God of War: gli episodi più belli della serie

Prima di scoprire maggiori dettagli sul futuro della saga, scopriamo insieme qual è per noi il miglior capitolo delle avventure di Kratos.

God of War: migliori giochi
Speciale: PlayStation 4
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Disponibile per
  • PS4
  • PS4 Pro
  • La saga di Kratos rappresenta la massima espressione dell'epica in formato interattivo. Nell'Olimpo degli action game, tra le divinità più importanti del genere, il dio della guerra di Santa Monica occupa una posizione di rilievo ed è ovviamente uno dei più venerati. E le ragioni sono più che comprensibili: per gli estimatori dell'azione a tutto spiano, della furibonda spettacolarizzazione e della brutalità senza freni, God of War è la manifestazione videoludica di tutti i loro desideri. Dalle profondità dell'Ade fino alle vette di Jotunheim, il cammino di vendetta e redenzione di Kratos ci ha condotti in una vorticosa baraonda di adrenalina, rabbia e catarsi a base di violenza.

    Quando si è aperto il sipario su quella nave in preda ai flutti del mare, nel primo capitolo della serie, di colpo l'epopea del Fantasma di Sparta è entrata di diritto nella storia del videogioco. E dopo il radicale cambio di rotta proposto dalla nuova avventura in terre nordiche, mentre aspettiamo ansiosi di tuffarci a capofitto nell'apocalisse del Ragnarok, abbiamo deciso di tornare indietro nel tempo, ripercorrendo tutti gli episodi principali per eleggere, nel pantheon della serie, quale Dio della Guerra merita più di tutti di sedere sul trono.
    Nell'antica Grecia, ad Atene, vigeva la democrazia: quindi fateci sapere i vostri voti nelle apposite urne dei commenti, e chissà che sul seggio dell'Olimpo non finisca per sedere un episodio diverso da quello che abbiamo scelto noi mortali di Everyeye.it

    5° posto: God of War: Ascension

    Uscito dopo God of War 3, Ascension è in realtà ambientato cronologicamente prima dei fatti del capitolo d'esordio. La scelta di imbastire un prequel ha permesso al team di sviluppo di approfondire ulteriormente la personalità di Kratos, già supportato dalla sfaccettata caratterizzazione dei tre episodi precedenti.

    Quella che ne scaturiva era una narrazione focalizzata sul tema dell'inganno e che ci mostrava un protagonista più umano, sopraffatto dal dolore e al contempo spinto, com'è ovvio che sia, dalla foga dell'ira. Se sul piano del racconto Ascension non brillava particolarmente, era sul fronte tecnico che l'opera di Santa Monica si rivelava titanica.

    Al tempo della sua uscita, questo prequel sembrava valicare i limiti generazionali di PlayStation 3, trasformandola a tratti in una PS4: nonostante le vette di grandiosità scenica raggiunte da God of War 3, Ascension riusciva a destabilizzare lo sguardo del giocatore e a inebriarne i sensi. Nel 2013 non esisteva un gioco graficamente paragonabile alla battaglia di Kratos contro le Erinni, ed ancora oggi si dimostra un prodotto in grado di rivaleggiare con alcune avventure dell'attuale generazione.

    Anche sul versante del gameplay Ascension cercava di compiere dei piccoli ma significativi passi in avanti, nel tentativo di imbastire un combat system più tecnico e dinamico. A sua volta, la progressione provava a bilanciare al meglio l'avanzamento galoppante con frangenti dediti al puzzle solving, recuperando parzialmente lo stesso - perfetto - equilibrio che caratterizzava il secondo capitolo. Per quanto si trattasse di un'esperienza travolgente, ad Ascension mancava la personalità dei predecessori, quella grinta che - dopo tre episodi - iniziava inevitabilmente a scemare. E a poco è servita una pur solida modalità multiplayer per svecchiare un po' una formula che stava accusando il peso del tempo. Ecco perché la riscrittura operata da Cory Barlog nel God of War norreno è stata essenziale per riportare la serie ai fasti dell'epoca d'oro.

    4° posto: God of War 2

    La seconda avventura di Kratos era chiamata all'arduo compito di bissare il successo olimpico del primo capitolo. E per farlo, Santa Monica non si limitò a calcare la mano sulla pirotecnica messa in scena, ma cercò anche di proporre un avanzamento che fosse meno ipercinetico, e che intervallasse la progressione con sequenze più riflessive e dedicate al puzzle solving.

    God of War 2 era un gioco clamoroso, molto più di uno scialbo "more of the same", che recuperava l'anima più spettacolare del capostipite ma aveva il coraggio di modificare parzialmente il ritmo dell'azione, calandola in un contesto che bilanciava frenesia e avventura.

    Sfruttando al massimo l'hardware di PlayStation 2, il secondo episodio allestiva una cornice scenografica davvero esaltante, fatta di architetture complesse e panorami mozzafiato, con una varietà praticamente sconfinata. Il tutto supportato ovviamente da un combat system virtuoso e brutale, esattamente come nel titolo d'esordio, lontano dai tecnicismi di altri congeneri ma non per questo poco appagante: a dare maggiore risalto alla violenza delle esecuzioni c'era la grande carica empatica garantita dalla narrazione, che iniziava a svelare il mistero intorno alla vera identità di Kratos e alla sua lotta contro Zeus, pronta a culminare in un finale esagerato, che apriva il sipario sull'ultimo atto dell'epopea greca del Fantasma di Sparta, con un cliffhanger che rimarrà per sempre marchiato a fuoco nella memoria collettiva.

    3° posto: God of War (2005)

    Il primo God of War è già leggenda. Probabilmente più del capitolo norreno, persino più dell'immenso terzo episodio. Sin dalle battute inziali, quando il Fantasma di Sparta combatteva su una nave assaltata dalla potenza dell'Idra, Santa Monica mostrava al mondo le potenzialità grafiche di PlayStation 2, settando inediti standard per la qualità visiva e alzando in maniera esponenziale l'asticella dell'epicità.

    Tutto, nel primo God of War, era destinato a entrare nell'immortalità: il genere degli action game non sarebbe stato più lo stesso, merito di uno spartano vendicativo e sofferente, uxoricida e meschino, mosso da rimpianto e da furia cieca. Un personaggio molto più sfaccettato di quello che le apparenze suggerivano, protagonista di una tragedia greca videoludica che riassumeva in formato interattivo molti elementi topici della letteratura antica.

    A corredare un contorno narrativo c'era un combat system ottimamente in bilico tra profondità e immediatezza: combo lunghe ed elaborate si muovevano di pari passo con una grande semplicità d'esecuzione, e venivano siglate da mosse finali tanto coreografiche quanto cruente, manifestazione più pura della rabbia di Kratos. Tra magie devastanti, boss fight titaniche e un bestiario tanto diversificato quanto ispirato, il primo God of War non è certo il capitolo più maturo e completo della saga, ma è quello più iconico, dotato di maggiore personalità: l'opera da cui è nato il mito del Fantasma di Sparta, totalizzante e monumentale proprio come la mitologia a cui si ispira.

    2° posto: God of War (2018)

    La rinascita di Kratos nelle fredde lande del Nord ha rappresentato un evento epocale per la struttura ludica. Il passaggio alla mitologia norrena ha segnato anche una modifica nei toni del racconto, divenuti più intimi, introspettivi ed emotivi: nel tentativo di dominare la sua rabbia, Kratos ha deciso di lasciarsi il passato alle spalle, per provare ad essere il padre che non è mai stato.

    La maggiore estensione delle aree di gioco ha dato un respiro più ampio all'esplorazione, la narrazione si è fatta anche ambientale e le dinamiche ruolistiche hanno garantito al combat system una profondità e una ricchezza mai raggiunte prima nella saga del Fantasma di Sparta. Il nuovo God of War è un capolavoro colossale, il trionfo di un team in stato di grazia, in grado di mutare la struttura ludica della serie pur senza snaturarne l'essenza.

    Un compito arduo portato a temine in maniera impeccabile, in un concentrato di virtuosismi fuori scala, a cominciare da una regia che segue l'avventura in un unico piano sequenza. Se a questo aggiungiamo anche un comparto tecnico che nell'attuale generazione non conosce eguali, nonché una spettacolarità visiva senza paragoni, è facile intuire il motivo per cui God of War ha conquistato il premio come gioco dell'anno del 2018, sconfiggendo persino l'incredibile Red Dead Redemption 2. Eppure, nella nostra personalissima classifica, si posiziona sul secondo gradino del podio, ad un passo dalla cima dell'Olimpo.

    1° posto: God of War 3

    L'incipit di God of War 3 rientra di diritto tra le sequenze più memorabili della storia del medium videoludico. Kratos, sulla sommità del titano Gaia, prosegue nella scalata del Monte Olimpo interrotta alla fine del secondo episodio, eliminando tutto ciò che si frappone sul suo cammino, a cominciare dal dio Poseidone, dopo una battaglia che mozza il fiato anche a distanza di anni.

    Da questo momento in poi, God of War 3 non tira mai il freno, allestendo un'avventura dal ritmo sensazionale: un concentrato di epicità allo stato puro, che incarna in sé il punto più alto degli aspetti distintivi della serie. Il terzo atto della saga è l'emblema della filosofia ludica di Santa Monica, il rappresentante più magniloquente di quel tipo di action epico, spettacolare ed esaltante inaugurato dal capostipite.

    Graficamente prodigioso e narrativamente molto più maturo dei predecessori (basti pensare al legame tra Kratos e la piccola Pandora, in cui si iniziano a intravedere i primi segnali di un uomo in cerca di riscatto paterno), God of War 3 a nostro avviso supera l'episodio norreno non per la qualità complessiva dei suoi elementi, ma perché è la quintessenza delle caratteristiche della saga prima della svolta ruolistica. Maestoso e immortale come una divinità.

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