Il 2018 di PlayStation 4: giochi, esclusive, VR e prospettive per il futuro

Ripercorriamo il 2018 di PS4, all'insegna di peculiari strategie di comunicazione, di una variegata offerta ludica e di sempre più giochi in esclusiva.

speciale Il 2018 di PlayStation 4: giochi, esclusive, VR e prospettive per il futuro
Articolo a cura di

Lo slogan che da anni ormai accompagna la quarta ammiraglia di casa Sony è sempre lo stesso: 4 the Players. Un gioco di parole che è anche una precisa dichiarazione di intenti, volta a far sentire i giocatori al centro delle attenzioni del colosso nipponico, che pensa, crea ed agisce principalmente in funzione del suo pubblico, così da assecondarne le esigenze e mantenere lo standard qualitativo che meritano i suoi fedelissimi accoliti. Il 2018, in tal senso, rappresenta l'esempio lampante della concretizzazione di questa filosofia: l'impegno della software house giapponese si è infatti focalizzato sia sull'incremento dei servizi offerti alla platea videoludica, sia sui titoli in esclusiva che hanno accompagnato l'ultimo anno di PlayStation 4. Se c'è un aspetto in cui Sony riesce a primeggiare sulla concorrenza, questo è senza dubbio la capacità di comunicare le potenzialità dei propri prodotti nel migliore dei modi, così da generare uno spropositato quantitativo di aspettative nei riguardi di titoli che ribadiscono a chiare lettere la propria unicità nel settore dell'intrattenimento interattivo.

Sotto questo fronte, l'annata appena trascorsa è stata foriera di produzioni imprescindibili, opere che - pur con qualche perplessità o cedimento - hanno saputo far parlare di sé, lasciando un segno indelebile all'interno del settore. In questi 12 mesi, inoltre, Sony ha progressivamente piantato i semi per l'avvenire, ampliando i servizi rivolti alla sua platea, perfezionando l'offerta del PlayStation Plus e permettendo finalmente alla Realtà Virtuale di fiorire come mai prima d'ora. Con il PSVR, del resto, simile tecnologia è balzata fuori dalla nicchia nella quale era rintanata ed è riuscita a raggiungere l'utenza mainstream, dando vita - di fatto - ad una sorta di "anno zero" per i videogiochi, in grado di restituire ai propri fruitori quel senso di meraviglia e di scoperta che apparteneva agli albori del medium. Basterebbe solo questo risultato per promuovere a pieni voti il 2018 targato PS4, nonostante l'azienda abbia adottato alcune strategie comunicative meno aggressive del solito che indubbiamente ci hanno lasciato un po' di amaro in bocca.

The Show Must Go On

Dopo aver chiuso il 2017 con uno show, durante la PlayStation Experience, meno roboante del previsto, imbastendo una sorta di "chiacchierata" informale dai ritmi piuttosto dilatati (ed un po' soporiferi), nel corso di quest'anno Sony ha continuato a mantenere un basso profilo sul piano della comunicazione nei grandi eventi del settore.

All'E3 di Los Angeles ha messo in scena una conferenza alquanto peculiare, una piccola piece teatrale dall'andamento sì suggestivo, ma anche troppo lento e poco omogeneo: per alcuni dei suoi titoli di punta, come Ghost of Tsuhima e The Last of Us Parte II, sono state allestite delle piccole aree tematiche in cui gli spettatori erano costretti a spostarsi da una sala all'altra per assistere ai nuovi gameplay trailer, preceduti da un rapido siparietto musicale. Una scelta straniante, che ha causato dei tempi morti poco consoni ad una cornice come quella dell'E3, ma che è anche stata esemplificativa dei piani dell'azienda, intenzionata a riaffermare con forza la sua autorialità, sia sul piano creativo che su quello comunicativo.

La volontà di soffermarsi quasi unicamente sulle proprie proprietà intellettuali, concedendo solo pochissimo spazio ai giochi di terze parti (in netta controtendenza con quanto fatto Microsoft) ha testimoniato la grande fiducia che Sony nutre nella forza del suo arsenale videoludico.

Gli enormi investimenti promossi nello sviluppo e nel marketing delle sue esclusive di punta sono la limpida dimostrazione di questo pensiero: basta soltanto tornare con la mente alle prorompenti campagne pubblicitarie che hanno spianato la strada a God of War (tra cui la simpatica apparizione di Atreus e Kratos allo Stadio Olimpico) e a Marvel's Spider-Man (è il caso dell'autobus intrappolato tra le ragnatele a Milano) per rendersi conto di quanto il gigante giapponese sappia tramutare il lancio di un prodotto in un vero e proprio spettacolo.

C'è da ammettere, tuttavia, che pur dinanzi all'indiscutibile grandezza di alcune opere in lavorazione, tra cui l'indecifrabile Death Stranding, il 2018 di Sony è stato un po' ambivalente: da una parte ha dato conferma delle qualità di una line up poderosa, su cui svetta un capolavoro assoluto come God of War, mentre dall'altra restano ancora avvolte dalla nebbia dell'ignoto le date di uscita di titoli su cui il publisher sta puntando ormai da diversi anni.

Insomma, anche al netto degli eccellenti riscontri di pubblico e critica dei sui prodotti first party, l'azienda ha mostrato qualche incertezza di troppo quando ha iniziato a strutturare le fondamenta del suo futuro: il continuo rinvio di un'esclusiva come Days Gone è stato solo il primo passo di una serie di scelte ancora tutte da comprendere fino in fondo. Ci riferiamo, ovviamente, alla decisione di non organizzare l'appuntamento per la PlayStation Experience di dicembre. Due eventi che negli scorsi anni hanno avuto una certa risonanza, ed il cui annullamento ha un po' intimorito la fanbase. Una preoccupazione che ha rischiato di trasformarsi in terrore puro quando Sony ha annunciato che non parteciperà neppure all'E3 del 2019, segnando di fatto la fine di un ciclo che si protrae da ormai più di due decadi.

La rinuncia ad una cornice così importante è forse sintomatico di un'arrendevolezza che pone un freno alle mire di grandezza di Yoshida&Company? Tutt'altro, a dir la verità: nel confermare la sua assenza alla fiera losangelina, la compagnia ha anche specificato che l'obiettivo è quello di cercare nuovi modi "innovativi ed intimi" per coinvolgere la community, il che lascia presagire l'intenzione di dar forma ad uno show tutto suo, dove i riflettori siano puntati solamente sul logo PlayStation.

È forse così che Sony si prepara a dominare di nuovo il mercato: scardinandone le routine a cui eravamo abituati. Ed ora, a differenza di come ha agito in passato, sembra mettere da parte momentaneamente le velleità di spettacolarizzazione delle sue conference annuali per muoversi in silenzio, prima di esplodere all'improvviso. La quiete del 2018, in sostanza, sarebbe solo il preludio alla tempesta del 2019.

Intrattenimento a 360 gradi

Neppure sul piano dei servizi per la propria fanbase, Sony vuole lasciare campo libero ai diretti rivali. Di fronte all'eccezionale Game Pass di Microsoft, la casa giapponese reagisce con il PlayStation Now, una piattaforma online tramite la quale usufruire di un vastissimo catalogo di giochi in streaming, previo abbonamento mensile. L'offerta si fa di giorno in giorno sempre più sostanziosa, e l'elenco di titoli a disposizione si rimpolpa di "pezzi da novanta" come Bloodborne e For Honor.

Da poco è stata anche aggiunta la possibilità di scaricare i giochi, così da usufruirne senza dover sottostare ai capricci dell'infrastruttura di rete. Peccato soltanto che il PlayStation Now non sia disponibile in Italia, e che per il momento non ci siano conferme del suo approdo tra i lidi dello Stivale. A noi videogiocatori tricolori non resta altro che consolarci con la Instant Game Collection del PlayStation Plus: dopo un inizio non proprio solido, negli ultimi mesi la lista di giochi mensili ha beneficiato di prodotti d'alto spessore.

Destiny 2, Yakuza Kiwami, Mafia 3 e SOMA sono solo gli esempi più recenti di una proposta che cresce sempre di più, nel tentativo di soddisfare i palati di qualsiasi utente. Tra i privilegi concessi per tutti gli abbonati al servizio non manca poi un manipolo di sconti esclusivi, alcuni dei quali davvero corposi, che campeggia nello store con una frequenza invidiabile. Insomma, il costo di sottoscrizione, anche se alcun mesi sono stati di certo più deboli di altri, viene compensato con una serie di privilegi che non passa inosservata.

Si può certamente fare di più, mantenendo ad esempio una costanza qualitativa superiore nella scelta dei titoli della Instant Game Collection (magari con un occhio di riguardo per la VR), ma nel complesso il lavoro di selezione svolto da Sony nell'ultimo periodo ci ha lasciato piuttosto appagati. Eppure, quello di PlayStation 4 non è un ecosistema esclusivamente "ludico": il publisher sta infatti tentando di espandere la propria sfera di influenza vero altre forme di entertainment, proponendo eventi live da acquistare nel negozio digitale della console, tra cui il concerto di Ghali e l'incontro di MMA che ha visto protagonisti Tito Ortiz e Chuck Lidell.

Sebbene sia mossa da buone intuizioni, da questo punto di vista l'azienda ha bisogno necessariamente di migliorare l'interfaccia delle attività extra ludiche, semplificando la ricerca e la navigabilità, e suggerendo contenuti che siano davvero appetibili per l'utenza. Gli spunti di partenza ci sono tutti, anche se resta ancora un bel po' di strada da percorrere prima che i Live Event diventino un'altra delle caratteristiche distintive di PlayStation.

Le mille forme di un videogioco

Da sempre il grande appeal che Sony esercita sulla sua community è incarnato dal suo parco di titoli in esclusiva: il 2018, ovviamente, non ha fatto eccezione, ed anzi ha portato sui nostri scaffali videogame che hanno contribuito a delineare la personalità di PlayStation 4 come piattaforma a misura di ogni tipo di pubblico.

Senza soffermarci troppo a lungo nel ribadire l'importanza dei soliti noti come Marvel's Spider-Man (il gioco sui supereroi che ha fracassato ogni record) e Detroit: Become Human (che ha segnato il ritorno in pompa magna di David Cage), vale la pena ricordare che il nuovo God of War, contro ogni previsione, è riuscito a sottrarre lo scettro di Game of the Year nientemeno che a Red Dead Redemption 2. Secondo la critica, è un'esclusiva PS4 l'opera videoludica migliore dell'annata, persino più dell'epopea western di Rockstar, da molti considerata (e non a torto) tra le vette più alte mai raggiunte dal medium interattivo.

Ed accanto a questi giganti del settore, fanno capolino con vigore anche titoli più di nicchia, ma al contempo splendidamente "unici": dall'action game in salsa orientale con l'ultimo capitolo della serie Yakuza, il bellissimo The Song of Life, si passa all'incredibile remake di Shadow of the Colossus, senza contare la gamma di prodotti appartenenti alla collana PlayLink, tra cui Scimpazziamo e Sapere è Potere, che hanno introdotto un nuovo modo di giocare.

Ed è proprio in questo tipo di filosofia che risiede la grandezza di Sony, ossia nella capacità di variare il più possibile la propria offerta, cercando nuove forme di intendere il gaming. È vero che non tutti i giochi della linea PlayLink siano imperdibili, ed anzi non mancano alcune opere francamente dimenticabili, ma ogni singolo tassello di questo progetto, anche quello con maggior crepe, è un elemento essenziale nel mosaico in divenire che Sony sta cercando di comporre. Il merito più grande che spetta a questo 2018 targato PlayStation, tuttavia, spetta alla rinnovata importanza rivestita dalla realtà virtuale.

Nonostante qualche inciampo lungo il percorso, l'azienda spinge con convinzione la sua tecnologia che, per quanto inferiore a livello prestazionale rispetto alle controparti per PC, ha saputo aprire al grande pubblico i cancelli della VR. È un traguardo fondamentale, in cui si iniziano ad osservare i primi germogli di una nuova era.

Il PlayStation VR sta poco a poco ottenendo la piena maturazione: benché sia ancora inevitabilmente acerbo, alcuni software che il caschetto si porta in dote sono dei piccoli, grandi gioielli (tra cui Moss, Astro Bot e Firewall Zero Hour), che riscrivono dal principio regole ludiche ormai inflazionate e danno loro nuova linfa. Le colonne erette nel 2018 sono destinate quindi ad espandersi, solidificarsi, perfezionarsi: il tutto, sempre e soltanto, per i giocatori. 4 The Players.