Hunt Showdown: un mondo di mostri e cacciatori. Il racconto di un'epidemia

In occasione dell'arrivo su PlayStation 4, proviamo a scoprire qualche dettaglio sull'affascinante lore che caratterizza lo shooter Crytek.

speciale Hunt Showdown: un mondo di mostri e cacciatori. Il racconto di un'epidemia
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Hunt Showdown si sta lentamente facendo strada, guadagnando sempre più popolarità, anche grazie al recente sbarco su PS4. L'attenzione è tutta meritata: si tratta infatti decisamente di un titolo solido e intenso, in grado di regalare molte ore di terrore misto a divertimento, soprattutto se giocato in compagnia. Ma non è soltanto il gameplay nudo e crudo a determinare il suo successo: vi avevamo già ricordato, nella nostra recensione di Hunt Showdown, che il gioco ha un carattere molto forte, con un'atmosfera ed un'ambientazione da brivido. Man mano che il titolo viene aggiornato ed arricchito di dettagli dal team di Crytek, cominciano a fuoriuscire sempre più particolari riguardo alla misteriosa e silenziosa storia che serpeggia tra le paludi della Louisiana.

    Una lore, quella di Hunt, che spinge a scavare costantemente in profondità proprio come si legge in un estratto del "Liber Monstrorum" presente nel menù di gioco siamo costretti "a fare molti salti di logica e fede" per comprendere ciò che sta accadendo nel bayou. La storia che vi proponiamo è dedicata a tutti i cacciatori di lore dei forum internettiani e, più in generale, a tutti gli amanti dei racconti sui mostri. Il nostro "diario di un cacciatore" parla di una tremenda epidemia, scoppiata in un'epoca (quella di fine Ottocento), in cui il giornalismo era molto diverso: legato a sensazionalismi e a notizie poco attendibili... beh, forse non tanto lontano da quello odierno!

    L'inferno in Lousiana

    La Louisiana è un vero inferno, diamine! È passata una generazione da quando questi bifolchi hanno perso la guerra col Nord, eppure sembrano non aver imparato nessuna lezione d'umiltà. Sono trecento anni che noi cacciatori veniamo spediti in queste paludi fetide a fare il lavoro sporco per loro. Questa puzza mi sta uccidendo. Questa maledetta vita mi sta uccidendo! Essere un cacciatore non è più come una volta.

    Oramai l'Associazione Americana Cacciatori si tiene in piedi con lo sputo, soltanto grazie alle taglie: chi caccia viene pagato, punto. Niente regole, niente onore, niente di niente! Oramai dobbiamo guardarci le spalle, oltre che dal demonio, anche dai nostri cari "colleghi": gli amici del Dottore e quelli del Reverendo. E così me ne sto incastrato qua in mezzo alle zanzare e al putridume, col rischio che la testa mi sbatta contro un proiettile di qualche novellino arrivato da Baton Rouge o da chissà dove... sembrano non saperlo, i nuovi cacciatori, che dobbiamo tutti pagare un prezzo per quello che facciamo, sulla pelle e nel cuore. Rido di loro. La Louisiana è un vero inferno, diamine!

    Ricordo quando i giornali prendevano in giro la storia, pensando che qualche fesso del posto o qualche predicatore con la sete di dollari si fosse inventato tutto. "Non c'è nessuna epidemia", dicevano. Eppure quello strano dottore, l'amichetto del prete, quel certo Winkler, riuscì a beccare un "malato"...ed ebbe anche il fegato di analizzarlo. Altro che epidemia! Altro che appestato! Se Dio avesse avuto il genio d'inventarsi una tale infezione, avremmo fatto bene a bruciare ogni singola chiesa, da New York fino a qui!

    Questi sono morti viventi, non hanno niente a che fare con Dio. Quella robaccia nera che il dottore gli trovò in corpo...forse è quella che puzza così tanto. Prima di morire Winkler mi disse che i mostri hanno il cuore di forma sferica, l'unico organo che sembra esser diverso dagli altri. Meglio così: il loro cuore somiglia a un bersaglio, e sarà a quello che punterò il mio fucile quando uno di quei cosi schifosi proverà a mettersi tra me e la mia preda. Nessuno, e dico nessuno, fermerà la mia caccia!

    Acqua e Sangue

    Stillwater Bayou, questo posto lo chiamano così. Le "acque placide"...è qui che i battisti si bagnano nel nome della resurrezione. Ma io di queste acque non mi fido: le ho viste troppe volte muoversi con una volontà propria, le ho sentite brontolare con le mie orecchie, in cerca di sangue. È un fiume maledetto, questo! E poco importa se la bianca chiesa che qui si erge la chiamano "Healing Water".

    Mi hanno raccontato del suo fondatore, padre Gird. Era uno che ci sapeva fare con le parole...il Signore gli aveva regalato una lingua dorata ma si era dimenticato di lasciargli anche abbastanza oro per costruirsi una chiesa tutta sua. Riuscì a predicare tanto bene da convincere i bifolchi locali a dargli tutto ciò che avevano: non una grossa somma, ma abbastanza da potersi comperare un pezzo di terra che si diceva fosse maledetto.

    All'inizio sembrava andare bene, ma poi Gird cominciò a dare segni di follia: prima a inveire contro la propria comunità, poi contro se stesso...fino a rinchiudersi nella sua bella torre d'avorio. Mi è stato detto che nessuno lo ha mai più rivisto. Qualcuno dice stesse fuggendo da un passato misterioso, altri danno la colpa all'acqua: dicono lo abbia rapito.

    Oggi ho ucciso un diavolo acquatico. Brutte bestie, davvero, sembrano non crepare mai! Se oggi dobbiamo guardarci anche da quel che c'è sotto la palude, oltre che dagli abomini che ne calpestano la terra fangosa, lo dobbiamo interamente a quei figli di buona donna di Beefrat e Harpo: cacciatori come noi, ma di quart'ordine. Spendevano tutto ciò che riuscivano a guadagnare (o a rubare) in whisky e donne e così a quelle teste di rapa non restava nemmeno un centesimo per prepararsi alla caccia.

    Finirono col mangiarsi le carogne d'animale, mentre erano appostati vicino ad un granaio, in cerca di prede. Non passò tanto tempo che cominciarono i morsi allo stomaco...erano larve, gli avevano mangiato gli intestini. Uno dei due cominciò a vomitarle in acqua, prima di schiattare. Quello schifo diventò il primo diavolo acquatico... noi cacciatori vi ringraziamo, idioti perdigiorno, perché ora abbiamo un nuovo nemico da affrontare: bruciate all'inferno!

    Una testa di maiale e un occhio di vetro

    Sto seguendo le tracce da giorni ormai. Speravo mi portassero ad Est, ci contavo davvero, e invece eccomi qui, a qualche centinaio di metri dal mattatoio abbandonato. Maledizione...mi sa proprio che dovrò entrare a dare un'occhiata. Sembra tutto silenzioso, non mi piace. I cacciatori lo sanno: quando il mattatoio tace, bisogna tenere il dito sul grilletto! Apparteneva a un certo Peter Roche, un macellaio appassionato delle moderne scienze. Aveva viaggiato tanto e compreso i benefici dei mattatoi chiusi, lontani dagli occhi del pubblico. "È una misura d'igiene!", diceva. Non voglio nemmeno immaginare quello che combinava lì dentro.

    So soltanto che fu lo Stato a revocargli la licenza quando un bel giorno i contadini del posto si svegliarono sommersi dal fetore del fiume, che era stracolmo di budella d'animale. Di Peter Roche e del mattatoio tutti si dimenticarono in fretta...fino a quando non venne a vivere qui Ariel D'aunoy, un tassidermista. Sembrava simpatico il tizio, impagliava gli animali da compagnia delle vecchie signore, così che non dovessero separarsene più.

    Un giorno D'aunoy trovò il cadavere di quello che noi cacciatori chiamiamo "colosso di carne". Decise di imbalsamarlo, forse sperava di farci qualche dollaro, il miserabile. Divenne poi ossessionato da quella strana creatura... diceva che era "incompleta": così volle attaccargli una testa di maiale. Il resto della storia è divertente: di Ariel D'aunoy venne ritrovato soltanto l'occhio di vetro, immerso in una pozza di sangue. Non si scherza col demonio, devo ricordarmelo anch'io, mentre mi preparo ad affrontare il Macellaio, la bestia dall'uncino infuocato. Tengo sempre il dito sul grilletto.

    Ragni, macellai e assassini

    Ho fatto un incubo, stanotte: le grida e gli squittii di quel maledetto Aracnide mi bucano le cervella. Non temo la bestia - l'abbiamo spedita all'inferno decine e decine di volte ma lei continua a tornare...ci ho fatto il callo ormai. È quel volto: il viso della bambina che fuoriesce dalla bocca del ragno a farmi venire la pelle d'oca. Non so chi sia, quella povera creatura di Dio: dev'essere la figlia di qualche sciagurato, morta di fame o di malattia durante la grande epidemia, o magari s'è persa cercando invano i suoi genitori nella palude... e ora è diventata parte di quell'abominio, per colpa del dottor Reed, quel bastardo.

    Reed sarà stato pure un genio, nella sua malvagità, ma non era abbastanza intelligente, malvagio o potente da poter creare una creatura immortale. L'Aracnide, il Macellaio, l'Assassino...hanno tutti a che fare coi peccati di noi miseri mortali; sono il risultato della nostra avidità e della nostra ingordigia, ma non è soltanto questo: c'è qualcosa di strano in tutto ciò, qualcosa che non appartiene a questa Terra, o al Cielo...o a questa dimensione.

    Tra i cacciatori si narra di una creatura chiamata lo Scultore: essa infonde l'animo malvagio in queste mostruosità. L'ho pensato a lungo, vorrei incontrarlo. Vorrei ammazzarlo. O forse no. Io sono un cacciatore, e cacciare è la sola cosa che so fare. Fin quando il bayou sarà infestato di queste creature esisterò anch'io. Chi sa se, in fondo, lo Scultore non abbia creato anche me. Corvi neri tagliano il cielo nella mia direzione: devo scappare.

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