Halo Infinite: riscoprendo le gioie del multiplayer online

Ovvero il racconto personale di come la Beta del multiplayer dell'FPS a marchio Microsoft mi abbia fatto tornare la voglia di giocare online.

Halo Infinite: riscoprendo le gioie del multiplayer online
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  • Ciao, mi chiamo Marco e negli ultimi giorni - o meglio, a voler essere proprio precisi precisi direi piuttosto nelle ultime notti... - credo di aver ufficialmente sviluppato una dipendenza. La mia fantasmagorica ossessione, il mio delizioso tormento, la mia fonte di godimento puro ma anche di potenti incazzature ha un nome definito e molto ben riconoscibile: Halo Infinite. Un nome in realtà francamente insospettabile per quanto mi riguarda, perché fino ad oggi gli episodi della saga principale con protagonista Master Chief li avevo giocati tutti apprezzandoli in maniera abbastanza variabile, senza però mai nemmeno lontanamente sconfinare in questo turbine di emozioni e di vertigini di gameplay capace di non farmi letteralmente dormire la sera. E soprattutto di farmi svegliare con in testa quella goduriosa serie di kill inanellate con la Spada Energetica, un po' di fortuna e la giusta dose di cattiveria.

    A rendere ancora più paradossale e proprio per questo così clamorosa la mia dipendenza c'è da aggiungere un particolare non da poco: seppur con le dovute eccezioni - su tutti citerei a memoria Gears of War 3, i primi sei mesi di Destiny e Splatoon - non sono mai stato un grande appassionato di gioco online, e meno che mai potrei definirmi tale oggi, a fine 2021. A trentotto anni suonati, con le serate monopolizzate da millemila impegni che vanno dal Blood Bowl a TwitchVarSport, semplicemente per me non è proprio più cosa. Forse pure perché non è mai davvero scattata la scintilla con nessun altro titolo, anche se credo sia in larga parte una questione di attitudine e di disponibilità mentale: da tempo voglio e cerco altro dal mio videogiocare, ed è sempre andato francamente benissimo così.

    Verso l'Infinito e oltre

    Cos'è cambiato, allora? Perché questa sconcertante inversione di tendenza, a maggior ragione con un blockbuster di fine stagione che avrei provato più per completezza giornalistica che non per reale coinvolgimento emotivo (perché, per l'appunto, in ambito Xbox io sempre sono stato e sarò più dalla parte di Marcus Fenix & Co. che non di John-117 e Cortana)? Da un lato non è così facile stabilirlo, visto che sembrerebbe esserci qualcosa di impalpabile dietro questa mia inattesa "caduta".

    Dall'altro posso però confessare di essere stato semplicemente travolto dalle qualità sbalorditive di Halo Infinite, che già oggi ritengo essere con tutta probabilità il miglior multiplayer online degli ultimi dieci anni (se invece volete sapere altro sul single player, ecco un'anteprima sulla campagna di Halo Infinite). L'impianto ludico assemblato con una sapiente miscela di cura maniacale e talento cristallino da 343 Industries è, senza mezzi termini, di quelli che davvero lasciano il segno: un trionfo di poderosa giocabilità a tutto tondo, che tanto per cominciare ha il sensazionale merito di riuscire ad adattarsi davvero a chiunque, risultando

    godibile a 360°. Perché il bello di Halo Infinite è che non serve affatto essere dei super pro degli sparatutto in soggettiva per divertirsi come matti: certo, con le giuste skill e magari la compagnia adatta un titolo simile può rivelarsi un palcoscenico esemplare per mettere in scena manovre da urlo e strategie memorabili degne delle leggende degli eSport. Eppure l'esemplare alchimia ludica costruita su un time to kill perfetto, il godibilissimo sistema di controllo, il feedback e la varietà delle armi, l'eccellente design delle mappe e la corretta alternanza di modalità risultano elementi deliziosamente alla portata di tutti, capaci di regalare emozioni e scariche di sincera adrenalina anche agli utenti meno esperti. Quasi come in una paradossale declinazione formato FPS di quell'immediatezza che è solitamente propria di videogiochi "universali" tipo Mario Kart.

    A ciascuno il suo

    Non importa insomma che si spari in compagnia o da soli, e poco contano persino i vostri riflessi: anche se non siete mai stati maestri di Call of Duty o Battlefield (a proposito, se vi va recuperate la recensione di Battlefield 2042) Halo Infinite riuscirà in qualche misura ad adattarsi a voi, concedendovi brividi e attimi di gloria in quantità considerevoli. Che sia imbracciando il canonico fucile d'assalto MA40 o un letale Lanciarazzi M41 SPNKR, l'effetto è sempre lo stesso: un epocale ottovolante di massacri e repentini cambi di fronte, che trova sfumature anche radicalmente diverse - e rigorosamente tutte da scoprire - a seconda delle varie declinazioni.

    Il Deathmatch di Massacro (e in particolare della deriva che risponde al nome di Fiesta, una modalità con armi random che fa parte dell'iniziativa a tempo in stile nipponico denominata Fracture: Tenrai, destinata a tornare nel 2022) è una scossa di energia che quasi non lascia respiro: un galvanizzante mors tua, vita mea in cui si agisce spesso e volentieri d'impulso, gettandosi nella mischia con la

    consapevolezza che in caso di KO si ritornerà entro pochi secondi - magari per l'appunto con l'ebbrezza di un arsenale tutto nuovo e di abilità speciali già sbloccate. Un approccio che esalta il gunplay inebriante di Infinite, mettendo al tempo stesso in luce tutto il fenomenale valore del già citato bilanciamento nel time to kill - perché la gestione della ricarica dello scudo è un parametro fondamentale, che quasi sempre può fare la differenza tra la vita e la morte in epocali duelli di agilità all'ultima pallottola. Cattura la Bandiera, Teschio e Roccaforti privilegiano invece un approccio un filo più ragionato, ma non per questo meno viscerale o incapace di scrivere pagine indelebili di autentiche imprese online: come si è già appreso da questi pochi giorni di battaglie, con i suoi continui testa a testa quasi danzanti interrotti dalla furia di una micidiale martellata a bruciapelo, Halo Infinite si dimostra impeccabile nel raccontare piccole e grandi storie di trionfi leggendari alternati a roboanti fallimenti. Epopee che si fanno ancora più indimenticabili al crescere della scala, con una Grande Battaglia a Squadre che vede contrapposti 24 giocatori complessivi, in un 12vs12 che si combatte su mappe gigantesche in cui l'impiego dei veicoli può risultare determinante.

    "Soltanto un'altra e poi smetto..."

    Poco importa allora che la progressione sia oggettivamente lentissima e assai poco soddisfacente (perché al momento non premia davvero le performance, concedendo piuttosto un misero contentino per la partecipazione al di là di un sistema di sfide comunque molto vincolante), che la grafica si dimostri funzionale ma mai effettivamente mozzafiato o che data la natura free to play del comparto multiplayer del gioco la stragrande maggioranza delle personalizzazioni estetiche risulti preclusa a chiunque non intenda investire almeno 9.99€ nel Battle Pass Premium. Stiamo del resto parlando di un progetto a lunghissimo termine, di un titolo destinato ad andare incontro a costanti bilanciamenti e a chissà quali modifiche anche radicali nel corso degli anni a venire.

    Quel che più di tutto conta, e già adesso riesce a fare una differenza incalcolabile, è il valore assoluto di un impianto multiplayer che non esiterei a definire incredibile (per approfondire, qui trovate un'anteprima approfondita del multiplayer di Halo Infinite). Perché, se ti ritrovi alle 5:40 di un venerdì notte a calcolare quante uccisioni devi fare con la data arma per sbloccare quella meravigliosa corazza in stile Samurai dello spazio - dopo che sono almeno tre ore piene che pensi sia giunta da un pezzo l'ora di andare a dormire - beh, se succede qualcosa di simile significa che non solo il bersaglio è stato centrato da Microsoft e 343 Industries... lì significa che il bersaglio è stato proprio nuclearizzato, come succede quando vieni scomposto a livello molecolare dalle granate a luce solida del Carbonizzatore.

    Personalmente, non sono in grado di stabilire se questa infatuazione durerà a medio/lungo termine, o se piuttosto si esaurirà nello spazio di giusto qualche frenetica settimana. A dirla proprio tutta, con la massima onestà, nemmeno mi interessa saperlo. Il fatto che Halo Infinite sia stato in grado di regalarmi sensazioni che ritenevo sopite e destinate a non tornare mai più nella mia carriera di gamer è già di per sé motivo sufficiente per rallegrarmi e per esaltarlo senza riserve: fate attenzione, perché fra le linee del codice scritto dal team di Redmond sembra nascondersi un'irresistibile formula magica, declinata a colpi di headshot all'insegna della mobilità spinta e del gioco di squadra (perché anche quando fai un mero assist non hai l'impressione di una kill che ti è stata rubata, quanto piuttosto di una mano data a un compagno messo meglio).

    Un incantesimo ammaliante con cui infiammare l'ultimo mese del 2021 e l'inizio del 2022, proiettando l'ecosistema Xbox verso traguardi non comuni. Se anche non siete appassionati del genere e non vi considerate super fan del franchise, fatevi comunque un favore: scaricatelo senza riserve, e concedetegli una chance. L'unico rimpianto sarà la sveglia troppo ravvicinata del mattino dopo, provare per credere. Ci si vede online, Spartan!

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