Ken il Guerriero: tutti i giochi di Hokuto No Ken, dalle origini a Lost Paradise

Dal 1986 ad oggi, ripercorriamo il lungo palmares di Kenshiro su console e PC ricordando i videogiochi più importanti dedicati al celebre personaggio.

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  • PS4
  • PS4 Pro
  • La Stella dell'Orsa Maggiore brilla più splendente che mai da oltre un trentennio: Hokuto no Ken, shonen manga giunto in Italia con il titolo di Ken il Guerriero, ha riscosso sin dalle sue origini una popolarità immensa. Come si confà ai giganti dell'intrattenimento, inoltre, ha pian piano allungato i suoi artigli attraverso gli esponenti più rappresentativi della multimedialità. I suoi natali datati (il fumetto di Buronson e Tetsuo Hara esordì nel 1983 su Weekly Shonen Jump) hanno permesso poi al franchise non soltanto di abbracciare tutti i principali media - televisione, cinema, videogiochi e altri merchandise - ma anche di viverne da protagonista l'evoluzione e la trasformazione nel corso dei decenni. Dalla sua gloriosa e apprezzata serie anime, passando per i più recenti film per il grande schermo come La Leggenda di Hokuto, fino a sfociare nell'industria videoludica con la stessa irruenza dei colpi di Kenshiro. Proprio quest'ultima, grazie alla sua metamorfosi avvenuta nel giro di circa 30 anni, ha posto la saga sotto una lunga parabola produttiva: Fist of the North Star: Lost Paradise, rivisitazione dell'immaginario principale secondo la visione degli autori di Yakuza, è soltanto l'ultimo esponente di un palmares piuttosto vasto. Passiamo dunque in rassegna, in ordine cronologico, i più importanti giochi ispirati alla serie di Ken il Guerriero, dalle origini fino a oggi.

    Le origini del mito

    Gli anni Ottanta hanno visto la nascita delle prime piattaforme dedicate al gaming. E, con esse, arrivarono sin da subito i primi videogiochi ispirati allo shonen di Hara e Buronson che, già in quei tempi, spopolava in patria scalando l'indice di gradimento di tutti gli otaku. I pugni dell'ultimo discendente della Scuola di Hokuto hanno raggiunto qualunque sistema di gioco, dallo storico PC-88 passando per il popolare Famicon, il Mega Drive e il Mark III.
    I primi esperimenti giunsero nel 1986: su computer faceva capolino, ad esempio, Hokuto no Ken: Violence Gekiga Adventure, un'avventura grafica che segnò l'esordio di Kenshiro nel mondo dei videogiochi e che adattava la storia originale fino all'arco narrativo dedicato a Shin. Quello stesso anno, per il Mark III, SEGA sperimentò la sua prima partnership col franchise realizzando Hokuto no Ken, un picchiaduro a scorrimento orizzontale che si componeva di 5 stage ispirati alle location più iconiche dell'opera madre, la cui trama raggiungeva l'epico scontro tra il protagonista e Raoul in una boss fight finale. Questo titolo giunse in occidente con il nome fittizio di Black Belt e, a causa di problemi di licenza, la versione localizzata per il Nord America presentava modelli e loghi con un assetto cromatico diverso per non violare i diritti dell'opera originale.

    L'anno successivo arrivò, distribuito sugli scaffali di tutto il mondo per il Famicon, Fist of the North Star: era il titolo americano scelto per Hokuto no Ken 2: Seikimatsu Kyuseishu Densetsu, seguito dell'avventura a scorrimento descritta in precedenza e dedicato agli episodi dell'anime tratti dall'arco narrativo in cui Kenshiro affronta l'Impero del Cielo. Il 64esimo discendente ha abbracciato anche il genere dei giochi di ruolo nel 1989 con Hokuto no Ken 3: Shin Seiki Sozo: Seiken Retsuden. La produzione, realizzata dalla Toei per il Famicon, permetteva di creare un party composto principalmente dal nostro eroe insieme a Bat e Lin, in una storia che adattava gli eventi dall'inizio della serie fino all'arco narrativo di Asura. Un esponente di simile struttura, prodotto sempre dalla Toei e concepito come sequel spirituale di Seiken Retsuden, fu poi Hokuto no Ken 4: Shichisei Hakenden: Hokuto Shinden no Kanata he.

    Questo gioco, per il quale probabilmente avreste impiegato più tempo a pronunciarne il nome piuttosto che a finirlo, riprendeva le meccaniche ruolistiche del suo predecessore, ma la trama proponeva un racconto originale ambientato diversi anni dopo la conclusione del manga: il protagonista era di nuovo l'ultimo discendente della Scuola Hokuto con la missione di intraprendere un viaggio per diventarne il legittimo successore. Infine, ancora una volta per Famicon, l'impostazione RPG e la trama inedita ispirarono anche un quinto videogioco nel 1992, intitolato Hokuto no Ken 5: Tenma Ryusen Den: Al Zessho. Un capitolo che segnò anche l'addio alla formula ruolistica per permettere alla serie di sfociare pienamente nel picchiaduro 1 contro 1 con Hokuto no Ken 6 e Hokuto no Ken 7.

    La Leggenda di Ken

    L'esordio di Ken il Guerriero su PlayStation avvenne già nel 1996 con un titolo che puntava a riscrivere il franchise tornando alle sue origini: il semplice Hokuto no Ken, che vide la luce anche su Sega Saturn, un'avventura grafica il cui racconto si ambientava nuovamente dopo il finale dell'opera magna di Buronson e Hara, con l'originale Kenshiro impegnato nel salvare i suoi amici dalle grinfie di un villain in grado di padroneggiare un nuovo stile chiamato Hokuto Mumyoken.
    Il 2000 consolidò la partnership tra il franchise e Sony con Hokuto no Ken: Seikimatsu Kyuseishu Densetsu, il primo action game tridimensionale dedicato alle avventure del nostro eroe; in quegli anni, inoltre, la PSX conobbe svariati progetti e riedizioni, come il remake dell'originale Hokuto no Ken del 1986 per le piattaforme SEGA. Per l'occasione, il team di sviluppo rimise a puntino la produzione, introducendo una grafica poligonale ma inserendo all'interno dell'edizione anche il gioco nel suo formato originario. La spinta mediatica, che porto il franchise a insediarsi tra i principali sistemi di gioco del nuovo millennio (su tutti, PlayStation e Nintendo), avvenne a ridosso della fine del decennio scorso.

    Nel 2007 sbarcava in occidente Fist of the North Star, titolo americano di Hokuto no Ken: Shinpan no Sosokei: Kengo Retsuden. Si trattava di un picchiaduro concepito anche per Arcade e creato dal talentuoso team di Arc System Works - che, negli anni successivi, avrebbe plasmato il genere dei fighting game attraverso titoli come Blaz Blue, Guilty Gear e il più recente Dragon Ball FighterZ. Il gioco offriva un roster di 10 personaggi giocabili: Kenshiro, Mr. Heart, Shin, Rei, Mamiya, Jagi, Juda, Sauzer e Raoul.

    Un titolo in grado di catturare, forse più di altri, tutta l'essenza della divina arte della Scuola di Hokuto, capace di stimolare il corpo umano attraverso la pressione di piccoli punti chiamati tsubo, è stato Hokuto no Ken: Hokuto Shinken Denshosha no Michi. Distribuito esclusivamente in Giappone per Nintendo DS nel 2007, consisteva in una sorta di visual novel dinamica, con una grafica realizzata in stile fumetto, il cui gameplay permetteva di impersonare Kenshiro e di sconfiggere i suoi avversari tramite la sua iconica tecnica, pigiando con le dita sulle opportune zone del touchpad della piattaforma portatile. Un'altra esclusiva giapponese, ma comunque meritevole di menzione, è Hokuto no Ken: Rao Gaiden: Ten no Hao. Parliamo di un altro picchiaduro, uscito nel 2009 per PSP, ispirato a un manga spin-off intitolato per l'appunto Ten no Hao e dedicato alle gesta di Raoul, primogenito della Scuola di Hokuto.

    La rinascita

    Com'è possibile che, soprattutto durante lo scorso decennio, un titolo come Ken il Guerriero non abbia mai ispirato un videogioco di genere musou? Per fortuna ci ha pensato la Koei nel 2010 con Fist of the North Star: Ken's Rage: sviluppato da Omega Force, distribuito per PlayStation 3 e Xbox 360 e ispirato agli stilemi ludici della storica saga di Dynasty Warriors, il gioco riprende la storia del manga principale e cala i giocatori nei panni dei protagonisti più iconici del franchise. Come nel più classico dei musou, con la sola differenza dell'assenza di armi bianche per favorire i combattimenti a mani nude tipici della serie, l'obiettivo è quello di sterminare orde mastodontiche di nemici utilizzando attacchi base e devastanti mosse speciali, il tutto con l'ausilio di svariati elementi su schermo che possono essere utilizzati come armi improvvisate. Ken's Rage ha avuto anche un sequel, giunto sulle console di vecchia generazione Sony e Microsoft e anche su Wii U nel 2012 in territorio giapponese, mentre la release occidentale è avvenuta solo un anno dopo, nel 2013.

    Com'è già accaduto per altri esponenti del genere (vedere la saga Pirate Warriors ispirata a ONE PIECE, che ci ha proposto in ogni salsa tutta l'epopea di Monkey D. Luffy), la struttura ludica della produzione non è cambiata più di tanto, limitandosi a confermare le feature principali già mostrate nel suo predecessore.

    L'unica, vera differenza rispetto al prequel del 2010 sta nella storia: Ken's Rage 2 propone nuovamente l'epopea narrata nel manga di Buronson e Hara, inclusi gli archi narrativi compresi nel primo episodio, ma questa volta il racconto prosegue fino alla fine della serie.
    Arrivando ai giorni nostri, il franchise di Ken il Guerriero incontra una formula mai vista prima come quella di Fist of the North Star: Lost Paradise, titolo americano per Hokuto ga Gotoku. Il gioco, disponibile dal 2 ottobre 2018 per PS4, ha visto al timone i ragazzi di SEGA, lo stesso team che ha creato e sviluppato la storica saga di Yakuza. Dalla serie con protagonista il buon Kazuma Kiryu, infatti, Lost Paradise recupera il gameplay action, complesso e stratificato grazie alla progressione del protagonista attraverso battaglie e missioni, ma anche l'ambientazione open world contraddistinta da un gran numero di attività secondarie.

    Tra sub-stories che animano il mondo di gioco, mettendo Kenshiro a contatto con una moltitudine di personaggi e retroscena, dialoghi verbosi e mini-giochi in salsa Yakuza, il più recente videogame ispirato alle gesta dell'ultimo discendente della Scuola di Hokuto si barcamena in equilibrio tra pregi e difetti, che abbiamo gà analizzato accuratamente nella nostra recensione. Ciononostante, pur con le sue perplessità e debolezze, Fist of the North Star: Lost Paradise si è affermato come uno dei migliori giochi di sempre ispirati all'opera ormai leggendaria di Tetsuo Hara e Buronson. Il coronamento di 35 anni fatti di epica, mito, formazione e onore, un'esperienza che è riuscita a far ruggire nuovamente il Pugno dell'Orsa Maggiore anche nella costellazione videoludica.

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