di giochi particolarmente controversi e banditi in vari paesi del mondo: dallo storico Thrill Kill al più recente Devotion.

Giochi proibiti e censurati
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  • Da Manhunt a Carmageddon, passando per Devotion e Postal 2, sono innumerevoli i titoli che nel corso degli anni hanno ricevuto un ban in diversi paesi del mondo. La violenza eccessiva e i contenuti sessualmente espliciti, senza dimenticare i riferimenti al nazismo, sono solo alcune delle ragioni che hanno ad esempio spinto la Germania a bandire più di 140 giochi. Dopo avervi proposto la nostra personalissima top dei giochi horror più volenti di sempre, abbiamo scavato tra i titoli più controversi di tutti i tempi per scoprire i casi più eclatanti.

    Thrill Kill

    La nostra rassegna non poteva che aprirsi con Thrill Kill, ossia il cruento picchiaduro sviluppato da Paradox Development negli anni ‘90. Nonostante questo sia ritenuto un vero e proprio cult tra i fortunati possessori della prima PlayStation, il prodotto non è mai stato pubblicato ufficialmente, a causa della violenza fine a sé stessa e delle mosse dai significati esplicitamente sessuali che lo caratterizzavano. D'altronde, questo trascinava quattro lottatori in una stanza quadrata e li costringeva a combattere fino alla morte, con fatality eccessivamente brutali persino per gli standard di Mortal Kombat.

    A causa di un'omonimia con un senatore statunitense, Thrill Kill si è imbattuto prima nella censura, in quanto il personaggio giocabile opportunamente rinominato in "The Imp" avrebbe dovuto chiamarsi "Senator Lieberman", e in seguito è stato addirittura cancellato da Electronic Arts, che dopo aver acquisito Virgin Interactive si è rifiutata di pubblicarlo. Se Thrill Kill ha comunque raggiunto i nostri salotti, il "merito" è degli sviluppatori che decisero di caricare in rete ben quattro versioni del gioco, tra cui la rara edizione non censurata in cui la sensuale Belladonna si strofinava e addirittura gemeva all'inizio di ciascun round. Per saperne di più ecco la puntata di MyGeneration dedicata al controverso Thrill Kill.

    Six Days In Fallujah

    Davvero un caso particolare, quello di Six Days In Fallujah. Annunciato nel non troppo lontano 2009, il titolo sviluppato originariamente dal defunto studio Atomic Games puntava a toccare un argomento serio e attuale, non a caso sarebbe stato uno dei primissimi videogiochi a focalizzarsi sulla Guerra in Iraq.

    Essendo basato su fatti reali e che al tempo risultavano ancora piuttosto recenti, però, subito dopo l'annuncio il progetto finì al centro di una movimentata controversia che spinse il publisher nipponico Konami a fare dietrofront. Anche a causa del fallimento di Atomic Games, che nel 2011 chiuse per bancarotta, Six Days In Fallujah è rimasto in un limbo fino al 2021, quando Highwire Games - un team composto da veterani di Halo e Destiny - ha riesumato il controverso FPS con l'obiettivo di portarlo su PC e console. Seppur con dodici anni di ritardo rispetto a quanto previsto dalla tabella di marcia iniziale, lo sparatutto vedrà la luce durante l'anno corrente ma le polemiche legate attorno al progetto sono tutt'altro che cessate, tant'è che nel 2021 il Council on American-Islamic Relations - la più grande organizzazione degli Stati Uniti per la promozione dei diritti civili dei musulmani - ha chiesto ai colossi dell'industria videoludica di boicottare Six Days In Fallujah, asserendo che "la guerra in Iraq non è un gioco". Riuscirà mai l'FPS a raggiungere il mercato? Lo scopriremo nei prossimi mesi.

    Devotion

    Sviluppato dallo studio taiwanese Red Candle Games, l'horror psicologico noto come Devotion ha seguito un itinerario davvero assurdo, prima di atterrare definitivamente su PC. Pubblicato su Steam il 19 febbraio 2019, il titolo ambientato in Taiwan è stato rimosso e bandito in ogni angolo del pianeta soltanto una settimana più tardi, in seguito alla scoperta di un controverso easter egg che paragonava il presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, a Winnie the Pooh (per tutti i dettagli consultate il nostro speciale sul caso Devotion).

    Ritenuto un grave insulto al leader cinese, Devotion venne ritirato alla velocità della luce, spingendo i publisher Indievent e Winking Skywalker a interrompere qualsiasi rapporto con lo studio taiwanese. Dopo essersi ufficialmente scusati nel mese di giugno 2019, i ragazzi di Red Candle Games attesero un intero anno prima di annunciare che Devotion avrebbe ricevuto un'edizione fisica (disponibile soltanto in Taiwan) e soprattutto che sarebbe approdato anche su GOG.

    A seguito degli innumerevoli messaggi di protesta ricevuti dai giocatori, però, poche ore dopo la suddetta comunicazione i gestori dello store di GOG dichiararono via Twitter di non voler procedere con la pubblicazione del gioco. Grazie alla perseveranza di Red Candle Games, che nel marzo 2021 ha aperto un proprio store digitale, oggi Devotion è infine proposto alla modica cifra di 21$ e tutti i futuri prodotti dello studio non correranno il rischio di subire alcuna forma di censura.

    Hatred

    Non meno interessante è il caso Hatred, violentissimo titolo sviluppato da Destructive Creations e definito dai suoi stessi creatori come "una reazione alle più moderne tendenze mostrate nei videogiochi". In seguito al suo reveal ufficiale, che ricordiamo avvenne nel mese di ottobre 2014, non solo una moltitudine di giornalisti etichettò il trailer di annuncio come "controverso" ma il gioco venne subito rimosso dal servizio Steam Greenlight con l'accusa di includere contenuti estremamente violenti (a questo proposito, correte a leggere la nostra recensione di Hatred).

    Dopo aver ricevuto le pubbliche scuse di Gabe Newell, cofondatore e presidente di Valve Corporation, Hatred è stato nuovamente approvato il 29 dicembre 2014, per poi esordire sul mercato il 1° giugno dell'anno successivo. Mentre i possessori di Nintendo Switch attendono con ansia che la non troppo riuscita creatura di Destructive Creations pianti la bandiera sulla macchina ibrida della Casa di Kyoto, va segnalato che, per qualche curiosa ragione, GOG.com si ostina tuttora a non voler inserire nel proprio listino lo shoot 'em up con prospettiva isometrica.

    Menzioni speciali

    Come accennato in apertura, sono centinaia i titoli che, per un motivo o per un altro, sono stati messi al bando soltanto in alcuni Paesi della sfera terrestre. È il caso di Carmageddon, un simulatore di guida che nel 1997 venne pesantemente criticato dai mass media per l'eccessiva violenza riservata a pedoni e animali: mentre in Germania i passanti furono rimpiazzati da robot privi di sangue, il Parlamento italiano ne fece ritirare tutte le copie in vendita, per poi approvare la commercializzazione di una versione censurata contenente zombie dal sangue verde.

    Ancor più clamoroso è quanto accaduto a Postal 2, violentissimo sparatutto in prima persona che nel 2004 è stato bandito in Australia, Francia, Germania, Malaysia e Nuova Zelanda. In seguito alle accuse sollevate dall'ente responsabile della censura e delle pubblicazioni in Nuova Zelanda, tale Office of Film and Literature Classification, la distribuzione e addirittura il possesso di una copia per uso personale di Postal 2 è considerato un reato penale, nonché punibile con la reclusione fino a un massimo di dieci anni e una multa che va dai 2.000 ai 50.000 dollari neozelandesi (circa 30.250€ al cambio attuale).

    Confezionato da Marvelous, già creatore del franchise di Senran Kagura, anche l'oltraggioso beat 'em up noto come Valkyrie Drive: Bhikkhuni ha messo su un'invidiabile collezione di bandi. Lanciato inizialmente su PlayStation Vita e poi convertito per Steam, il titolo è stato vietato in Cina, Germania, Iran, Nuova Zelanda, Pakistan e Arabia Saudita poiché proponeva contenuti espliciti a sfondo sessuale aventi per protagoniste delle minorenni.

    Se da una parte non fatichiamo a comprendere le preoccupazioni che possono aver spinto diversi Paesi a proibirne la vendita, dall'altra va segnalato che alcuni dei suddetti - come appunto Cina, Iran e Arabia Saudita - hanno accusato l'action game di glorificare l'omosessualità e promuovere dei valori a loro avviso "immorali". Affermazioni palesemente omofobe e discriminanti che non possiamo in alcun modo condividere e che la dicono lunga sulle reali ragioni dietro i veti posti su Valkyrie Drive: Bhikkhuni.

    La nostra rassegna termina qui. Conoscevate o avete addirittura provato personalmente alcuni dei giochi proibiti in buona parte del pianeta? Fateci sapere la risposta attraverso i commenti e ricordatevi di comunicarci eventuali assenti.

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