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I migliori momenti eSports del 2018, Italia fucina di talenti

Vogliamo salutare il nuovo anno ricordando quanto di bello è accaduto negli eSport negli ultimi 12 mesi. Ecco alcuni dei migliori momenti del 2018.

speciale I migliori momenti eSports del 2018, Italia fucina di talenti
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Il nuovo anno si è affacciato sul mondo ormai da più di ventiquattro ore e, tra un festeggiamento e l'altro, abbiamo deciso di stilare in uno speciale che racchiudesse alcuni dei migliori momenti del 2018, per ricordarli. Sono stati 365 giorni di grande esport, quelli appena passati. Un anno davvero intenso, pieno di notizie, eventi e novità per il gaming competitivo. Un settore ancora caratterizzato da un'inarrestabile espansione. Il 2018 è stato anche l'anno dell'esplosione della discussione riguardo al riconoscimento dell'esport come disciplina adatta a rientrare nell'alveo del C.I.O.. Dibattito, peraltro, già avviato sul finire del 2017. Nell'attesa che il C.I.O. si esprima in merito, sono molte le nazioni occidentali che hanno inserito la questione del pieno riconoscimento del gaming competitivo.

Possiamo discutere a lungo sull'opportunità di considerare l'esport alla stregua di uno sport tradizionalmente inteso. Non possiamo però prescindere da una semplice questione di civiltà che sta alla base del ragionamento che vivacizza le agende digitali di Spagna, Germania e Francia. La "legalizzazione" del gaming competitivo, nel nostro Paese) potrebbe portare - banalmente - a una crescita organica del settore, favorire nuova aggregazione tra i giovani e, soprattutto, dare qualche possibilità alle molte organizzazioni dilettantistiche e amatoriali che, con immensi sacrifici, tentano di sopravvivere mettendoci anima e passione.
La stessa passione che muove la sezione eSport di Everyeye.it che, a novembre, ha compiuto il suo primo anno. Il nostro obbiettivo è sempre quello di vivere l'esport assieme a tutti voi, membri di una vivace community che non smette di crescere e far sentire il proprio affetto su queste pagine, durante le live, sui social.
Vogliamo continuare a crescere e desideriamo farlo sostenuti, come sempre, dal vostro entusiasmo e dai vostri preziosi consigli. Con tutto quello che ci aspetta nel 2019, non abbiamo alcuna intenzione di fermarci.

Sotto il segno di Blizzard

Il 2018 è stato un anno caratterizzato dalle grandi manovre di Blizzard. A inizio anno il progetto esport più costoso e "problematico" del colosso di Irvine ha finalmente preso il via dopo oltre 18 mesi di discussioni e rinvii.

La Overwatch League è partita subito con il botto, radunando in poco tempo un fitto nugolo di fan appassionati e - soprattutto - di investitori, interessati a partecipare alla festa. Il successo del gran finale di New York è stata l'ennesima conferma che Blizzard non scherza, quando si tratta di esport. Infatti, i coriandoli dei festeggiamenti non si erano ancora posati sul palco del Barclays Arena che già si parlava di un'espansione addirittura a venti squadre. Voci poi rivelatesi fondate, come ben sappiamo. Per la scena competitiva di Overwatch, il 2019 sarà l'anno del stabilizzazione e consolidamento.
Per un titolo made by Blizzard che esplode, un altro purtroppo non è stato così fortunato. Se l'anno si era aperto con il debutto in pompa magna della Overwatch League, si è concluso con l'abbandono definitivo di ogni velleità esport per Heroes of The Storm. Il peculiare MOBA, infatti, non è mai decollato nonostante le buone idee, i continui tentativi del colosso di Irvine di spingerlo e una fan base fedelissima ma, evidentemente, troppo esigua.

I battle royale: l'esplosione di Fortnite, il consolidamento di PUBG

Fenomeno di proporzioni globali, Fortnite non ha certo bisogno di presentazioni. La creatura di Epic Games, nella sua declinazione battle royale free to play, si è presa di prepotenza la scena infrangendo praticamente qualunque record. Poi a giugno il colosso statunitense, con la scusa di organizzare un enorme show di beneficenza con i più famosi streamer e diverse celebrità alla fiera losangelina, decise che era arrivato il momento di prendersi il palco anche nel gaming competitivo. Furono gettati sul piatto ben 100 milioni di Dollari e una Coppa del Mondo, solo per la prima sortita di Fortnite nell'esport.

Da quel momento, se escludiamo il fatto che il titolo è ancora molto acerbo per poter esser considerato "competitivo", si sono susseguiti tornei milionari: Summer Skirmish, Fall Skirmish, Winter Royale. Fortnite ha continuato imperterrito la propria cavalcata solitaria trainato da streamer come Ninja (in grado di generare milioni di visualizzazioni), anche se non è esente da scivoloni che, speriamo, vengano quantomeno sistemati prima della Coppa del Mondo che, da quanto ci è dato sapere, dovrebbe tenersi in questi primi mesi dell'anno. Il 2018, invece, per PUBG, è stato una sorta di "Anno Zero" su cui andrà a poggiare l'intero ecosistema esport del futuro. PUBG Corp. sta lavorando affinché la scena competitiva del battle royale possa crescere e sostenersi in modo del tutto autosufficiente. Nel 2019 vedremo la nascita del "path to pro", delle leghe regionali e di un sistema di tornei fondato su regole uniformi e coerenti, che varranno per tutto il mondo.

L'esport italiano

La scena esport nostrana ha vissuto dei grandi momenti durante l'anno appena concluso. Merito di alcune delle eccellenze azzurre che rappresentano il nostro Paese sui palcoscenici esport internazionali. Come Daniele "Jiizuke" Di Mauro, primo italiano nella EU LCS e primo nella storia ai Worlds.
A novembre, al circuito di Valencia, Lorenzo "Trastevere73" Daretti è riuscito a bissare il successo ottenuto nel 2017 ed è stato nuovamente incoronato campione del mondo di MotoGP. Riccardo "Reynor" Romiti, invece, è stato lo spauracchio dei coreani.
Il 2018 è stato l'anno di Reynor, nonostante i timori di inizio anno, sorti a causa di alcuni cavilli nel regolamento di Blizzard. Infatti il ragazzo rischiava di non poter partecipare ad alcun evento competitivo, in quanto ancora troppo giovane. Invece, per fortuna, Riccardo ha potuto mostrare a tutti di che pasta è fatto: ha messo in ginocchio gli déi coreani e se l'è giocata ad armi pari con gli atleti più in forma al mondo.

Su tutti, Serral e Scarlett: due macchine da guerra inarrestabili. Altro titolo: PES, quello di Ettore "Ettorito97" Giannuzzi. Il 21 luglio, a Barcellona, nella Cùpula, Ettore scrive la storia di PES conquistando non solo il suo secondo titolo mondiale (il primo l'aveva vinto nel 2011) ma diventando anche il primo giocatore al mondo a ottenere la doppietta vincendo sia nella modalità 1v1 che in quella a squadre, con i compagni di squadra Luca "IlDistruttore44" Tubelli e lo spagnolo Alex Alguacil.
È stata un'annata molto importante anche per Daniele "Iceprinsipe" Paolucci, già campione europeo di FIFA 17. Per lui il 2018 ha significato l'entrata nel gotha dello sport mondiale: il team Red Bull.

La scena esport italiana, insomma, sta iniziando a sfornare fior fiore di campioni.
Molto spesso, questi non potrebbero dedicarsi anima e corpo al proprio sogno senza avere una realtà organizzata e professionale in grado di sostenerli. Nel corso di quest'anno abbiamo avuto l'opportunità di conoscere alcune di queste organizzazioni. Gli Exeed, ad esempio, che si sono potuti fregiare di campioni come il già citato Reynor (ormai grande ex) e Turna (per Hearthstone). Gli EnD Gaming, fiore all'occhiello in Rainbow Six Siege, e il Team Forge, dominatori della Landa.

Abbiamo anche assistito alla nascita di promettenti e ambiziosi progetti: come il Cagliari eSports e i Samsung Morning Stars, che si sono ritagliati un ruolo da protagonisti nella stagione appena conclusa degli Overwatch Contenders.

L'esport...nel mondo

Se il gaming competitivo sta lentamente crescendo in Italia, nel resto del mondo è esploso, trainando sponsor e investimenti. Negli Stati Uniti grandi joint venture, insospettabili celebrità e addirittura leghe sportive professionistiche (come la NBA) stanno gettando valanghe di quattrini nel calderone esport.
Persino le forze armate USA si sono accorte che l'esport può essere un ottimo modo per attirare nuovi discepoli. Per questo la Marina militare, l'aeronautica e l'esercito sono tutti entrati nel settore, chi come sponsor, chi in prima linea con squadre ad hoc.
Il 2018 ha visto, inoltre, l'enorme espansione del mercato asiatico (trainato come sempre dal colosso Tencent), i primi passi mossi dal continente africano e l'entrata in scena dei paesi del Medio Oriente con programmi di sviluppo pluriennali...e plurimilionari.Abbiamo anche assistito ai primi provvedimenti coerenti, per razionalizzare e normare il caos anarchico che è l'esport. Con l'ingresso di nuovi stakeholder nel panorama competitivo (e, ovviamente, anche di moltissimi soldi) si moltiplicano sempre più gli episodi di "violenze", scorrettezze, abusi e combine. Per combatterli si adottano metodi semplici e pratici: si banna, si espelle, si multa.

Forse noi ci facciamo più caso, rispetto al recente passato ma l'espansione del movimento porta inevitabilmente a un aumento proporzionale dell'illegalità. Il movimento, insomma, soffre di molte carenze sotto il profilo della protezione giuridica. Per cercare di fornire norme coerenti e in grado di proteggere i giocatori, due sforzi molto diversi ma, per certi versi, estremamente simili hanno preso il via per creare le prime, vere associazioni di categoria per i giocatori professionisti del gaming competitivo. I due titoli coinvolti sono, attualmente, i più popolari e famosi: ovvero Overwatch e Counter-Strike: Global Offensive. Oltre alle questioni di natura prettamente legale, abbiamo anche affrontato le problematiche psicologiche che affliggono i pro player e le nuove opportunità di carriera per coloro che - ancora giovanissimi - decidono di appendere il mouse (o il pad) al chiodo.

Siamo andati anche oltre al semplice "concetto" di esport. Ci siamo immersi nella storia incredibile e commovente di Wendell Lira, un giocatore brasiliano che ha dovuto dare addio al proprio sogno troppo presto. Non prima, però, di aver segnato uno dei gol più belli della storia del calcio. Dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, Wendell decise di indossare quelli virtuali e di diventare un campione di esport. Tutto questo a soli 27 anni.

Come sarà questo 2019?

L'anno appena avviato rappresenterà l'inizio della "raccolta" dei frutti cresciuti e maturati dopo la semina di questi ultimi due anni. Almeno, la speranza è quella. Nel precedente articolo, dedicato ai possibili trend esport del nuovo anno, abbiamo messo in evidenza alcuni titoli che potrebbero avere l'ambizione di ritagliarsi un ruolo da protagonisti nella prossima stagione competitiva. Alcuni li abbiamo già citati poco fa: Fortnite, Overwatch, PlayerUnknown's Battlegrounds. Non potranno mancare, ovviamente, i capisaldi: League of Legends, DOTA 2, StarCraft, Hearthstone, Call of Duty, Counter Strike.
Accanto a questi, però, si sta facendo sotto l'esport "2.0", ovvero il gaming competitivo su mobile. Tencent, come dicevamo, guida la carica con Clash Royale (il cui panorama si è ampliato a dismisura quest'anno, grazie alla nascita di campionati dedicati e della lega ufficiale di Supercell) e Arena of Valor. Esistono anche competizioni in VR, come abbiamo potuto vedere in occasione degli Intel Extreme Masters di Katowice.

Ci auguriamo che il 2019 possa essere ancora più bello e intenso di quello appena conclusosi. La nostra speranza è che il panorama italiano cresca, coeso e unito, che ci sia la volontà di tutti affinché questo avvenga, e che continui a sfornare talenti in grado di prendersi i palcoscenici internazionali. Noi, di certo, continueremo a seguire l'esport con la stessa passione di sempre, assieme a voi.