Google Stadia si evolve, ora si gioca anche senza controller ufficiale

Seppur con piccoli e timidi tentativi, Google continua a supportare la sua piattaforma per il gaming in streaming.

Google Stadia si evolve, ora si gioca anche senza controller ufficiale
Articolo a cura di

Pur vivendo in un'epoca di polarizzazione, in cui sembra quasi obbligatorio e inevitabile schierarsi per una o per l'altra fazione senza considerare tutto quello che ci sta in mezzo, poche cose hanno alimentato nel mondo dei videogiochi questa dinamica come Stadia. Da quando un paio d'anni fa Google annunciò la sua piattaforma di cloud gaming si crearono subito, molto prima che il servizio fosse effettivamente disponibile, due clan contrapposti con il coltello tra i denti: chi vedeva in Stadia l'inevitabile e auspicabile futuro dell'intero settore, e chi invece già lo aveva battezzato come inutile, ennesimo competitor di un mondo poco permeabile ai nuovi player.

Pregi e difetti formato Google

Cercando di chiamarsi un po' fuori da questo circolo vizioso ci sono dei fatti più o meno oggettivi che possiamo però mettere in fila: intanto il servizio funziona. Certo è legato alla banda che avete a disposizione e ogni tanto può inciampare, ma fa una cosa che anche solo qualche anno fa sembra impossibile. La latenza dell'input, argomenti usato come clava dalla fazione a cui Stadia proprio non va giù, doveva essere qualcosa di insormontabile, e invece Google ha dimostrato di avere un'infrastruttura che pur con qualche limitazione rende ampiamente fruibile e godibile giocare senza avere un macchina fisica attaccata al televisore.

Allo stesso modo, è difficile contestare il fatto che il lancio e l'offerta commerciale di Stadia siano stati gestiti malissimo, così come il tentativo di Google di diventare un editore e non solo il fornitore del servizio. Al lancio Stadia era effettivamente una piattaforma zoppa, senza alcune feature fondamentali e con un sistema di pricing confuso e non esattamente economico. E poco importa che non si fosse mai voluta posizionare come il "Netflix dei videogiochi": se in tantissimi lo hanno interpretato come tale è stato proprio a causa di una comunicazione non esattamente efficace.

Insomma, come succede il più delle volte per capire dove esattamente stia Stadia dobbiamo cercare nello spazio compreso tra quei due estremi: la piattaforma esiste e funziona bene, ma non è riuscita a imporsi, ed è al massimo un buon (a volte ottimo) backup per altri sistemi, non un competitor.

Entrare in un mondo così peculiare e complesso come quello dei videogiochi d'altra parte non è facile: Microsoft ci ha messo tre generazioni di console, altri ci hanno provato e ne sono usciti come nonno Simpson nel club in cui Bart è all'accoglienza, altri ancora hanno detto che lo avrebbero fatto ma non è esattamente chiaro come (Amazon e Netflix, per dire). Google è andata da subito all-in avendo dalla sua la tecnologia necessaria per farlo, senza però avere la visione giusta su come sfruttarla, cosa che ha causato il collasso degli studi interni e la conseguente decisione di diventare solo una piattaforma nella quale sviluppatori terzi possano proporre i loro prodotti. Un po' come lo sono Youtube e Android per intenderci, ma con le dovute proporzioni.

Ridimensionamenti e nuovi inizi

Il progetto Stadia ha quindi subito quantomeno un ridimensionamento per Google, che però non sembra ancora pronta ad abbandonarlo del tutto. Anzi, da quando ormai sarebbe stato chiaro che la piattaforma non avrebbe impensierito i platform holder protagonisti delle ultime generazioni di console, pur un po' sottotraccia, ha continuato ad aggiungere feature e a sviluppare il servizio, rendendolo ora quello che probabilmente avrebbe dovuto essere al lancio. Negli anni infatti sono state introdotte caratteristiche essenziali come la ricerca all'interno dello store, il supporto della community tramite le scelte quando si passa per Youtube, la possibilità di giocarci anche da Android e iOS tramite browser, l'integrazione con abbonamenti e servizi come Ubisoft+, da subito uno dei pochi publisher che ha sempre supportato la piattaforma.

L'ultima novità in questo senso è la possibilità di utilizzare Stadia sia da Google TV che da Chromecast Ultra anche con pad che non sia quello ufficiale, come ad esempio il DualShock 4, il controller Xbox o alla peggio pure lo smartphone, che diventa un controller virtuale. Il sistema di pairing con il dispositivo è semplice e immediato, e la risposta dei comandi precisa, esattamente come se steste utilizzando il pad di Stadia. È chiaro che usare lo smartphone come sistema non è adatto proprio a tutti i giochi: se con Disco Elysium per dire, o con un gestionale dai tempi compassati tutto sommato si può sopravvivere, pensare di essere sufficiente performanti in questo modo a Destiny è abbastanza improbabile, ma insomma, fa sempre piacere sapere che c'è questa possibilità.

È proprio questo per me il fulcro della questione: la portata delle modifiche, delle migliorie o delle politiche commerciali (come ad esempio la diminuzione della commissione dal 30 al 15% per gli sviluppatori che fatturano fino a tre milioni di dollari) che Google sta mano a mano portando avanti con Stadia non ha un impatto dirompente sulla piattaforma, ma sono quantomeno costanti e contribuiscono a rendere il sistema ogni giorno un po' più interessante e funzionale, dando quantomeno l'impressione che un po' ancora ci si creda.