Esport

Gli effetti della Overwatch League sullo sparatutto Blizzard

Mentre le franchigie si godono la pausa in vista della Fase 4, vediamo come la lega ha influenzato il meta di Overwatch nel tempo.

speciale Gli effetti della Overwatch League sullo sparatutto Blizzard
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Sin da quando venne annunciato, Overwatch generò intorno a sé un'attenzione mediatica enorme, figlia della fama della compagnia, della sua originalità nel panorama videoludico e delle prospettive sportive alquanto promettenti. A partire dall'apertura dei server, si crearono immediatamente circuiti sportivi legati all'opera Blizzard, come la Overwatch World Cup, ma è solo con l'Overwatch League che l'attenzione mediatica intorno al gioco si è evoluta in un vero e proprio fenomeno di costume. "La più grande lega esport al mondo relativa a team legati a una città", secondo il sito Blizzard, è diventata un'attrazione in grado non solo di generare enormi profitti e numeri stratosferici, ma anche di cambiare le regole stesse del gioco, in relazione a come quest'ultima sfrutta e mette in scena i suoi livelli e i suoi personaggi.
    Secondo una parte della community il suo impatto è stato tale che, adesso, sta lentamente iniziando a danneggiare i giocatori più "normali" di Overwatch, poiché Blizzard tende a seguire i dictat tattici e ludici imposti dalle varie formazioni, e non a gestire le caratteristiche del gioco in relazione al feedback dei server. Ma sarà vero?

    A chi deve andare la preferenza di Blizzard?

    Partiamo da un presupposto: Blizzard non ha mai fatto il possibile per rendere il gioco effettivamente perfetto per ogni utente. La teorica filosofia d'approccio iniziale al gioco, ossia "si può vincere giocando con ogni singola combinazione possibile", è da sempre stata più una promessa che una concreta possibilità a disposizione dei giocatori, che si parli del più forte o del più scarso degli utenti. Dove altri titoli (si pensi a Evolve) obbligano i giocatori, a seconda del matchmaking, a utilizzare un personaggio specifico, nel caso di Overwatch è impossibile prevedere cosa i tuoi compagni andranno a scegliere, a meno di non avere una squadra fissa (ci torneremo). Ciò è dovuto, in termini di design, alla necessità di poter sostituire chiunque con un "counter" adatto alle scelte avversarie: se si ha un team pensato per il combattimento ravvicinato, sarà necessario prendere un Soldato-76 per poter impensierire l'eventuale Pharah nemica. Al contempo, non si può negare che la totale libertà concessa ai giocatori in fase di matchmaking sia da sempre andata in controtendenza rispetto alla costruzione di un vero e proprio meta da parte di Blizzard, in relazione a come la community traduceva a suo vantaggio le regole del gioco.

    E qui dobbiamo porci la prima, fondamentale domanda: a chi è giusto che guardi Blizzard nel suo costante tentativo di bilanciare il gioco? Da un lato c'è chi sostiene che, dato che la stragrande maggioranza di giocatori abbraccia la fascia che, nel ranking competitivo, va dal Platino in giù, la compagnia statunitense debba prendere come punto di riferimento i personaggi più usati da questi utenti, e bilanciarli a seconda del modo in cui vengono usati. In netta contrapposizione, un'altra fetta di giocatori sostiene che invece si debbano prendere in considerazione le urgenze di quei pochi utenti (dal livello Master in su) che hanno appreso talmente bene le regole del gioco da saperle piegare a proprio vantaggio, rendendo temporaneamente inutili (o molto meno validi) determinati personaggi. La questione, come prevedibile, è alquanto complessa. Se da un lato sembra ovvio e giusto che i giocatori migliori dettino le regole di bilanciamento di un titolo competitivo, dall'altro c'è un piccolo dettaglio che Blizzard stessa deve considerare nello stabilire queste gerarchie: il gioco di squadra.

    L'esperienza più pura di Overwatch, infatti, risiede nella necessaria comunicazione, collaborazione e allenamento tra i membri della squadra, e solo così alcune caratteristiche dei vari personaggi possono trasformarli in elementi validi o assolutamente inutili.
    Si pensi a D.va, assoluta mattatrice (insieme a Tracer) di ogni singola partita dell'Overwatch League: senza una compagna che chiama il posizionamento dei nemici più in alto o distanti, il valore di questo specifico personaggio viene totalmente ridimensionato, e questo è solo un esempio. Chiaramente, il gioco mette a disposizione chat testuali e vocali per poter comunicare, ma il giocatore trovato casualmente in matchmaking non è di certo il compagno fisso o stabile con cui ci si abitua a giocare. Di conseguenza, personaggi assolutamente bilanciati a livelli competitivi alti sono stati per lungo tempo sostanzialmente inamovibili da qualsiasi partita nei rank più bassi (si pensi a Mercy qualche stagione fa, o a Tracer e D.va in tutta la storia delle competitive di Overwatch).

    L'Overwatch League della discordia

    In questo scenario, il successo dell'Overwatch League ha creato un ulteriore attrito tra l'utenza comune e quella particolarmente appassionata al titolo Blizzard: dato il dominio assoluto della formazione "dive comp" durante le partite del torneo, Blizzard ha tentato di porvi un freno con numerose modifiche sostanziali a personaggi che, invece, a livelli più bassi sono già utilizzati malissimo, e poco. L'emblema assoluto di questa problematica è rappresentato da Genji: mortale e letale nelle mani di giocatori coordinati e allenati come Shadowburn o Agilities, diventa una mina vagante e casuale a livelli più bassi, dove l'assenza di copertura e supporto lo rende facile preda di counter e tank. Gli sforzi di Blizzard sembrano aver dato i propri frutti: nonostante il dominio di New York negli ultimi due stage del torneo, in generale molte squadre si sono alternate in cima alla classifica dell'Overwatch League, passando da team dedicati integralmente alla dive comp (London Spitfire, Seoul Dynasty) a gruppi più coriacei e leggermente più d'attesa (Boston Uprising, Los Angeles Valians).

    Nel mentre, però, nel marasma assoluto dei rank Platino e Oro, Lucio è diventato quasi immortale, e con Hanzo in campo scegliere un tank è diventato quasi un suicidio.
    Questa incertezza tattica e strategica ha generato molta confusione nella community e Blizzard stessa, tramite Jeff Kaplan, ha affermato di star lavorando a una ricalibrazione decisamente "impegnativa" del sistema di ranking, per poter risolvere questi problemi. Nel mentre, bisogna prendere coscienza del fatto che l'unica critica più o meno credibile che si può imputare all'azienda statunitense è quella di non aver posto delle barriere più rigide in un gioco così fortemente cooperativo e basato sul meta, magari obbligando ogni team ad optare per almeno un medico o un tank.

    Nel mentre, bisogna anche rendersi conto che le evoluzioni dei bilanciamenti seguono gioco-forza il modo in cui i grandi giocatori declinano le regole del meta, poiché è proprio tramite il perfezionamento assoluto delle meccaniche che si può mettere in luce un loro eventuale difetto. Di conseguenza, anche se può sembrare più facile scagliarsi contro un sistema di ranking tutt'altro che perfetto, chi vuole emergere dovrebbe prima di tutto prendere coscienza del fatto che il ranking non fa il giocatore, e che se vuole ovviare ai problemi di questo sistema, deve attivarsi in prima persona, trovando magari un gruppo fisso nei numerosi forum e gruppi dedicati al gioco Blizzard.

    Che voto dai a: Overwatch

    Media Voto Utenti
    Voti: 198
    8.5
    nd