Harvest Moon One World: l'evoluzione della saga, dal 2D al 3D!

Dal primo Harvest Moon all'imminente Harvest Moon: One World per Nintendo Switch: un viaggio nel tempo in direzione dell'affermazione della serie agreste.

Harvest Moon One World: l'evoluzione della saga, dal 2D al 3D!
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  • La saga agricola di Harvest Moon celebra quest'anno il 25° anniversario: l'esordio del primo capitolo in Giappone risale infatti all'ormai lontana estate del 1996. Nonostante i campi virtuali della serie abbiano visto alternarsi innumerevoli stagioni e molteplici esperimenti ludici, forse non tutti gli appassionati conoscono le origini del titolo del life simulator. "Harvest Moon" è in effetti un'espressione idiomatica britannica che potrebbe essere resa nella nostra lingua come "luna settembrina". Nello specifico, questa indica la luna piena che sorge in prossimità dell'Equinozio d'Autunno. In questa fase, il satellite terrestre sorge alto nel cielo ancor prima del calar del sole, circostanza che in passato consentiva ai contadini di proseguire la propria attività anche dopo il tramonto. Per questa ragione era particolarmente cara agli agricoltori, che nel pieno del periodo del raccolto potevano sfruttare il chiarore lunare per mettere al sicuro i frutti del duro lavoro di un intero anno.

    A brevissimo, la Luna del Raccolto illuminerà il mondo di gioco più vasto mai visto nella saga di Harvest Moon. A partire da venerdì 5 marzo, Nintendo Switch accoglierà infatti in esclusiva Harvest Moon: One World (qui la nostra anteprima di Harvest Moon One World). Sviluppato da Natsume ed edito nel Vecchio Continente da Nintendo Europe, la nuova incarnazione del life simulator punta a delineare una formula in grado di coniugare tradizione della saga e innovazione, per un'avventura agreste particolarmente immersiva. Tra lande innevate e aree desertiche ove condurre una peculiare fattoria portatile, abbiamo scelto di prepararci al lavoro nei campi compiendo un piccolo viaggio a ritroso nel tempo, a cavallo tra origini, era 2D ed affermazione 3D della serie di Harvest Moon.

    Luna Nuova

    Il 9 agosto 1996, sul solo mercato giapponese, il primo Harvest Moon portava la dura vita contadina sul mai dimenticato SNES. La home console della casa di Kyoto accoglieva su cartuccia un delizioso mondo agreste, regolato da una routine placida, ma esigente, in cui pianificazione e dedizione ripagavano il giocatore con distese di campi sempre più lussureggianti. Il primo capitolo della saga portava su Super Nintendo quelli che sarebbero stati, anche nei decenni successivi, gli elementi distintivi e caratterizzanti di Harvest Moon, per un'esperienza in grado di coniugare vita contadina, cura degli animali e sviluppo di relazioni sociali.

    Con l'obiettivo di seguire le orme del nonno, il giovane protagonista del titolo per SNES assumeva su di sé l'incarico di gestire e portare al successo la fattoria di famiglia. Una suggestione sicuramente romantica, ma dietro la quale si celava la necessità di cimentarsi in una variegata selezione di attività quotidiane. Un universo digitale che assorbiva il giocatore, ammaliandolo con attività semplici eppure lontane dalla quotidianità della maggioranza del pubblico.

    Preparare il terreno alla semina, liberandolo di erbacce, rocce o radici era solo il primo passo in direzione di un ricco raccolto. Seguivano la necessità di zappare il terreno e procedere con la semina, senza dimenticare di offrire il giusto quantitativo di acqua alle nostre fragili pianticelle. Ma quella di Harvest Moon era una fattoria a 360°, nella quale non potevano ovviamente mancare stalle e animali. Alla cura del protagonista venivano così affidate anche mucche e galline, grazie alle quali l'attività produttiva poteva abbracciare anche il mercato di latte e uova.

    Ma ovviamente anche le creature devono essere sfamate con cibo di qualità: ecco dunque che alla rassegna di attività giornaliere si aggiungeva la necessità di piantare ottima erba da trasformare poi in fieno. Ogni attività era regolata dall'alternarsi delle stagioni, ognuna delle quali composta da trenta giornate, a loro volta caratterizzate da un tempo massimo di attività nei campi.

    Ma anche il più umile contadino ha necessità di un caldo focolare dove distendere le membra prima di una nuova alba. Ecco dunque che il primo Harvest Moon consentiva di ampliare e sviluppare la propria dimora. Vendendo i frutti del lavoro nei campi e dedicandosi alla raccolta di legna nei boschi, era possibile accumulare risorse sufficienti per estendere la fattoria. Eppure, a cosa serve una grande casa senza qualcuno con cui condividerla? Entrava così in gioco un altro elemento di gameplay destinato a divenire caratteristico della saga: la possibilità di corteggiare alcune fanciulle, offrendo doni nelle giuste giornate e soddisfacendo alcuni requisiti. Nel più roseo dei casi, gli sforzi del giocatore potevano tradursi in un matrimonio e -perché no - anche due figli!

    Il tutto entro un tempo massimo di due anni e mezzo, al termine del quale l'operato del protagonista sarebbe stato valutato dal padre. Una formula vincente, in grado di conquistarsi rapidamente il favore del pubblico del Sol Levante. Visto il successo riscosso in patria, senza grandi sorprese, Harvest Moon raggiungeva anche il mercato nordamericano ed europeo, rispettivamente del 1997 e nel 1998. Il primo passo per una serie destinata a svilupparsi negli anni attraverso una notevole mole di iterazioni e piattaforme.

    Luna Crescente

    Dai suoi esordi, il percorso evolutivo di Harvest Moon si è dipanato lungo due direttrici principali: da un lato i titoli approdati su console portatili, dall'altro le esperienze che si sono invece fatte strada su home console. Ognuna delle incarnazioni ha portato con sé piccole o grandi innovazioni, in un percorso ventennale che ha infine condotto la saga ad abbracciare un'esperienza agricola all'insegna della tridimensionalità formale e contenutistica.

    In questo senso, il sentiero percorso dai capitoli per console fissa è stato maggiormente rapido e diretto. Dopo il titolo d'esordio per Super Nintendo, già nel 1999 la saga poneva le basi per una formula di gioco 3D. Nel 1999, Harvest Moon 64, per Nintendo 64, e Harvest Moon: Back to Nature, primo titolo della serie ad arrivare su hardware PlayStation, abbracciavano un'estetica poligonale, che potremmo tuttavia annoverare più all'universo del 2.5D. I titoli venivano accolti in maniera positiva, - ancora oggi del resto Harvest Moon 64 è considerato uno dei giochi più amati della serie - spianando così la strada alla vera rivoluzione in tre dimensioni dell'IP.

    Nel 2001, Harvest Moon: Save The Homeland proponeva su PlayStation 2 il primo capitolo compiutamente 3D della saga, per un'esperienza che poneva al centro assoluto del proprio focus l'attività agricola. Abbandonando l'incipit tradizionale che vedeva il protagonista semplicemente ereditare la fattoria di un parente, in questo caso l'alter-ego del giocatore era chiamato a offrire il proprio contributo per preservare un'intera area dalla trasformazione in un parco a tema.

    Unico in grado di vedere i fatati spiriti del raccolto, il giocatore veniva incaricato di prendersi cura, oltre che della fattoria del nonno, anche del villaggio circostante. Offrendo il proprio aiuto ai concittadini e dedicandosi anima e corpo al lavoro nei campi, l'intrepido agricoltore tralasciava in questa interazione gli aspetti più romantici della saga, che in questo caso non contemplava la possibilità di convogliare a nozze. Ad attendere il giocatore, l'esperienza - resa particolarmente immersiva dalla svolta verso le tre dimensioni - proponeva ben 9 finali alternativi, oltre ad una sorta di New Game Plus.

    La scelta di abbracciare in maniera determinata un racconto videoludico 3D ha invece richiesto un percorso più tortuoso su console portatili. Con un numero di release decisamente abbondante, i campi di Harvest Moon hanno prosperato per anni su Game Boy Color, Game Boy Advance e Nintendo DS. A dispetto di un approccio conservativo legato al 2D e al 2.5D, le iterazioni che hanno caratterizzato questo ramo di crescita dell'IP hanno portato con sé interessanti innovazioni contenutistiche. Ad esempio, fu Harvest Moon GB, esordito su Game Boy nel 1997, ad introdurre per la prima volta gli spiriti del raccolto, mentre il concept proposto da Save The Homeland doveva molto al precedente Harvest Moon 2 per Game Boy Color, uscito nel 1999.

    Da parte sua, il Nintendo DS ha potuto ospitare molteplici sperimentazioni, tra le quali possiamo ad esempio citare Harvest Moon: Grand Bazaar. Quest'ultimo, nel 2008, poneva infatti l'accento sull'attività commerciale, con il nostro contadino impegnato a competere con altri agricoltori per veder prosperare il proprio negozio di articoli agresti. Anche Harvest Moon: Tale of Two Towns, nel 2010, proponeva una formula alternativa, con il giocatore chiamato a scegliere in quale cittadina insediarsi tra due comunità rivali. A suon di lavoro nei campi e arte culinaria, l'obiettivo di lungo periodo era costituito dall'attenuare la tensione tra i due centri abitati.

    A segnare l'ingresso più convinto della formula portatile della saga

    in un mondo compiutamente poligonale fu infine l'arrivo di Harvest Moon: A New Beginning su Nintendo 3DS (sulle pagine di Everyeye potete recuperare la recensione di Harvest Moon: A New Beginning). Il titolo portava con sé un'interessante selezione di novità, tra cui la possibilità di personalizzare - se pur con un sistema ancora piuttosto grezzo - il proprio avatar, ma anche e sopratutto l'intero villaggio di residenza. Variazioni molto gradite dalla community e che, per ovvie ragioni, trovavano nell'estetica 3D la propria piena espressione. Un sistema di relazioni interpersonali particolarmente curato e la possibilità di coinvolgere la propria anima gemella nelle attività di gestione della fattoria portavano un ulteriore aggiornamento per l'IP. Un comparto multiplayer sino a 4 giocatori completava la rassegna delle possibilità offerte da questo episodio del life simulator agreste.

    Luna Piena

    Con l'ideazione del concept di console ibrida da parte della casa di Kyoto, i due sentieri percorsi nei decenni da Harvest Moon sono infine confluiti in un'unica via, con la pubblicazione di Harvest Moon: Light of Hope sulla console Nintendo, su PC e su PlayStation 4.

    Con l'obiettivo di proporre un nuovo culmine per la saga, si appresta ora ad approdare su Nintendo Switch un nuovo e ambizioso capitolo del life simulator. Come già accennato nella nostra anteprima di Harvest Moon: One World, questa nuova avventura introduce un concept inedito per la saga, con il protagonista chiamato a viaggiare tra le diverse aree geografiche di un unico continente. In un mondo dal quale frutti e ortaggi sono scomparsi misteriosamente, sarà compito del giocatore difendere la biodiversità e tornare a onorare la Dea del Raccolto tramite il lavoro nei campi. Ma il compito non sarà semplice: recuperare i semi di questi antichi vegetali perduti - dai pomodori al povero cavolo cappuccio - richiede infatti di mettersi sulle tracce di piccoli spiritelli del raccolto, pronti a nascondersi negli angoli più impensati di Harvest Moon: One World.

    Questo nuovo mondo digitale è costituito da cinque diverse regioni collegate tra loro, ognuna caratterizzata da un clima unico e custode di una flora e di una fauna tipiche. Si spazia dalle lande erbose di Calisson, zona rurale in prossimità dell'abitazione del protagonista, per arrivare al paradiso tropicale costituito dalle spiagge di Halo Halo e sino all'arida zona desertica di Pastilla. Nel mezzo, ad attendere l'intrepido contadino troviamo anche le innevate cime montuose di Salmiakki e la regione di Lebkuchen, collocata nientemeno che alle pendici di un vulcano inattivo. Una varietà ambientale senza eguali per la saga, con Harvest Moon: One World che non a caso punta a mettere in scena il mondo virtuale più vasto dipinto in 25 anni dalla serie dedicata alla simulazione della vita contadina.

    Logica conseguenza della varietà climatica ed ecosistemica del titolo è l'abbondanza di colture e animali che popoleranno l'esclusiva Nintendo Switch. Attività agricola ed esplorazione si combineranno in maniera simbiotica, in un percorso in cui seguire le tracce dei piccoli elfi del raccolto sparpagliati ai quattro angoli del globo ci consentirà di accrescere la varietà del nostro arsenale agricolo. Ma non solo frutti e ortaggi: ogni area di Harvest Moon: One World propone anche una fauna autoctona, con un bestiario di creature anche piuttosto peculiari. Non solo mucche, cavalli e galline dunque: il life simulator ci propone di fare amicizia anche con orsi, renne, cammelli e leopardi delle nevi.

    Ma come conciliare viaggi avventurosi e conduzione di un'attività agricola? La risposta risiede in un'altra delle grandi innovazioni introdotte da Harvest Moon: One World, ovvero la possibilità di contare su di una fattoria completamente portatile. Impacchettare il frutto dei propri sforzi richiede solo pochi secondi, per un moderno contadino che non teme di gettarsi a capofitto in avventurose attività di esplorazione. In continuità con la tradizione della serie, la nostra dimora portatile potrà poi tradursi in un nido d'amore: in ognuna delle cinque regioni del mondo di gioco, il protagonista potrà infatti incontrare una possibile anima gemella.

    Harvest Moon: One World Con ormai quasi un quarto di secolo di secolo di storia sulle spalle, la serie di Harvest Moon ha visto sorgere e tramontare molte Lune del Raccolto, capaci di illuminare ogni volta un aspetto differente di un'immaginaria e fatata vita agreste. Un'evoluzione che nel tempo ha saputo fondere in maniera efficace aspetti simulativi, dinamiche di interazione sociale e divertimento. Con Harvest Moon: One World, la saga punta ad aggiungere al mix anche una giusta dose di esplorazione, per un concept completamente inedito, che mira a proporre un mondo silvano da attraversare portando la propria amata fattoria nel palmo di una mano.

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