Hideo Kojima: il maestro della comunicazione

Nel corso di oltre trent'anni di carriera, il papà di Metal Gear e Death Stranding si è distinto (anche) per le sue strategie comunicative.

Hideo Kojima maestro di comunicazione
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  • Hideo Kojima è, senza ombra di dubbio, una delle figure più affascinanti del medium videoludico. Le sue grandissime doti creative sono una certezza per i fan, ma a corollario di uno stile mutevole e mai scontato, troviamo altre intuizioni degne di nota, realizzate per ottenere l'indiscussa attenzione di pubblico e stampa. Basti pensare alle vicende degli ultimi giorni, durante i quali tantissimi spettatori hanno intasato i canali social di PlayStation per vedere il reveal di Death Stranding.

    Le strategie che il designer giapponese ha messo in atto nella sua carriera sono sempre state originali e soprattutto sibilline, convincendo la community che ogni parola, filmato o traccia musicale citata anche solo frettolosamente dal game designer possa avere un qualche significato nascosto legato al suo ultimo titolo . In questo video viaggeremo quindi a ritroso nel tempo, a partire dal progetto più recente, per scoprire tutte le migliori strategie comunicative realizzate da Hideo Kojima per i suoi titoli.

    Death Stranding e il silenzio come arma

    Impossibile iniziare questa carrellata senza partire dall'ultimo trailer di Death Stranding. Una mole imponente di giocatori ha seguito una lunga diretta misteriosa in cui alcune immagini di gioco venivano svelate poco a poco. Una patina densa e nera copriva lo schermo, diradata dalle sagome di alcune mani che aumentavano gradualmente.

    Il tutto ha portato a una schiera di fan pronta a far congetture di ogni tipo: si è ipotizzato, ad esempio, che il numero dei messaggi in chat aumentasse le suddette sagome, oppure che queste ultime fossero influenzate dal volume di spettatori. È stata una maratona durata oltre diciotto ore, e i più pazienti sono stati premiati con un posto in prima fila per scoprire la data d'uscita di Death Stranding.

    Hideo Kojima aveva affermato che la natura molto sfumata e misteriosa delle comunicazioni sul gioco avrebbe generato diverse discussioni, ed è effettivamente quello che è successo. Tutt'ora la vera natura della sua nuova IP non è per chiarissima, così approfondimenti, analisi e teorie sul mondo di gioco hanno inondato la rete. Non c'è dubbio che, in un mercato come quello dei videogiochi dove le notizie e le anticipazioni sono sempre numerose, la strategia di Kojima rappresenti una mosca bianca.

    P.T.

    Anche nel suo ultimo periodo in forze a Konami il designer ha optato per soluzioni diverse dai classici trailer e comunicati stampa. In tal senso una trovata storica e affascinante è rappresentata da P.T., un teaser giocabile presentato alla Gamescom del 2014.

    Kojima, sulle prime, aveva pubblicato la demo sotto la firma del 7780s Studio, un team fittizio ideato per l'occasione. Gli utenti più curiosi si sono quindi trovati davanti ad una piccola opera horror ricca di enigmi e atmosfera, per poi scoprire che in realtà era l'annuncio mascherato del nuovo Silent Hills.

    Una trovata a dir poco eccezionale, che sconvolse tutti appena la verità venne a galla. Il playable teaser, poi, era talmente ben congegnato da lasciare il segno nella community, specialmente dopo che Konami decise di rimuoverlo in seguito alla cancellazione del progetto ed al divorzio col suo dipendente. Tutt'oggi, i cloni e remake di P.T. proveniente dal mercato indipendente sono innumerevoli: una testimonianza concreta dell'efficacia comunicativa di questa trovata.

    Metal Gear Solid V e il finto team

    Se il silenzio può essere insopportabile per alcuni utenti, le cose si fanno decisamente più pericolose quando il designer giapponese decide di parlare. In questi anni Kojima ha teso trabocchetti di ogni tipo ai fan di Metal Gear Solid e, prima di P.T., in molti ricorderanno l'annuncio del quinto capitolo. In quell'occasione venne usato un altro team fittizio, il Moby Dick Studio, creato per depistare i giocatori sulla nuova avventura di Big Boss.

    In particolare era stato coinvolto come complice Geoff Keighley, ai tempi presentatore degli Spike Video Game Awards. Nell'edizione del 2012 venne dapprima mostrato il trailer di una nuova IP chiamata semplicemente The Phantom Pain, che catturò subito l'interesse di tutti per la grande qualità del filmato. Successivamente fu realizzata un'intervista col CEO del Moby Dick Studio, Joakim Mogren, apparso completamente bendato per ferite causate, a detta sua, da un incidente.

    Oltre il trailer, nacquero diverse teorie, come il fatto che il nome Joakim rappresentasse l'anagramma di Kojima. Il trabocchetto fu svelato infine alla GDC del 2013, dove il designer giapponese, mascherato come il fantomatico CEO svedese, presentò ufficialmente il suo progetto.

    Metal Gear Solid 4 e il gioco della sedia

    Il buon Hideo si è sempre preso bonariamente gioco dei suoi fan, e anche quando l'appuntamento che lo vedeva protagonista risultava più standardizzato, tra filmati e semplici dichiarazioni, il designer trovava un modo per ironizzare su tutto. Ne è un esempio il trailer d'annuncio mostrato all'E3 del 2005 per annunciare Metal Gear Solid 4.

    Nel video, che nulla aveva da spartire con il gioco poi effettivamente pubblicato su PlayStation 3, vediamo Solid Snake lottare per conquistare un posto a sedere contro alcuni soldati.

    I modelli dei personaggi erano presi dal terzo capitolo, ed anche se il filmato era solo un susseguirsi di gag, la conferma che il gioco sarebbe stato diretto da Kojima, a quei tempi pericolosamente vicino al passaggio di testimone, fu accolta con estremo entusiasmo dalla community.

    Subito dopo era possibile notare la spia barbuta togliersi la maschera, rivelando di essere Raiden, e la seconda parte del trailer vedeva la sfida tra Snake e lo spadaccino biondo per ottenere il ruolo da protagonista dell'avventura. Proprio su questo easter egg è incentrato il trabocchetto più astuto e antico ideato da Kojima.

    Metal Gear Solid 2 e l'inganno del protagonista

    Il primo inganno realizzato dal creativo, e balzato agli onori della fama mondiale, risale ai tempi di Metal Gear Solid 2: Sons of Liberty. Lo sviluppo del gioco iniziò subito dopo la pubblicazione del capitolo su PSX, e già all'E3 del 2000 Konami presentò il suo nuovo progetto alla massa estasiata di fan.

    Come se non bastasse, insieme a Zone of the Enders venne inclusa una demo di Sons of Liberty che, come il filmato di Los Angeles, era incentrato sulla celebre Tanker Mission, ovvero una missione ambientata su una petroliera piena di guardie. Durante questa sessione, posta all'inizio del gioco completo, l'alter ego principale era Solid Snake, ma superata quella fase arrivava un plot twist degno di nota: il protagonista dell'avventura era in realtà Raiden.

    Una trovata come quella di Metal Gear Solid 2 al giorno d'oggi sarebbe praticamente impossibile da replicare. Si tratta, infatti, di nascondere l'eroe principale agli occhi di chiunque.

    La scelta di Kojima seguiva una precisa visione artistica, ma una buona fetta d'utenza reagì in maniera molto forte, affermando perfino di esser stata truffata. Eppure la carriera del creativo non venne certo danneggiata dalle ritorsioni dei fan. Anni dopo, nel controverso The Phantom Pain, Kojima è tornato a ragionare in maniera brillante sull'identità del protagonista, recuperando una tematica a lui decisamente cara.

    Hideo Kojima continua tutt'ora a portare avanti tecniche comunicative fuori dagli schemi, accendendo così l'interesse verso le sue opere. Uno stile unico e inimitabile, accompagnato da una cura per i dettagli che solo chi ha un enorme talento può realizzare.

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