In memoria di Leeroy Jenkins: eroe del disagio, paladino dei tempi moderni

L'11 maggio 2005 nasceva nel mondo di World of Warcraft la leggenda di Leeroy Jenkins, eroe del disagio e paladino dei nostri tempi.

speciale In memoria di Leeroy Jenkins: eroe del disagio, paladino dei tempi moderni
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  • L'undici maggio del 2005, a sei mesi circa dall'esordio di World of Warcraft, un nutrito gruppo di prodi combattenti, riuniti sotto il glorioso vessillo della gilda "PALS FOR LIFE", si preparava ad affrontare i pericoli dei Bastioni di Roccianera Superiori. Tra loro c'è anche un Paladino dallo sguardo nobile, la barba canuta e l'acume di un treppiedi: Leeroy Jenkins, professione eroe. La sfida che attende i nostri valorosi avventurieri tra le mura del Salone della Covata (al tempo Hall of Fortune) è ardua e perigliosa, di quelle che non lasciano spazio a tentennamenti o incertezze. Gli avversari non conoscono pietà o paura, ma Leeroy ha dalla sua un grande, incredibile potere: quello di sbattersene allegramente lo stantuffo. Per questo motivo, mentre gli uomini d'arme del team pianificano attentamente ogni mossa da compiere nei successivi minuti (si calcolano perfino le probabilità di successo, pari al 32,333%), la mente brillante di Leeroy - contestualmente collocata in quel di Denver, tra le orecchie del giovane Ben Schulz - è impegnata in altre faccende di madornale rilevanza.
    Ben si sta preparando la cena. Del buon pollo, per l'esattezza. Portata a termine la quest culinaria, Ben torna quindi a vestire i panni del suo audace alter ego, completamente all'oscuro delle conversazioni in atto fino a qualche istante prima. Ma Leeroy è un uomo d'azione, non ha la pasta dello stratega e non si cura di inutili dettagli tattici. Conosce poche cose - la spada, l'onore, la pugna e il pollo - ma sa per certo che il modo migliore di raggiungere la vittoria è quello di trapassare, come un fulmine d'acciaio, le schiere dei suoi nemici, a prescindere da quanto folte siano.
    Così il paladino fa quello che sa fare meglio: "pullare" decine di mob con una carica dissennata, mandando a peripatetiche l'intero raid al grido di "Leeeeeeeeeeeeeroy Jenkins!", un urlo di battaglia che è ormai entrato negli annali dell'epica videoludica.

    Un minuto dopo della squadra non rimaneva altro che un epitaffio imprecatorio, consegnato alla gloria eterna da un video che, negli anni, avrebbe accumulato decine di milioni di visualizzazioni, da vero antesignano della viralità internettiana. Ancora oggi permane qualche dubbio sull'effettiva veridicità dell'exploit in questione, che qualche bardo suggerisce sia stato confezionato ad hoc a partire da un evento realmente accaduto ma, ahinoi, sfuggito all'occhio eternizzante della video cattura. Uomo, eroe, gonade corazzata, Leeroy Jenkins è il vero simbolo dell'epoca d'oro degli MMO, quando il web contava a malapena 350 milioni di utenti e il mercato dell'online gaming era una nuova frontiera tutta da esplorare.
    A dodici anni da quell'epico massacro, Leeroy è stato oggetto di infinite citazioni all'insegna della trasversalità mediatica, tra film, telefilm, tattiche militari (sì, pare che l'esercito statunitense abbia usato una tattica omonima per addestrare le truppe irachene) e, ovviamente, videogiochi. La stessa Blizzard ha immortalato l'eroico paladino trasformandolo in un personaggio del trading card game Hearthstone: Heroes of Warcraft, in un NPC di Warlords of Draenor e in un achievement introdotto con l'aggiornamento 3.0.2 di World of Warcraft.

    C'è un po' di Leeroy Jenkins in ognuno di noi

    Tutti noi abbiamo un aneddoto alla Leeroy Jenkins, un momento di meravigliosa idiozia con sfumature di conscia delittuosità, con il quale abbiamo imposto ad amici e compagni occasionali (sì, può suonare male) circostanze amare e al contempo esilaranti. Nel caso del barbuto scrivente, l'evento in questione ha avuto luogo proprio in World of Warcraft, ai tempi in cui Molten Core (oggi Nucleo Ardente) poteva ancora essere affrontato con un'orda di 40 giocatori. Ai tempi l'MMO di Blizzard occupava una quota consistente delle mie ore notturne, con conseguenze disdicevoli tanto per lo stato generale del mio encefalo (già provato da anni di agonismo etilico), quanto per la qualità delle mie relazioni sociali, rese ancor più complesse da una filosofia igienica che aspirava all'afrore muschiato del tipico boscaiolo canadese.

    Una sera, avvolto in questa poderosa aura di sfiga, decido con un paio di "guildies" di fare un giro a Molten Core, solo per dare una rapida occhiata all'ingresso del raid e ai nemici presenti. Prima di partire, iniziamo a radunare conoscenti e beneauguranti per assicurarci di avere i numeri per raggiungere almeno il portale d'accesso. Tenete a mente che, al tempo, l'unico modo per raggiungere il raid era attraversando il dungeon Sotterranei di Roccianera. Coinvolta una decina di disadattati nella scanzonata impresa turistica, partiamo alla volta del Nucleo e, qualche tempo dopo, ci troviamo tutti assieme (tranne un paio di imperdonabili disertori, sia cancellata la loro memoria) sulla salita iniziale, a pochi metri dai Giganti Fusi a guardia della prima stanza del raid. A quel punto il colpo di genio alla Leeroy, sospinto, di neurone in neurone, da un mix di malvagità, deprivazione onirica e residui chimici di un qualche energy drink al gusto di melograno e uranio impoverito. Punto uno dei giganti con il mio arco, tendo e, con l'infamia di un gerarca nazista, "pullo" un buon quindici tonnellate di morte incandescente. Come da copione, do seguito allo scellerato gesto con l'abilità Morte Apparente, schiantandomi a terra con un exploit attoriale che al confronto Sir Ian McKellen è Pippo Franco.
    Seguono un paio di minuti di grida disarticolate, imprecazioni agonistiche e maledizioni che costringeranno i miei eredi, e gli eredi dei miei eredi a una vita molto poco felice. C'è gente che ancora non mi parla per questa storia. E ora eccoci di nuovo al momento del circoletto della fiducia, quando ognuno di voi è chiamato a scandire a chiare lettere nome e peccato. Parlateci del vostro momento Leeroy Jenkins e festeggiamo assieme il sacrificio di questo campione del disagio.

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