Hogwarts Legacy è un gioco solo per i fan di Harry Potter? No, ecco perché

Un gioco pensato solo per gli appassionati di Harry Potter? Noi pensiamo di no: ecco il punto di vista di chi non è un fan dei romanzi e dei film.

Hogwarts Legacy è solo per i fan di Harry Potter?
Speciale: PlayStation 5
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • PS5
  • Xbox Series X
  • Conosco moltissimi fan di Harry Potter, e anzi a dirla tutta la maggior parte della mia cricca amicale non perde occasione per tentare di convincermi di quanto "magico" sia l'universo concepito dalla Rowling. Vi lascio dunque immaginare la loro reazione all'annuncio di Hogwarts Legacy, in particolar modo quando è stato mostrato il primo gameplay. Può essere riassunta in una coppia di parole: gaudio e tripudio. E sono pronto a scommettere che siano state le medesime emozioni provate dalla stragrande maggioranza degli appassionati della saga letteraria e cinematografica. Non da me, però. Non rientro tra gli estimatori indefessi del maghetto, benché lo abbia frequentato a sufficienza, soprattutto in gioventù.

    Non sono tuttavia mai riuscito a farmi completamente catturare né dai personaggi né dall'intera mitologia che è alla base dei romanzi. Ciononostante, Hogwarts Legacy mi intriga, solletica la mia attenzione in maniera genuina, scevra da qualunque interesse per il nome che porta e per il brand a cui fa riferimento. Ecco, è per questo che ho deciso di osservare con l'occhio di un semplice appassionato di videogiochi l'ultimo gameplay Showcase.

    Su queste pagine trovate (e troverete) un gran numero di articoli scritti da chi Potter lo venera (un esempio? Eccovi la nostra anteprima su Hogwarts Legacy), quindi per una volta preferisco tener a riposo le loro penne piene d'amore e lasciare che diano ampio sfogo alla loro passione nei successivi, immancabili appuntamenti con la produzione. Avremo tempo infatti per sviscerare i riferimenti tratti dal libro e la fedeltà alla storia di Hogwarts prima dell'avvento di Harry; ora desidererei concentrarmi sul perché l'opera di Avalanche sembra avere qualcosa da dire anche a chi, come me, non ha mai sognato di appartenere a nessuna delle quattro case (informazione non richiesta: se proprio dovessi sceglierne una, sarebbe Tassorosso).

    Il castello senziente e il gioco delle citazioni

    Guarda caso - dopo una lunga panoramica sul ricco editor del personaggio - la presentazione si è aperta proprio nel dormitorio di Hufflepuff. E con questa involontaria captatio benevolentiae, è iniziato un lungo tour di quella che il team ha definito una piccola parte del castello di Hogwarts.

    A prescindere dal quantitativo esorbitante di rimandi letterari che gli appassionati sono in grado di cogliere, dal momento che la riproposizione della Sala Comune di Tassorosso sembra davvero molto attenta alle regole artistiche dettate dalla Rowling, c'è da ammettere che il colpo d'occhio complessivo genera una gradevolissima curiosità, che poco alla volta si è trasformata in sincero interesse (nel caso ve lo foste perso, ecco il nostro speciale 5 dettagli su Howgarts Legacy). La struttura architettonica è figlia di un art design che pare denso di stimoli, con una ricchezza di dettagli tale da calamitare lo sguardo di chi esplora, titillando un'attenzione che va al di là del gioco delle citazioni a tutti i costi. Certo, magari girovagando tra le sale si scoprono studenti un po' imbambolati e rigidi nelle loro posizioni, ma è anche ingiusto aspettarsi da un open world di simile ampiezza un realismo ambientale pari a quello di un Red Dead Redemption 2 (ancora oggi mai raggiunto). In ogni caso la vitalità della scena è rinvigorita da qualche evento inaspettato, come la comparsa di fantasmi ambulanti o uno stormo di maghi in groppa alle loro scope. L'alternarsi delle stagioni dovrebbe poi mutare anche parte dello stile d'arredo, perché ad esempio durante l'estate le vetrate delle sale saranno diverse da quelle invernali.

    Considerando che ogni Casa possiede le proprie unicità, e che l'intera Howgarts - già apparentemente vasta di suo - è solo una parte di un open world che si estende ben oltre i confini del Castello, bisogna ammettere che Avalanche sembra aver dato forma al mondo di gioco con perizia, come si evince anche dalla volontà di unire esplorazione e narrazione in maniera organica.

    La "Guida pratica alla Magia", che rappresenta il compendio di Hogwarts Legacy, ha una duplice funzione: da una parte è l'escamotage con cui il protagonista del gioco (che ricordiamo inizia la scuola già al quinto anno) può mettersi in pari con gli altri studenti, imparando progressivamente tutto quello che c'è da sapere sulle arti magiche; e dall'altra parte è lo strumento con cui anche il giocatore viene introdotto all'universo di Hogwarts. Le pagine del volume andranno raccolte esplorando l'ambientazione, mentre l'apprendimento delle arti magiche e la conoscenza della lore si tramutano in attività volte a incuriosire i fan e ad arricchire il bagaglio di informazioni a disposizione dei meno esperti.

    Una soluzione coerente con l'assunto narrativo, che spero possa rivelarsi adeguatamente stimolante, scacciando lo spettro di una ipotetica ripetitività. È prematuro sbilanciarsi in tal senso, ma quantomeno l'idea ha il pregio di essere ben integrata nella sovrastruttura del gameplay e della narrazione. A proposito della storia, in linea con i dettami della tradizione ruolistica, le nostre scelte potranno cambiare sia il carattere del protagonista, sia le sue relazioni interpersonali, e perfino il finale dell'avventura. Se teniamo in considerazione il fatto che la storia è ambientata nel tardo ‘800, ben prima di quanto raccontato nei libri e nei film, ci si rende conto di come Hogwarts Legacy non sia un'opera totalmente riservata ai conoscitori della saga, ma punti a sfruttare l'universo narrativo di Harry Potter per offrire un'esperienza in grado di attirare le attenzioni di una platea ben più ampia. È anche per i suddetti limiti che non sono mai stato attratto dalle precedenti avventure videoludiche del maghetto: tie-in che mi vincolavano a un immaginario fin troppo specifico e che proprio non m'apparteneva (a questo link potete leggere il nostro speciale su tutti i videogiochi di Harry Potter). In Hogwarts Legacy ho come la sensazione di poter modellare a mio piacimento parte di quell'ecosistema magico indubbiamente stratificato, di farlo mio al di là dei suoi legami con le opere preesistenti.

    Il tutto, com'è ovvio, nella speranza che i bivi della sceneggiatura mi pongano dinanzi a conseguenze tangibili, che abbiano un impatto considerevole sia sulla storia che sul gameplay. Perché a esseri sinceri, sono abbastanza tentato dall'apprendimento delle arti oscure (qui troverete il nostro speciale su Hogwarts Legacy e le arti oscure).

    Scherma magica

    Ecco l'aggancio perfetto per parlare del combat system! Una buona porzione del minutaggio dello showcase è stato dedicato al sistema di combattimento, che - senza troppi ghirigori critici - mi sento di definire piuttosto funzionale. Il concept su cui si fondano i duelli risponde alle regole dell'intuizione, connessa a una soluzione ludica che - dai tempi di Ikaruga - continua a far scuola: l'uso dei colori.

    Gli avversari possono sfruttare barriere che vanno abbattute con gli incantesimi contraddistinti dai medesimi cromatismi: una scelta semplice eppure efficace, che potrebbe controbilanciare la complessità legata alla selezione delle molteplici magie contenute nel gioco. Si parla del resto di più di 20 incantesimi, suddivisi in diversi quadranti all'interno dell'interfaccia, tra cui muoversi in tempo reale durante le battaglie.

    Non è possibile ora stabilire quanto comodo sarà fare la spola tra i vari sortilegi nel bel mezzo della frenesia battagliera, ma è legittimo credere che la suddivisione cromatica possa rivelarsi un buon supporto mnemonico per alleggerire il peso delle informazioni mostrate nell'HUD. Come affermato dal game director Alan Tew, l'obiettivo dei duelli è quello di mettere in scena una sorta di "scherma" magica, una danza fatta di affondi mistici che sembra muoversi con una certa eleganza.

    Tra interazioni ambientali, volteggi e parry a base di barriere, il combat system di Hogwarts Legacy dà l'impressione di essere orientato in direzione di un dinamismo asservito alla semplicità d'approccio. Meglio però mettere le mani avanti, e ricordare che la sezione di combattimento mostrata era poco più di un semplice tutorial: preferisco pertanto non sbilanciarmi eccessivamente né sulla complessità delle meccaniche, né sull'intelligenza artificiale di avversari che, nel video gameplay, rimanevano comunque abbastanza statici e poco reattivi dinanzi agli assalti del protagonista. Magari i duelli si faranno via via più complessi, in accordo con la progressione del protagonista, e la diversificazione dei nemici - sia umani che ferini - renderà le battaglie maggiormente stimolanti sul piano del grado di sfida. L'idea che mi balena nella mente resta comunque quella di un gioco pensato per parlare a un pubblico molto vasto, dal quale è forse inopportuno aspettarsi una forte stratificazione ludica, così come una cornice tecnica sopraffina, a causa della sua vastità e della natura cross gen.

    La rigidezza delle animazioni e dell'espressività facciale è perlomeno bilanciata dalla già citata ricercatezza artistica e sonora di pregio, in un gioco che pare rivolgersi sì soprattutto ai fan, ma anche a chi cerca un'avventura ruolistica da vivere in un ampio mondo magico. In fondo, estimatori o meno di Harry Potter, non possiamo che augurarci che Avalanche riesca a compiere un incantesimo ben riuscito.

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