Karl Heisenberg: il Prometeo di Resident Evil Village

Vi raccontiamo la figura di Karl Heisenberg, l'ultimo e pericolosissimo Signore che governa il villaggio dell'ultimo Resident Evil.

Karl Heisenberg: il Prometeo di Resident Evil Village
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  • Xbox Series X
  • Per realizzare Karl Heisenberg, uno dei personaggi di Resident Evil Village, ci si è ispirati al noto romanzo di Mary Shelley: Frankenstein o il moderno Prometeo. Questa non è una novità, ce lo dicono gli stessi artwork del videogioco (a proposito, qui troverete la nostra recensione di Resident Evil Village). È un ulteriore rimando alla tradizione del gotico letterario, da aggiungere ai riferimenti che riguardano gli altri lord presenti nel gioco. Definire con precisione le ragioni di questa derivazione romanzesca, però, è un compito un po' più complesso e stimolante. Perché, come spesso succede, nel riferire simili parallelismi ci si limita a soffermarsi sulle somiglianze più immediate. Al di sotto delle quali, però, si dischiude una ramificazione più estesa e strutturata. Di seguito andremo pertanto a scomporre e a osservare più da vicino le caratteristiche che accomunano questo nemico di Resident Evil Village all'opera che Mary Shelley pubblicò nel 1818.

    Una piccola sottolineatura, prima di iniziare: Frankenstein è il nome dello scienziato, non del mostro. Quest'ultimo è semplicemente noto come "la Creatura", o "la Creatura di Frankenstein". Per alcuni questa è una precisazione ovvia, ma alle volte si tende a fare un po' di confusione in merito. Detto questo, possiamo cominciare.

    Creatori e creature

    Karl Heisenberg è la somma di Victor Frankenstein e della Creatura. Non è una sua peculiarità esclusiva: seppur in misura differente, anche Dimitrescu, Beneviento e Moreau condividono questo destino di creature e creatori. Ma questo legame ha ovviamente delle specificità, in Heisenberg, anche alla luce della differente fonte di ispirazione. Se il parallelismo fra questo personaggio di Resident Evil Village e il dottor Frankenstein si basasse solo sulla rianimazione dei cadaveri non sarebbe poi una gran cosa. Ma bisogna spingersi un po' più in profondità, per comporre un quadro più completo. Una delle più immediate formulazioni sugli elementi essenziali che caratterizzano Frankenstein penso sia quella di Shannon Rollins. In un suo contributo (presente nel libro Global Frankenstein a cura di Carol Margaret Davison), Rollins dice che i tasselli fondamentali dell'opera sono i seguenti: «fabrication, bricolage, the posthuman, isolation, liminality, monstrosity, and mysterious science» (dal libro appena citato, p. 259).

    Direi che nella figura di Karl Heisenberg non manca nulla all'appello. Già il termine fabrication risuona assai bene con lui, perché indica sia la fabbricazione sia la menzogna: Heisenberg è tanto un creatore quanto un doppiogiochista, la sua devozione per Madre Miranda è una montatura. Ma egli è anche un bricoleur. Riscontriamo un certo gusto artigianale nelle sue creazioni. Il metodo scientifico che applica nel perfezionamento dei suoi mostruosi supersoldati si unisce spesso alla manualità e alla personalizzazione. Sebbene i suoi soldati siano prodotti in serie, in un'ottica perfettamente industriale, le sue creazioni più singolari sono lavori di puro artigianato. Come il ben noto Sturm.

    Citando gli esperimenti di Heisenberg si è già toccato anche il tema della monstrosity e del posthuman. Un termine, quest'ultimo, intendibile qui in due modi. Da un lato lo si può collegare ai supersoldati della fabbrica, intesi come il prodotto di un qualcosa che viene dopo l'umano, come rielaborazione di un modello umano di base. Ma Heisenberg stesso potrebbe essere post-umano, come superamento di quella che è l'umanità. Un oltreuomo, diciamo, su cui il Cadou ha prodotto quelli che sembrano poteri da supereroe, più che spiacevoli mutazioni fisiche. Ricordiamo che la monstrosity è un qualcosa che, in senso proprio, riguarda uno sviluppo anomalo o una particolare deformità.

    Poco evidente in Heisenberg, almeno visivamente, ma anche lui ha subìto profonde trasformazioni. La mysterious science è quella del Cadou, i cui effetti sono in molti casi imprevedibili, e in ogni caso si discostano fortemente dal sapere tradizionale. L'isolation riguarda la posizione della fabbrica, ma anche il desiderio di Heisenberg di discostarsi dal resto della ‘famiglia' in cui si trova costretto a essere. In Frankenstein l'isolamento era quello della Creatura, costretta a rimanere al di fuori del consorzio umano, senza nemmeno una compagna. Ma era anche la solitudine di Victor Frankenstein, quando per mesi e mesi decise di rinchiudersi nello studio e negli esperimenti, nella sua solitaria ossessione. Ludmilla Jordanova, in un suo contributo del 1994 (intitolato Melancholy Reflection: Construction and Identity for Unveilers of Nature) definiva questa ricerca ossessiva una metafora della masturbazione: un'attività solitaria, autocompiacente e che non genera nulla. È un'interpretazione forse un po' creativa, ma non manca di fascino.

    La liminality, infine, è intendibile in vario modo. Karl Heisenberg è un personaggio idealmente sulla soglia, in una condizione liminale, perché è pronto a fare il passo che lo porterebbe a contrastare apertamente Madre Miranda. Ma la sua condizione liminale potrebbe anche riferirsi al fatto che, almeno per un momento, pare configurarsi come un possibile alleato del protagonista Ethan Winters. Infine, come molti altri nemici di Village, egli si colloca in uno stato intermedio tra l'umano e il mostruoso e - come gli altri lord - tra creatore e creatura.

    Heisenberg come la Creatura

    Karl Heisenberg ha un aspetto decisamente più bello della Creatura di Frankenstein, ma non è certo il primo caso - e non sarà l'ultimo - in cui un personaggio ispirato all'opera di Shelley si presenta come un "belloccio". Il film I, Frankenstein del 2014 andava in quella direzione, così come il fumetto italiano Ex vitro vita, presente nella serie Greystorm di Bonelli. Per contro ci sono anche storie che mirano a renderlo ancor più ripugnante, come il manga Frankenstein di Junji Ito, il noto autore horror giapponese. L'aspetto conta, almeno in questo caso. Nel romanzo di Mary Shelley, la Creatura non sembra essere così inumana come è stata rappresentata in seguito. Victor Frankenstein sceglie delle membra di bell'aspetto, ben proporzionate, ma è disgustato dallo sguardo vacuo della sua creazione e dagli altri piccoli dettagli che ne tradiscono l'inumanità. Non un campione di bellezza, insomma, ma nemmeno il gigantesco cadavere semiputrefatto disegnato da Junji Ito.Dicevo che l'aspetto è importante per sottolineare il fatto che la Creatura nasce innocente.

    Nel romanzo ci saranno molte occasioni per biasimare quest'essere, in seguito ai delitti di cui si macchia, ma l'autrice ha messo qui in chiaro una cosa. La Creatura di Frankenstein è spinta verso l'odio perché odiata e detestata fin dal suo primo istante di vita, a partire dal suo stesso creatore. Un creatore che già la detesta a priori, per il suo aspetto. Tornando a Village, da questo punto di vista il videogioco è piuttosto ambiguo. Come fu lo stesso romanzo di Mary Shelley, del resto.

    Bisognerebbe empatizzare con Heisenberg e gli altri tre lord. Sarebbe difficile farlo, considerando che si sono macchiati di numerose e variegate atrocità, anche ben peggiori di quelle della Creatura di Frankenstein.

    Al pari della Creatura, però, forse anche a loro si potrebbe concedere un'origine innocente, con un peccato originario che non li riguarda direttamente, cioè quello di essere nati (rinati, nel loro caso) come mostri. Come dicevo, questa è solo un'interpretazione, il videogioco non è così ricco di dettagli sul loro passato. Però mette ben in chiaro - soprattutto nella parte di Heisenberg - che i quattro non sono altro che pedine, per Madre Miranda.
    La rabbia e il rancore della Creatura nascono, in primo luogo, dal disprezzo del suo creatore, che lo ha generato per poi abbandonarlo a sé stesso.

    Similmente, Karl Heisenberg odia Madre Miranda perché ha compreso molto bene questo aspetto della sua creatrice. Mentre Alcina Dimitrescu e Salvatore Moreau cercano l'approvazione di Miranda, Heisenberg la detesta perché ha capito che la loro esistenza è frutto degli esperimenti di quella donna. Una donna che si fa chiamare "madre" e che li ha riuniti in una sorta di famiglia, ma che in realtà non ha alcun interesse verso di loro, al di fuori di quello scientifico. Sono valutati semplicemente come cavie, come coloro che hanno reagito più o meno bene al Cadou inserito nei loro corpi.

    Heisenberg come Victor Frankenstein

    Sebbene venga spesso abbreviato per comodità, il titolo completo dell'opera di Mary Shelley è Frankenstein o il moderno Prometeo. E Karl Heisenberg, al pari del dottor Frankenstein, è a sua volta un moderno Prometeo.
    Il mito è piuttosto noto: Prometeo era il titano che rubò il fuoco agli dèi dell'Olimpo per donarlo agli esseri umani, e per questo fu condannato da Zeus a un supplizio eterno. Nell'800, Prometeo divenne per molti il simbolo di colui che si ribella al potere (terreno o divino) e che non si tira indietro anche quando è consapevole che la lotta lo condurrà all'annientamento. Probabilmente, leggendo queste righe, a qualcuno si saranno riaperti un po' di cassetti della memoria, a proposito del "titanismo" che viene sempre citato a scuola, quando si studia il romanticismo letterario. E il titano Prometeo è proprio uno dei modelli.
    La ribellione di Victor Frankenstein è quella dello scienziato che sfida Dio, riuscendo a infondere la vita nella materia inanimata.

    E, al pari di Prometeo, egli sarà condannato dal suo gesto, perché il pensiero della Creatura lo tormenterà per tutto il resto della sua esistenza.La ribellione di Karl Heisenberg è contro Miranda, creatrice, madre e divinità. È un aspetto che mi sembra molto più rilevante, come parallelismo, rispetto al fatto che egli si metta a pasticciare con le macchine e i cadaveri. Quello è il parallelismo di superficie (su cui diremo comunque due parole in più), ma non è un qualcosa di così caratterizzante, nel mondo di Resident Evil, in cui diversi scienziati hanno compiuto esperimenti ben più arditi.

    Heisenberg, in un certo senso eroe romantico, compie sforzi immani per liberarsi dai limiti che gli sono stati imposti. E, come molti eroi romantici mossi da quel titanismo di cui si diceva, è destinato a un misero fallimento. La sua fabbrica di supersoldati viene distrutta, non riesce a convincere Ethan a passare dalla sua parte e viene infine ucciso da quest'ultimo.

    Un fallimento totale, insomma. Ma gli si riconosce il fatto di non essersi arreso, di aver speso chissà quanto tempo ed energie col fine di poter contrastare la detestata Madre Miranda e liberarsi dal suo giogo. Immaginiamo il solitario Heisenberg, rintanato nella sua fabbrica per un tempo indefinito, proprio come quando Victor Frankenstein si rinchiuse per mesi e mesi a studiare e sperimentare. Certo, gli intenti che li muovono sono differenti. Nel dottor Frankenstein c'è il desiderio di oltrepassare i confini stessi della limitatezza umana. Heisenberg questa cosa l'ha già ottenuta. Di oltre-, super-, post-umani ce ne sono già anche troppi, nel mondo di Resident Evil. Quel che a lui manca è, semmai, la libertà.

    Galvanismo, magnetismo e mesmerismo

    In precedenza ho detto che avremmo approfondito un pochino anche l'aspetto "produttivo", diciamo, dietro a Frankenstein e Karl Heisenberg. Per cui vale la pena concludere con qualche puntualizzazione in merito. Nel romanzo di Shelley non viene detto con precisione quale sia il metodo scientifico con cui Frankenstein dà vita alla Creatura. Sappiamo che lo scienziato profana cripte e cimiteri in cerca di materiale per la realizzazione di un essere gigantesco, alto circa otto piedi. Ma sulla scintilla vitale il mistero permane. Tutto ciò che ci dice è questo: «Fu in una cupa notte di novembre che vidi la realizzazione delle mie fatiche. Con un'inquietudine che rasentava il parossismo, misi assieme attorno a me gli strumenti della vita con cui avrei potuto infondere una scintilla di esistenza nella cosa inanimata che giaceva ai miei piedi» (cito dalla traduzione di Bussagli per Newton Compton).

    Sono state formulate varie ipotesi, ma quella che ha preso maggior piede è il ricorso all'elettricità. Ci sono ragioni storiche, cioè la conoscenza di Mary Shelley delle teorie sul galvanismo (dagli esperimenti di Luigi Galvani sulla contrazione dei muscoli sottoposti a uno stimolo elettrico). Ma la vera ragione del successo di questo paradigma risiede nei media. È dal 1931, col film Frankenstein di James Whale, che è andata affermandosi l'immagine della Creatura come mostro con gli elettrodi al collo e legata all'elettricità. Nel romanzo non si parla di elettrodi, né di fulmini o quant'altro. È una tradizione successiva, divenuta largamente maggioritaria. Forse anche per differenziare meglio la Creatura da altri non morti, come gli zombie.

    Anche nelle sperimentazioni condotte da Heisenberg l'elettricità entra in gioco. I suoi guerrieri, i Soldat, sono infatti individui mossi da stimoli elettrici. Si ritorna al galvanismo, in una forma anche più pura rispetto al Frankenstein di Shelley, in cui la Creatura possedeva una certa intelligenza. I Soldat sono praticamente dei cadaveri che si muovono grazie all'elettricità che stimola i loro muscoli.

    Il potere di Heisenberg, invece, è legato al magnetismo. Anch'esso ha una tradizione piuttosto interessante, nella letteratura gotica e dintorni. Da un lato ci sono diverse storie legate ai fenomeni del magnetismo, magari utilizzati come trucchi per simulare il soprannaturale (era quel che facevano anche alcuni sedicenti medium, che sfruttavano simili fenomeni per imbastire i loro spettacoli). Ma c'erano anche diverse narrazioni che recuperavano una pratica assai particolare: il mesmerismo. Con questo termine venivano indicate quelle pratiche ideate dal medico Franz Anton Mesmer nel ‘700.

    In buona sostanza esse si basavano sull'idea di un ipotetico magnetismo animale, ovvero una forza simile a quella delle calamite, ma operante sui corpi. Controllando questo magnetismo animale, diceva Mesmer, sarebbe stato possibile influenzare i corpi altrui, per esempio per guarirli.

    Heisenberg rimane lontano dal mesmerismo, visto che le sue abilità magnetiche agiscono sui metalli, e non sui corpi di altri esseri viventi. Anche per il modo con cui egli impiega questo suo potere, rimane una abilità più da supereroe (o supercattivo) dei fumetti che da precursore degli studi sull'ipnosi. Un potere degno di un moderno Prometeo che, nonostante tutta la sua potenza e tutti i suoi sforzi, è destinato al fallimento, nella miglior tradizione del titanismo letterario. Tuttavia anche questa pratica meritava almeno una menzione, viste le sue riprese nella tradizione della letteratura gotica. Se volte approfondire ulteriormente il gioco vi rimandiamo al nostro speciale su tutti i mostri di Resident Evil Village e al nostro approfondimento su Donna Beneviento e lo speciale su Salvatore Moreau.

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