Esport

Hearthstone World Championship 2017: le meraviglie di Amsterdam

Siamo volati ad Amsterdam per assistere alle fasi finali dell'HCT World Championship 2017: ecco le sensazioni e le emozioni provate durante l'evento.

speciale Hearthstone World Championship 2017: le meraviglie di Amsterdam
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Mobile Gaming
  • Pc
  • Si parte in ritardo, perché sembra che Eolo sia contro di noi. Evidentemente, il dio dei venti non vuole proprio farci assistere al campionato del mondo di Hearthstone. Alla fine, una piccola speranza: si riesce a decollare. Arriviamo nella multiculturale e vivace Amsterdam in un freddo giorno di fine gennaio. Il gelo pungente, la pioggia e un vento sferzante in grado di penetrare nelle ossa come stiletti e far saltare i nervi sarà il nostro compagno di avventure per tutta la permanenza nella - comunque - meravigliosa capitale nord-europea circondata dai canali. Le cronache parlano di voli cancellati, tempesta disastrosa, cornicioni piombati sulla strada e mezzi rovesciati dal forte vento. Ma Lui è lì, davanti a noi. Il Beur Van Berlage si staglia in tutta la sua austera, immobile, fiera imponenza carica di secoli di storia. Il motto della città recita "valorosa, decisa, misericordiosa". Forse è per questo che Blizzard ha deciso di sceglierla come atto finale del lungo Anno del Mammut?

    Il gioiello nel centro di Amsterdam

    Dopo essere passati per le bianche spiagge delle Bahamas, tra i vicoli dell'infinita metropoli cinese di Shanghai e nella rovente California, l'HCT 2017 infatti si ferma in una capitale europea. Il Vecchio Continente è ricchissimo di luoghi evocativi, spettacolari e carichi di un fascino senza tempo che ben avrebbero potuto accogliere e veicolare le atmosfere messe in campo dal card game targato Blizzard, eppure capiamo subito che non si sarebbe potuto scegliere luogo migliore in cui tenere un evento così importante. I mattoni rossi che celano l'interno del Beus Van Berlage rispecchiano in pieno la moda del tempo in cui fu costruito, nel pieno centro della città, l'enorme edificio. Uno stile architettonico dell'età "industriale", come tale freddo, spigoloso e impersonale: doveva esaltare la potenza economica e commerciale della capitale staccandosi dagli stili costruttivi articolati e ricchi di fronzoli del passato, visti come uno spreco di energia e forza lavoro. Peraltro, il mastodontico edificio appare molto differente rispetto alle tipiche case alte e strette della città. Le uniche concessioni eclettiche all'occhio di un astante sono le vetrate a piombo, colorate e alte e alcuni elementi che richiamano la tradizione costruttiva olandese.

    Eppure, appena varchiamo la soglia, ci troviamo in un altro mondo: un ambiente tutt'altro che freddo e impersonale. Il legno rimanda un'atmosfera calda, così come la pietra scura utilizzata per sostenere le arcate e l'enorme tetto con volta a botte e arcate lignee a vista. L'interno, nonostante la sua maestosità, è intima e raccolta. Il cosiddetto main stage, è allestito nell'ambiente principale: un tempo sede della Borsa di Amsterdam. Dal vociare dei mercanti olandesi intenti alla vivace compravendita di beni, si è passati al tifo indiavolato di appassionati videogiocatori. Affascinante. Altrettanto evocativo è il modo in cui Blizzard ha deciso di accogliere il pubblico. Lunghe e massicce tavolate in legno, punteggiate di lanterne e contornate da barilotti esattamente come in una qualsiasi locanda medievale, ci rimandano a un gioco prospettico che guida l'occhio verso il sempiterno fuoco che arde vivace nel camino di Hearthstone. Di lì a qualche giorno, sul quel palco, due campioni si sarebbero contesi i 250.000 dollari di montepremi e il trofeo riservato al campione del mondo. Affacciandosi dalle arcate del piano nobile il colpo d'occhio è notevole e la particolare conformazione del salone fa da cassa di risonanza, ampliando a dismisura il tifo degli appassionati di Hearthstone e dei supporter dei vari campioni, accorsi in gran numero per far sentire il proprio affetto. Persino dalla sala stampa era possibile sentire chiaramente il potente eco del pubblico. Da pelle d'oca.

    Non mancava, ovviamente una sala dedicata ai tornei per la community che, nel corso dei quattro giorni di evento, ha partecipato numerosa a tutti i tornei dedicati. Girando per le sale, capitava persino di incontrare Ben Brode, Pavel, Thijs e molte altre personalità del mondo Hearthstone, intente a parlare, farsi fotografare e scherzare con i fan in estasi. Sono loro le nuove superstar. Possiamo affermare che il colosso di Irvine, il quale ha puntato molto in questo ultimo periodo sulla fidelizzazione degli utenti e sull'"identità" dei giocatori, ha vinto la propria scommessa.

    Le grandi sorprese della competizione mondiale

    Il torneo, nel corso dell'endurance durata ben quattro intensi giorni, ha riservato una miriade di sorprese e colpi di scena, dall'orrenda figura fatta dalla regione europea, all'exploit di giocatori su cui nessuno avrebbe puntato un singolo euro. Molti giocatori hanno giocato male, con diversi errori decisivi. Molti altri hanno avuto una fortuna sfacciata nelle pescate e sono riusciti ad avanzare eliminando i favoriti sin dalla fase a gironi. Surrender ha dimostrato tutta la sua abilità, nonostante la Corea non sia rinomata per giochi del genere. Il ragazzo, però, ha confermato che il paese si sta lentamente aprendo a questo mondo. Hanno sorpreso anche DocPwn e Sintolol. In negativo, ha destabilizzato la platea l'eliminazione di Kolento e ShtanUdachi.

    Il torneo è stato brutto da vedere e dominato dai giocatori meno abili dell'intero circuito? Non ha vinto chi doveva vincere in quanto anni luce più abile dei finalisti? In fondo, chi se ne frega? Molto spesso si perde di vista un punto fondamentale: Hearthstone è un gioco di carte e, come tale, sorretto dal dio RNG. Se i giocatori suppostamente ritenuti "più scarsi" sono riusciti ad arrivare in finale ci sarà stato un motivo. Può essere la semplice correlazione fortuna-sfortuna nelle pescate, il fatto che qualche giocatore non concentrato abbia commesso molti errori o, ancora, l'effettiva abilità di chi è, alla fine, riuscito ad arrivare in fondo. Vi ricordate Steven Bradbury, il pattinatore australiano più scarso del mondo che, però, vinse un oro olimpico? Il concetto è lo stesso: bisogna trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Questo è ciò che conta.
    Ciò che ci ha colpito, comunque, al netto della solita polemica da Domenica Sportiva, è stata l'atmosfera di grande festa e socialità che si è respirata all'interno del Beurs Van Berlage. É davvero emozionante poter vedere così tanti appassionati socializzare senza alcun momento di tensione, fare il tifo per i propri beniamini, festeggiare assieme e, soprattutto, ritrovarsi semplicemente per giocare in compagnia. Non è forse questo lo spirito dello sport nella sua essenza più pura? Potete forse opporvi all'idea che una competizione esportiva possa effettivamente esser paragonata allo sport tradizionale, ma non potrete mai negare che lo spirito incarnato dall'esport parta da radici comuni e più tradizionali di quanto si pensi. In questo, l'evento organizzato da Blizzard, lo ha dimostrato appieno.

    A conclusione dell'evento, poco prima che si tenesse la finale tra Tom60299 e Fr0zen, parte del team di sviluppo (tra cui Ben Brode) ha tenuto una conferenza a porte chiuse in cui ha parlato dell'anno appena passato e delle grandi prospettive per il futuro del card game Blizzard. Abbiamo raccolto alcune domande.

    Cosa vi aspettate dal nuovo formato HCT del 2018? Cosa vi intriga di più?

    Prima di tutto l'apertura a una maggiore platea di giocatori. Molte più persone potranno iniziare il loro percorso nell'HCT, ci saranno più possibilità di giocare e avanzare nella nuova stagione. Ci aspettiamo anche molto dal nuovo formato Master e dalla classifica "a Stelle" che identificherà i giocatori sulla base della costanza delle relative prestazioni. I gradi Master da 1, 2 e 3 stelle offrono premi di partecipazione per i tornei, inviti agli HCT Playoff e ai tornei online con premi in denaro, nonché a speciali trofei commemorativi. Inoltre, siamo curiosi di vedere come si svilupperà l'ambiente competitivo attorno alla speciale classifica a squadre. I team sono molto importanti e ci aspettiamo grandi cose dalla competizione tra le squadre. Dalla Stagione 2 del 2018, forniremo premi in denaro ai giocatori delle prime 10 squadre di Hearthstone per ogni stagione HCT. Le squadre potranno scegliere tre giocatori come loro rappresentanti, che non potranno essere cambiati per l'intera stagione HCT. Alla fine di ogni stagione, le 10 migliori squadre della nostra classifica riceveranno un premio in denaro in base ai punti totali ottenuti dai tre membri della squadra.

    Quali sono stati i migliori momenti dell'Anno del Mammut per voi del team?

    Prima di tutto abbiamo amato l'espansione de I Cavalieri del Trono di Ghiaccio, ma anche all'inizio dell'anno, con Viaggio a Un'Goro, ci è piaciuta particolarmente l'introduzione della meccanica delle Quest, cosa che ha permesso di sperimentare una meccanica di gioco tutta nuova così che i giocatori potessero letteralmente "costruire" la propria strategia nel corso del match puntando a un obiettivo. Ciò che abbiamo imparato dalle Quest ci ha permesso di ampliarle, per così dire, creando le Spellstone. E, il modo in cui le Spellstone e le Quest coesistono è molto interessante.
    Inoltre, per la prima volta nella storia di Hearthstone, abbiamo costituito un team interno interamente dedicato dedicato all'esperienza singleplayer. I contenuti rilasciati sino a questo momento, tra cui la Dungeon Run (che è un contenuto che tutti possono giocare gratuitamente), è qualcosa che ci ha reso particolarmente orgogliosi e ci ha portato nuovi spunti dai quali partire per il 2018.
    Ascoltiamo molto il parere della community, il processo decisionale che sta dietro allo sviluppo tiene conto delle esigenze della community e cerca di trovare un punto d'incontro con le nostre idee e questo è un aspetto su cui continueremo a lavorare quest'anno, perché pensiamo che questa relazione con il pubblico aggiunga molto materiale e potenziali idee con cui migliorare il gioco.

    Avete mai pensato di permettere ai giocatori non professionisti, anche in ladder o in modalità amichevole, di bannare una classe proprio come avviene nel corso dei tornei?

    No, non lo abbiamo preso in considerazione, perché tutti andrebbero a bannare le classi o i deck più forti. Questo avrebbe delle ripercussioni molto forti sull'esperienza di gioco in generale. Ogni partita è potenzialmente differente e l'esperienza di gioco è individuale, quindi bannare dei deck rischia davvero di destabilizzare l'equilibrio del titolo costringendoci a intervenire continuamente per ribilanciare il tutto.

    Come rispondete ai giocatori che affermano che la modalità Dungeon Run non è esattamente il contenuto single player che ci si aspettava?

    Dungeon Run è anzitutto un contenuto opzionale che può invogliare chi si era allontanato dal gioco a tornare a giocare attivamente, provando e imparando a giocare tutte le carte che, magari, si sono persi nel corso del tempo. Nel corso dell'anno abbiamo imparato molto dall'esperienza single player. Il contenuto dedicato a I Cavalieri del Trono di Ghiaccio, ad esempio, metteva sul piatto un bel po' di cose divertenti e impegnative, molto più di quello che abbiamo fatto prima d'allora. Abbiamo imparato molto anche da Dungeon Run e, per il futuro, vorremmo continuare a muoverci in questa direzione, ovvero con un esperienza gratuita sempre differente e dedicata che sappia affiancare al meglio ogni nuova espansione, con nuove carte. Questa rimane una priorità e una componente chiave dei nostri piani per il nuovo anno.

    Dalla rivoluzione dei card came digitali nel 2013 come avete vissuto l'esplosione e il grande successo di Hearthstone? In che modo è cambiato il vostro modo di lavorare e come siete cambiati "personalmente", sapendo che avete a che fare con un gioco in continua evoluzione e animato da una community così grande di giocatori e appassionati?

    Secondo quanto dichiarato da Ben Brode, sotto il profilo professionale, è proprio cambiato il suo lavoro, ora più teso verso la leadership e la coordinazione del team. Il team, ad ogni modo, non sente, durante il lavoro, una pressione in più proveniente dall'esterno. Certo è che, nel corso dei playtest interni, oppure quando si mettono sul piatto moltissime idee è davvero difficile dimenticare che al di fuori delle quattro mura dell'ufficio c'è così tanta gente, là fuori, che gioca. In ogni momento. Questa cosa ci da grandi soddisfazioni.

    L'Hearthstone World Championship 2017è stato, in definitiva, un successo. Ottenuto grazie all'ottima organizzazione di Blizzard, alla scelta operata per l'indimenticabile cornice europea, per il divertimento e la risposta del pubblico partecipante. Purtroppo, si sa, tutte le belle esperienze prima o poi giungono alla fine. Ora che il pubblico se n'è andato lasciandosi dietro un improvviso silenzio, che gli ultimi riflettori si sono spenti e la coppa è ormai volata a Taiwan, dobbiamo salutare anche noi la splendida Amsterdam e ripartire. Già, perché la Locanda di Hearthstone non chiude mai e il 2018 è solo agli inizi.

    Quanto attendi: Hearthstone: Coboldi & Catacombe

    Hype
    Hype totali: 22
    70%
    nd