Il Giappone Feudale: scopriamo l'epoca storica di Ghost of Tsushima

Di Ghost of Tsushima sappiamo ben poco, se non che sarà ambientato nel 1274, nel periodo feudale. Ma cos'è esattamente il Giappone feudale?

speciale Il Giappone Feudale: scopriamo l'epoca storica di Ghost of Tsushima
Articolo a cura di
Disponibile per
  • PS4
  • PS4 Pro
  • La conferma dell'assenza di Sony all'E3 2020 ha aperto il leggendario vaso di Pandora: nei giorni immediatamente precedenti e successivi all'annuncio, è emerso in rete un tornado di rumor circa gli eventi che il colosso giapponese starebbe organizzando per presentare finalmente Playstation 5 e la sua lineup, compresi i papabili crossgen The Last of Us Part 2 e Ghost of Tsushima. Se sul primo abbiamo una buona mole di informazioni, tra cui la data di uscita, non si può certamente dire lo stesso del lavoro dei ragazzi di Sucker Punch, sul quale Sony non si è ancora decisa ad alzare il sipario, limitandosi a centellinare le notizie sul progetto.

    Ciò che sappiamo per certo è che sarà ambientato nel 1274, durante la prima delle due invasioni del Giappone da parte dei mongoli e dunque in pieno periodo feudale: uno scenario che tantissimi giochi hanno già trattato e scelto come loro ambientazione. Ma che cos'è esattamente il Giappone feudale? Quando si colloca e quali sono le sue caratteristiche principali? Chi erano veramente i samurai? Abbiamo deciso di rispondere a queste domande attraverso un approfondimento ludo-storiografico che non vuole assolutamente essere una lista di titoli ambientati in questo affascinante periodo storico, ma si pone lo scopo di contestualizzarlo meglio ed esaminare il modo in cui alcuni giochi lo hanno interpretato e riprodotto.

    Contesto storico

    L'inizio dell'era feudale del Giappone viene fatto istituzionalmente risalire al 1185, anno che sancisce la fine del prosperoso periodo Heian, in seguito alla cosiddetta guerra civile di Genpei tra i clan Minamoto e Taira. La sconfitta di quest'ultimo nella battaglia di Dan-no-ura determinò la nascita dello shogunato Kamakura, con a capo Minamoto no Yoritomo (il primo shogun nel senso comunemente percepito del termine), dando effettivamente inizio al periodo feudale giapponese.

    La figura dell'imperatore, già in declino a causa di guerre precedenti ma che aveva comunque detenuto il potere fino ad allora, si trovò ad essere completamente offuscata da quella dello shogun, titolo equiparabile a quello di generale dell'esercito, che in precedenza veniva concesso dall'imperatore in persona ai capi militari più valorosi. In seguito, lo shogun e il suo governo di stampo militare (chiamato bakufu, letteralmente "governo della tenda") divennero di fatto i veri detentori del potere politico in tutto il paese, mentre la corte dell'imperatore venne relegata a un ruolo quasi esclusivamente simbolico e religioso.

    Il Giappone feudale vide il susseguirsi di tre shogunati principali: Kamakura, Ashikaga e Tokugawa. Lo shogun distribuiva la terra ai suoi ufficiali più fedeli, chiamati jito o shugo, che l'avrebbero controllata e governata in suo nome. La carica era spesso ereditaria e inizialmente, a differenza di quanto accadeva nel feudalesimo europeo, la terra non diventava di loro proprietà. Col passare del tempo, tuttavia, gli shugo, esercitando le loro funzioni molto lontano dal governo centrale, ottennero via via sempre più potere, diventando a tutti gli effetti i signori proprietari delle loro terre e facendosi pertanto chiamare daimyo, il cui significato letterale è "grande nome".

    Tale era il loro potere che ogni provincia aveva il suo esercito, spesso costituito da samurai che i daimyo retribuivano con il denaro ottenuto con le tasse pagate dai contadini. Inoltre i daimyo non erano tenuti a pagare nessuna imposta allo shogunato, e avevano invece totale controllo sui tributi imposti al popolo. I daimyo erano dunque figure molto potenti, formalmente inferiori ai soli shogun ma talvolta perfino più importanti di loro: l'autorità degli shogun era infatti direttamente proporzionale a quella dei daimyo, e per estensione al numero di questi feudatari.

    Allo stesso modo, il potere dei daimyo dipendeva dal numero di samurai sotto il loro comando. I compiti principali dei daimyo consistevano nel proteggere gli shogun e governare il popolo e la terra da loro assegnatagli. Fornivano supporto militare grazie agli eserciti di samurai alle loro dipendenze, che erano obbligati a vivere con loro, in modo da poter entrare immediatamente in azione in caso di necessità. Per assicurarsi la lealtà dei samurai migliori, i daimyo concedevano loro grossi appezzamenti di terreno, una pratica che li rendeva di fatto vassalli.

    I samurai erano guerrieri appartenenti alla classe nobile e venivano trattati con estrema riverenza e rispetto. Vivevano secondo il bushido (letteralmente "via del guerriero"), un codice inizialmente non scritto che si basava su sette principi fondamentali propri della dottrina buddhista e confuciana: onore, coraggio, lealtà, giustizia, compassione, cortesia e sincerità. I samurai ritenevano che morire per i loro signori fosse più onorevole che vivere senza dare dimostrazione di coraggio, un credo diverso da quello dei ronin (tradotto in "uomo alla deriva"), ovvero quei guerrieri che non erano al servizio di nessun daimyo. Dato il loro alto rango sociale, i samurai avevano vari privilegi rispetto al popolo comune: potevano ad esempio portare due armi in pubblico (una spada corta e una lunga), così da mostrare a tutti il loro status sociale ed essere rispettati di conseguenza. Gli era inoltre permesso di punire chiunque recasse loro un'offesa, anche con la morte.

    Samurai biondi

    L'era del Giappone feudale durò svariati secoli e terminò ufficialmente nel 1868, in seguito alla cosiddetta restaurazione Meiji, un periodo di fortissimi e radicali cambiamenti sociopolitici che sancirono la fine dello shogunato Tokugawa e del periodo Edo, iniziato nel 1603, e restituirono il potere alla figura dell'imperatore. Nei decenni successivi, il Giappone, fino ad allora quasi totalmente isolato dal resto del mondo, iniziò un processo di apertura e occidentalizzazione, accompagnato da una forte crescita industriale.

    Il periodo Edo è conosciuto con tale nome in quanto questo era il nome della città dove il generale Tokugawa Ieyasu insediò il suo bakufu, dando vita all'omonimo shogunato (in seguito alla restaurazione Meiji, Edo cambiò nome in Tokyo). La famiglia Tokugawa fece conoscere al Giappone un periodo di maggiore stabilità sociale grazie all'istituzione di un sistema gerarchico e di classi molto più strutturato rispetto al precedente, che favorì lo sviluppo economico, anche grazie al commercio estero, e fece proliferare l'artigianato e l'agricoltura. Fu anche il primo periodo ben documentato durante il quale ad uno straniero fu concesso di vivere in Giappone: nell'aprile del 1600 infatti, dopo un estenuante e lunghissimo viaggio, approdò sulle sponde dell'isola di Kyushu la Liefde, una nave commerciale olandese facente parte della Compagnia delle Indie Orientali.

    A bordo si trovava anche l'inglese William Adams, che nei mesi successivi entrò in strettissimo contatto proprio con lo shogun Tokugawa Ieyasu. Nonostante l'iniziale diffidenza da parte dello shogun, William, grazie alle sue grandi conoscenze scientifiche e ingegneristiche e alle sue doti diplomatiche, riuscì a farsi benvolere dal sovrano giapponese e ne diventò consigliere, arrivando addirittura ad essere insignito del titolo di samurai, evento assolutamente straordinario per uno straniero. Col nuovo nome di Miura Anjin (letteralmente "il timoniere di Miura"), Adams divenne di fatto uno degli stranieri più influenti nella storia del Giappone. A molti giocatori questa figura potrebbe risultare molto familiare: nel recente Nioh, infatti, il giocatore controlla proprio un samurai irlandese di nome William.

    Il gioco è ambientato esattamente nel 1600, alla fine del periodo Sengoku, e sebbene la trama sia interamente caratterizzata da elementi dark fantasy, numerosi sono i personaggi ispirati a figure realmente esistite: durante l'avventura William entra infatti in contatto con Hattori Hanzo, uno dei samurai più conosciuti della storia giapponese, che salvò la vita proprio allo shogun Tokugawa Ieyasu favorendone l'ascesa al potere. Anche quest'ultimo fa parte del cast dei personaggi di Nioh, oltre ad altri nomi illustri quali Kuroda Nagamasa (daimyo realmente esistito) e Ishida Mitsunari, militare della fazione opposta a quella dello shogun durante la battaglia di Sekigahara (datata 1600), che fa da teatro a una delle missioni del gioco.

    Nioh porta su schermo anche moltissimi elementi mitologici e di folklore, dal momento che i principali nemici di William sono varie tipologie di yokai, tra le quali trovano spazio gli Hinoenma, gli Jorogumo e gli Yuki-onna, ovvero i demoni della tradizione giapponese. Nioh è indubbiamente uno dei giochi dove la matrice del Giappone feudale risulta essere più marcata, soprattutto per quanto riguarda la scrittura.

    Come detto, Ghost of Tsushima è solo l'ultimo dei moltissimi giochi ambientati in questo affascinante contesto storico e, sebbene le poche informazioni disponibili al momento impediscano di farsi un'idea precisa di quanto fedelmente i ragazzi di Sucker Punch abbiano deciso di riprodurlo, quanto visto finora fa decisamente ben sperare.

    L'era dello shogunato Kamakura, durante la quale è ambientato il gioco, vide una crescita dei movimenti religiosi popolari, che generarono a loro volta una maggiore richiesta, da parte della popolazione, di opere e luoghi di culto. Il timore di una possibile invasione mongola, poi rivelatosi decisamente fondato, contribuì a generare nel popolo un diffuso sentimento di ansia che sarebbe poi stato un forte tema dell'iconografia religiosa. Solo in sede di recensione sarà possibile verificare se e in che modo (in termini di location, assets, dialoghi, eccetera) questo elemento sarà rappresentato nel gioco.

    Il Giappone di Capcom

    Abbiamo appurato che molti titoli condividono questa ambientazione, ma solo una piccola parte di questi sono riusciti a digitalizzare fedelmente il Giappone feudale e a trasmetterne l'essenza ai giocatori tanto quanto fece Onimusha, sviluppato da Capcom per Playstation 2 nel 2001 e recentemente rimasterizzato. La storia del gioco si ispira infatti a personaggi ed eventi del periodo Sengoku (ovvero tra il 1467-1615), un'era di costante conflitto e disordine politico, sociale e militare.

    Il villain del gioco è infatti Oda Nobunaga, un daimyo del XVI secolo che tentò e quasi riuscì a unificare il Giappone attraverso diverse campagne militari. Passò alla storia anche per i metodi brutali adottati contro chiunque si opponesse al suo scopo, motivo per cui viene molto spesso dipinto come una figura negativa. Nonostante questo, il suo regno portò nuove e innovative tattiche militari, e inoltre favorì il libero mercato e le arti.

    Il gioco inizia proprio dopo la vera battaglia di Okehazama, dove Nobunaga sconfisse Imagawa Yoshimoto e si impose come signore della guerra.

    È solo a questo punto che la trama del titolo assume connotati fittizi e sovrannaturali, e il giocatore assume il controllo del samurai Samanosuke del realmente esistito clan Akechi. Oltre a personaggi tratti dalla storia giapponese, Onimusha presenta un comparto artistico decisamente ispirato, soprattutto per quanto riguarda gli interni del castello Inabayama (realmente esistente ma conosciuto oggi come castello Gifu), una delle location principali del gioco. Gli sviluppatori, grazie ai fondali prerenderizzati che caratterizzavano il gioco, sono riusciti a digitalizzare egregiamente gli elementi tipici dell'architettura dell'epoca. Anche gli esterni del castello sono ben riprodotti e seguono i canoni propri dell'assetto militare del tempo, quando la difesa dai nemici era fondamentale e per questo motivo le strutture venivano raggruppate sotto uno stesso tetto. I giardini diventavano campi di addestramento militare, come alcune location esterne di Onimusha ben testimoniano.

    La via del ninja

    Se si parla di Giappone feudale, è molto probabile che ai giocatori più nostalgici (e un po' attempati) venga in mente Tenchu. Nata nel 1998, la saga di Activision conta 9 giochi pubblicati nel giro di dieci anni e si è imposta come antesignana dello stealth tridimensionale. Nonostante fosse inferiore, in termini tecnici e ludici, a pilastri dello stesso genere come Thief e Metal Gear Solid, il primo capitolo della saga (Tenchu: Stealth Assassins) uscì prima di questi ultimi e influenzò fortemente il panorama negli anni successivi.

    Ambientato nel Giappone feudale del XVI secolo, il gioco narra le vicende di Rikimaru e Ayame, due ninja membri del clan Azuma e fedeli servitori del daimyo Lord Gohda. Il loro compito principale consiste nello svolgere missioni segrete per conto del loro signore con lo scopo di sradicare la corruzione dalla provincia. La storia è inoltre caratterizzata da elementi propri della mitologia giapponese, dal momento che il main villain del gioco, Lord Mei-Oh, è uno stregone malvagio che mira a spodestare Lord Gohda grazie all'aiuto del suo braccio destro Onikage, un demone ninja nonché nemesi immorale di Rikimaru stesso.

    Nel vero Giappone feudale, i ninja (conosciuti anche come shinobi) erano guerrieri che al contrario dei samurai provenivano dalle classi di rango sociale meno elevato. Talvolta potevano essere samurai caduti in disgrazia in seguito alle sconfitte in battaglia o rinnegati dal loro daimyo. Nei casi più estremi poteva addirittura trattarsi di ex contadini che erano stati costretti, loro malgrado, a imparare l'arte del combattimento per sopravvivere.

    Per questo motivo, le principali roccaforti ninja erano collocate nelle province di Iga e Koga, estremamente rurali e apparentemente tranquille, dove la vita contadina era l'unica conosciuta. I samurai, costretti a seguire il codice etico del bushido, si affidavano ai ninja perché eseguissero il lavoro sporco al loro posto, che consisteva in attività di spionaggio, sabotaggio, ricognizione, ricerca o manipolazione di informazioni e ovviamente l'omicidio, perpetrato nei modi più disparati e disonorevoli. I ninja erano altamente addestrati secondo l'arte marziale del ninjutsu, le cui origini risalgono addirittura al VII secolo. Esattamente come in Tenchu, esistevano anche ninja di sesso femminile chiamate kunoichi, anche loro dedite ad attività di dubbia moralità. Non si facevano nessuno scrupolo ad utilizzare l'arte della seduzione per entrare in contatto coi loro bersagli ed ucciderli nel sonno, era anzi uno dei metodi più utilizzati.

    Il combattimento corpo a corpo era l'ultimo mezzo a cui ricorrere nel caso venissero scoperte, al quale veniva preferito l'utilizzo dei veleni e l'arte del travestimento, che ruotava introno alla figura della geisha. Tutti gli oggetti di uso comune delle donne potevano pertanto diventare un'efficace arma. Nei secoli si tramandarono innumerevoli storie e leggende nate intorno alla figura dei ninja, pervasa da un alone di mistero e fascino tangibile fin dalle sue origini.

    Di loro, per ovvie ragioni, si sapeva molto poco, e si credeva che possedessero addirittura abilità soprannaturali, come la capacità di trasformarsi in animali, camminare sull'acqua o controllare gli elementi naturali. Secondo una delle leggende più famose, il daimyo Uesugi Kenshin venne ucciso nel 1578 da un ninja rimasto nascosto per diversi giorni in quello che oggi potremmo paragonare a una fossa settica. Il clan dei ninja scomparve durante il periodo Edo, che portò pace e stabilità al Giappone e ne fece pertanto progressivamente scemare l'importanza e l'utilità.

    Non è possibile approfondire particolarmente la caratterizzazione del Giappone feudale di Tenchu poiché i limiti hardware della prima Playstation costrinsero gli sviluppatori ad ambientare tutte le 10 missioni del gioco di notte, e a limitare enormemente la draw distance e la mole poligonale degli asset. Nonostante questo, l'atmosfera generale risultava davvero azzeccata e a fuoco, soprattutto grazie alla fantastica colonna sonora, che si adattava dinamicamente alle fasi di gameplay e all'approccio che il giocatore decideva di seguire.

    Anche il level design era particolarmente valido, con ambientazioni ben realizzate e diversificate, tra piccoli villaggi, grotte e foreste. Prima di ogni missione, al giocatore veniva data la possibilità di scegliere con cura l'equipaggiamento ninja da usare, elemento che andava a variare ulteriormente il gameplay (se volete approfondire, recuperato lo speciale My Generation su Tenchu).

    Sferzate leggiadre

    Facciamo un altro salto indietro nel tempo e andiamo al 1993, ma con un genere totalmente diverso. In quell'anno la software house SNK pubblica infatti Samurai Showdown, primo capitolo dell'omonima saga di picchiaduro. Il gioco proponeva un gameplay innovativo con combattimenti all'arma bianca non incentrati sulle combo, bensì su un ritmo piuttosto alto e colpi potenti e ben assestati, le cui varianti più dannose venivano enfatizzate dall'uso dello slow motion, decisamente insolito per l'epoca.

    Tra le novità più interessanti c'era proprio l'ambientazione: al contrario della maggior parte dei fighting game del periodo, ambientati in tempi moderni, Samurai Showdown si svolge infatti nel Giappone feudale del tardo XVIII secolo e propone una trama relativamente complessa (soprattutto considerando che si tratta appunto di un picchiaduro), che fonde elementi e personaggi reali ad altri di fantasia o provenienti dal folklore giapponese.

    Anche in questo caso la musica risulta essere un elemento di spicco, con motivi eseguiti con autentici strumenti musicali della tradizione giapponese, tra lo shakuhachi, una sorta di flauto dritto. Lo stile musicale si rifà principalmente al cosiddetto enka che nacque come forma musicale del dissenso politico, tema effettivamente trattato nella trama del gioco stesso. La musica ha sempre fatto parte della cultura e della tradizione giapponese e ne esistono svariati generi, che spesso confluiscono nel concetto di gagaku (letteralmente "danza elegante"), un tipo di musica classica giapponese suonata nelle corti imperiali e per questo dai tratti decisamente raffinati.

    Daimyo per un giorno

    Come abbiamo visto, il Giappone feudale vide il susseguirsi di molte guerre e shogunati, ed è quindi naturale che le pagine della storia siano densi di gesta politiche, militari e diplomatiche. A livello videoludico, questi elementi si sposano perfettamente con il genere degli RTS, tra i quali, ai fini del nostro approfondimento sul Sol levante, spicca decisamente la saga Total War di Creative Assembly.

    I titoli della serie, tutti ad ambientazione storica, alternano una parte gestionale a turni decisamente approfondita a battaglie in tempo reale, animate da meccaniche altrettanto complesse e appaganti. Il primo titolo della saga, ambientato proprio durante il periodo Sengoku, uscì nel 2000 col titolo di Shogun: Total War. La campagna offre al giocatore la possibilità di scegliere quale tra sette clan realmente esistiti condurre verso lo shogunato, impersonandone il daimyo e assumendone il comando. Sia la componente gestionale che quella tattico-militare del gioco sono davvero approfondite, e risultano legate a doppio filo alle caratteristiche di ciascun clan.

    L'esito delle guerre dipendeva infatti da numerosissimi fattori, non ultimi la conformazione del territorio, la stagione e le condizioni meteorologiche del campo di battaglia. Per assicurarsi la vittoria, è necessario amministrare in tempo reale molti elementi, tra cui la scelta e il posizionamento delle truppe (l'engine del gioco può gestire fino a 5000 unità per ciascun esercito), di cui vanno monitorati costantemente morale e affaticamento. Nel 2011, viene poi pubblicato Total War: Shogun 2, a metà strada tra un seguito ed un remake del capitolo originale, che offre un impianto ludico ancora più accurato e complesso.

    Come detto in apertura, ci sono molti altri giochi che hanno egregiamente tradotto o interpretato in digitale questo periodo storico e che varrebbe la pena trattare, ma per ovvi motivi di spazio non ci è possibile andare oltre: titoli come Sekiro, Genji, Bushido Blade, Samurai Warriors e tanti altri. Del resto, un periodo storico di così ampio respiro e ricchezza culturale non può far altro che spalancare le porte alla fantasia e alla creatività degli sviluppatori. A tal proposito, riponiamo una grandissima fiducia nel progetto di Sucker Punch e speriamo fortemente che possa essere davvero il canto del cigno della generazione di Sony, e ci permetta di tuffarci in un'altra memorabile incarnazione del Giappone feudale.

    Quanto attendi: Ghost of Tsushima

    Hype
    Hype totali: 273
    88%
    nd