Speciale KingsRoad

Il team fondato da un Ex-Bioware propone un hack'n'slash da giocare su Browser

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Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Ormai non si contano più i dipendenti fuggiti da Bioware dopo l'acquisizione di Electronic Arts. Questa improvvisa diaspora, nonostante abbia svuotato la storica software house di grandi talenti e determinato un evidente calo qualitativo delle ultime produzioni del team, sembra aver fatto bene al mercato, “seminando” qua e là sviluppatori che si sono imbarcati in progetti importanti.
Il grande successo di The Banner Saga, ad esempio, nasce proprio dall'esperienza che i tre fondatori del team Stoic hanno accumulato nelle file di Bioware. Anche Greg Richardson, CEO di Rumble Games, ha militato nelle fila dello studio di Edmonton, e sembra quindi normale che il primo titolo del suo staff, tale KingsRoad, si presenti come un prodotto profondamente connesso con il canone ruolistico più classico.
Nello specifico, KingsRoad è un Hack'n'Slash che fa poco per discostarsi dai canoni del genere, traendo a piene mani dall'eredità che ormai tutti fanno risalire a sua maestà Diablo. La particolarità di questa produzione attualmente in Open Beta è legata ad un altro aspetto: KingsRoad, infatti, è un Browser Game che tutti possono giocare senza sborsare un euro. Basta una rapidissima registrazione sul sito ufficiale e si può subito partire all'avventura. Scettici? Come tutti del resto, forse per colpa dei troppi titolacci che, da Farmville in poi, hanno rovinato l'immagine di questo settore.
Ecco: KingsRoad, pur non essendo un titolo rivoluzionario e pagando lo scotto di una struttura che deve sottostare a qualche limitazione, si impegna con tutte le sue forze per far cambiare idea alla gente, risultando un titolo immediato ma ben studiato, e con un sistema di microtransazioni molto più onesto e meno invasivo rispetto a quello brevettato da Zynga. Perchè non farci un giro?

Lunga e tortuosa è la strada del Re

Quando penso a come si è evoluto il mercato dei Free-2-Play, capisco che anche i browser game potrebbero crescere a dismisura nei prossimi anni. Non molto tempo fa le persone guardavano con tremendo sospetto i prodotti gratuiti, e adesso invece c'è un'apposita sezione su Steam anche per quelli, e i numeri registrati da fenomeni come World of Tanks sono letteralmente stratosferici. Fra qualche tempo, quando saranno uscite produzioni che non scenderanno a compromessi sul fronte della qualità, e avranno abituato i giocatori ad alti standard, anche i browser game si libereranno da quell'alone di pregiudizi che li avvolge”. E' piuttosto ottimista, Derek McDevitt, Lead Designer di KingsRoad: “L'unica cosa che dobbiamo fare è convincere i player almeno a provare”.
Ed in effetti a provare il titolo Rumble si resta persino ben impressionati, superando con agilità le prime ore di gioco e senza rimpiangere un minuto del tempo speso nella finestra di Chrome.
Non è tanto il colpo d'occhio, solido ma non miracoloso, comunque ad altissimi livelli rispetto allo standard del genere: la grafica in stile cartoon, con personaggi (non direi super) deformed e colori squillanti, esibisce un immaginario fantasy molto regolare, dalle tinte medievaleggianti e intento a passare in rassegna luoghi, mostruosità e atmosfere ben note a chiunque abbia bazzicato dalle parti di Dungeons & Dragons.

Quello che risalta, quindi, non è certo la tecnica competente o il “lore” regolare, quanto un sistema di personalizzazione del protagonista che appare inaspettatamente massiccio.
Per il momento si possono scegliere solo tre classi (Guerriero, Mago e Arciere), ma una volta adocchiato lo skill tree si rimane sinceramente impressionati. Ci sono numerosissime abilità passive per scolpire il proprio eroe, ed un numero incredibile di skill attive: il mago, ad esempio, si diverte con palle di fuoco e armature di ghiaccio, e più avanti dimostra di avere anche buone magie per il “crowd control”. Cosa c'entrano questi termini da MMO, vi chiederete: ebbene, a KingsRoad si può giocare anche in gruppo, assemblando un party di tre giocatori per cercare di destreggiarsi meglio nelle (in verità un po' lineari) ambientazioni di gioco. Perfezionare il vostro arciere in modo che possa supportare un nerboruto tank stando nelle retrovie, insomma, potrebbe non essere una cattiva idea. Fra l'altro, il “respec” dei punti abilità può essere effettuato pagando una cifra ragionevole di crediti in-game, e addirittura si può cambiar classe in un lampo, conservando parte dell'equipaggiamento ottenuto.
Un altro degli aspetti indovinati di KingsRoad è il sistema di crafting, che permette in pratica di creare oggetti sempre più rari a partire da quelli di base, e poi ci offre la possibilità di incantare il nostro armamentario con gemme dalle varie forme.
Complessivamente, insomma, la struttura di gioco è piuttosto corposa: peccato solo per la già citata linearità degli stage, che un po' mortifica - almeno sulle prime - l'ottimo lavoro concettuale del team di sviluppo. Ma del resto ad un titolo che deve girare su browser non si possono chiedere miracoli in termini di estensione delle mappe e vastità del level design.

Dovere comunque aspettarvi altri contenuti, e magari anche altre classi”, ci dice Derek: “abbiamo deciso di non strafare all'inizio, e la selezione è ricaduta sui tre 'job' che secondo noi rappresentano il nucleo indispensabile in un qualsiasi GdR. Ma avevamo idee per un sacco di altre classi, che abbiamo dovuto mettere da parte per un po'. Ma chissà, magari presto...
Il team sembra insomma intenzionato a continuare a supportare il suo prodotto, soprattutto perchè “il numero di partecipanti alla beta è veramente alto, la community sta crescendo, ed utilizza volentieri sia il sistema di Gilde, per creare affiatati gruppi di gioco, che le leaderboard online”.
Passiamo però al capitolo microtransazioni: in KingsRoad c'è ovviamente una valuta premium, che può essere acquistata e che permette di comprare un bel po' di roba. Ci sono bonus temporanei all'esperienza, skill point extra, spazi extra nel ridottissimo inventario e anche forzieri che si aprono solo a suon di diamanti. Pay to Win? Se ha senso parlarne per un titolo cooperativo, diremmo di sì, dal momento che mettendo mano al portafoglio si possono creare personaggi dotati di una potenza devastante in pochi minuti. Se a voi piace così, procedete pure. Noi consigliamo invece di seguire l'avventura principale, articolata in 25 missioni: che una volta terminate possono essere affrontate a difficoltà maggiore, e ovviamente permettono di accedere a equipaggiamento altrettanto potenziato. Dopo le prime schermaglie, in ogni caso, l'avanzamento si fa idealmente difficilotto: morire per non aver consumato una pozione al momento giusto non è un'eventualità rara. Peccato che il team abbia deciso, in nome di un'accessibilità smisurata, di fornire il giocatore di cinque vite per ogni missione, e che perderle non comporti sostanzialmente nessuna penalità. Addirittura, arrivati nei pressi del boss finale, qualcuno potrebbe decidere di tirare le cuoia una volta o due per non sprecare quelle pozioni che altrimenti dovrebbe ricomprare in città.
Speriamo che i ragazzi di Rumble vogliano bilanciare questo aspetto, anche se crediamo che per avvicinare un più ampio spettro di giocatori le cose resteranno sostanzialmente immutate. Agli Hardcore gamer che vorranno proseguire, toccherà semmai dedicarsi alle dure Bounty Hunt (missioni speciali ambientate nelle solite mappe della campagna), o raggiungere il livello eroico, sicuramente molto impegnativo.

KingsRoad KingsRoad è un hack'n'slash ben ponderato, sviluppato con cura e reso interessante soprattutto da sistemi di sviluppo del personaggio e di crafting che superano agilmente quelli di tanti altri “cloni di Diablo”. Ovviamente si tratta di una produzione che, sul fronte artistico come su quello del level design, deve scendere a compromessi con la sua essenza di browser game, che di tanto in tanto torna anche ad indispettire in termini di microtransazioni. Il livello qualitativo è comunque molto alto, e per essere un Free to Play con un client che gira su Firefox o Chrome, il titolo Rumble Games è sicuramente un indizio di come anche questo settore potrebbe espandersi in futuro. Concedetegli qualche ora.

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