È giusto definire The Last of Us Parte 2 per PS5 una remastered?

La nuova versione del gioco Naughty Dog torna con poche migliorie visive e tanti nuovi contenuti: ma possiamo davvero chiamarla rimasterizzazione?

È giusto definire The Last of Us Parte 2 per PS5 una remastered?
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  • Vuoi per i Livelli Perduti, che nella recensione di The Last of Us Parte 2 Remastered abbiamo definito un "tesoretto di concetti, soluzioni e idee", vuoi per l'interessante dimensione roguelike alla base di Senza Ritorno, al gioco di Naughty Dog non mancano le ragioni di esistere. E infatti in questo articolo non vogliamo mettere in dubbio il senso della riedizione, né valutare negativamente la portata delle aggiunte, ma soltanto chiarire come, a nostro avviso, il sottotitolo della nuova versione sia improprio. Non possiamo concordare con chi rifiuta a priori il valore di questa proposta, ma al contempo dobbiamo riconoscere che sì, The Last of Us Parte 2 Remastered ha generato un corto circuito comunicativo. Parliamone!

    Remastered o non Remastered? Questo è il dilemma...

    Ai microfoni dei colleghi di VGC, il Game Director di The Last of Us Parte 2 Remastered ha fatto alcune dichiarazioni che riteniamo di primaria importanza per il nostro discorso. Sulle differenze fra questa versione del viaggio di Ellie e l'originale uscita su PS4 nel 2020 ha detto - testuali parole - che sono molto vicine a quelle tra il The Last of Us giunto su PS3 e la sua versione rimasterizzata per PS4.

    Inoltre, a proposito delle polemiche circa l'arrivo sul mercato di Parte 2 Remastered ha affermato di non comprendere parte della costernazione sull'offerta del prodotto, che "se non è per tutti, va bene lo stesso". Queste operazioni d'altra parte non possono accontentare la totalità degli appassionati, ma un valore ce l'hanno: The Last of Us Parte 2 Remastered con ogni probabilità arriverà su PC in futuro, contiene tante chicche per i fan e una modalità roguelike in grado di mettere in luce la profondità del gameplay. Detto ciò, gli interventi del Game Director non ci trovano del tutto d'accordo e per ragioni che fanno capo - in buona sostanza - al termine "Remastered" nel titolo del gioco.

    Questa dicitura infatti genera inevitabilmente un certo carico di aspettative circa le migliorie sul fronte audiovisivo che porta con sé, migliorie che in questo caso si sono rivelate meno incisive del previsto. I tecnici di Digital Foundry hanno scovato nel dettaglio le effettive differenze grafiche tra le due versioni del gioco, facendo spesso riferimento a scene e situazioni specifiche e giungendo alla conclusione che, seppur presenti, non sono di certo "boundary pushing" (potremmo dire che non si spingono oltre i limiti).

    Ecco, pensando ora alle parole del Game Director sul primo The Last of Us Remastered, riteniamo che lo stacco visivo rispetto al classico per PS3 fosse ben più significativo, si pensi anche solo al sistema di illuminazione. Inoltre, l'edizione rimasterizzata del viaggio di Joel e Ellie è arrivata in un momento storico privo di patch next-gen e per ovviare all'impossibilità di far funzionare i giochi PlayStation 3 sulla macchina successiva. The Last of Us Parte 2 Remastered invece è approdato sul mercato in un'altra era, a seguito peraltro della pubblicazione di un update pensato per far girare al meglio l'incarnazione PS4 su PlayStation 5 (con tanto di 60 fps).

    Qualcosa di simile tra l'altro è già accaduto pochi anni fa con Ghost of Tsushima. A seguito di una patch migliorativa destinata all'edizione originale del titolo Sucker Punch, i fan di Jin Sakai hanno potuto rivivere le sue gesta (espanse per l'occasione) in una cosiddetta Director's Cut per PS5, che oltre a piccoli avanzamenti tecnologici proponeva un'offerta contenutistica arricchita (qui la recensione di Ghost of Tsushima Director's Cut).

    La dicitura posta di fianco al nome del gioco, in soldoni, segnalava in modo più opportuno quale fosse il valore dell'operazione. Il termine Director's Cut, per onor di cronaca, non ha mancato di far sorgere delle polemiche: anche la versione per PS5 di Death Stranding è stata chiamata così, ma a Hideo Kojima la cosa non è piaciuta molto. Al cinema infatti quando "Director's Cut" viene associato a un film sta a indicare una versione della pellicola in grado di rispettare maggiormente la visione del regista. Insomma, il papà di Metal Gear Solid non voleva che - per confronto - il pubblico pensasse che il Death Stranding del 2019 fosse incompleto, perché non lo era affatto. In altre parole, Sony non è affatto alla prima "mossa discutibile" in fatto di denominazioni confusionarie, ma se non altro Director's Cut segnala con più chiarezza un'esperienza arricchita in vari ambiti, avvicinandosi maggiormente al concetto di Definitive Edition.

    Anche pensando a questo fatto, ecco che il titolo The Last of Us Parte 2 Remastered - più adatto a suggerire la presenza di determinati avanzamenti tecnologici - appare un po' fuori luogo. Potremmo estendere il discorso guardando oltre il mondo Sony, soffermandoci ad esempio sui porting come quello di Red Dead Redemption o su altre edizioni rimasterizzate recenti, ma crediamo sia meglio trattenerci sui lidi di PlayStation per arrivare dritti al punto (qui lo speciale sul ritorno di Red Dead Redemption). È tempo di tirare in ballo il nostro amichevole Spider-Man di quartiere...

    Il caso Insomniac e il momento storico

    Prima ancora dell'avvento delle Director's Cut, la lineup PlayStation 5 si è arricchita con Marvel's Spider-Man Remastered. Visto il lavoro svolto col sorprendente Miles Morales, un'esperienza più compatta ma di pregio che ha fatto felici i fan al debutto dell'attuale console di Sony, i ragazzi di Insomniac Games hanno ben pensato di potenziare il comparto audiovisivo del capostipite della saga.

    Ecco, confrontando le incarnazioni PS4 e PS5 dell'avventura di Peter Parker a una risoluzione opportuna le differenze tecniche emergono immediatamente, con quella più avanzata che sfoggia il Ray Tracing (anche a 60 fps), una New York più bella che mai, e una lunga serie di potenziamenti che ha spinto Digital Foundry a definire "di prima classe" l'operazione condotta dal team.

    In questo caso insomma il termine Remastered incarna perfettamente il valore della produzione, un discorso questo che come dicevamo non vale per la nuova edizione di The Last of Us Parte 2. Questi passi falsi comunicativi creano dei grattacapi in più anche alla stampa, chiamata a mettere in risalto le pur presenti qualità dell'offerta, dovendo però sottolinearle con attenzione, perché non legate strettamente all'ambito audiovisivo.

    Anche per questo motivo, non possiamo che comprendere il malcontento di chi si aspettava qualcosa in più dalla resa grafica di Parte 2 Remastered, visto pure il particolare periodo storico che Naughty Dog sta vivendo dall'inizio di questa generazione. Con ogni probabilità, quando i Cagnacci sveleranno i loro piani per il futuro i dispiaceri spariranno, ma allo stato attuale delle cose - nel quarto anno di vita delle console current gen - il team ci ha proposto tutti prodotti legati alle sue opere del passato, e ultimamente ha fatto parlare di sé per la cancellazione del titolo multiplayer basato su The Last of Us. Se una porzione degli appassionati di lunga data ha reagito senza particolare entusiasmo quando ha compreso i meriti e i limiti di Parte 2 Remastered è forse anche dovuto al fatto che voglia tornare ad associare Naughty Dog all'ambizione creativa e qualitativa. A questo punto, come di consueto, passiamo a voi la parola: giocherete a The Last of Us Parte 2 Remastered e che cosa ne pensate del titolo assegnato alla produzione? Ditecelo nei commenti.

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