Hollow Knight: orrore e meraviglia nel mondo degli insetti

Pochi altri videogiochi sono stati capaci di ricreare un ecosistema così denso di bellezza e inquietudine come quel capolavoro di Hollow Knight.

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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Al confine tra i Sentieri Dimenticati e il Picco di Cristallo si ode il suono metallico di un piccone. A produrre questo suono è un insetto piccolo e tondo. Una luce irradia i suoi raggi dalla testa della bestiola con i grandi occhi sgranati e illumina il suo incessante lavorio di minatore. La piccola creatura non sembra folle come gli altri insetti, incontrati finora nel dedalo dei cunicoli sotto il decaduto borgo di Pulveria, e si rivela socievole, ma non davvero allegra, perché in queste lande precipitate nell'oscurità nessuno è felice, a meno che la sua gioia non sia quella isterica di uno psicopatico che si accanisce sul cadavere smembrato della sua vittima. Ma l'insetto picconatore mantiene comunque l'ombra di un grazioso buon umore, una simpatica cortesia. Ad un certo punto l'esserino comincia a cantare, motivetti teneri e infantili, che nel terrificante panorama sonoro di Hollow Knight possiedono la luminosità di un flauto traverso, il cui chiaro timbro emerge d'improvviso tra il cupo brontolio di fagotti e contro-fagotti. Talvolta, prima di esplorare le minerali altezze del Picco di Cristallo, sono tornato con piacere in quella terra di confine solo per ascoltare i canti dell'insetto laborioso, per distrarre le mie orecchie di giocatore dal "dolore" di suoni angosciosi, orripilanti e strazianti.
    Poi, un giorno, assai più addentro nel crudele "ento-cuore di tenebra" di Hollow Knight, sono ripassato da quelle parti e non ho più sentito quella sciocca e dolce melodia. L'insetto minatore era ancora da quelle parti, ma taceva. E quando mi sono avvicinato mi ha attaccato come gli altri suoi simili, così l'ho ucciso. Ho provato l'illusione di un vago dolore. E mi sono ricordato di altri esseri vacui: gli uomini vuoti del poeta T.S. Eliot con "la testa piena di paglia" e "le voci secche" che quando mormorano insieme "sono quiete e senza senso come vento nell'erba rinsecchita o come zampe di topo sopra vetri infranti nella nostra arida cantina".
    "È questo il modo in cui finisce il mondo, non già con uno schianto ma con un lamento" ha scritto infine Eliot nella sua tetra poesia. Un lamento, qui quello di un insetto dapprima canterino ucciso dal mio aculeo, una morte inaspettata che, oltre ad aggiungere gravità a un gioco già così dolente, lo sprofonda in una nuova, disperata cacofonia, cancellando con la morte la meraviglia di una sinfonia in una terra follemente dissonante. Lande impazzite e maledette non così diverse da quelle narrate da King nella sua Torre Nera o dipinte da Miyazaki in Dark Souls e Bloodborne, videogame al cui tono Hollow Knight si avvicina in maniera più efficace e ispirata del comunque più che valido Salt and Sanctuary.

    Odi et Amo

    Non è facile amare gli insetti, e mentre scrivo mi tormentano diverse pruriginose punture di zanzara, bestie che persino l'animalista più integralista può avere schiacciato e ridotto in sanguinolenta poltiglia senza provare alcun rimorso.
    Eppure c'è chi apprezza gli insetti (se così non fosse, Satoshi Tajiri non avrebbe inventato i Pokémon) malgrado questi possano suscitare un viscerale ribrezzo e rappresentare un pericolo. Nonostante la mostruosità di alcune forme, del resto, il loro mondo è innegabilmente meraviglioso.

    La bellezza setosa e geometrica di un ragnatela o quella delle architetture sotterranee di un grande formicaio, i disegni sulle ali di una farfalla o la verde grazia assassina di una mantide religiosa. C'è un romanzo del 1973 di Thomas Page, intitolato la Piaga di Efesto, nel quale ci sono pagine che elogiano persino le virtù di uno degli insetti più schifati di sempre, ovvero le blatte.
    Sebbene le bestiole di Hollow Knight siano fantasiose, talvolta antropomorfe, mantengono tuttavia un'animalità che è del tutto assente in altre opere con un immaginario ispirato alla classe degli entomi, come A Bug's Life ad esempio.
    "Sfogliando" il bestiario del videogame di Team Cherry, con le sue decine di creature, si ricava l'idea di un ecosistema fantastico ma credibile, sospeso tra horror e fantasy cavalleresco, ma è durante il gioco vero e proprio che gli insetti restituiscono l'idea di una società animale vitale, sofisticata e credibile sebbene sia impazzita. È come se sbirciassimo tra gli alti e fitti alti steli d'erba di un prato e osservassimo le esistenze brulicanti che trascorrono sulla terra, si nutrono sulle corolle dei fiori, predano, si accoppiano e lottano per la sopravvivenza. Sono pochissimi i videogiochi (penso soprattutto a Metroid e mi verrebbe in mente anche Monster Hunter, se non fosse talmente diverso da Hollow Knight) con un ambiente così "vero", dove i nemici e il loro comportamento contribuiscono a ribadire l'illusione della realtà di un ambiente virtuale.

    Ogni ambientazione di Hollow Knight, dai verdeggianti e tossici labirinti frondosi di Verdevia al grigiore deprimente dell'Abisso, dalla piovosa solennità della Città delle Lacrime allo squallore dell'Antico Bacino, è abitata dalla sua fauna peculiare, integrata con arte pittorica ed entologa nel disegno dello scenario. Più ci si addentra per queste terre tormentate e più gli insetti fanno paura, tanto che Hollow Knight può risultare più agghiacciante di tanti videogame horror dichiarati come tali. Insetti che strisciano verminosi e continuano ad attaccare famelici anche quando tagliati in due, altri che emergono d'improvviso da neri stagni, aracnidi e bruchi gelatinosi, grandi vespe letali. Non è solo la loro forma disgustosa e minacciosa a incutere timore, ma la loro "voce", rumori terrorizzanti, brusii e ronzii che fanno rabbrividire come unghie lunghe che artigliano la superficie di una lavagna, alimentando così un carisma spaventoso.
    Malgrado tutto questo orrore e l'oscurità di luoghi che risultano repellenti come quelle illustrate in alcune opere di H.R. Giger, senza tuttavia mantenere la sensualità dei disegni dell'artista svizzero, il mondo di Hollow Knight, proprio come quello dei miliardi di insetti che abitano il nostro pianeta, è quindi anche sublime, persino quando è più disgustoso. Ci sono comunque posti caratterizzati da una bellezza capace di astrarci da tanta bruttezza, come quella quasi oscena di Nidoscuro: la vetrosa struttura che contiene una panchina, oltre la quale sciamano insetti che sembrano pesci dalle molte pinne, l'incantevole e voluttuosa selva dei Giardini della Regina, la quiete onirica delle Terre del Riposo con il suo cimitero di antichi e riflessivi fantasmi.
    E c'è anche l'inaspettata tenerezza di peluche delle larve dette Grub, infanti dispersi in luoghi ostili che possiamo ricondurre nella loro familiare dimora. Ma questa tenerezza è usata talvolta per creare un nuovo raccapriccio, e può raramente capitare di liberare un Grub per vederlo trasformarsi sotto i nostri occhi allibiti in una creatura orrenda e pericolosa.

    L'arte di comporre un videogioco

    Hollow Knight è un gioco complesso, punitivo e lunghissimo e dopo 50 ore di gioco sono giunto al finale per scoprire di averlo completato solo al 70%. L'orrore alienante, visivo, ludico e sonoro di Hollow Knight diviene una rigogliosa fonte di desiderio di scoperta. La tensione di viaggiare tra i suoi misteri, anche solo per ammirare un nuovo panorama e affrontare un altro repellente insetto mai visto prima, aumenta ancora dopo l'ermetico finale miyazakiano. E ci sono tante altre conclusioni da vivere, in base a come si gioca.

    Ma il senso di stupore che più alimenta nel giocatore questa maestosa e cupa avventura "insettiforme" nasce dalla consapevolezza che un simile capolavoro è stato partorito dalla passione di un team composto da pochissime persone. Inventori di sogni che, insieme ad altri maestri del settore indipendente, hanno ribadito a gran voce come la grandezza dei videogame non siano solo questioni di fondi e bilanci milionari, ma soprattutto di impegno, amore e ispirazione. Una questione di arte.

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