God of War: la tragedia greca di Kratos

Ripercorriamo insieme tutta la storia di Kratos, il generale spartano che divenne il dio della guerra e massacrò tutte le divinità dell'Olimpo.

speciale God of War: la tragedia greca di Kratos
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  • Kratos è un personaggio indimenticabile, talmente iconico da essere divenuto, negli anni, la "maschera" della vendetta, della violenza, della rabbia. È merito della serie God of War se lo spartano è salito sulle vette più alte dell'"Olimpo" videoludico: ma il motivo va ricercato soprattutto in una estasiante spettacolarizzazione, in un gameplay adrenalinico, in una componente scenografica capace di far impallidire qualsiasi altro action game. Il capolavoro di Santa Monica, insomma, è ricordato più per le sue qualità ludiche e visive, e meno per il background narrativo che fa da sfondo ai massacri del protagonista. Eppure, la trama di God of War è tutt'altro che un mero pretesto per prendere a pugni qualche testa divina.
    Con estrema chiarezza e semplicità, senza eccessive velleità autoriali, la storia di Kratos possiede alcuni punti in comune con i canoni di una tragedia greca, recuperandone tematiche e sviluppi. Anzitutto l'inganno, perpetrato solitamente ad opera di dèi infingardi e crudeli, poi il fortissimo senso di "rivalsa", nel tentativo di lavare un torto con il sangue dei nemici, e poi ancora la cosiddetta "agnizione", ossia il riconoscimento della vera identità dell'eroe, che scombussola le carte in tavola e prelude ad una conclusione profondamente drammatica.
    In un certo qual modo, l'epopea olimpica del Fantasma di Sparta segue le stesse tappe, disseminate lungo ben sette capitoli canonici. Nonostante fossimo convinti del contrario, al termine di God of War III Santa Monica non aveva ancora intenzione ci calare il sipario sulle gesta di Kratos: lo ritroviamo quindi, a distanza di anni, stanco ed invecchiato, ma ancora terribilmente feroce, pronto a mettere in subbuglio tutto il pantheon norreno. Prima incontrarlo di nuovo, ripercorriamo insieme tutti gli "atti" che compongono la sua tragedia videoludica.

    Attenzione: l'articolo contiene spoiler.

    Prologo

    Il più potente generale di Sparta, il terrore dei suoi rivali, l'orgoglio di Ares. Kratos si è sempre distinto sul campo di battaglia per la sua incredibile abilità e la sua inestinguibile ferocia. Figlio di Callisto e fratello maggiore di Deimos, lo Spartano ha servito fedelmente il dio della guerra in ogni duello: finché, dopo un terrificante scontro con l'esercito dei barbari, il protagonista sta per essere annientato dalla scure di un nemico. In quell'istante, prega il suo protettore affinché gli conceda la vittoria: il gesto - in apparenza la semplice supplica di un devoto - si tramuta però in una condanna. Il patto stretto con la divinità rende Kratos schiavo della volontà di Ares, che gli concede una forza sovrumana, gli dona le Lame del Caos (due potentissime spade legate ai suoi polsi come simbolo di asservimento) e con esse una sete di sangue ancora più accentuata.

    Kratos esce così vincitore da ogni incontro, e la sua furia non conosce alcun limite. Nessuno viene risparmiato lungo il suo cammino di morte. Nemmeno sua moglie Lysandra e sua figlia Calliope. Durante una razzia al tempio dell'Oracolo dedicato ad Atena, in preda ad una accecante follia omicida massacra le due donne senza neppure rendersene conto. Il parallelo con Eracle - che uccise la sposa Megara e la sua prole perché ingannato da Era (come racconta Euripide nella tragedia Eracle Furente) - è fin troppo evidente. Le ceneri di Lysandra e Calliope iniziano a spargersi allora lungo tutto il corpo di Kratos, rendendo la sua pelle bianca come quella di un "fantasma". Il suo atroce peccato, quindi, lo accompagnerà per sempre, un segno indelebile e perennemente visibile, che gli provoca orribili visioni ed inenarrabili sofferenze.
    Deciso a rompere il patto di sangue stipulato con Ares, Kratos viene braccato dalle Furie (altrimenti note come Erinni), mostruose creature alate, personificazione della vendetta, il cui scopo è quello di punire chiunque si sia macchiato del sangue dei propri cari ed abbia infranto le promesse rivolte agli dèi. Il nostro spartano, suo malgrado, porta su di sé il peso di entrambe queste colpe. Ed è così che per Kratos inizia la sanguinosa "ascesa" che lo porterà fin sul trono dell'Olimpo.

    Episodio 1: Le Furie e le Catene

    Ascension è il capitolo che, cronologicamente, precede ogni altra avventura. Le tre Furie Megera, Tisifone e la regina Aletto sono sulle tracce dello Spartano, il quale, a sua volta, s'imbarca per un viaggio alla ricerca della Lanterna di Delo, l'unico artefatto che - secondo l'Oracolo di Delfi - potrebbe liberarlo dalle visioni che lo affliggono. Sulla sua strada, Kratos incontra anche Orkos, figlio di Aletto ed Ares, che si allea con lui, ribellandosi al giogo della madre.

    Ascension rappresenta quindi l'episodio del tradimento e dell'inganno: Orkos - conscio dell'ingiustizia perpetrata dai genitori a danni del protagonista - "tradisce" la sua famiglia (un po' paradossale, se pensiamo al fatto che le Erinni sono nate per punire i crimini contro il proprio sangue), mentre Aletto assume le sembianze di Lysandra, con l'obiettivo di ingannare lo Spartano. Tramite gli "Occhi della Verità", un oggetto in grado di smascherare le illusioni delle Furie, Kratos svela le sembianze della regina, e con le Lame del Caos pone fine alla sua esistenza. Tuttavia, con la morte delle bestie alate, il legame che lo unisce ad Ares non è ancora stato dissolto. Come erede delle Erinni, ora è Orkos ad essere il garante del patto: pur a malincuore, il Fantasma di Sparta si trova costretto ad uccidere l'amico, che offre spontaneamente la sua vita affinché Kratos possa essere finalmente libero.
    "Ho già versato troppo sangue innocente" - sussurra lo Spartano, per la prima volta titubante dinanzi ad un assassinio. Ma le "catene dell'Olimpo" sono troppo dure per essere recise con il pentimento. Solo la rabbia può scalfirle. E l'ira, nel cuore di Kratos ribolle come non mai. Nel suo viaggio verso Delfi, ha infatti appreso dall'Oracolo che l'obiettivo di Ares era quello di utilizzarlo come un'arma per abbattere Zeus e sedere sul seggio più alto degli dèi. Al fine di adempiere ai suoi nefasti scopi, il dio della guerra ha indotto lo Spartano a massacrare sua moglie e sua figlia, conducendo le due donne nel Tempio dove, tempo prima, il guerriero aveva fatto irruzione. In questo modo, privo di qualunque legame sentimentale, Kratos sarebbe divenuto una macchina di morte irrefrenabile. In un certo qual modo, il piano di Ares ha avuto successo.

    Il Fantasma - con la speranza che gli olimpici possano rimuovere le sue visioni - si pone al loro servizio, obbedendo a qualsiasi richiesta. Sono queste le sue metaforiche "catene" che lo tengono imprigionato: in Chains of Olympus, è la bellissima Persefone, la Signora degli Inferi, a voler distruggere l'Olimpo. Desiderosa di vendetta per essere stata costretta a sposarsi con Ade contro la sua volontà, la dea pone Kratos dinanzi ad una scelta: se non le impedirà di annientare il mondo, lei gli permetterà di rimanere in eterno insieme alla figlia Calliope nei Campi Elisi.
    Nel rivedere la piccola, lo Spartano riacquista un briciolo della sua umanità: le ceneri sul suo corpo si dissolvono, e così i marchi sul suo viso. Ma Persefone, come Aletto, è solo una perfida affabulatrice: la fine del Creato avrebbe portato alla disfatta anche i Campi Elisi, e l'anima di Calliope si sarebbe dissolta nel nulla. Brandendo le Lame del Caos, Kratos sconfigge pertanto la Signora degli Inferi, e torna ad indossare la maschera de "il Fantasma di Sparta".

    Episodio 2: Dio e Fantasma

    Da questo punto prendono il via gli avvenimenti del primo God of War. Per volere di Atena, il protagonista decide di fronteggiare direttamente Ares, colui che una volta era stato il suo unico dio. Ma un olimpico non è certo facile da eliminare, tantomeno per un semplice mortale. Giunto ad Atene, dove le armate bestiali di Ares stanno spadroneggiando impunemente, il Fantasma incontra un vecchio becchino, orrido e guercio, intento a scavare una tomba dedicata proprio allo Spartano. Senza dargli troppo peso, Kratos si fa largo tra le truppe in assedio, finché non scopre - dalle parole dell'Oracolo - che per compiere la sua vendetta deve ritrovare il Vaso di Pandora, al cui interno, secondo la leggenda, è contenuto un potere in grado di uccidere una divinità.

    Ma poco prima di riuscire a mettere le mani sull'artefatto, lo Spartano viene colpito da Ares e spedito dritto negli inferi. E proprio mentre tutto sembrava perduto, il protagonista riesce a tornare in vita grazie ad un varco tra la terra dei vivi e quella dei morti, una fessura rappresentata proprio dalla tomba che il misterioso becchino aveva allestito in precedenza. Nell'ultima battaglia contro il potente nemico, che lo aveva privato di ogni cosa a lui più cara, Kratos riversa su Ares tutta la sua furia, trafiggendone il petto e sconfiggendolo definitivamente. Nonostante i miracoli compiuti però, gli dèi non mantengono la parola data, e non cancellano le funeree apparizioni che tormentano l'anima del guerriero. Attanagliato da un dolore immane, il Fantasma di Sparta si getta da una rupe, desideroso di porre fine alla sua sofferenza. Ma poco prima di sfracellarsi al suolo, viene tratto in salvo da Atena, che gli spalanca le porte dell'Olimpo ed il seggio di Ares, invitandolo ad assumere il ruolo di nuovo "dio della guerra".
    Sebbene ora sia dotato del potere di una divinità, per Kratos non c'è mai pace. Nuovi "fantasmi" iniziano a popolare la sua mente: Ghost of Sparta ci presenta quindi un protagonista assalito dai ricordi del suo passato, quando viveva da fanciullo con la madre Callisto ed il fratello Deimos. Per scoprire il motivo di queste apparizioni, Kratos si dirige ad Atlantide, sede di tutta la conoscenza umana: nel Tempio di Poseidone, però, incontra Callisto in fin di vita, la quale gli chiede di trarre in salvo Deimos, intrappolato nell'oltretomba per mano di Tanato, incarnazione della Morte.
    Poi confessa, in silenzio, alle orecchie del figlio, la vera identità di suo padre. Veniamo così a conoscenza di alcuni interessanti risvolti narrativi: quando i due fratelli erano ancora giovani, Kratos ha assistito impotente al rapimento di Deimos, portato via a forza da due individui che, in seguito, scoprirà essere Atena ed Ares. Le due divinità erano intimorite da una profezia che aveva previsto la caduta dell'Olimpo per mano di un guerriero "marchiato". Poiché era proprio Deimos ad avere in quel momento la pelle solcata da una striscia rossa, venne catturato e condotto sotto la stretta sorveglianza del dio della morte. Dopo aver ucciso Erinni, figlia di Tanato, Kratos riesce a raggiungere il fratello, il quale - pieno d'iracondia verso il consanguineo (reo di non essere mai corso in suo aiuto) - ingaggia con lui un furibondo duello fratricida.

    D'un tratto sul campo di battaglia compare Tanato, fortemente intenzionato a vendicare la morte della figlia: poco prima che Deimos subisca l'attacco fatale, Kratos prova ad immolarsi per salvarlo, riconquistando così la fiducia del fratello. I due spartani ora uniscono le forze contro Tanato, contro la Morte stessa. È in questo momento che il dio rivela il segreto dell'antica profezia che trasse in inganno Atena ed Ares: era proprio il Fantasma di Sparta il bambino destinato a rovesciare il trono di Zeus. Durante lo scontro, che vede Tanato sconfitto, Deimos perde la vita.
    Quando Kratos sta per seppellirlo, sulla scena ricompare il becchino dello scorso episodio, che ha già preparato la tomba per il defunto. Ma ecco sopraggiungere sul palcoscenico anche Atena, la quale si offre di cancellare la memoria del suo guerriero, e alleggerire così la sua disperazione: sorprendentemente, il protagonista rifiuta il dono della dea: "Non è finita" - esclama furibondo Kratos - "gli dèi pagheranno per questo". E si volge verso l'Olimpo. Nel vederlo andare via, Atena sussurra: "Perdonami, fratello...". Ma le ultime, sibilline parole di questo atto spettano al vecchio tombarolo che, con in braccio il cadavere di Callisto, dice tra sé e sé: "Ora ne resta soltanto uno...", alludendo al fatto che Kratos sia l'unico membro rimasto della sua famiglia mortale. Il becchino si rivela infatti essere nientemeno che Zeus sotto mentite spoglie. È questo il momento dell'agnizione, ossia del riconoscimento: scopriamo così che il protagonista è figlio del re dell'Olimpo, fratello di Ares e di Atena. La saga di God of War assume dunque i tratti di una faida familiare.

    Episodio 3: Tradimento e rinascita

    Il breve intermezzo che segue la morte di Deimos è raccontato nel videogioco God of War: Betrayl, uscito solo per telefoni cellulari nel 2007: qui vediamo Kratos intento ad assalire e radere al suolo le città della Grecia. Per fermarlo, Era manda sulla Terra una bestia estremamente feroce, Argo, che il protagonista riesce a rinchiudere e a rendere innocua. Il suo intento non è certo quello di ucciderla, in modo tale da non scatenare ancor di più l'ira della moglie di Zeus.

    Un ignoto assassino, tuttavia, inviato da un emissario sconosciuto, elimina la creatura, nel tentativo di far ricadere la colpa sul Fantasma. Kratos inizia così ad inseguire il sicario, seminando distruzione ad ogni suo passaggio, e scatenando le ire del Re dell'Olimpo, che invia il nipote Cerice, figlio di Ermes, in qualità di messaggero, affinché dissuada il guerriero spartano dal commettere ulteriori atrocità. Di pronta risposta, Kratos lo annienta: si tratta di un vero e proprio guanto di sfida al padre Zeus, l'ultimo affronto alla sua ormai vacillante autorità. Da questo punto riprende la narrazione dei capitoli "principali": in God of War II vediamo il nostro ammazza-dèi assediare la città di Rodi e cercare di abbattere il celeberrimo Colosso. Soltanto con l'utilizzo della Spada dell'Olimpo - un'arma micidiale donatagli da Zeus - il protagonista riesce ad avere la meglio sul gargantuesco avversario. Tuttavia, Kratos è vittima di un altro inganno ordito dal padre, che vuole liberarsi della sua minaccia una volta per tutte: la lama assorbe infatti i suoi poteri divini, rendendolo di nuovo un essere umano. Il Re dell'Olimpo non esita un solo secondo prima di trapassare il petto del figlio con la potentissima spada. Mentre sta precipitando (per l'ennesima volta!) nell'Ade, lo Spartano viene tratto in salvo da Gaia, la madre dei Titani, un tempo antica rivale di Zeus durante la guerra che la sua specie aveva combattuto contro le divinità olimpiche.

    Kratos può così involarsi verso l'isola delle tre Parche Cloto, Lachesi e Atropo, ritrovare il telaio con il quale esse controllano il destino di ogni essere vivente e poi tornare indietro nel tempo prima della sua dipartita. Ovviamente, nulla è impossibile per il nostro (anti)eroe: giunto al passato, il Fantasma si batte contro Zeus in persona brandendo la Spada dell'Olimpo. Mentre Kratos sta per avere la meglio sull'avversario, sopraggiunge nuovamente Atena, che - per proteggere il suo Re - viene trafitta dalla lama. Prima di perire, la dea rivela al fratello il motivo dell'odio che Zeus nutre nei suoi confronti: come nelle tragedie greche, d'altronde, le colpe dei padri ricadono sui figli, causando una ininterrotta scia di morte. All'alba dei tempi, Urano è stato ucciso dal figlio Crono, e così quest'ultimo è stato sconfitto da Zeus, il quale temeva di soccombere per mano della sua progenie. Per nulla scosso dalle rivelazioni di Atena, Kratos torna nel passato e riporta i Titani nel suo presente: forte del loro aiuto e in groppa alle spalle di Gaia, si prepara ad attaccare l'Olimpo.

    Episodio 4: I Titani e L'Olimpo

    In God of War III, la battaglia finale ha inizio. Il dio della guerra combatte le schiere di Olimpici al servizio di Zeus, il quale - dopo aver assistito alla morte di Poseidone, caduto sotto i pugni di Kratos - con tutta la sua potenza colpisce Gaia: di conseguenza, lo Spartano viene scaraventato un'ultima volta nell'Ade, in cui viene privato dei suoi poteri. Lo spettro di Atena, ora convinto che sia necessario sconfiggere Zeus per salvare la stirpe degli uomini, suggerisce al fratello un nuovo modo per annientare il nemico: recuperare la Fiamma dell'Olimpo.

    Comincia così un lunghissimo percorso che lo porterà a distruggere il pantheon ellenico: dinanzi alla sua forza crollano, tra gli altri, anche Ade, Elio, Ermes, Era e Crono, il mastodontico Titano padre di Zeus. Ritornato nel mondo dei vivi, Kratos scopre che per spegnere la Fiamma dell'Olimpo ed ottenere il potere tanto agognato, occorre una peculiare "chiave", che si rivela essere Pandora, la figlia di Efesto. Il rapporto tra lo Spartano e la ragazza rappresenta l'ultimo scampolo del sentimento paterno che ancora alberga nel suo cuore: tra i due si crea una sorta di legame affettivo, che induce il Fantasma a proteggere la fanciulla, come se fosse un blando tentativo di espiazione dai suoi peccati.
    Ma per Kratos non esiste redenzione. Dinanzi alla fiamma che avvolge il vaso di Pandora, la giovane si getta nel fuoco con l'obiettivo di estinguerlo e permettere al condottiero greco di assorbirne l'energia. Colmo di rabbia e dolore, Kratos si batte contro Zeus in un testa a testa di proporzioni titaniche. Alla fine, il figlio - come vuole il destino - prevale sul padre. Il mondo, privato ormai delle sue divinità, riversa in una bolgia caotica e primigenia, in un caos informe e spaventoso.

    L'onnipresente Atena si avvicina dunque al fratello, chiedendogli di restituirle il suo potere: la Speranza. Solo così potrà essere inaugurato un nuovo corso per l'umanità, sotto la guida della dea. Ma Kratos ha altri piani: si pianta la Spada dell'Olimpo nell'addome, barattando la sua stessa vita per diffondere la speranza, che dimora nel suo corpo, a tutto il creato in rovina. È con un gesto di altruismo che l'epopea de Fantasma di Sparta, del dio della guerra, volge al termine. Ma sul ciglio dove prima giaceva il suo corpo ora non resta altro che una scia di sangue, segno inequivocabile che Kratos non ha ancora esalato il suo ultimo respiro.

    Intermezzo: "Ecco, là io vedo mia madre. Ecco, là io vedo mio padre. Ecco, ora chiamano me...ora chiamano me..."

    Esodo

    Invecchiato e stanco, quello che una volta era il più grande generale ellenico, il semi-dio, lo sterminatore di dèi, osserva con tristezza il corpo di una donna avvolto da un sudario. Nel suo sguardo non c'è più rabbia, né ferocia, bensì mestizia, afflizione. Lontano dalla sua patria, Kratos ora è nell'estremo Nord, pronto a dare l'ultimo saluto alla madre di suo figlio, Atreus, un ragazzino che forse incarna la sola "catena" in grado di tenere a bada la sua ira funesta.

    Insieme, i due si incamminano verso una meta lontana, nelle fredde ed impervie terre di Midgard. Il nostro racconto si ferma qui: attualmente non sappiamo dove sono diretti, né quanti pericoli incontreranno lungo la strada. Non manca molto prima di scoprirlo. La storia del nuovo, imminente God of War è ancora tutta da vivere. Che il Valhalla possa spalancare presto le sue ampie sale...

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