I Migliori Videogiochi del 2018: le sorprese dell'anno

Da A Way Out a The Messenger, passando per Mutant Year Zero e Yoku's Island Express: le sorprese dell'anno per la redazione e i lettori.

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  • Non è mai facile eleggere Sorprese e Delusioni dell'anno videoludico, soprattutto perché le considerazioni sui titoli che devono finire in queste categorie sono strettamente legate alle aspettative di ogni giocatore. Si tratta insomma di valutazioni relative non tanto alle qualità della produzione, ma al fatto che quest'ultima abbia superato oppure disatteso le speranze del pubblico. Forse perché entriamo spesso e volentieri in contatto con i titoli più in vista del mercato, noi della redazione difficilmente pensiamo a grandi prodotti come God of War o Red Dead Redemption 2 come ad una sorpresa: nel nostro caso il successo di Tripla A verso cui nutrivamo grandi speranze è più che altro una conferma, e semmai capita più facilmente che un nome altisonante e blasonato finisca suo malgrado nelle Delusioni (come vedremo domani). Per una buona parte dell'utenza, invece, anche kolossal enormi del calibro di quelli appena citati possono essere sorprendenti, forse perché la loro qualità supera ogni più rosea previsione. Proprio per questo abbiamo deciso di lasciare spazio anche alla vostra opinione, in un lungo paragrafo dedicato - se così possiamo dire - alla Voce del Popolo. Prima, tuttavia, un elenco di quelle che sono le produzioni identificate dalla redazione di Everyeye.it, molte delle quali in effetti in linea con le scelte dell'utenza.

    Le Sorprese del 2018

    La prima parte dell'anno è stata tutto sommato molto ordinata e regolare, dominata da titoli enormi come Monster Hunter World, ma con pochi "colpi di testa". Se non fosse per A Way Out, l'avventura cooperativa di Hazelight Studios e di Josep Fares.

    Dopo l'ottimo Brothers eravamo a conoscenza del talento del team di sviluppo, ma mai ci saremmo aspettati un prodotto così diversificato, ben diretto e soprattutto coraggioso. Perfetto anche nella strategia commerciale (bastava possedere una copia del titolo per poter invitare qualsiasi altro giocatore), A Way Out è un prodotto che ribadisce l'importanza dell'originalità, un gioco che saprà stupirvi anche grazie ad un finale da urlo: sicuramente la prima Sorpresa del 2018.

    Per trovare altri titoli che abbiano scombussolato il nostro orizzonte di attesa bisogna aspettare l'estate, quando è uscito Dead Cells. Nello stesso periodo in cui Death's Gambit ci lasciava moderatamente freddini, il prodotto della software house francese Motion Twin ci ha coinvolti in un tripudio di violenza ipercinetica. Uscito da un lungo periodo di Early Access e dopo cambi abbastanza drastici al bilanciamento del gioco, Dead Cells aveva tutte le caratteristiche del titolo potenzialmente problematico: e invece si è rivelato un piccolo gioiello, uno dei pochi in grado di sfruttare in maniera virtuosa la proceduralità, con un sistema di progressione accattivante e assuefacente. Mix insolito fra un metroidvania e un clicker game, Dead Cells sfoggia una pixel art ispirata e un concept calcolatissimo.

    Poco prima dell'autunno arriva anche The Messenger, titolo che già qualche mese prima avevamo identificato come la "piccola rivelazione dell'E3".

    Devolver Digital pubblica quello che possiamo considerare l'erede spirituale di Ninja Gaiden, un action bidimensionale serrato e pieno di sorprese. Il gioco punta ovviamente sul fattore nostalgia, ma riesce con grande intelligenza ad ammodernare il canone classico, sfruttando brillantemente salti temporali che ci fanno schizzare dagli 8 ai 16 bit e puntando sull'esplorazione e sul senso di scoperta.

    Gli ultimi tre titoli che abbiamo deciso di inserire in questo elenco sono arrivati nell'ultima parte dell'anno. Il primo è Return of the Obra Dinn, nuovo lavoro di Lucas Pope, ovvero l'autore di Papers, Please. Eravamo a conoscenza del talento di Pope, ma mai ci saremmo aspettati che dalla sua testa uscisse quello che è di fatto uno dei titoli investigativi più belli di sempre.

    Elegantissimo nelle soluzioni espressive, con un stile grafico a dir poco unico, il gioco ci chiede di ricostruire la tragica storia di un galeone assalito da creature misteriose ed il cui equipaggio è condannato all'oblio. In questa storia puntiforme, narrata attraverso una serie di "diapositive tridimensionali", quello del giocatore rappresenta uno sguardo curioso ma distante, che indaga senza intervenire direttamente sugli eventi: l'utente è chiamato invece a fare ipotesi e supposizioni sulla base di pochissimi indizi, visivi e acustici, esplorando gli ambienti tridimensionali con un'attenzione ed una focalità che pochi altri prodotti sono in grado di innescare.

    Giusto sul finire dell'anno emergono poi un paio di sorprese direttamente dal mondo della Realtà Virtuale. Ci riferiamo ovviamente ad Astro Bot Rescue Mission e Tetris Effect, entrambi approdati su PSVR, che oltre ad essere il visore più diffuso è anche quello che con più continuità ha portato sul mercato esclusive di qualità. Il primo prodotto di questo sorprendente "duetto" è un gioco che è stato capace addirittura di smuovere il canone del platform, sfruttando ad esempio la presenza "fisica" del giocatore, che diventa un'entità collocata direttamente nel mondo di gioco ed in grado di interagire con esso anche attraverso il movimento.

    Grazie ad un'impressionante varietà di situazioni e trovate sopra le righe, Astro Bot ci ha fatti innamorare come non credevamo possibile. A dirla tutta eravamo scettici anche sulla possibilità di rivoluzionare in maniera decisa un classico senza tempo come Tetris. Ed invece quel genio di Mizuguchi, attraverso l'utilizzo della musica e del colore, cambia completamente i modi di fruizione di un prodotto antico quanto il videogioco stesso. Tetris Effect (giocabile anche senza il caschetto per la Realtà Virtuale) ci ha lasciati a bocca aperta proprio per la distanza abissale che lo separa, a livello creativo e produttivo, da tutte le altre incarnazioni di un modello che credevamo impossibile da ammodernare.

    Chiudiamo la nostra carrellata con Mutant Year Zero: Road to Heaven, arrivato in extremis a chiudere l'anno in bellezza. Uno strategico che recupera una formula già rodata, ma che d'altro canto riesce a valorizzarla in maniera eccellente, costruendo un contesto intrigante attorno alle meccaniche di X-Com. È bello vedere che c'è ancora spazio per un'ambientazione dai tratti fortemente originali, che punti sullo humour e sull'atmosfera, e sfruttando un ingrediente non troppo comune nel panorama videoludico odierno: la fantasia.

    La Voce del Popolo

    Come promesso, in questo lungo speciale sulle Sorprese Videoludiche del 2018 vogliamo dare spazio anche a voi, che ci seguite con costanza e avete sempre dimostrato una gran voglia di farvi sentire e condividere la vostra opinione. Ci avete scritto in tanti, elencando un gran numero di prodotti. Molti si vedono sostanzialmente concordi con la redazione, eleggendo come Sorpresa dell'Anno uno dei titoli citati anche dalla redazione. ZIOJoN, per esempio, punta il dito su Return of the Obra Dinn: "Difficile, intrigante come pochi, riesce a raccontarti una storia abbastanza complessa con pochi minuti di audio, scene "fisse" esplorabili, un paio di illustrazioni e un diario da riempire".

    MatteoMaster indica invece Mutant Year Zero: "Lo trovo un ottimo gioco di strategia, ed il mondo di gioco post-apocalittico è molto affascinante. Per non parlare dei personaggi, soprattutto quelli iniziali, Bormin e Dux che sembrano essere decisamente antitetici per quanto traspare dai dialoghi (conditi da una simpatica ironia)".

    A Way Out viene citato da MaryEn e da Roberto Quagliana. La prima la identifica come "un'avventura coinvolgente che ha riportato al centro dell'attenzione il multigiocatore in locale. Lo ha fatto in una maniera intelligente invogliando davvero a cooperare, a tratti mi ha ricordato i pomeriggi passati a giocare tutti alla stessa console". Il secondo lo descrive come "un "road movie" da vivere insieme ad un amico, che regala proprio dei bei momenti a livello narrativo ed emozionale". Ma in tanti, come dicevamo, sembrano essere rimasti sorpresi anche dai grandi blockbuster, che forse non si aspettavano così solidi.

    God Of War, oltre ad essere attualmente in lizza per il titolo di Game of the Year, viene citato come Sorpresa da più giocatori. DarthStesox dice: "non era impresa semplice rinnovare la saga, ma ci sono riusciti alla grande"; mentre Giuseppe Vapore entra più nel dettaglio: "non mi aspettavo sarebbe stato così spettacolare e non mi aspettavo una trama tanto profonda, invece hanno rivoluzionato una formula di gioco che ha "tenuto botta" per ben 6 giochi e hanno avuto il coraggio di cambiare drasticamente un personaggio iconico come Kratos. Per non parlare delle ambientazioni, fantastiche".

    Anche Red Dead Redemption 2 viene citato spesso e volentieri. Hugo Pinai, per esempio, dice di non aver mai apprezzato più di tanto i GTA, perché i personaggi, per quanto scritti bene, sembravo quasi tutti stereotipi ambulanti con pochissime sfaccettature interessanti.

    La sua preoccupazione era che "dopo il successo smisurato di GTA5 Rockstar scegliesse di abbandonare i toni più seri e profondi della storia di John Marston per creare l'ennesima storia di criminali spietati in cui non si fa altro che uccidere e rubare senza alcuna conseguenza". "In questo senso", ribadisce, "RDR2 mi ha completamente stupito, superando ogni mia più rosea aspettativa e presentando un protagonista eccezionale con un arco narrativo stupendo e mai scontato. Sono stati capaci di affrontare tematiche socio-politiche spinose con una classe e una lucidità che nessun altro gioco ha mai saputo avere finora".

    Nel vostro elenco di sorprese compare anche Dragon Ball FighterZ, che secondo TheAizien è "il non plus ultra dei picchiaduro, con una grafica quasi identica all'anime, un gameplay stratificato e appagante". E c'è pure spazio per due prodotti che in effetti hanno colpito molto anche la redazione.

    Andrea Fontanesi cita anzitutto Yoku's Island Express "perché è riuscito a trovare una sua cifra all'interno di un genere - il platform - che ritengo essere uno dei più difficili da svincolare dalle caratteristiche ludiche dei "soliti noti". Invece si è dimostrato un esperimento eccezionale, che un po' agisce per sottrazione (niente salti à la Super Mario, niente progressione ipercinetica in stile Sonic) e un po' compensa attingendo da meccaniche molto lontane (splendida la contaminazione con il mondo dei flipper) per creare qualcosa di effettivamente originale.

    E subito dopo aggiunge anche Subnautica: "A volte una produzione può sorprendere perché piace alla follia nonostante faccia parte di un genere che non fa parte delle proprie abitudini di gioco, e per me è stato questo il caso. Non so neanche dire esattamente perché. Sarà che di sandbox interamente subacquei non ne ho memoria, o comunque, personalmente, non ne ho mai approcciati prima. Sarà che questo mi ha meravigliato da praticamente ogni punto di vista, dalla varietà di cose da fare al fascino di un setting alieno completamente bagnato dal mare. Sta di fatto che è una delle esperienze più immersive che abbia vissuto da anni a questa parte, senza nemmeno sentire il bisogno d'indossare un visore".

    Claudia Gonzales elegge invece Detroit: Become Human, perché "il titolo di Quantic Dream è a tratti disturbante, affronta un tema attuale oggi come non mai senza nascondersi".

    Andrea Iannone si dice impressionato da quello che Insomniac è riuscito a fare con Marvel's Spider-Man. "Mi aspettavo comunque un buon gioco", ribadisce, "ma mai un lavoro del genere e con così tanta cura e attenzione nei confronti del mondo fumettistico di appartenenza. Spiderman riesce a fare solo ciò che, ora come ora, mi invoglia a fare RDR2, ossia il semplice gironzolare senza meta per il puro gusto di farlo".

    Monster Hunter World è invece una grande sorpresa per cesc188: "Sono un gran fan della saga, ho iniziato con il primo capitolo su PS2, quando ancora si attaccava con l'analogico destro scegliendo la direzione. World mi ha stupito, non credevo riuscissero a unire la complessità della serie con una formula intuitiva e di semplice approccio".
    Preziosi anche i consigli di Alessandro Dezza, che indica diversi titoli, molti dei quali già presenti in questo elenco. Ne prendiamo due che invece qui non figurano. Il primo è Kingdom Come Deliverance, che lo ha catturato per la "ricerca storica, la cura delle armi/armature" e soprattutto la libertà d'azione ("l'ho preso assieme ad un amico, ogni fine missione ci raccontavamo come l'avevamo affrontata, e molto spesso il risultato era completamente diverso").

    Il secondo è Bloodstained Curse of the Moon ("Innamorato della colonna sonora, ammaliato dalla sua pixelart, l'ho finito 4 volte, svelando altrettanti finali). Chiudiamo il paragrafo dedicato a La Voce del Popolo con Thomas J Newton, che nomina Sea of Thieves, nonostante la sua avversione per titoli multiplayer: "ho amato da subito il mondo di gioco; quel senso di avventura e libertà che traspare dalle onde del mare e dalle vele gonfie di vento non l'ho provato con nessun altro gioco".

    Come sempre succede quando decidiamo di coinvolgervi in qualche iniziativa in cui la vostra voce si intreccia con quella della redazione, non è possibile riportare il punto di vista di tutti i lettori che hanno partecipato. Un ringraziamento sentito va però a chiunque abbia condiviso la propria opinione, anche solo con poche righe di testo. Se siete interessati a leggere tutti i commenti, potete trovarli nella news in cui abbiamo annunciato la "votazione" e sul profilo Facebook di chi sta scrivendo questo pezzo. Quello che ne è uscito, alla fine, è un quadro davvero interessante del mercato e di quei titoli che in un modo o nell'altro sono riusciti a lasciare un segno. Un buonissimo punto di partenza per pensare a qualche recupero in queste settimane di calma.

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