Kill the Past: Come Suda51 ha ucciso il passato per salvare il futuro

Ripercorriamo i titoli creati da Suda51 che, nonostante diversi gradi di separazione, hanno lo stesso filo conduttore.

Kill the Past: Come Suda51 ha ucciso il passato per salvare il futuro
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  • Switch
  • Goichi Suda, meglio conosciuto con lo pseudonimo Suda51, è una delle personalità più chiacchierate del mondo videoludico. Dal successo strepitoso, per quanto di nicchia, di No More Heroes su Nintendo Wii, Suda è diventato alfiere del videogioco non convenzionale nel mondo, fino al punto in cui gli è stata appiccicata addosso l'etichetta del "Tarantino dei videogiochi". La sua è una figura così ingombrante e rumorosa che, dopo No More Heroes, qualsiasi cosa venisse prodotta e pubblicata dalla sua Grasshopper Manifactures è stata sistematicamente associata al suo nome, nonostante avesse ricoperto ruoli del tutto marginali.

    Al momento, il pubblico è - giustamente - in fibrillazione per l'imminente uscita di No More Hereos 3, che segna l'effettivo ritorno sulle scene di Suda51 in veste di director dopo anni di silenzio, intervallati dal solo No More Heroes: Travis Strikes Again. Esiste però una storia nascosta di Goichi Suda, quella di una saga che abbraccia virtualmente ogni videogioco scritto e diretto fino a prima di No More Heroes e che si riverbera in ogni opera successiva. Kill The Past non è solo lo slogan accattivante stampato sulle magliette indossate da Suda in buona parte delle sue apparizioni pubbliche: quella di Kill the Past è una saga che sublima i suoi ideali come sviluppatore e, soprattutto, come persona, oltre che un pratico raccoglitore di quelli che sono gli elementi ricorrenti all'interno dei suoi lavori.

    Kill the Past è una saga tematica: i titoli che ne fanno parte non sono quindi collegati a livello narrativo ma sono incentrati attorno allo stesso tema, declinato volta per volta in maniera differente, come la trilogia della vendetta di Park Chan-Wook o alla trilogia del dollaro di Sergio Leone.

    Uno strano rituale videoludico

    Non esiste una definizione precisa di Kill the Past. I suoi confini sono così labili che gli stessi fan spesso faticano a mettersi d'accordo su quali siano i titoli che ne fanno parte e quali si limitino ad incorporarne alcuni elementi. La dottrina più accreditata è quella che ne identifica il nocciolo fondamentale in The Silver Case (1999), Flower, Sun and Rain (2001), Killer7 (2005) e The 25th Ward: The Silver Case (2005).

    L'intera saga ruota attorno al bisogno di uccidere il proprio passato, che spesso è ciò che intrappola le persone in un presente stagnante, indicato come un destino peggiore della morte stessa. Sullo sfondo delle varie storie sono ricorrenti la presenza di un potere quasi divino che mette in moto gli avvenimenti principali e un conflitto tra due fazioni opposte e ben distinte. Ci sono poi degli elementi ripetuti, dosati quasi come se fossero parti della formula di un rituale esoterico, come la sovrabbondanza di teste mozzate avvolte in sacchetti di carta, l'utilizzo di schermi televisivi che fungono da portali per comunicare con realtà alternative e l'onnipresenza della luna e dei suoi cicli, spesso e volentieri associati alle manifestazioni terrene del male. L'uccisione del passato non è solo metaforica: molto spesso infatti i protagonisti di un gioco vengono introdotti nel titolo successivo per venire poi barbaramente uccisi.

    Un elemento metanarrativo con cui Suda gioca per poter recidere i propri legami e quelli del giocatore con i titoli del passato, così da avanzare e abbracciare il presente. Kill the Past non vuole quindi limitarsi a raccontare le vite di personaggi che affrontano il proprio passato traumatico: Kill the Past è la materializzazione di un'urgenza creativa che ha guidato Goichi Suda per buona parte della sua carriera e ne ha plasmato la personalità.

    Prima di Kill the Past

    Suda ha esordito nel mondo dello sviluppo grazie ad Human Entertainment, che gli affidò la direzione di Super Fire Pro Wrestling 3, terzo capitolo di una delle saghe legate al mondo del wrestling più amate di sempre in Giappone. La consacrazione arrivò con Super Fire Pro Wrestling Special, titolo di cui curò per la prima volta anche la scrittura. Il gioco può essere visto come un precursore della serie Kill the Past: al suo interrno fanno infatti capolino alcune delle cifre stilistiche più care a Suda.

    A destare scandalo, all'epoca, fu proprio il finale del gioco che vedeva il protagonista suicidarsi al termine dello scontro finale contro il suo acerrimo rivale, dopo che questi ha ucciso il suo allenatore davanti ai suoi occhi. La vittoria percepita come inutile, a causa del peso del passato, porta il protagonista a togliersi la vita. È questa la prima avvisaglia di quell'urgenza, quella spinta a dissotterrare ed affrontare i propri trascorsi traumatici, ossia il motore dell'intera saga concepita poco tempo dopo.

    A seguire arrivarono Twilight Syndrome, che venne affidato a Suda dopo l'addio improvviso del director originale del gioco e, soprattutto, Moonlight Syndrome, un horror psicologico che si distaccava dalle tematiche paranormali del primo per concentrarsi più approfonditamente sulla psiche umana. Qui fanno la loro prima comparsa la fascinazione estrema per la luna e la sua influenza maligna sugli esseri umani, le teste decapitate e le forze divine che usano i protagonisti come pedine su una scacchiera. Al termine dello sviluppo, Suda abbandona Human Entertainment e fonda Grasshopper Manufacture per poter avere più libertà creativa.

    The Silver Case: la prima coltellata al passato

    The Silver Case, primo videogioco sviluppato dalla neonata Grasshopper Manufacture, segna la nascita della saga Kill the Past. Si tratta di una visual novel poliziesca che ruota attorno alla figura di Kamui Uehara, temibile serial killer che ha sconvolto Tokyo ed è sfuggito alla custodia della polizia a vent'anni dall'arresto.

    In The Silver Case Suda inserisce per la prima volta una trama che è incentrata sul peso del passato e la necessità di distruggerlo per andare avanti, oltre che simbologie ricorrenti come la luna piena, le teste mozzate, poteri sovrannaturali e continui rimandi ad internet, alla cultura punk e a quella hacker. A questo si aggiungono, come abbiamo già accennato, la comparsa e l'uccisione dei protagonisti di Moonlight Syndrome, gesto simbolico che fa trasparire il bisogno di tagliare i ponti col passato e di progredire per evitare di riciclarsi all'infinito.

    The Silver Case è un videogioco potentissimo che funziona proprio in virtù della sua scrittura criptica e delle sue atmosfere stranianti, che ricordano da vicino quelle di registi come David Lynch e Jean-Luc Godard, ma anche di mostri sacri del cinema giapponese come Sion Sono e, soprattutto, Takashi Miike.
    L'opera rappresenta il primo passo concreto di Suda verso la creazione dello stile che ha caratterizzato le sue produzioni successive, compresa la serie di No More Heroes. È uscito originariamente su PlayStation in esclusiva per il mercato giapponese, ma ha goduto di un remake completo di traduzione inglese per PlayStation 4 e Steam nel 2017 (nel frattempo qui trovare la recensione di No More Heroes Travis Strikes Again). The 25th Ward: The Silver Case, sequel ufficiale che ne approfondisce personaggi, stile e tematiche, venne pubblicato invece solo sul mercato mobile giapponese, tra l'altro unicamente per determinati modelli di smartphone, ed è stato tradotto e pubblicato in occidente nel 2018. Qui troverete la nostra recensione di The Silver Case.

    Flower, Sun and Rain e Killer7: il potere dei sogni

    Il seguente Flower, Sun and Rain introduce un'altra delle caratteristiche fondamentali di Kill the Past. Alcuni dei personaggi di The Silver Case compaiono infatti all'interno della storia ma, pur mantenendo in parte il loro aspetto fisico, si presentano con nomi differenti.

    Suda ricicla una delle caratteristiche del mondo onirico per cui, durante il sonno, la mente ricrea persone realmente esistenti come se avessero identità e personalità diverse. Si tratta di una rivisitazione molto fedele di quanto si vede in Strade Perdute e Mulholland Drive di David Lynch (di cui Suda è un fan accanito).

    Ancora una volta troviamo la metanarrazione: la vicenda legata al passato di Sumio Mondo lo porta a realizzare di essere il protagonista di quello che è, a tutti gli effetti, il sequel di un altro videogioco. Più che una trovata da sviluppatore anarchico che gioca col suo pubblico, questa è la prima volta in cui Suda sfonda la quarta parete per parlare con sé stesso e riflettere sul proprio ruolo di creativo. Un tocco di classe magistrale che apre le opere di Goichi ad una serie di interpretazioni estremamente profonde.

    Flower, Sun and Rain

    Killer7

    Killer7 rappresenta invece un punto di svolta. Attraverso la storia di Garcian Smith e delle sue personalità multiple, Suda racconta ancora una volta di un passato ingombrante da sconfiggere. Il primo (micro)successo commerciale di Grasshopper Manifacture è il culmine di Kill the Past: Killer7 è un videogioco onirico ed ermetico, in cui Suda raccoglie tutto ciò che ha seminato durante la sua carriera da sviluppatore.

    Quello che nelle mani di chiunque altro si sarebbe trasformato in un banalissimo Shooter su rotaie diviene il primo grande testamento artistico di Suda51, un progetto fortemente voluto da Shinji Mikami. Killer7 è un punto d'arrivo per Suda e per tutta la saga di Kill the Past ma, allo stesso tempo, è anche la prima avvisaglia di ciò che sarebbe arrivato in seguito.

    No More Heroes e l'uccisione di Kill the Past

    Killer7 è il primo videogioco di Suda in cui i personaggi delle sue opere passate non trovano spazio e, di conseguenza, non incontrano la morte. È forse il primo dettaglio che segnala che Suda è cambiato, e il successivo No More Heroes ne è la prova.

    Certo, nella narrazione di No More Heroes il passato di Travis gioca un ruolo ancora piuttosto importante, ma tutto il resto è profondamente diverso. Cambiano il contesto, la natura del citazionismo di Suda e, allo stesso tempo, buona parte degli elementi ricorrenti del suo immaginario sparisce dall'opera. No More Heroes si fece notare per la sua estrema irriverenza, per il suo essere pop in maniera assai violenta, sboccata e non convenzionale. Tuttavia è molto diverso dal videogioco-tipo di Goichi. Dopo che Suda si è divertito per anni a muovere i suoi personaggi come pedine su una scacchiera di cui ha dettato le regole, è arrivato per lui il momento di compiere un gesto estremo. Suda si è messo al livello dei suoi stessi personaggi e ha abbracciato fino in fondo la filosofia di Kill the Past. La saga stava diventando il passato del Goichi sviluppatore, e Suda51 l'ha uccisa prima che fosse troppo tardi. Ripetersi ed incastrarsi in una spirale di stagnazione ed autocitazionismo è un destino peggiore della morte. A chiarirlo è stata proprio Kill the Past. Uccidere Kill the Past è l'atto più onesto e lucido da fare per chi Kill the Past l'ha concepita e l'ha adottata come filosofia di vita. Non c'era epilogo migliore di questo. È quasi ironico che No More Heroes abbia proiettato Suda nell'Olimpo del game design e l'abbia contemporaneamente portato a sparire quasi totalmente dalle scene.

    La metamorfosi da sviluppatore anarchico a pezzo grosso dell'industria è stata fin troppo rapida: c'era l'evidente bisogno di prendersi una pausa. Bisognava uccidere il passato per garantirsi un futuro florido. Travis Strikes Again ha segnalato la volonta di cambiare le carte in tavola. Che No More Heroes 3 possa essere la vera rinascita di Suda 51? Ne abbiamo bisogno tutti e probabilmente chi ne ha più bisogno è Goichi Suda stesso. Siete in trepidante attesa del gioco? Leggete anche il nostro speciale sulla poetica di Suda51.

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