Il passaggio dal 2D al 3D nei Videogiochi

Come e quando sono cambiati i videogiochi, passando dai mondi grafici bidimensionali ai vasti mondi in 3D.

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Se chiediamo ad un videogiocatore con un pizzico di memoria storica il nome del primo videgioco realizzato, egli mi dirà senza esitare "Pong". Credo che pochi la pensano diversamente, e non si puo dargli torto, anche se con questa affermazione si commette un "inesattezza"..vedimo perché. "Pong" fu creato nel 1972 da Nolan Bushnell, il quale realizzò qualcosa di impensabile, sia la versione da Bar che la prima realizzazione "casalinga" su Atari riscossero un successo strepitoso, dando vita al grande mondo dei videogames. Bushnell però non partì dal nulla, si limitò a sfruttare l'idea di Steve Russell che nel 1962 realizzo su un mainframe il primo prototipo di videogames : Spacewar.L'idea di trasportare quella nuova forma di divertimento nelle case di milioni di persone fu colta al volo da Nolan Bushnell che la portò al successo con il già citato "Pong". Sono passatiquasi quarant'anni e se confrontiamo i videogiochi di allora con quelli attuali non possiamo fare altro che sorridere pensando a com'era differente il concetto di divertimento negli anni passati. Quello che stupisce di più e che è in grado di comprendere chi, come me, ha una memoria storica piuttosto antica non essendo nato videoludicamente a partire dalla Platystation ma ben prima, è l'enorme salto tecnologico che ci ha portato ad arrivare ai livelli attuali. Quando guardo Metal Gear Solid 2 non vedo solo un bel gioco, vedo il grande progresso che gli sviluppatori Software e Hardware hanno portato ai giochi ed alle console, e questo progresso è legato ad un fattore ben preciso intorno al quale gira la realizzazione di qualsiasi videogames...la grafica

La metamorfosi del divertimento

Quando parlo di grafica non intendo solamente il lato puramente estetico del termine, intendo grafica in relazione allo sviluppo concettuale del videogame e quindi al suo gameplay. Dall'avvento di Pong e della sua grafica 2D molto minimalista al Metal Gear Solid 2 di turno in completo 3D, lo sviluppo non ha compreso solo l'aspetto visivo ma ha portato a radicali cambiamenti nel gameplay. Ripercorendo la storia videoludica dall'inizio possiamo vedere come i più grandi passi avanti nel gameplay sono legati al tipo struttura grafica alla quale il gioco si appoggia e che possono essere riassunti nella triade degli schemi di gioco: 2D puro, 2D/3D e 3D puro. Questi tre grandi modi di concepire i videogames non hanno mai avuto il completo predominio l'uno sull'altro. A parte l'inizio, quando esisteva solo il concetto 2D, non c'è mai stato una staffetta vera e propria tra i tre generi che, anche al giorno d'oggi, convivono in modo tranquillo consci che il futuro è il 3D ma consapevoli che le tecnologie attuali legate alle diverse tipologie di videogames non permetto ancora di realizzare in completo 3D le idee che si hanno in mente e che in certi casi il 2D è ancora la scelta migliore. Vedremo ora in che modo questi tre modi di concepire i videogames hanno influenzato il gameplay e quale posto il mercato videoludico riserva loro.

2D L'inizio di tutto non ha ancora fine...o quasi

I primi giochi, tra cui i già citati Pong e Spacewar, erano caratterizzati da una meccanica di gioco decisamente simle. Il concetto stesso di grafica 2D imponeva uno stile di gioco costituito dallo scorrimento del personaggio solo in orizzontale e/o in verticale ponendo seri limiti al gameplay. Era quindi necessario dedicarsi a stili di gioco con una meccanica che si incastrava alla perfezione con le limitazione dell'epoca, ed ecco che fiorirono tipologie di giochi che resero al meglio ciò che le console potevano offrire. Gli sparatutto a scorrimento tipo Space Invaders costituirono il vero fenomeno degli anni 80, una navicella spaziale ancorata al fondo dello schermo che poteva sparare ai nemici che avanzavano, muovendosi in orizzontale. Il filone segui un deciso progresso inserendo la possibilità di muovere la navicella anche in verticale, permettendo così di avvicinarsi al nemico compiendo vere e proprie acrobazie per evitare di essere colpiti. Stessa meccanica altro genere, un altro fenomeno degli anni 80/90 furono i platform grazie ai quali il mondo 2D tirò fuori l'asso dalla manica riuscendo ad esprimere tutte le sue potenzialità. Ghost'n Goblin, Sonic, Mario Bros e Rayman sono prodotti di diversi periodi ludici che vanno dagli anni ottanta fino a metà degli anni novanta, giochi che hanno esaltato quello che era e che rimane il vero concetto dell'universo 2D, semplicita al servizio del divertimento. Quei giochi erano semplici paragonati a ciò a cui siamo abituati ora, ma è innegabile che il loro fascino rimane immutato nel tempo ed hanno permesso a più generazioni di videogiocatori di apprezzarne le indiscusse qualità. Molte altre tipologia di gioco nacquero in quel periodo, dalle avventure grafiche prive d'azione ma con ambientazioni che esaltavano la grafica piatta di allora per arrivare ai fighting-game alla Street Fighter che, con lo stesso concetto di scorrimento orizzontale del personaggio tipico del periodo, realizzarono uno dei giochi più apprezzati di sempre. Probabilmente si sarebbe potuto andare avanti così ancora per molto tempo, il giocatore non aveva ulteriri pretese all'epoca perché non aveva idea che si potesse varcare quel sottile confine che separa la finzione dalla realtà che, può trasformare qualcosa di piatto ed inanimato donandogli un barlume di "vita", ma qualcosa era destinata a cambiare il mondo videoludico stava per scoprire la terza dimensione. La cosa strana è che il vero capostipite della grafica tridimensionale nei videogiochi fu un titolo che in realtà era completamente 2D, il suo nome è Wolfstain 3d è fu per tutti un terremoto di proporzioni inattese. Wolfstein 3d segnò la svolta non solo a livello grafico ma come modo di concepire il gamplay nei videogiochi, vedere il proprio personaggio muoversì in un universo in simil-3D fu illuminante per gli sviluppatori che videro aprirsi una serie infinita di nuove possibilità. Da Wolf 3d all'avvento del 3D vero e proprio il passo fu breve ed inevitabile, il mondo dei videogame da quel momento non fu più lo stesso.

2D e 3D : Contatto!

Il popolo videoludico aveva assaggiato il primo boccone di finto 3D e da allora la fame fu sempre maggiore, gli sviluppatori non si fecero attendere e si misero al lavoro per produrre ciò che il pubblico reclamava. Ecco però che le cose si fecero più difficili del previsto, si fece la conoscenza con quello che da quel momento divenne uno dei principali spartiacque fra ciò che l'umano ingenio immaginava e ciò che era realmente possibile realizzare: l'hardware delle console. Ora che la via del 3D era stata rivelata si poneva la questione di come si potesse fare per intraprenderla producendo qualcosa di realmente giocabile. Atari prima, Nintendo e Sega Genesis in seguito erano state una base più che solida per realizzare ciò che fino ad allora era considerato il massimo limite per un videogame. La mentalità 3D sconvolse però il modo di interpretare le cose e il vero punto di svolta per le console avvenne nel 1994 grazie a Sony ed alla Playstation. Produrre giochi 3D era senza dubbio desiderio di tutti gli sviluppatori ma ci si rese subito conto che per realizzare qualcosa di godibile si doveva scendere a compromessi evidenti dal punto di vista grafico. Le console dell'epoca non erano in grado di muovere una spropositata quantita di poligoni, e seppure la Playstation costituì un mezzo di indubbio valore in questo senso, non era possibile fare tutto ciò che si aveva in testa. Si doveva scegliere se era più conveniente relizzare un gioco 3D dall'indiscutibile gameplay ma dall'aspetto grafico piuttosto rozzo, oppure tornare alla vecchia grafica bidimensionale sicuramente più dettagliata ma che lasciava un po l'amaro in bocca dopo aver assaporato il gusto della terza dimensione. Come si dice in questi casi, la verità sta nel mezzo ed ecco che nacquero una serie di giochi con grafica mista che diede uno scossone notevole settore. Il passo più ovvio fu quello di realizzare personaggi tridimensionali su sfondi bidimensionali, in questo modo si aveva il duplice vantaggio di poter muovere il proprio alterego in qualsiasi direzione e allo stesso tempo si poteva contare su scenari estremamente dettagliati. Uno dei primi giochi a sfruttare questa "tecnica" fu Resident Evil, che offrì una buona sensazione di libertà e movimento all'interno di locazioni talmente dettagliate da non soffrire particolarmente della loro natura bidimensionale. Ovviamente il problema principale era quello di evitare la sgradevole sensazione di vedere un personaggio poligonale che male si accostava allo sfondo, tale problema non influiva sulla giocabilità ma era un duro colpo alla cosmesi dei giochi, e solo con le produzioni attuali si è riusciti a mascherare il difetto. Nel frattempo è nata un'altra corrente di pensiero che ha voluto interpretare il concetto capovolgendone la struttura, proponendo un mondo 3D con personaggi bidimensionali. A dire la verità sono stati pochi i giochi che hanno seguito questa via, ma se consideriamo che fra questi vi è un capolavoro come Xenogears possiamo ben dire che si poteva insistere di più su questa strada. L'aspetto rivoluzionario di Xenogears era la possibilità di gestire la telecamera nel modo preferito, facendola ruotare per osservare il paesaggio dall'angolazione voluta, una tecnica che offriva una vera sensazione di libertà anche se l'impatto grafico era piuttosto pixelloso. La strada però era spianata ed uno studio più approfondito dell'hardware a disposizione portò all'abbattimento di ogni limite verso la realizzazione di giochi in puro 3D.

Il vero volto della terza dimensione

Cosa offre un mondo interamente tridimensionale che gli altri sistemi di gioco non possono dare ? Sicuramente l'abbattimento di ogni limite concettuale, la consapevolezza di poter realizzare qualsiasi cosa che si ha in mente con l'unico limite dell'hardware a disposizione. Niente più limiti nei movimenti, niente più inquadrature fisse ed infinite possibilità di schemi di gioco sono solo l'inizio di ciò che il 3D ci offre. La completa tridimensionalità tra personaggi e sfondo permette un interazione pressochè perfetta con l'ambiente che circonda il protagonista, non si parla più di uno sfondo dettagliato utile solo come riempitivo della scena, ma di un qualcosa di profondamente inserito nella meccanica di gioco come le strutture architettoniche, che sono la chiave per superare i livelli di Tomb Raider, oppure l'utilizzo dell'ambiente circostante come nascondiglio naturale necessario a Solid Snake in Metal Gear Solid. Gli unici limiti risiedono nei nelle console e nella capacità di chi programma di realizzare degli universi non solo belli ma anche utili ai fini del gioco. Spesso infatti l'utilizzo del 3D non ha portato benefici nel gameplay, in Dino Crisis per esempio non si avuta la sensazione di rivoluzione del genere Survival Horror, quello che si è ottenuto è una versione di Resident Evil con una gestione delle telecamere più cinematografica ma che a livello di giocabilità non ha portato nulla di nuovo. Anche i giochi di ruolo faticano ad uscire dalla mentalità 2d/3d perchè un ambientepuramente tridimensionale non avrebbe nessuna utilità con lo stile di gioco che la maggior parte degli RPG utilizza. Chi ha veramente tratto giovamento dall'avvento della terza dimensione è la categoria dei giochi sportivi nei quali la sensazione di profondità di campo e libertà d'azione è predominante su tutto il resto. La vera difficoltà di un gioco 3D è che rispecchia perfettamente le regole del mondo che ci circonda, vivendo in un ambiente tridimensionale siamo ben consci di come deve essere il comportamento di un personaggio in un ambiente poligonale, quindi la maggiore difficoltà è quella di ricreare un ambiente che, rispecchiando la tipologia di gioco che vuole rappresentare, induca il giocatore a credere di trovarsi di fronte qualcosa di reale. La vera sfida quindi è quella di sfruttare le risorse concettuali che il 3D offre in modo da ricreare qualcosa di nuovo soprattutto a livello di meccanica di gioco, una strada ancora lunga da percorrere che non mancherà però di riservarci piacovoli sorprese durante il viaggio.

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