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In memoria di Call of Duty Modern Warfare, uno dei padri dell'FPS moderno

Call of Duty 4 Modern Warfare è stato uno degli shooter più brillanti e innovativi della scorsa generazione, e merita di essere celebrato...

COD Modern Warfare Remastered: uno dei padri dell'FPS moderno
Speciale: Playstation 4 Pro
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  • PS4
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  • Sony ha da poco ufficializzato la coppia dei giochi in arrivo con PlayStation Plus ad aprile, come parte dell'Instant Game Collection di PlayStation 4. Il momento ideale per procedere col recupero coatto di uno dei titoli inclusi nell'offerta di marzo, ovvero Call of Duty 4: Modern Warfare, uno degli shooter più significativi della recente storia videoludica. Sebbene la versione rimasterizzata del gioco fatichi a rendere perfettamente chiari i meriti di questo capitolo (qui la recensione di Modern Warfare Remastered), unico nella storia del brand, già la sola campagna in singolo offre una valanga di indizi circa il valore complessivo di un'opera che, in un modo o nell'altro, ha influenzato tutte le successive produzioni di genere. Per colmare i restanti vuoti, eccoci con un pezzo dedicato alla memoria imperitura di quello che è, senza ombra di dubbio, un titolo immancabile per tutti gli amanti delle schermaglie digitali.

    Salvate il soldato Soap

    L'anno è il 2007 e l'onda lunga innescata dal successo planetario di Salvate il soldato Ryan sta ormai esaurendo il suo trascinante vigore. L'impatto totalizzante del capolavoro di Spielberg ha infuso nell'immaginario del pubblico un amore istintivo per la cruda epicità del campo di battaglia, le storie di fratellanza in armi e i colori desaturati ma, per quanto affezionati alla nota metallica dell'ultimo colpo del leggendario M1 Garand, i giocatori cominciano ormai a desiderare nuovi fronti da prendere d'assalto.

    È giunto il momento per un cambiamento radicale e, dopo aver consegnato a Treyarch il pesante testimone della seconda guerra mondiale, gli uomini di Infinity Ward sono pronti a presentare al mondo il loro prossimo gioco, quel Modern Warfare destinato a diventare una pietra miliare del gaming. In testa al team di sviluppo ci sono alcuni dei migliori talenti dell'industria, tra cui i veterani di 2015, Inc., lo studio che a un anno dall'esordio di Call of Duty aveva messo nelle mani della community Medal of Honor: Allied Assault, probabilmente il miglior capitolo della saga. L'idea era quella di calare la platea in un contesto bellico "realistico" modellato a partire dallo scenario politico internazionale dei primi anni 2000, raccontando le vicende di due soldati alle prese con una minaccia terroristica su scala globale. Una premessa narrativa che ora, a 12 anni dall'uscita del titolo, può suonare trita e banale, ma che al tempo faceva di Call of Duty 4: Modern Warfare uno shooter praticamente unico nel suo genere.

    Sì, con Battlefield 2 DICE aveva già provato a riportare la guerra nel presente, ma senza proporre al pubblico una vera e propria campagna, elaborata come una versione in scala ridotta della modalità multigiocatore. Dal canto loro, invece, gli sviluppatori di Infinity Ward avevano cominciato a progettare il comparto single player di Modern Warfare subito dopo il lancio del primissimo capitolo della serie, con l'ambizione di superare le aspettative degli appassionati con una storia dai tratti hollywoodiani, ad alto tasso di spettacolarità.

    In questo senso, la prima missione del gioco è una chiara dichiarazione d'intenti: proiettati tra le viscere metalliche di una nave scossa dalla furia degli elementi, i giocatori vennero travolti da un concerto di frenesia e pallottole, l'accompagnamento perfetto per un arrembaggio notturno assolutamente indimenticabile. Si tratta solo della prima di una lunga serie di sequenze memorabili, inanellate per comporre un intreccio ludico-narrativo sostanzialmente impeccabile, sia dal punto di vista registico che per quanto riguarda la gestione dei ritmi di gioco.

    Alle intense battaglie portate su schermo da missioni come "L'Aquitrino", un vero tornado di furore balistico, seguivano quindi momenti più compassati, egualmente capaci di evocare un senso di tensione costante. Parole che riportano subito alla mente il tempo passato a strisciare oltre le linee nemiche nella periferia devastata di Pripyat, e ogni battito saltato fissando il volto del terrore attraverso l'obiettivo di un Barrett calibro 50.

    "Just another day at the office"

    A sostenere l'efficacia complessiva del gameplay c'era anche un level design di prima categoria, con scenari ricchi di particolari strutturati in modo da minimizzare - entro i limiti del possibile - il peso della sostanziale linearità di ciascuna missione.

    Per quanto la scrittura non lesinasse battute intrise di machismo muscolare, con il piglio tipico degli action hero degli anni ‘80 e ‘90, uno dei punti di forza della campagna del primo Modern Warfare era la sua capacità di calare i giocatori nei panni di soldati qualunque, uomini induriti dalla guerra e abituati ad affrontare quotidianamente atrocità insostenibili, ma privi della "sindrome dell'eroe solitario" che avrebbe poi colonizzato ogni successiva iterazione della saga.

    Pur muovendosi sempre nel campo dell'ambiguità morale, il gioco di Infinity Ward faceva un ottimo lavoro nel presentare al pubblico il lato più terrificante di ogni conflitto: quella disconnessione emozionale che trasforma la morte di un nemico nell'occasione perfetta per una battuta dai toni macabri.

    In questo senso, le sfumature antibelliciste di Modern Warfare non solo contribuiscono allo spessore complessivo della storia ma, di nuovo, pongono il titolo una spanna sopra rispetto ai suoi successori. Non è certo un caso se proprio in Call of Duty 4 possiamo facilmente riconoscere tanto lo spartiacque qualitativo, quanto il punto di partenza del lento declino della serie, se non altro dal punto di vista narrativo. D'altronde momenti come quello scandito dagli ultimi passi del sergente Paul Jackson, ormai moribondo, verso un orizzonte straziato dalla forza dell'atomo sono così forti da risultare irripetibili, e per questo non sorprende più di tanto che i capitoli successivi abbiano spesso mancato di soddisfare le aspettative del pubblico. C'è poi da considerare un altro fattore che fa del titolo di Infinity Ward uno degli FPS più influenti della scorsa generazione e, con tutta probabilità, uno dei padri della modernità di genere: il multiplayer.

    "Un'altra partita e poi smetto"

    Ai tempi dell'esordio di Modern Warfare, la quasi totalità degli shooter online dava agli utenti la possibilità di selezionare un preset di classe con il quale affrontare gli scontri, ma nessuno aveva ancora pensato di aggiungere alla formula un'ossatura di stampo ruolistico che rendesse la progressione più ricca e gratificante. Parliamo di un periodo in cui World of Warcraft - nell'epoca dell'eroico Leeroy Jenkins - aveva ormai accalappiato milioni di giocatori, facendo da testa di ponte per i diversi esponenti di un genere, quello degli MMORPG, in pieno fermento.

    Il piano del team californiano era quindi quello di potenziare gli effetti assuefacenti dell'ultimo Call of Duty con una serie di elementi che, con comprovata efficacia, avevano già intrappolato una fetta piuttosto generosa della community "ludens". Assistiamo dunque all'esordio di loadout personalizzabili, con armi e accessori da sbloccare lungo la corsa al level cap, cadenzata dall'accumulo di punti esperienza come ricompensa per qualsiasi successo ottenuto sul campo di battaglia.

    Modern Warfare è anche il primo capitolo a introdurre un sistema di perk, oltre a ricompense tangibili per le killstreak, un concetto recuperato dalla serie Halo ed evoluto per garantire ai giocatori più capaci abilità speciali da schierare contro gli avversari. Per quanto criticato per i suoi effetti sul bilanciamento generale, questo elemento aggiungeva una quota di imprevedibilità ai combattimenti, rendendoli più emozionanti. Anche il nuovo sistema dei livelli di Prestigio (gradi aggiuntivi ottenibili raggiungendo il cap e resettando la progressione), pur non offrendo null'altro che un emblema da mostrare a compagni e nemici, contribuiva a mantenere salda la presa del gioco sull'utenza, sempre al grido di "un'altra partita e poi smetto".

    E mentre il gameplay non aveva ancora raggiunto una quadra perfetta in termini di dinamismo, fluidità e bilanciamento (merito probabilmente attribuibile al successivo Call of Duty: Black Ops 2), Modern Warfare rimane ancora oggi uno dei titoli più significativi nel panorama degli shooter in prima persona. Un vero punto di svolta per il genere, nonché un recupero obbligato - anche in versione remastered - per tutti gli appassionati delle sparatorie digitali.

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