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Il ritorno del calcio arcade: perché abbiamo bisogno di Captain Tsubasa

Rise of New Champions ci ha ricordato che, a volte, per giocare a calcio non serve per forza la simulazione fedele.

Captain Tsubasa Rise of New Champions calcio arcade
Speciale: Multi
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Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Switch
  • PS4 Pro
  • Un tempo per gli amanti del calcio era più facile trovare un gioco adatto ai propri gusti, in un mercato costellato di una gran varietà di interpretazioni ludiche dello sport nazionale. Si trovava veramente di tutto: chi andava in sala giochi poteva ritrovarsi a spendere una fortuna con l'ultimo episodio di Virtua Striker, per poi tornare a casa e chiudere la giornata con qualche partita a International Superstar Soccer Pro. Le ore passate col titolo di Konami non erano spese solo sulla storica Master League, e non era raro passare pomeriggi interi con le squadre all-star: Europa contro Resto del Mondo, Shevchenko contro Ronaldo (a meno di non lasciare i tremendi nomi storpiati di default). Da lì era un susseguirsi di gol e rivelazioni: si scopriva da giovanissimi che c'era un portiere in grado tirare le punizioni con precisione millimetrica, e si "barava" togliendo Roberto Carlos (o "Larcos") dal suo ruolo di terzino per piazzarlo sadicamente in attacco. Erano tempi più semplici, in cui la fine tattica non aveva ancora trovato spazio nelle nostre vite, e la strategia migliore era la potenza bruta.

    Tuttavia c'è un titolo che, più di tutti, ha dato corpo ai nostri sogni proibiti: per tutti era "il gioco di Holly e Benji", anche se ufficialmente era uscito nei negozi nipponici col nome di Captain Tsubasa J: Get in The Tomorrow (per approfondire recuperate il nostro speciale sui videogiochi di Captain Tsubasa). Una produzione umile, ma ai nostri occhi assolutamente meravigliosa: in qualsiasi momento bastava premere i dorsali del pad PlayStation per dar vita a supertiri portentosi, e di rimando l'avversario di turno rispondeva con parate potenziate usando i medesimi tasti, in un "ping pong" forsennato che causava ustioni di primo grado sui polpastrelli. A quei tempi avevamo dita d'acciaio.

    Anni dopo, il ritorno di Tsubasa è un momento quasi da celebrare, ma non solo questo: è l'incontro con quel calcio arcade che sembrava messo da parte, dimenticato e sepolto sotto le velleità simulative che l'industria impone ai pochi attori rimasti nel settore. È la dimostrazione che, a volte, dovremmo solo ricordarci che lo scopo di un videogioco è soprattutto divertire, in barba alle letture critiche e ai virtuosismi tattici. E quest'oggi cercheremo di raccontare Rise of the New Champions proprio sotto questa luce.

    Il calcio videoludico oggi



    Lo abbiamo accennato poc'anzi ma è bene ripeterlo, oggi il calcio virtuale vive di due o tre esponenti di rilievo. Tutti però sono accomunati, con differenti interpretazioni, dalla volontà di proporre una simulazione sportiva di qualità: PES per esempio offre una fisica del pallone realistica, mentre FIFA declina la disciplina attraverso le sue innumerevoli modalità di gioco. All'esterno di questa sfida pronta a rinnovarsi ogni anno, meritevole di una menzione, troviamo Football Manager con la sua connotazione squisitamente gestionale. Ce n'è davvero per tutti i gusti, ma siamo sicuri che sia realmente così?

    Ognuno di questi franchise propone esclusivamente un mood calcistico strettamente connesso al mondo sportivo, con l'obiettivo - logicamente valido - di tenere attiva la community per mesi e mesi: FIFA e Ultimate Team, PES e il My Club, Football Manager e la sua struttura "senza fine". Nulla da togliere a questo elemento, ma è anche vero che il genere pare aver perso di vista un punto fondamentale: una sola partita è effettivamente in grado di divertire? Nell'arco dei "novanta minuti" è possibile cogliere distintamente il focus della produzione, oppure quello che viene chiesto agli utenti è di spendere un considerevole ammontare d'ore su un determinato titolo?

    Oltre a questo aspetto, la qualità e "l'abbondanza" delle produzioni sopracitate ha inevitabilmente generato un anomalo effetto secondario: non disponendo degli stessi mezzi produttivi e finanziari (per esempio per stringere accordi d'esclusiva), molti studi hanno semplicemente guardato oltre, non prendendo neanche in considerazione l'idea di realizzare un titolo calcistico.

    Lo sport nazionale, nel tempo, è rimasto un lusso ad appannaggio di poche realtà, e a pagarne lo scotto è stata principalmente quell'interpretazione arcade citata in apertura. Ecco perché il ritorno di Tsubasa su console ha già di per sé un certo impatto sul mercato, ma c'è di più.

    In Holly e Benji tutto è normale, anche il Giappone vince il mondiale

    Quasi certamente chi è cresciuto in un certo periodo storico ha trascorso parte dell'adolescenza a guardare Tsubasa Ozora, per tutti Oliver Hutton, correre dietro "il suo migliore amico" per una quantità indefinibile di ore. Oggi, da giovani adulti, sorridiamo al pensiero di quel campo perfettamente curvo, degli spalti gremiti di pubblico per le partite tra scuole medie e per tutti quegli aspetti che hanno reso iconico il primo anime di Captain Tsubasa.

    È incredibile come la memoria riesca a sopravvivere negli anni, e rivedere "Julian Ross" e i suoi problemi cardiaci, o i gemelli Derrick in procinto di lanciare la loro celeberrima catapulta infernale è qualcosa che causa un potente effetto nostalgia.

    Il tempo per loro non sembra mai passato, ma la cosa più importante è che finalmente esiste una produzione videoludica capace di proporre egregiamente le scene viste in TV decine di volte. A prescindere che siate fan o meno dell'opera originaria, però, è innegabile che il tutto sia stato riproposto nella maniera più efficace.
    Al di là dei "difetti" elencati nella nostra recensione di Rise of the New Champions, infatti, il gameplay del gioco Bandai è un'interpretazione del calcio accessibile ma non banale, stratificata ma facilmente assimilabile. Di certo qualcuno ha storto il naso davanti alla meccanica dello "spirito", ossia l'energia che stabilisce fino a quando un portiere resiste alle bordate avversarie, ma è proprio in questo modo che un calcistico arcade è strutturato: giusto per citare un esempio del passato, nel mai dimenticato Sega Soccer Slam l'estremo difensore perdeva pezzi di armatura ad ogni cannonata parata (anche se segnare era piuttosto semplice fin dall'inizio del match). Il nuovo Captain Tsubasa offre nient'altro che un feedback visivo per comunicare che la rete è vicina, a meno che non sia uno dei fuoriclasse più celebri a sobbarcarsi l'onere di bucare la rete.

    Ancor di più, a differenza di diversi calcistici arcade, Rise of New Champions si premura di dare diverse armi in fase difensiva: il tackle in scivolata e il contrasto in piedi, infatti, sono efficaci contro le due tipologie di dribbling a disposizione dell'attaccante, ma la validità di questa meccanica emerge perfettamente durante le partite online. In diverse occasioni, abbiamo semplicemente rincorso l'avversario, aspettando che il suo timore di perdere il pallone si traducesse in un'azione non necessaria e prematura.

    Puntualmente, l'utente di turno usava uno dei due scatti, e noi eravamo pronti a ribattere col giusto intervento difensivo. Paradossalmente nel nuovo Captain Tsubasa segnare è anche una questione di sangue freddo e reattività. Per non parlare poi dei contrasti aerei o dell'uso della barra "Zona V" per salvare il portiere dal gol.

    Agli occhi di un giocatore che non ha vissuto una certa epoca del calcio arcade, le meccaniche del gioco Bandai potrebbero sembrare "scontate", o perfino banali, ma non si tratta di pigrizia da parte degli sviluppatori: è il genere stesso a imporre determinate regole, necessarie a riscrivere in chiave più leggera l'esperienza ispirata allo sport nazionale.

    Captain Tsubasa esplode di colori ogni qualvolta che Hyuga lancia il suo tiro della tigre, e le prime volte lascia perfino col fiato sospeso in attesa di vedere la reazione del portiere. È il calcio per chi ama ogni declinazione di questo sport, e quello che ci auguriamo è che non sia l'omaggio ad un genere in disuso, ma il punto da cui ripartire per ricordare che il gioco (e il videogioco) può essere qualsiasi cosa. Perché a volte basta semplicemente ricordare il passato, quando servivano due zaini e un pallone per diventare campioni del mondo.

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