Horizon Forbidden West è il gioco dell'abbondanza: l'arte e Aloy

Horizon Forbidden West, tra opere d'arte, personaggi e tematiche: viaggiamo alla scoperta di questa esperienza all'insegna dell'abbondanza.

Horizon Forbidden West è il gioco dell'abbondanza: l'arte e Aloy
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  • PS5
  • Horizon Forbidden West è un videogioco di abbondanza. È anche un lavoro di rifinitura: nelle parole del Game Director Mathijs de Jonge, "we wanted to make the game as good as the first, but improve on the weaker parts and introduce many new ideas" (volevamo realizzare un gioco buono come il primo ma anche rifinire gli aspetti più deboli e introdurre molte nuove idee); la varietà di situazioni proposte e l'enorme scala del progetto sono posti al centro della scena: "Our primary focus is to deliver a memorable, compelling and enjoyable adventure but to a quality level that few open-world games manage to achieve. I think players will be surprised how much variety, to high standards, we managed to put in a game of this scale and scope" (Il nostro obiettivo principale è di offrire un'avventura memorabile, avvincente e godibile, e a un livello qualitativo che pochi giochi open world riescono a raggiungere. Credo che i giocatori saranno sorpresi della varietà e degli alti standard che abbiamo inserito in un'esperienza di queste dimensioni).

    È un discorso quantitativo, in cui i dettagli certosini del mondo di gioco, le sue dimensioni e il miglioramento di feature preesistenti risultano funzionali alla dimostrazione della qualità del titolo. Tuttavia, non sempre le ambientazioni in cui la protagonista si trova a muoversi per lunghe ore o i comprimari più stretti sono gli elementi maggiormente significativi per definire il percorso dell'eroina e stimolare il pensiero dell'utente: a ben guardare, in Horizon Forbidden West sono presenti personaggi e avvenimenti che, pur secondari nell'economia complessiva dell'avventura, gettano nuova luce sulla personalità di Aloy e incoraggiano prospettive critiche sul videogioco (qui troverete la nostra recensione di Horizon Forbidden West).

    Nel panorama italiano è quindi sorta, ad esempio, una interessante analisi di Morlund, artificiere capace di accendere una scintilla di sincera curiosità nel cuore di Aloy (Toniolo 2022). Nel mio caso, è stata una particolarissima visita museale ad avviare una riflessione sull'arte, sui dettagli e sulle emozioni.
    Come è facile immaginare, saranno presenti considerazioni e analisi sulla trama di Horizon Forbidden West. Se non avete portato a termine l'ultimo titolo di Guerrilla Games, potreste considerare di interrompere qui la lettura e riprenderla più in là nel tempo.

    Una strana visita guidata

    Tilda van Der Meer ha attirato su di sé molti sguardi fin da prima della pubblicazione di Forbidden West. Oltre a sfoggiare un look decisamente sopra le righe - il suo abito sembra una creazione della stilista olandese Iris van Herpen su commissione di una facoltosa astronauta - Tilda è interpretata dall'attrice Carrie-Anne Moss, ben nota al pubblico per aver vestito i panni di Trinity nella serie di film ambientati nell'universo di Matrix. Tilda e i suoi compagni sono esseri umani millenari.

    Carrie-Anne Moss

    Tilda van Der Meer

    Fuggiti a bordo dell'astronave Odyssey mentre la Terra era tormentata dalla Piaga di Faro, che avrebbe sterminato la vita sul pianeta, i membri del gruppo Far Zenith sono riusciti a raggiungere l'immortalità grazie a ingegneria genetica avanzata e innesti cibernetici. Il loro ritorno al luogo d'origine dopo mille anni trascorsi nello spazio è un evento potenzialmente disastroso per i "nuovi" popoli - i Far Zenith sono dotati di conoscenze avanzate, andate perdute sulla Terra a causa della distruzione del database APOLLO a opera di Ted Faro - e foriero di uno scontro tra terrestri antichi e contemporanei.

    Il momento più singolare è un fatto per noi se non quotidiano, quantomeno considerabile normale: una visita museale. Nel mondo di Aloy, invece, si tratta di un evento del tutto inedito. Il contatto con il mondo dei Predecessori avviene prevalentemente tramite rovine, resti di antichi robot o artefatti tecnologici, tra cui i Focus: per la guerriera Nora, il confronto con le opere d'arte del passato è un momento di scoperta e di meraviglia, senza precedenti in Horizon Zero Dawn. Torniamo a Tilda van Der Meer, che aveva iniziato la propria carriera in Olanda come esperta nell'identificazione di falsi d'arte. Grazie allo sviluppo di un software sofisticato e preciso, Tilda riusciva a mettere l'ultima parola in caso di contestazioni o dubbi sull'autenticità di un'opera.

    In seguito passata al controspionaggio, la donna aveva conservato l'amore profondo che la legava ai protagonisti del secolo d'oro dell'arte olandese, in particolare Jan Vermeer (1632-1675) e Rembrandt van Rijn (1606-1669). Di fronte all'imminente distruzione del pianeta da parte delle macchine impazzite a causa della Piaga di Faro, i curatori del Rijksmuseum di Amsterdam ("il più grande museo della mia patria", nelle parole di Tilda) le affidarono i lavori più preziosi conservati presso l'istituzione, nella speranza che la donna riuscisse a renderli immortali. Prima di lasciare la Terra, Tilda chiuse le opere in un bunker di massima sicurezza, e la prima esponente della nuova umanità a posare gli occhi su quelle tele e sculture è proprio Aloy.

    Dettagli ed emozioni

    La voce calma e autorevole di Carrie-Anne Moss conduce la protagonista di Forbidden West e i giocatori in una visita molto particolare: i capolavori di un mondo ormai perduto risplendono su pareti nere che permettono allo sguardo di concentrarsi su colori, forme, sensazioni. Due tele vengono accostate: si tratta di "Donna in azzurro che legge una lettera" di Jan Vermeer (ca. 1663) e di "Donna che legge musica" (ca. 1935-1940).

    Parleremo a breve dell'identità dell'autore del secondo dipinto, ma per ora lasciamolo nell'ombra. Tilda pone ad Aloy una domanda: "Entrambi gli artisti hanno catturato luci, colori e prospettiva, ma cosa rende uno un capolavoro e l'altro una semplice imitazione?". Aloy risponde che il primo dipinto è meno dettagliato, ma più intenso, e quindi Tilda replica: "Hai buon occhio. I dettagli sono netti, il contrasto deciso: ci dice di più. Tuttavia, ci dà meno emozioni". Per molti, "Donna in azzurro che legge una lettera" è la punta di diamante della carriera artistica di Jan Vermeer.

    Donna in azzurro che legge una lettera

    Donna che legge musica

    Nelle parole del critico d'arte Arthur K. Wheelock, "In no other painting did Vermeer create such an intricate counterpoint between the structural framework of the setting and the emotional content of the scene. A mere description of the subject - a young woman dressed in a blue jacket reading a letter in the privacy of her home - in no way prepares the viewer for the poignancy of this image, for while the woman betrays no outward emotion, the intensity of her feelings is conveyed by the context Vermeer creates for her" - Wheelock Jr. 1995

    (In nessun altro dipinto Vermeer ha creato un contrappunto così efficace tra il quadro strutturale e il contenuto emotivo della scena. Una semplice descrizione del soggetto - una donna che indossa una giacca blu mentre legge una lettera nella tranquillità della sua casa - in nessun modo prepara lo spettatore all'intensità di questa immagine, perché mentre la donna non tradisce nessuna emozione, l'intensità dei suoi sentimenti viene trasmessa dal contesto che Vermeer ha creato per lei).

    La donna è intensamente coinvolta nell'atto di leggere: le labbra sono socchiuse, c'è tensione nelle dita. Non c'è narrazione: non conosciamo il contenuto della lettera o non sappiamo quali conseguenze avrà sulla vita di colei che la sta leggendo. Per secoli, la donna vestita d'azzurro è rimasta ferma nello stesso punto del tempo, imprigionata nel momento che potrebbe cambiare per sempre la sua vita. Lo stesso non si può dire per "Donna che legge musica".

    Ci sono più dettagli, anche se le fattezze della protagonista del dipinto sono quasi identiche rispetto a quelle rappresentate da Vermeer. L'immagine è più nitida, la donna qui indossa degli orecchini di perla. L'attività è la medesima: la lettura. Stavolta, però, non si tratta di una lettera, ma di uno spartito musicale. È una differenza che cambia tutto, perché cancella ogni suspense (Wynne 2006, p. 90). Dal dipinto manca un sommovimento narrativo, manca l'attesa, manca quell'attimo fatidico in cui il destino della protagonista è eternamente in procinto di cambiare. Più dettagli, meno emozioni. Dettagli, emozioni: due parole chiave.

    A questo punto, Tilda van Der Meer racconta per sommi capi la storia dell'autore di "Donna che legge musica". Inizialmente, l'uomo dipingeva a suo nome, ma non aveva alcun successo: i suoi lavori erano considerati irrilevanti, "ma non appena indossò i panni di Vermeer, furono celebrati come capolavoro. Ma erano una menzogna, e lui lo sapeva. A volte non distinguiamo il vero dal falso, neanche dentro di noi". Tilda non pronuncia mai il nome del pittore, ed è ben consapevole che gli attuali abitanti della Terra potrebbero non identificarlo mai, data la distruzione di APOLLO. Potrebbe trattarsi di una sorta di contrappasso artistico, di una condanna di quello che è stato il più famoso falsario della storia dell'arte; quel che è certo è che il fruitore di Horizon Forbidden West è incoraggiato a far leva sulle sue conoscenze storiche se vuole venire a capo del mistero (Aghoro 2022, p. 71). Suggestiva è l'idea di una "vendetta" di Vermeer tramite Tilda: non è certamente un caso se il cognome della donna è Van Der Meer, corrispondente a quello del grande maestro olandese, in quanto Vermeer è soltanto un'abbreviazione. Tilda considera paradossale che Vermeer sia morto nell'anonimato, mentre il suo falsario - come vedremo - divenne una celebrità: si tratta in realtà di una visione romantica, la stessa che aveva anche l'uomo che, nel Novecento, ingannò i più grandi critici d'arte dell'epoca con i suoi falsi Vermeer.

    In effetti, ci vollero secoli prima che le opere del maestro di Delft fossero conosciute e apprezzate in tutto il mondo; tuttavia, bisogna ricordare che il talento di Vermeer venne ampiamente celebrato nel corso della sua vita, tanto che il pittore fu eletto per ben due volte a capo della corporazione degli artisti di Delft. Qualunque sia la vera ragione per cui Tilda tiene Aloy all'oscuro sul nome del falsario, vale la pena raccontare la sua storia. A proposito, si chiamava Han van Meegeren, e anche lui, come Vermeer, Tilda e Guerrilla Games - studio di sviluppo di Horizon Forbidden West - era olandese.

    Falsi d'autore

    Han van Meegeren nacque nel 1889 a Deventer, e prese presto la decisione di fare dell'arte la sua professione. Dopo un'infanzia segnata dalla repressione della sua vena artistica da parte dell'autoritaria figura paterna (Godley 1951, p. 128), Han intraprese gli studi universitari in architettura, per poi passare alla facoltà di belle arti a L'Aia. La sua prima esposizione pittorica, avvenuta nel 1917 presso la galleria Kunstzaal Pictura, sita nella stessa città, fu un discreto successo; tuttavia, dopo qualche anno van Meegeren perse il favore dei critici, che in diverse occasioni, pur riconoscendo le sue indubbie capacità tecniche, affermarono che mancava di originalità. Fu così che il pittore prese una decisione radicale: a partire dai primi anni '20 iniziò a dedicarsi alla produzione di falsi d'arte.

    Concentratosi sullo studio delle tecniche pittoriche di Jan Vermeer, impiegò lunghi anni per perfezionare un metodo che potesse il più possibile ricreare la soffusa magia del grande pittore olandese. Van Meegeren spese una fortuna per acquistare lapislazzuli, largamente impiegati da Vermeer nel suo pigmento blu oltremare: all'epoca il costo di questa pietra preziosa era maggiore rispetto a quello dell'oro. Parte del procedimento era la cottura dei dipinti in un enorme forno fabbricato dal falsario stesso, passo essenziale per ricreare la craquelure che normalmente sorge con lo scorrere del tempo.

    "Donna che legge musica" dovrebbe porsi nelle fasi iniziali della sperimentazione di van Meegeren: lo si comprende dalla stretta somiglianza del soggetto rispetto a "Donna in azzurro che legge una lettera", mentre l'aspirazione del pittore - da lui brillantemente realizzata in seguito - era quella di creare un nuovo filone di opere di Vermeer, inserendo sì dei riferimenti alla produzione del maestro di Delft nelle sue tele, ma innovando su temi e soggetti proposti. L'autore olandese è passato alla storia per le sue scene di vita quotidiane, di cui l'opera conservata nel "museo" virtuale di Tilda van Der Meer è solo un esempio.

    Vi era la convinzione, tra i critici, che Jan Vermeer avesse visitato l'Italia e prodotto delle opere a tema religioso, di cui però non si trovava traccia nel mercato dell'arte. Ecco, Han van Meegeren era l'offerta che soddisfava la domanda. Tramite un avvocato suo conoscente, il falsario propose all'illustre (e all'epoca molto anziano) critico d'arte Abraham Bredius un dipinto di grande formato: "La Cena in Emmaus". La scelta era scaltra: van Meegeren sapeva benissimo che Bredius, il quale in passato aveva erroneamente scambiato dei falsi per autentici Vermeer, voleva lasciare un segno indelebile nella storia dell'arte prima di morire. Bredius rimase per due giorni in compagnia del dipinto prima di dichiararne non soltanto l'autenticità, ma anche la sua assoluta eccellenza, definendolo il più grande capolavoro di Jan Vermeer (Bredius 1937, p. 211). Han van Meegeren, pittore abile e uomo di grande astuzia, riuscì a immettere nel mercato vari falsi Vermeer. Con ogni probabilità non sapremo mai con certezza il numero esatto, e lo spettro del falsario aleggerà per sempre come un ingombrante fantasma sul canone del maestro di Delft. Di certo, però, possiamo identificare il dipinto destinato a far passare van Meegeren alla storia.

    L'uomo che beffò Hermann Göring

    Sia Adolf Hitler che il feldmaresciallo del Reich Hermann Göring erano appassionati d'arte. Hitler, però, aveva un qualcosa che a Göring mancava: un dipinto di Jan Vermeer. Nel 1942, il gerarca nazista poté finalmente realizzare il suo sogno - o almeno così credeva. In cambio di 137 dipinti della sua collezione privata (in larga parte provenienti da musei e collezioni saccheggiate), Göring poté mettere le mani su "Cristo e l'Adultera", che venne collocato nel salone della sua residenza di Carinhall tra due Memling e un Lochner. Nel corso del processo di Norimberga, il gerarca venne a sapere che il suo amato Vermeer era un falso: secondo una testimonianza (riportata in Wynne 2006, p. 171), sembrò che Göring avesse scoperto l'esistenza del Male nel mondo in quell'esatto momento.

    "Cristo e l'Adultera", ritrovato in una miniera di sale austriaca nel 1945, segnò la fine della carriera del falsario olandese. Risalendo al mercante d'arte che aveva venduto l'opera a Hermann Göring, alle orecchie delle forze alleate giunse il nome di Han van Meegeren. Accusato di collaborazionismo con i tedeschi e di traffico di tesori nazionali - non dimentichiamo che agli occhi del mondo "Cristo e l'Adultera" era all'epoca un autentico Vermeer - interrogato e arrestato in Olanda, il pittore si tormentò per sei settimane nella contemplazione del più grande dilemma della sua esistenza: mantenere il suo segreto (e, in un certo senso, una forma d'immortalità) e rischiare di essere condannato alla pena capitale, o confessare e aver salva la vita.

    Confessò, ma non venne creduto. Per dimostrare che era davvero lui il Vermeer del ventesimo secolo, van Meegeren chiese due mesi di tempo. Nacque così, in circostanze davvero uniche, il suo ultimo falso: "Il giovane Cristo nel Tempio", completato nel dicembre 1945. Dopo varie analisi su "Cristo e l'Adultera" - tra cui raggi X ed esami chimici - venne acclarato che il dipinto non poteva risalire al XVII secolo, essendo presenti elementi plastici entrati in uso solo qualche decennio prima.

    Le accuse di collaborazionismo e di traffico di tesori nazionali contro van Meegeren vennero così a cadere. Nel 1947, il pittore venne condannato soltanto a un anno di carcere per falsificazione e frode. In ogni caso, l'uomo che aveva gettato Hermann Göring nella disperazione più nera non era destinato a scontare la pena: dopo una lunga serie di infarti, Han van Meegeren morì il 30 dicembre 1947. Aveva 58 anni.

    Aloy

    A parere di chi scrive, Horizon Forbidden West sta a Horizon Zero Dawn come "Donna che legge musica" di Han van Meegeren sta a "Donna in azzurro che legge una lettera" di Jan Vermeer. Nel primo capitolo della saga di Guerrilla Games (qui la nostra recensione di Horizon Zero Dawn), l'identità della giovane Aloy è a lungo un mistero per lei stessa e per chi gioca. Ritrovata da piccolissima fuori da quella che si scoprirà essere una delle strutture del Progetto Zero Dawn per la reintroduzione degli esseri umani sulla Terra post Piaga di Faro, la bimba è un enigma che le matriarche della tribù Nora non riescono a decifrare. Pur senza una decisione unanime, si stabilisce di affidare la piccola a un uomo esiliato dalla loro comunità, Rost; in seguito, le medesime matriarche riconosceranno ad Aloy una natura semidivina.

    Il percorso dell'eroina è quindi duplice: da un lato vi è l'avventura in un mondo vasto, in bilico tra antichità e futuro; dall'altro abbiamo il viaggio di scoperta della vera identità dell'eroina, clone della scienziata Elisabet Sobeck, capo del Progetto Zero Dawn ed esempio di coraggio e integrità morale. Aloy si apre all'esterno, e contrariamente a molti personaggi videoludici femminili ha la possibilità di esplorare il mondo (Forni 2019), scoprendo i misteri di una Terra divenuta ermetica a causa della perdita delle conoscenze dei Predecessori. Soprattutto, Aloy attraversa gli abissi della sua interiorità, dovendo venire a patti con un'eredità difficile da portare e sopportare (Woolbright 2018).

    Horizon Zero Dawn racconta la storia di una giovane donna fin dai suoi inizi, accompagnandola nel momento della rivelazione e seguendola negli avvenimenti successivi. Aloy compie un viaggio, mentre la donna di Vermeer è ferma in un'ansa del tempo. Come giocatori, assistiamo alla lettura della lettera da parte di Aloy (il disvelamento del suo passato) e alla sua evoluzione in conseguenza di quanto appreso. In altre parole, l'epopea dell'eroina di Guerrilla Games è il disvelamento della sorte della donna di Vermeer, liberata da quel momento nel tempo in cui era stata imprigionata dal pittore: il viaggio di Aloy concreta quelle emozioni suscitate dalla suspense del dipinto, dando un possibile esito all'enigma emotivo dipinto dal maestro di Delft.

    Sciolto il mistero, Horizon Forbidden West non riesce a ritrovare quell'intensità emotiva presente nel primo capitolo, e così svolge un lavoro analogo a quello di Han van Meegeren in "Donna che legge musica": guarda all'originale e tenta di perfezionarlo, puntando tutto sui dettagli.

    Lo spazio di possibilità concesso al giocatore si espande a dismisura, con nuove meccaniche di gioco (emblematica l'introduzione del volo verso la fine della quest principale), nuove armi, nuove macchine da dominare (e sterminare), nuovi animali, nuove piante (centrali nella narrazione, ancor più rispetto al predecessore: per un discorso sulle piante in Horizon Zero Dawn e sul loro valore simbolico si veda Seller 2020).

    È persino aumentato il numero di componenti che Aloy può saccheggiare dai robot distrutti. Ecco perché si propone la definizione di "videogioco di abbondanza". A quanto pare, poco importa se tutto questo stride con la narrazione. Nelle cinematiche iniziali, la protagonista attraversa immense distese di piante infestanti di colore rosso, rappresentative della piaga che dilaga sulla Terra e uccide gli animali, distrugge i campi e provoca carestie in diverse parti del mondo; sebbene ciò non venga esplicitato a chiare lettere, si può presupporre che questa "malattia" sia la stessa che ha afflitto i Quen in un'altra zona del pianeta. L'intelligenza artificiale GAIA informa Aloy che restano soltanto quattro mesi di tempo per prevenire danni irreparabili alla biosfera. Sebbene alcune missioni implichino una difficoltà degli abitanti dell'Ovest proibito a causa di questo disastro ambientale - a Cantopuro bisogna riparare i Terranumi, macchine responsabili della fertilizzazione del suolo, affinché non diffondano più la piaga, mentre a Lanciardente Aloy deve ripristinare il flusso d'acqua potabile che sostenta la popolazione e si era interrotto - Aloy fa esperienza dell'abbondanza più totale: anche nei villaggi in cui si lamentano carestie sono in vendita succulenti manicaretti, armi di tutti i tipi e parti di animali con cui potenziare l'equipaggiamento, mentre nel mondo aperto la protagonista può godere della prosperità procedurale di piante e animali che si rigenerano in continuazione (lo stesso avveniva in Horizon Zero Dawn: Nae 2020, p. 275); Aloy può accumulare risorse infinite, sfruttando l'ambiente in un modo del tutto analogo rispetto agli esponenti di quel "capitalismo di rapina" che un millennio prima avevano condannato il mondo all'estinzione.

    Sebbene si tratti di un concetto spesso abusato, è evidente in questo caso la presenza di una forte dissonanza ludonarrativa (Condis 2020; Toniolo 2022). Oltre alla presenza di meccaniche derivanti da un approccio predatorio disprezzato a livello narrativo, va constatato come le storie di siccità, di raccolti avvelenati dalle macchine che dovrebbero fertilizzarli, di disperazione per la mancanza di risorse rimangano tali: sono soltanto storie pronunciate dai personaggi non giocanti, una fine del mondo apparentemente incipiente ma non autenticamente vissuta da Aloy o dal giocatore.

    In ultima analisi, Horizon Forbidden West non può avvalersi delle emozioni destate nei giocatori dalla rivelazione della reale identità di Aloy, e i suoi creatori ne sono ben consapevoli: è per questo si punta sulla quantità, sulla vastità dell'esperienza, sul miglioramento delle meccaniche di gioco e sull'espansione dello spazio di possibilità a disposizione del giocatore, generando una pletora di dettagli comparabile a quella presente nel celebre falso di Han van Meegeren.

    Tilda van Der Meer nega al falsario la memoria del nome, ma la donna ha basato la sua carriera sulla fascinazione nei confronti dell'imitazione. Alla fine, Tilda viene sconfitta proprio dalla più grande eredità lasciata da Han van Meegeren al mondo: il dubbio. Nella storia dell'arte c'è un prima e un dopo van Meegeren, e i canoni di molti artisti sono stati drasticamente ristretti nei decenni successivi alla scoperta dei clamorosi falsi Vermeer (Wynne 2006, pp. 199 ss.). In Horizon Forbidden West, Aloy mette a frutto la sua inusuale visita al museo di Tilda, mettendo in pratica la filosofia del dubbio ed elaborando un piano che le consentirà di svelare le menzogne della sua guida e sventare la minaccia mortale che ella rappresenta. La storia di Han van Meegeren insegna ai critici - anche videoludici - ciò che l'orgoglio di Abraham Bredius e di Hermann Göring non poté cogliere: il valore supremo del punto di domanda.

    Bibliografia

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