Indivisible: le fonti di ispirazione tra anime e mitologia

L'avventura di Ajna è un concentrato di diverse suggestioni artistiche, mitologiche e culturali: scopriamole insieme.

speciale Indivisible: le fonti di ispirazione tra anime e mitologia
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Xbox One X
  • PS4 Pro
  • Quello che ci ha affascinato della nuova opera di Lab Zero non è soltanto il suo amabile miscuglio di generi, capace di passare senza soluzione di continuità dall'action-rpg, al platform ed al metroidvania, ma anche la sua ammaliante direzione artistica, che al pari del gameplay è frutto di un saporitissimo centrifugato di differenti suggestioni. Come saprete se avete letto la nostra recensione di Indivisible, insomma, il comparto visivo della produzione è riuscito incantarci con uno stile che pesca a piene mani dal mondo dell'animazione, principalmente di stampo giapponese, senza però rinunciare a qualche ispirazione proveniente da culture occidentali, asiatiche e nativo americane.

    Gli autori di Skullgirls hanno insomma tirato fuori dal cappello un mosaico di tanto eterogeneo quanto sorprendentemente coeso, coronato persino dalla collaborazione con lo Studio Trigger che ha curato la strepitosa opening animata dell'avventura. Travolti da quest'ondata di citazionismo, abbiamo provato a ripercorrere i principali modelli di riferimento del team di sviluppo, calcando però solo la superficie di un micro cosmo ricchissimo di personalità, la maggior parte delle quali vi lasciamo il piacere di scoprire da soli in compagnia dell'inarrestabile Ajna.

    La protagonista, i suoi amici ed i suoi nemici

    La sequenza iniziale di Indivisible è un tornado di estro visivo: proprio come se fosse la opening di un anime, la cutscene ripercorre rapidamente alcuni dei comprimari e degli eventi che vivremo nel corso del nostro viaggio. In cabina di regia per questa incalzante introduzione troviamo quei geni dello Studio Trigger, gli animatori a cui dobbiamo opere stracolme di visionarietà e bizzarria come l'epico Gurren Lagann, il folle Kill la Kill e l'adorabile Little Witch Academia.

    Al pari di un riconoscibile marchio di fabbrica, il team nipponico è solito mettere sotto i riflettori figure femminili indubbiamente sopra le righe: sebbene il character design di Indivisible non sia stato concepito dagli animatori di Trigger, è evidente che Lab Zero abbia carpito alcune influenze dello Studio e le abbia tradotte in formato digitale, dal momento che la maggior parte del cast del gioco si focalizza proprio sulle eroine, vere mattatrici dell'intreccio narrativo.

    Non possiamo certo esimerci dal cominciare con Ajna, la bellissima protagonista dell'avventura: di partenza, il suo aspetto ricorda vagamente quello di Nadia, indimenticabile colonna portante de Il Mistero della Pietra Azzurra di Hideaki Anno (sì, colui che ha regalato al mondo Neon Genesis Evangelion), principalmente per la forma degli occhi e per il delizioso tono ambrato della pelle.

    Oltre al carattere, a differenziare le due protagoniste è anche il colore dei capelli, dal momento che quelli di Ajna sono marroni, mentre la capigliatura di Nadia verte su una gamma cromatica tra il viola ed il blu. Eppure, c'è una sorpresa ad attendere chiunque resti incollato alla poltrona fin dopo i titoli di coda: non vi riveliamo di cosa si tratta per ovvie ragioni, ma sappiate che le similitudini tra le due ragazze sono più nette di quello che può sembrare di primo acchito.

    Restando con lo spotlight puntato su Ajna, il suo temperamento estremamente vivace, fumantino e poco riflessivo riporta alla mente i pigli caratteriali di gran parte degli eroi degli shonen e dei majokko vecchio stampo: solitamente, il personaggio principale è il più delle volte una "testa calda", un po' ingenuo ed irresponsabile, un combina guai la cui purezza d'animo è il punto di partenza per un cammino che sfocia nell'auto miglioramento e nella presa di coscienza di sé.

    Lo stesso percorso è compiuto anche da Ajna: Indivisible è un il suo racconto di formazione, un crescendo continuo che porta l'eroina a prendere atto delle proprie responsabilità e a padroneggiare sempre di più i suoi poteri. È un iter che si ripete con una certa costanza negli anime, una sorta di leitmotiv efficace e prevedibile.

    Questo fa di Ajna un personaggio abbastanza universale, ma per rimanere all'interno dei lavori dello Studio Trigger, possiamo individuarne un piccolo corrispettivo in Akko di Little Witch Academia: una maga sbadata, iperattiva e maldestra, eppure capace di "unire a sé" tante diverse personalità che, mosse dalla sua indole trascinante, la aiuteranno a salvare il mondo.

    Ed è proprio da Little Witch Academia che potrebbe essere stato estrapolato il personaggio di Razmi, la seconda aiutante assorbita da Ajna. Questa maga dei boschi possiede uno spiccato senso del macabro, al punto tale da farle amare pericolosamente il fuoco, la melma e - più in generale - intrugli di varia natura.

    Con in testa la pelle di una tigre, Razmi ha solitamente lo sguardo spento e distaccato, e sorride sardonicamente solo quando accade intorno a lei qualcosa di tendenzialmente disgustoso, capace però di provocarle una strana eccitazione. In apparenza fredda e distaccata, questa streghetta si lega fortemente ad Ajna, allo stesso modo di come Sucy si affeziona ad Akko.

    Parliamo della coprotagonista di Little Witch Academia, una studentessa di magia dal design estremamente simile a quello di Razmi, sia per il taglio degli occhi, sia per la risata malefica, sia ancora per il pallore della pelle e per la passione smodata nei confronti di ciò che - normalmente - risulterebbe inquietante. Nelle prime battute dell'avventura, l'obiettivo primario di Ajna sarà quello di annientare il maligno Ravannavar, a capo di un enorme esercito e mosso da un piano potenzialmente catastrofico.

    L'origine di questo villain abbastanza stereotipato non deriva però dall'animazione giapponese, bensì dalla mitologia induista: si ispira infatti palesemente a Ravana, demone contenuto nel poema Ramayana. Se il nome non è sufficiente, vi basti sapere - a rischio di spoiler - che ad un certo punto occorrerà affrontare il cosiddetto Maha Ravannavar, ossia la versione demoniaca dell'antagonista, caratterizzato da 10 teste, ossia lo stesso numero che contraddistingue i volti di Ravana all'interno dell'epica induista.

    Ma le fonti di ispirazione per Indivisible non terminano certo qui: quando giungeremo nella città di Tai Krung, del resto, ci imbatteremo in un ambiente che si nutre fortemente dell'immaginario orientale. Non è solo il design della location a dimostrarcelo, ma anche quello dei personaggi che incontreremo.

    Su tutti vale la pena segnalare quantomeno Naga Rider, l'eroe di Tai Krung, che nel tratto grafico e nel nome rimanda a chiare lettere alla saga di Kamen Rider e al genere "tokusatsu" (che mescola horror, fantasy e fantascienza con piglio smaccatamente giapponese).

    Come se non bastasse, il rivale di Naga Rider è Garuda, un potente guerriero alato avvolto da un'armatura dorata, i cui colori (tra il giallo ed il blu) ricordano quelli di Goldar (o Grifforzer per i più tradizionalisti), arcinemico dei Power Rangers e servo di Rita Repulsa. In Indivisible Garuda ci viene presentato come un combattente alato, ed infatti il suo nome è lo stesso del dio induista che ha dato origine agli uccelli: in egual maniera, anche Goldar/Grifforzer è dotato di ali, e si sostiene che la sua figura derivi proprio da quella di un Grifone o di una Manticora.

    Il citazionismo di Indivisible, com'è ovvio, prosegue ad oltranza: abbiamo del resto solo scalfito lo strato superficiale di un micro mondo che contiene al suo interno una serie quasi incalcolabile di riferimenti.

    Preferiamo non addentrarci ulteriormente nelle comparazioni per evitarvi grosse anticipazioni, ma volendo restare tra le strade di Tai Krung (che è solo uno dei diversi ambienti esplorabili), sarà sufficiente focalizzare lo sguardo sullo sfondo per notare un manipolo di NPC intenti nelle loro mansioni quotidiane, ognuno dei quali è caratterizzato con un design specifico e tutt'altro che lasciato al caso: tra una strizzatina d'occhio a Lamù, e i rimandi al feticismo "furry" di alcuni manga, c'è davvero tantissimo da scoprire nell'inesauribile enciclopedia nerd di Indivisible.

    Un mondo da esplorare, tante culture da conoscere

    Il gioiello di Lab Zero non si sorregge unicamente sul suo meraviglioso character design, ma anche sulla costruzione di un setting diversificato almeno quanto i personaggi che lo abitano.

    La parola "luksao"Il personaggio di Thorani, una bellissima e gentilissima dea, è ricreata sul modello dell'omonima divinità buddista. Questa meravigliosa creatura si rivolge spesso ad Ajna chiamandola "luksao": si tratta di una parola che significa "figlia" in lingua lao, uno degli idiomi parlati nella Repubblica Popolare Democratica del Laos. Il gioco non esplicita mai cosa identifichi realmente questo termine, ma ci permette di intuirlo per la relazione madre-figlia che si sviluppa apertamente tra la protagonista e Thorani.

    Se inizialmente l'avventura di Ajna risulta piuttosto lineare, inquadrata in un andamento perlopiù univoco e diretto, ad un certo punto dell'esperienza il mondo di gioco si apre fino ad assumere i connotati di un metroidvania: il level design esplode quindi in un intreccio adeguatamente architettato, che sa essere complesso senza divenire inutilmente intricato. Per variare il più possibile la progressione, il team ha suddiviso il percorso in tanti ambienti molto differenti tra di loro, ciascuno identificato da una particolare tipologia di bioma naturalistico o di agglomerato cittadino. La variazione visiva si muove di pari passo con quella culturale: i luoghi che Ajna visiterà raffigurano una versione in scala ridotta di popoli, religioni ed immaginari più disparati.

    Dai paesaggi ispirati alle terre dei nativo-americani ed alla popolazione degli Hopi (ne è un esempio il grazioso personaggio di Nuna e quello di Angwu), si passa alle ambientazioni subacquee legate al mito di Atlantide, per poi giungere fino alla già citata città di Tai Krung ed alle tecnopoli di stampo steampunk, dove - al di là di un evidente rimando al genere Mecha - si avverte una tangibile sotto strato di critica ecologista.

    Se aggiungiamo altri richiami di matrice religiosa ed ascetica (si pensi al monte Sumeru, tappa fondamentale del percorso di crescita di Ajna), appare insomma evidente che Indivisible rappresenti un gustoso pot pourri concettualmente e visivamente davvero straripante.

    Che voto dai a: Indivisible

    Media Voto Utenti
    Voti: 5
    6.2
    nd