I videogiochi salgono in cattedra: a lezione con Assassin's Creed Odyssey

Abbiamo partecipato all'evento Ubisoft dedicato all'utilizzo dei videogiochi in campo educativo. Perché la nostra passione può davvero fare scuola.

I videogiochi salgono in cattedra: a lezione con Assassin's Creed Odyssey
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  • La pandemia da Covid-19 che ha colpito tutto il mondo a partire dallo scorso anno ha pesantemente influenzato le nostre vite e limitato le nostre possibilità di interazione. Non solo: ha anche influito sull'apprendimento degli studenti, a causa delle restrizioni legate alla necessità di mantenere il distanziamento per tutelare la salute pubblica.

    Nell'ambito delle iniziative legate alla Giornata Internazionale dell'Educazione, Ubisoft ha invitato importanti professioniste e professionisti del campo videoludico per riflettere sul ruolo che i videogiochi possono ricoprire nel promuovere il coinvolgimento e l'apprendimento degli studenti, specialmente nella didattica a distanza; abbiamo anche avuto l'occasione di scoprire come una brillante professoressa canadese insegna la storia dell'Antica Grecia ai suoi studenti... facendoli giocare ad Assassin's Creed: Odyssey!

    Keys to learn

    Alysia Judge, la presentatrice videoludica e scrittrice moderatrice dell'evento - chiamato Keys to Learn, e tenutosi online lo scorso 27 gennaio - ha presentato in modo molto chiaro la situazione in cui ci troviamo: "l'apprendimento ha dovuto arretrare davanti al Covid" ha affermato "e i ragazzi sono rimasti in casa davanti ad uno schermo. Sono molte le sfide per gli insegnanti: come possiamo farci aiutare dai videogiochi?". Bisogna anche tenere in conto che il passaggio dall'insegnamento in una classe tradizionale ad un ambiente virtuale non è stato indolore, specialmente per le famiglie meno abbienti e per le realtà geografiche segnate da uno scarso accesso ad Internet, problema ancora tristemente diffuso in molte aree del mondo e anche del nostro Paese. Per dirla con le parole di Judge, "non tutte le case sono uguali".

    Secondo Maxime Durand, World Designer Director in Ubisoft Montréal (qui trovate la nostra intervista a Maxime Durand su Assassin's Creed Odyssey), lo strumento dello streaming può essere decisivo per rendere l'apprendimento più inclusivo, senza costringere i ragazzi ad acquistare computer potenti e costosi. Durand, infatti, è convinto delle potenzialità del videogioco nel poter veicolare messaggi e rinforzare le nozioni studiate sui libri.

    "Sono meravigliato dalla resilienza degli insegnanti" ha detto Durand "perché riescono ad adattarsi e ad adattare i loro strumenti al nuovo tipo di insegnamento cui sono costretti dalla pandemia". "I giochi sono qui per restare" ha proseguito "e se volete che i ragazzi arrivino a lezione in tempo... ditegli che giocheranno ad un videogioco!". È un fatto che l'utilizzo dei videogiochi riesca a coinvolgere maggiormente gli studenti e a spingerli ad affrontare più volentieri lo studio sui libri, e questo è stato chiaramente osservato tra coloro che hanno utilizzato la modalità Discovery Tour di Assassin's Creed: ci torneremo tra un momento, visto che ne abbiamo avuto una dimostrazione pratica.

    Per migliorare le capacità di osservazione e di relazione dei ragazzi, Durand suggerisce l'utilizzo del photo mode. "Si tratta di un ottimo strumento per verificare la comprensione di un argomento e generare discussione" secondo Durand. L'idea è quella di chiedere agli studenti di scattare fotografie di particolari oggetti, personaggi o momenti significativi nel mondo di gioco, per poi parlarne assieme in classe, magari ripetendo concetti appena studiati con l'insegnante: "in questo modo si possono consolidare le loro conoscenze e stimolare un confronto sano e approfondito".

    L'educazione ai tempi di Minecraft

    In ogni caso, le lezioni all'interno di un videogioco sono ormai una realtà consolidata. Ce lo spiega Deirdre Quarnstrom, General Manager di Minecraft Atlas. "Lavoriamo costantemente per rendere Minecraft più accessibile per studenti di tutte le abilità": un obiettivo fondamentale, soprattutto per i ragazzi con difficoltà nell'apprendimento che si sono visti privati della vicinanza di figure professionali come gli insegnanti di sostegno. Il sito di Minecraft: Education Edition mette a disposizione un'enorme quantità di lezioni sui temi più disparati, oltre a starter kit con cui ognuno può creare il proprio mondo. "Abbiamo visto studenti parlare con i loro genitori o nonni e poi ricreare le case d'infanzia dei loro parenti, così come erano state raccontate loro. È davvero meraviglioso" ha raccontato Quarnstrom.

    Minecraft ha ormai oltrepassato il suo status di semplice videogioco e opera di culto: è diventato una vera e propria piattaforma di apprendimento che, fra le altre cose, promuove anche le connessioni sociali tra i ragazzi, tutti messi a dura prova, sotto il piano emotivo, dalla pandemia. Esplorare la Verona di Romeo e Giulietta, seguire una lezione di programmazione o rivivere in prima persona la storia dei movimenti di giustizia sociale, dalle suffragette alla lotta pacifica di Mahatma Gandhi: secondo Quarnstrom, "in questo modo gli insegnamenti rimangono scolpiti nella memoria dei ragazzi, hanno una maggior concretezza".

    Ma i videogiochi sono utili soltanto durante la pandemia? Secondo Durand e Quarnstrom sono strumenti importanti per qualsiasi tipo di didattica, a distanza o in presenza che sia. "I videogame sono pensati e costruiti per portarti dentro un'esperienza, e portano chiari miglioramenti nell'apprendimento, che diventa più coinvolgente" dice Quarnstrom. Insomma, non dovrebbero essere accantonati una volta che gli studenti potranno finalmente tornare in classe. "D'altronde sono importantissimi per insegnare tramite trial and error. Imparare come sconfiggere un boss molto difficile insegna agli studenti la stessa curiosità, la stessa tenacia che sono necessarie in un percorso scolastico". Chi ha lottato a lungo contro i nemici più ostici di Dark Souls non potrà che essere d'accordo!

    Molti osservatori internazionali hanno avvertito che la pandemia può aumentare le diseguaglianze già esistenti tra fasce più e meno abbienti della popolazione: è una realtà che possiamo vedere con i nostri occhi. Senza contare il rischio dell'acuirsi di discriminazioni e pregiudizi. Andrea Jordan, Vicepresidente di Girls Who Code, lavora ogni giorno per colmare il gender gap tra uomini e donne nell'ambito delle tecnologie. "Ci troviamo in un momento senza precedenti, che richiede un pensiero fuori dagli schemi" ha spiegato "e il videogioco può aiutare gli studenti a formare connessioni, ad avere un ruolo più attivo nel processo di apprendimento".

    Un po' come nel mondo di Death Stranding - autentica profezia dell'alienazione che ci troviamo a vivere oggi - bisogna rimanere uniti, anche se siamo costretti ad

    essere fisicamente distanti. D'altronde l'esigenza di comunicare virtualmente ha le sue radici proprio nel gaming, come ha ricordato prontamente Deirdre Quarnstrom. Jordan è molto chiara nell'affrontare questioni legate alla parità di genere ed è impegnata a combattere gli stereotipi che purtroppo continuano ad affliggere le donne nel mondo videoludico. "C'è questa idea, completamente sbagliata, che le ragazze non siano interessate ai videogiochi" afferma Jordan "ed è vero che l'ambiente videoludico è largamente composto da uomini. Dobbiamo smettere di dare per scontato che le donne non vogliano entrare a far parte di questo mondo" (qui trovate il nostro speciale sull'evoluzione delle figure femminili nella storia dei videogiochi).

    Nel corso della conferenza, ho chiesto a Jordan quale possa essere il ruolo dei videogiochi nel promuovere la parità di genere. "È una bella domanda" ha risposto "molte studentesse a cui insegniamo a programmare in Girls Who Code sfruttano questa opportunità per creare videogiochi su temi che stanno loro a cuore: i cambiamenti climatici, il movimento Black Lives Matter, l'eguaglianza di genere. Vogliono che i loro utenti possano informarsi e interagire su tematiche a loro care: usano le loro abilità per cercare di risolvere problemi e pregiudizi che le coinvolgono".

    Nel complesso, la pandemia ha portato ad un'evoluzione del pensiero degli educatori verso il medium videoludico. "Ho assistito ad un autentico progresso su questo fronte" ha affermato Quarnstrom "c'è un maggiore rispetto da parte degli insegnanti e dei dirigenti delle istituzioni scolastiche". Le crescenti evidenze scientifiche ed empiriche riguardo all'apprendimento basato sui videogiochi sono importantissime in questo processo di legittimazione dei mondi virtuali come strumenti non esclusivamente ludici. Lo conferma anche Shahneila Saeed, Head of Education e Programme Director del programma Digital Schoolhouse, attivo in Gran Bretagna. "È necessario adattarsi rispetto alle nuove modalità di insegnamento e trovare nuovi modi per coinvolgere gli studenti" ha spiegato Saeed "e questa è un'occasione anche per gli insegnanti: non tutti hanno capacità digitali ottimali, ma hanno l'opportunità di crescere in tal senso".

    Una lezione nell'Antica Grecia

    Insomma, bisogna smettere di pensare che i videogiochi siano soltanto una perdita di tempo per i giovani: secondo Saeed, "i videogame hanno il potere di contestualizzare le conoscenze dei ragazzi, e di costruire un'esperienza realmente immersiva". E quindi quale modo migliore per concludere la conferenza se non una dimostrazione pratica? Judith Brisson ha più di venti anni di esperienza nell'insegnamento, e attualmente insegna Storia presso il Collége Jean de la Mennais, una scuola superiore in Québec, Canada.

    Utilizza i videogiochi nelle sue lezioni e lo trova un vero successo, sotto ogni punto di vista. "Costruisco missioni all'interno della modalità Discovery Tour di Assassin's Creed: Odyssey per insegnare ai miei ragazzi la storia dell'Antica Grecia" ci dice Brisson, particolarmente affezionata al termine "missione": "lo trovo molto coinvolgente. Rende l'apprendimento un obiettivo per gli studenti" ha spiegato. E i genitori cosa ne pensano? "Ogni missione è collegata ad uno o più punti del programma ministeriale. Non ho mai ricevuto critiche dalle famiglie: prima dell'inizio del progetto ho contattato tutti i genitori, spiegando che la modalità Discovery Tour è esclusivamente educativa, non viene mostrata alcuna violenza. Ho ricevuto mail entusiaste: i ragazzi sono felici e parlano con le loro famiglie di quanto si sentono coinvolti!".

    Judith Brisson è un'insegnante di ampie vedute: basti pensare che lei stessa, prima di utilizzare il Discovery Tour di Assassin's Creed: Odyssey, non aveva mai toccato un videogioco. L'ispirazione è arrivata ad una conferenza in cui Maxime Durand era relatore e venivano illustrate le potenzialità della modalità educativa di AC ad un pubblico composto anche da insegnanti, tra cui Brisson. "Ho colto subito questa opportunità. I ragazzi entrano in uno stato mentale eccezionale dopo aver completato le loro missioni all'interno del gioco. Mi fanno così tante domande!".

    In un mondo che si è visto scosso fino alle fondamenta dalla pandemia, dove sembrano crollare anche le certezze più consolidate, è splendido ascoltare insegnanti come Brisson, che ritiene di avere il dovere di rinnovarsi costantemente per incontrare i bisogni degli studenti e prepararli al domani. Per lei e molti altri educatori aiutare i ragazzi ad affrontare il futuro, che si prospetta più che mai incerto e pieno di sfide, è una vera e propria missione.

    Giocare in un mondo virtuale permette di osservare anche il mondo reale con uno sguardo curioso, vivace, aperto alla novità. E di questo sguardo abbiamo bisogno più che mai: ecco perché dovremmo guardare con favore all'utilizzo delle nuove tecnologie in ambito educativo. Cosa ne pensate? Avete idee su quali videogiochi portereste sui banchi di scuola? Vi aspettiamo per discuterne nello spazio dedicato ai commenti!

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