Hitman: vita e opere (mortali) del sicario più famoso della storia

Ripercorriamo la tragica e violenta vicenda umana dell'Agente 47: sicario più famoso della storia, travolto dal proprio destino...

speciale Hitman: vita e opere (mortali) del sicario più famoso della storia
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Completo rigorosamente nero, sguardo gelido in grado di pietrificare il cuore di qualsiasi malcapitato, guanti di pelle nera, l'immancabile cravatta rossa. Segni particolari: un lezioso codice a barre sulla nuca, quest'ultima priva di qualsivoglia irregolarità pilifera, che ne identifica il "modello". 47, lo chiamano. Il misterioso personaggio non è un tipo di molte parole. D'altronde a cosa servono quando si è abituati a eseguire gli ordini? E, soprattutto, quando non si ha alcuna contezza del proprio passato (anzi, un "prima" proprio non esiste); quando la vita viene scandita da precisi incarichi portati a compimento con un'efficienza fuori dell'ordinario? Altri strumenti infatti parlano per lui, i suoi affezionati ferri del mestiere. La sua fama lo precede. La sua mano, ferma e salda. La volontà, granitica e inflessibile. Salvo lacerarsi lentamente a causa di un'umanità residua che la trafigge come spine di una rosa purpurea. La sua professione? Assassino, naturalmente.
    L'abbiamo conosciuto così, 47, in un pomeriggio di diciotto anni or sono quando, per la prima volta, riuscimmo a mettere le mani sui suoi primi, indimenticabili, incarichi in giro per il mondo.

    Il libero arbitrio di chi non è libero

    Correva l'anno 2000 - ve l'abbiamo detto, un'eternità - e su PC giungeva quello che sarebbe stato il primo puzzle dell'intricata vita dell'assassino più letale di sempre. All'epoca, però, 47 non è uno tra i tanti. No, non è un essere umano qualsiasi. 47 è un clone. Il quarantasettesimo, per la precisione. I precedenti esperimenti, bambole di carne e ossa in mano a un folle, crudele medico sono risultati fallimentari e del tutto inadatti a soddisfare le oscure trame del loro creatore. In quegli anni il dibattito sulla clonazione umana era all'ordine del giorno. Dopo la pecora Dolly e altri esperimenti animali, si iniziò a parlare di clonare addirittura gli uomini.

    Argomento affascinante che ha dato il via a un intenso dibattito in seno all'ONU e ai governi di molti stati, soprattutto Stati Uniti ed Europa. Le grevi implicazioni etiche, però, impedirono che dal dibattito si facesse il decisivo passo verso una ricerca attiva. Risoluzioni e stringenti catene giuridiche bloccarono tutto sul nascere. Ma, nei più oscuri recessi di una casa di cura in Romania, un certo Otto Wolfgang Ort-Meyer (nome ruvido e aspro che fa venire alla mente ben altri esperimenti in altri contesti storici), riesce a mettere a punto la macchina perfetta.
    Inizia a uccidere, 47. Uccide, perché in fondo non ha mai conosciuto altro che quello. Uccide perché gli è stato ordinato di farlo. Uccide perché la sua "programmazione" prevede solo e unicamente il raggiungimento di uno scopo: l'eliminazione di un bersaglio. Uccide, perché...non lo sa nemmeno lui, il motivo. "Fuggito" dalla casa di cura e libero, nel mondo che non ha mai conosciuto, 47 trova l'esperienza più vicina a un rapporto "familiare" che abbia mai avuto: la potente ICA (o International Contract Agency) e la sua referente, Diana Penelope Burnwood.

    Il destino lo porterà in ogni angolo del mondo, ignaro di stringere tra le mani e seguire, passo passo, un impalpabile filo di Arianna preparato accuratamente da altri, che lo condurrà dritto dal Minotauro, invece che al sicuro. Nel presunto libero arbitrio 47 non è, in realtà, svincolato dai propri fantasmi. In un ultimo, tragico scontro l'algido assassino pone fine alla vita del proprio creatore e si dilegua. La parte di sé rimasta ancorata all'umana natura si ribella. 47 si ritira in un convento, in Italia, sperando di poter iniziare qualcosa di diverso, sotto la guida di un Padre. Quello che lui non ha mai avuto.

    I fantasmi del passato (Silent Assassin e Contracts)

    Non si può, però, sfuggire a ciò che si è. Non si può sfuggire al proprio destino. Male chiama male. Violenza genera altra violenza e, anche se 47 è stato costretto a fare ciò che ha fatto e non vuole più sapere nulla di ciò che è stato, c'è sin troppa gente che, invece, non ha dimenticato. L'assassino torna sulla piazza. Qualcuno gli forza una mano che, da un po' di tempo, si era chetata, dedita alla caduca esistenza di creature floreali. Così delicate, immobili. E innocenti. Torna a essere una misera marionetta in mano a subdoli burattinai che lo manovrano per il loro tornaconto, colpendolo dove lui non può reagire: le persone a lui più vicine. E 47, così, torna a uccidere. Sempre costretto dalla sorte. Sempre seguendo un ingarbugliato intrico di trame sottili che non gli permettono, sino all'ultimo, di intuire il quadro complessivo degli eventi. Il mondo, ancora una volta, fa da sfondo agli incarichi del silente sicario. Giappone, India, Russia, Malesia.

    Ovunque si trovi, ad accompagnarlo c'è l'Angelo della Morte. 47 vuole salvare chi gli è stato accanto senza giudicarlo ma è costretto a farlo soggiacendo e sacrificandosi in favore di interessi superiori. Per ritrovare e portare in salvo chi l'ha preso sotto la propria guida, 47 deve nuovamente divenire schiavo. L'Agenzia, addirittura l'ONU, sono coinvolti e lo manovrano, come sempre. Lui lo permette e riesce nel suo intento ma il prezzo da pagare, ancora una volta, è la propria libertà. Torna in seno all'Agenzia. E continuerà a lavorare per essa sino a che, per la prima volta nella sua breve esistenza, non scopre di essere uomo e, in quanto tale, vulnerabile. Ferito, quasi morente, in una squallida stanza di un becero motel francese, 47 è costretto a fare i conti con la propria realtà. Con ciò che ha fatto in passato, in un turbine vorticoso di flashback spezzato solo dall'entrata di un misterioso figuro che lo cura, salvandogli la vita. Sempre a un modico prezzo: la sua libertà.

    La morte, compagna fedele e simbolo di redenzione (Blood Money e Absolution)

    L'Agenzia è allo sbando, braccata dalla potente organizzazione conosciuta come La Coalizione. Diana Burnwood, l'unico punto di riferimento di 47 in tutti questi anni, lo informa che loro sono gli unici rimasti e che è necessario porre fine alla Coalizione prima che questa riesca a porre fine alla loro vita. Inoltre, in ballo c'è il patrimonio genetico dell'assassino più famoso della storia. Anzi, di più: il monopolio della tecnologia che ha permesso la clonazione di un essere così perfetto. 47 si lascia nuovamente trasportare dagli eventi, fidandosi ciecamente della persona che sola, circondata dalla morte, lo guida e lo sostiene. Sempre lei. Sempre Diana. Mai un sospetto, tranne che nell'ultimo, fatale istante. Il tradimento della "spalla" porta il sicario un tempo invincibile verso il nero baratro. Per la prima volta il destino di 47 scivola nelle mani del giocatore, il quale ha due possibilità. "Pillola rossa, pillola blu".

    La morte può essere assolutoria. Per 47, certo, ma anche per quella che considerava un'anima "amica", cardine e dispensatrice in egual misura di sofferenza e d'affetto. Diana Burnwood ha tradito. L'ICA, prima di tutto. E poi lui. La donna è sulla lista del suo pupillo. Il sicario continua a ripetersi che è solo un altro lavoro, nulla più. Non si capacita di ciò che ha potuto commettere una persona che lui considerava così vicina. Eppure, deve nuovamente obbedire. L'Agenzia rivuole una risorsa preziosa, occultata dalla stessa Diana. Una ragazzina che la Burnwood, in un ultimo sussulto prima del freddo abbraccio della morte, affida a 47. L'assassino lo interpreta come un segno; una via per assolvere i troppi peccati di cui la sua coscienza è lorda. E ci riuscirà, 47. Forse. O forse sarà costretto in un uroboro senza fine di morti e resurrezioni. Destino costretto a rincorrere se stesso in un'inestricabile e perversa assenza di libero arbitrio. 47 uccide. È il migliore in quello che fa. Non sa fare altro. Non può farlo.

    Passano gli anni...

    Le vicende dell'Agente 47 hanno segnato un'epoca videoludica. Non solo per la sua tormentata vicenda, per il suo carisma e per la particolare cura stilistica con cui viene dipinta la sua figura ma anche per le innovazioni introdotte nel corso degli anni.
    In realtà 47 lo conosciamo già sicario, una perfetta macchina per uccidere. Non esiste un passato; non possiamo godere di una crescita dell'attore principale della tragedia, non esiste alcuna sua evoluzione nei termini narrativi tradizionali, quelli che solitamente ci portano all'affezione per un personaggio. Eppure, questa giunge comunque. Da giocatori ci siamo affezionati a 47 sin dal suo primo incarico. Sarà per la sua figura, fredda, calcolatrice, priva apparentemente di remore morali, particolarmente riuscita. Sarà, forse, perché quell'aura da anti-eroe dannato e misterioso ci porta a simpatizzare per l'algido sicario, bramando di sapere di più su di lui. Sarà, infine, perché la professione di cui 47 è il miglior esponente è, obiettivamente, affascinante. Portare a compimento un assassinio con un piano ben elaborato, sfruttando l'arte dell'illusione per sviare i sospetti e passare sotto al naso di decine di guardie armate, giocare a una caccia mentale e fisica avendo completa libertà d'azione (è forse questo l'unico libero arbitrio concesso a 47?), senza farsi scoprire e, soprattutto, senza far del male a innocente alcuno, dona molta soddisfazione.

    Sotto questo profilo la serie ne ha fatta di strada da quel lontano 2000, passando da percorsi lineari (comunque sempre molto attraenti) a un sandbox spinto in cui l'ambiente di gioco è asservito alla volontà del giocatore. Basta portare a compimento la missione. Non importa come. Dall'assassinio chirurgico, pulito e privo di sbavature, all'incidente più strano sino alla mattanza senza quartiere. Cambiano le modalità e le esperienze ludiche (e, purtroppo, cinematografiche) ma ciò che resta è sempre e solo un uomo che le lega tutte in un immaginario fil rogue: 47, la cui carriera sta per espandersi tanto sotto il profilo videoludico, quanto in altro medium, quello "televisivo" con una serie dedicata e diretta dal regista di John Wick.

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