Horizon 3 si farà? Immaginiamo il sequel di Forbidden West su PS5

Tra i meriti e gli elementi rivedibili di Horizon Forbidden West, abbiamo immaginato le sfide che attenderanno Aloy nel terzo gioco della serie Guerrilla.

Horizon 3 si farà? Immaginiamo il sequel di Forbidden West su PS5
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  • Sono passati un paio di mesi dall'uscita di Horizon Forbidden West, da quando ci siamo avventurati nell'Ovest Proibito per esplorare foreste lussureggianti e metropoli ridotte a ombre del passato. Sebbene i ragazzi di Guerrilla Games siano riusciti a consegnarci un'esperienza memorabile, l'impressione è che del gioco si sia parlato un po' poco, forse perché in quelle settimane l'attenzione della massa videogiocante era rivolta a un certo gioco di FromSoftware.

    Eppure il nuovo viaggio della Salvatrice di Meridiana ha compiuto degli importanti passi in avanti rispetto al predecessore e ha saputo soddisfare la nostra fame di conoscenza per tutta la sua durata. Oltre a soffermarci sugli aspetti più luminosi dell'esperienza e su quelli che in futuro potrebbero essere ulteriormente limati, ci siamo anche concentrati sulle nuove sfide che attenderanno Aloy nel terzo capitolo della serie (Guerrilla ha già dei piani per Horizon 3). Come sempre, vi consigliamo di recuperare la lettura in un secondo momento se non avete ancora concluso l'avventura e temete gli spoiler.

    La fine della "solitudine"

    Quando Horizon Zero Dawn ha fatto il suo debutto sul mercato, ha incantato stampa e pubblico col suo mondo post post-apocalittico abitato da gigantesche macchine e disseminato di misteri da svelare. Il capostipite della serie però non era esente da criticità e non parliamo soltanto di quelle più evidenti come gli scontri con gli esseri umani.

    Una delle caratteristiche costitutive del viaggio di Aloy, che ben presto lasciava le terre dei Nora per abbracciare una missione in cui passato e presente si intrecciavano, finiva per allentare il ritmo del racconto e - a seconda dei gusti - poteva perfino pregiudicarne la completa riuscita.

    Sezioni con Sylens a parte, infatti, la cacciatrice era sola in un mondo abitato da tribù e individui all'oscuro del passato dell'umanità o dell'esistenza di forze contrapposte, determinate tanto a preservare la vita quanto a volervi porre fine.

    Conoscere le tradizioni e le credenze di organizzazioni sociali da Età del Bronzo aveva il suo fascino, per carità, ma a un certo punto diventava stancante continuare a sentir parlare di strambi dèi elementali in luogo di IA corrotte ed eventi estintivi scatenati da antichi megalomani. Ebbene, Forbidden West ha completamente risolto questa problematica, perché nel corso dell'esplorazione dell'Ovest Proibito Aloy realizza di non poter salvare il mondo da sola. Da qui la formazione di un piccolo gruppo composto sia da vecchie conoscenze come Erend e Varl, sia da nuovi volti legati a tribù differenti ma accomunati dalla fame di conoscenza e da un forte rapporto di amicizia con la protagonista. Grazie a delle missioni secondarie ad hoc e alla possibilità di parlare di argomenti sempre nuovi coi suddetti personaggi, approfondire il loro rapporto con Aloy è sempre interessante, così come il vederli mentre - in modi strettamente legati alle rispettive credenze - tentano di rapportarsi all'enorme mole di sapere donatogli da Gaia.

    Ciò che conta, in ogni caso, è che l'eroina dai capelli rossi abbia smesso d'essere l'unica (o quasi) detentrice della conoscenza, una conoscenza che peraltro viene ulteriormente ampliata non solo dagli interventi dell'IA "madre" e di Sylens ma anche di Beta e di Tilda, due personaggi inediti che unitamente a delle missioni primarie capaci di regalare incredibili colpi di scena, hanno espanso non poco la complessa lore alla base del mondo di gioco.

    Per capire quanto sia migliorato lo storytelling in questo secondo capitolo, basta chiamare in causa "La Tomba di Faro", che a nostro parere è una delle missioni più riuscite di un pacchetto caratterizzato da una grandissima qualità media. Incaricata di trovare i segreti di colui che per la civiltà Quen è stato il salvatore del mondo, l'eroina si è avventurata in un gigantesco bunker a tema Antico Egitto, in cui - ancora una volta - ha avuto prova della megalomania di Ted Faro.

    Oltrepassando le gigantesche statue del miliardario, un "Faraone corrotto" responsabile della fine dell'umanità, ha ritrovato le ultime memorie dei pochi eletti sopravvissuti alla piaga ma condannati a vivere in una prigione dorata e nella costante angoscia di essere eliminati dal proprio benefattore, se avessero scoperto i suoi inconfessabili segreti.

    Insomma, per merito tanto della narrazione tradizionale, quanto di quella ambientale, Guerrilla Games ha raggiuto dei risultati spesso eccezionali e ulteriormente impreziositi da una cornice grafica d'eccezione e dei personaggi finalmente espressivi. Se a ciò aggiungiamo la presenza di tribù genuinamente connesse al passato dell'umanità, a partire dalla venerazione dei Tenakth per "i Dieci" - una loro personalissima visione delle squadre di militari del vecchio mondo - è facile capire perché gli eventi narrati siano riusciti a catturarci così tanto.

    Tra macchine ancor più numerose e letali, pensiamo all'Aspidente, al Tremorzanna o al maestoso Spaccaonde (che è un po' il Nessie di Forbidden West), i combattimenti con le bestie di metallo sono diventati più spettacolari che mai, mentre quelli con gli esseri umani - complici le varie combinazioni corpo a corpo a disposizione di Aloy - si sono rivelati decisamente più gradevoli. Ultima ma non per importanza, la tanto desiderata introduzione della cavalcatura volante ha reso l'esplorazione del vasto e splendido mondo di gioco una vera gioia per gli occhi, soprattutto su PlayStation 5, e ci ha spinto a scoprirne ogni anfratto e svelarne i segreti.

    Gli elementi ludici migliorabili

    Al netto di rari inciampi, pensiamo ad esempio alla possibilità un po' artificiosa di far schierare Regalla al fianco di Aloy, il comparto narrativo del gioco si è rivelato di grande caratura. Sul fronte ludico, come abbiamo esposto nella recensione di Horizon Forbidden West, sono state davvero tante le migliorie effettuate ma crediamo che in alcuni ambiti ci sia ancora un buon margine di miglioramento.

    Il terzo capitolo della serie d'altronde arriverà tra diversi anni, quando l'Unreal Engine 5 e le soluzioni proprietarie dei team più eminenti ci avranno già regalato meraviglie e non solo sul fronte grafico. Mondi aperti sempre più vari, sfaccettati e forse - sulla falsa riga di Elden Ring - all'insegna di un'esplorazione meno guidata, si saranno già stampati nelle menti dei giocatori, quindi il team di PlayStation sarà chiamato a superarsi per offrire un'esperienza pienamente evoluta ai fan.

    Per cominciare, uno degli aspetti meno riusciti di Horizon Forbidden West è il sistema di arrampicata, perché - sebbene si sia confermato discretamente più avanzato della controparte di Zero Dawn - presenta diverse sbavature.

    Ci auguriamo ad esempio che nel prossimo gioco non troveremo ancora le superfici "non scalabili perché sì", le animazioni un po' incerte della protagonista e i "binari su roccia" tipici dell'Ovest proibito. Si tratta infatti di soluzioni ormai vetuste, che in tutta onestà hanno smesso di funzionare da diverso tempo e che potrebbero serenamente scomparire da un tipo d'esperienza basata sui combattimenti e su di un'esplorazione abbastanza rilassata. Con i luoghi di missioni e obiettivi secondari comodamente marcati sulla mappa infatti le scalate hanno più la funzione di estendere la durata delle missioni che di condurre i giocatori verso interessanti scoperte. In Forbidden West Aloy può avere accesso a un vasto arsenale (per approfondire, ecco la guida alle migliori armi di Aloy in Horizon Forbidden West) che include nuovi e utili strumenti di morte o abiti stilosi, che però da un certo grado di rarità in poi richiedono di sudare le proverbiali sette camicie per essere migliorati.

    Parliamo infatti di ben cinque livelli di efficacia per oggetto, che chiamano il giocatore a raccogliere le parti di macchina dei robot più rari e potenti, incluse le varianti Alfa. Se consideriamo il fatto che spesso se ne debbano spendere in quantità superiori alla singola unità, avanzare anche di un solo grado può richiedere sane dosi di pazienza, in un'avventura già piena zeppa di splendidi combattimenti con macchine, scontri nell'arena e terreni di caccia.

    Inoltre, è facile arrivare alle battute conclusive della trama con decine di migliaia di frammenti in tasca, il che ci porta al punto principale della questione: nel prossimo Horizon si potrebbe rivedere il bilanciamento della quantità di frammenti e delle parti di macchina da investire in upgrade, così da non spingere i giocatori ad abbandonare l'idea di migliorare i pezzi più preziosi dell'arsenale.

    Detto questo, l'Ovest Proibito è pieno zeppo di missioni secondarie appassionanti o quantomeno di buon livello, così come di numerose attività di contorno dall'efficacia variabile. Se pensiamo alla raccolta dei collezionabili - inclusi le Scatole Nere e i Punti Panoramici - in Forbidden West abbiamo assistito a una certa reiterazione di meccanismi ludici, con variazioni spesso ascrivibili alla sola conformazione ambientale.

    Per intenderci, la raccolta di reliquie del mondo antico coi suoi enigmi basati sull'utilizzo di casse convenientemente poste nelle strutture in rovina ha dapprima saputo intrigarci ma a un certo punto si è fatta più pesante da sostenere, avvicinandosi ai lidi dei riempitivi francamente non necessari come i Contratti di Recupero oggetti. Un lavoro encomiabile invece è stato svolto sul fronte dei Collilunghi, i bestioni robotici da scalare in "mini missioni" capaci di regalare spettacoli scenici assolutamente preziosi. Con una gestione più oculata dei compiti secondari, insomma, la terza iterazione principale della serie potrebbe proporre un viaggio dal ritmo incredibile, in luoghi degli Stati Uniti - e forse della Terra - ancora inesplorati.

    I Quen, Efesto e la minaccia più grande

    Nell'ultima parte della lotta di Aloy e compagni contro gli Zenith, i millenari "ex terrestri" che si sono confermati degli antagonisti degni di questo nome, la Cacciatrice è entrata in contatto con la civiltà Quen, che di certo è una delle più interessanti tra tutte quelle che ad oggi conosciamo dell'universo di Horizon.

    Conscia di molti aspetti che caratterizzavano la società del vecchio mondo, delle personalità di spicco che lo abitavano e del gruppo di individui che ha tentato di salvarlo, questa popolazione ha finito per idolatrare figure come Ted Faro o la Sobeck e ha costruito attorno a loro un culto fondato su di un ben preciso sistema gerarchico, fatto di Divinatori - gli studiosi delle cose del mondo antico - e di Supervisori, i reali detentori di un sapere senza filtri da raccontare alla popolazione in forma rigorosamente parziale e controllata.

    Sarebbe bello se nel prossimo capitolo la Nora e la sua amica Alva attraversassero il Grande Oceano per spingersi nel paese natale dei Quen, magari per recuperare qualche antica tecnologia umana per avere una marcia in più nella guerra contro una spaventosa entità ormai in procinto di giungere sulla Terra.

    In attesa di capire da dove provenga questa civiltà, un fatto che di per sé potrebbe rivelarsi di estrema importanza per la struttura ludica e narrativa del nuovo gioco, sappiamo per certo che Aloy e gli altri salvatori del mondo si ritroveranno a combattere nuovamente contro Efesto, fuggito nei Calderoni sfruttando il caos della battaglia tra i dinosauri robotici di Beta e gli Specter degli Zenith. L'IA corrotta tra l'altro potrebbe sfoderare alcuni assi nella manica "di metallo" - forte delle conoscenze acquisite grazie alla rete dati degli avanzatissimi umani di Sirio - e sguinzagliarli ancora una volta in sua difesa. Se queste macchine avranno fattezze legate a vere bestie perdute (sogniamo ad esempio l'arrivo di un Megalodonte robotico) o saranno più vicine agli Specter di Gerard Bieri, non ci è dato saperlo ma non vediamo l'ora di scoprirlo. Arriviamo quindi alla questione Nemesis, un essere senziente nato dalla volontà dei folli Zenith di digitalizzare le proprie coscienze per ottenere una totale immortalità e la possibilità di esistere in ogni forma possibile.

    Ci abbiamo messo del tempo a digerire il fatto che se quest'ammasso di menti corrotte non avesse inviato il segnale d'estinzione per ridestare Ade, probabilmente Aloy non sarebbe mai nata, ma in ogni caso un nemico così potente - capace di annientare la colonia dei suoi creatori nel giro di ore - fornirà agli sviluppatori tutti i numeri per tirar fuori una storia appassionante, accompagnata da un'atmosfera di catastrofe imminente che di certo metterà a dura prova i protagonisti del racconto.

    Oltre ad aver colto la sottile ironia di Nemesis, che di fatto è un po' una Piaga di Faro ripetuta, nonché il simbolo dell'avidità di potere di uomini che hanno finito per annientare sé stessi, non molto altro possiamo dire di questa minaccia ma vogliamo chiudere il nostro discorso con uno spunto che riteniamo possa essere interessante.

    Sylens, Aloy e la cricca, infatti, sono entrati in possesso della copia di Apollo degli Zenith, che potrebbero utilizzare per riportare la conoscenza perduta all'umanità tribale che abita la Terra. Non ci stupiremmo se in prossimità dell'arrivo di Nemesis un misterioso condottiero si mettesse a capo di una fazione di ribelli intenzionata a rifiutare il sapere di Apollo, così da dare inizio a una grande guerra civile che renderebbe ancor più precaria una situazione già disperata. A prescindere da tutto, scalpitiamo per scoprire i primi dettagli sul terzo capitolo di Horizon, il possibile ultimo atto di una grande storia che ha segnato la rinascita di Guerrilla Games.

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