L.A. Noire: Ritorno al 1947

Rockstar Games concede una seconda possibilità a L.A Noire, gioco imperfetto, forse più unico che raro: riscopriamolo insieme.

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Disponibile per
  • Xbox 360
  • PS3
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • Switch
  • Esistono remastered ridondanti, troppo in anticipo sui tempi, ed esistono remastered che riportano alla luce perle del passato, con una risoluzione e dei comandi più digeribili per il pubblico moderno. Poi, come nel caso di L.A. Noire che Rockstar ha da poco (ri)annunciato in versione PlayStation 4, Xbox One, Pc e addirittura Nintendo Switch, ci sono quelle che provano ad offrire a un prodotto con un potenziale inespresso una seconda opportunità. Queste poche righe introduttive per dire in primis che non tutte le riedizioni vengono per nuocere (e di certo non rubano tempo e budget ai nuovi giochi), e che L.A. Noire, nonostante tutte le critiche che è possibile muovergli contro, rimarrà per sempre una fantastica esperienza interattiva che merita di essere giocata e rigiocata.

    Hollywood Babylone

    Non si può dire che il titolo Team Bondi (gli stessi di The Gateway) non abbia avuto uno sviluppo travagliato: L.A. Noire è sempre stato fin dagli inizi un progetto un po' sfortunato, come del resto la tecnologia per le animazioni facciali che gli dona buona parte del fascino, e su cui gli sviluppatori australiani hanno scommesso praticamente tutto ciò che avevano racimolato negli anni precedenti alla sua uscita. Un gioco talmente sfortunato che senza il salvagente lanciato da Rockstar Games probabilmente non sarebbe nemmeno mai arrivato nei negozi dove, per sua (di nuovo!) sfortuna, venne accolto a braccia aperte da un pubblico che non aspettava altro che massacrarlo.

    Questo accadeva perché nel 2011 eravamo (eravate!) tutti dei grandissimi rompipalle, e nel bel mezzo di una console war mai così sfrontata, ogni gioco che non puntava come minimo alla perfezione veniva bollato come spazzatura o quasi, ridicolizzato da gif e oscurato dall'ombra di sconosciuti capolavori del passato. La colpa più grande di L.A. Noire era non essere GTA, con l'aggravante di funzionare comunque all'interno di un open world, ma privo di quello che di solito rende un open world interessante. La Los Angeles Anni '40 del gioco non faceva effettivamente parte del gameplay, come avviene in altri giochi dall'impostazione simile, ma come la Detroit del primo indimenticabile Mafia aveva il più semplice compito di fare da scenografia ad eventi che non necessitano per forza di side quest e mini giochi. Naturalmente parte di questo malinteso è colpa anche dei due sviluppatori, che avrebbero potuto comunque inserire degli elementi per rendere la permanenza nel gioco nei panni dei diversi personaggi disponibili più immersiva, meno frastagliata, fornendo quel superfluo indispensabile per permettere di sentirsi parte di un mondo, e non solo uno spettatore.

    Leland Estates

    Poco male, del resto nonostante il suo gameplay non sempre rifinitissimo, L.A. Noire rimane un titolo prezioso come pochi altri, un esperimento unico nel suo genere ed esempio straordinario di quanto in alto posso arrivare i videogiochi. Che l'idea di base fosse vincente d'altronde ce lo conferma il successo dei Frogwares Game Development Studios con i loro giochi dedicati all'universo di Sherlock Holmes, non così distanti come meccaniche da L.A. Noire anche se di qualità naturalmente inferiore. L.A. Noire merita una seconda opportunità anche da chi all'epoca era troppo imberbe per apprezzarne l'amarissima trama, la solitudine dei suoi personaggi.

    E forse, chissà, molti dovranno ricredersi anche sul suo gameplay, soprattutto se decideranno, come consigliamo, di nascondere prove e indizi tramite l'apposita opzione, rendendo la capacità esplorativa e l'intuito del giocatore molto più importante di quanto non lo sia a difficoltà normale. Senza la continua assistenza dell'interfaccia grafica che con i suoi bagliori è sempre pronta a indicarci la via, L.A. Noire cambia totalmente marcia, anche se nello stesso momento mostrerà più chiaramente i suoi innegabili limiti strutturali, ennesimo frutto amaro del travagliato sviluppo.
    Questa remasted è importante anche perché vede Rockstar interessarsi per la prima volta al mondo della realtà virtuale, un timido ma al tempo stesso pesantissimo endorsement di cui questa tecnologia ha sempre un grande bisogno e che rende il "nuovo" L.A. Noire ancora più interessante. La versione Switch invece di darà il piacere perverso di portare tutti i suoi indimenticabili volti, le sue menzogne e i suoi misteri, in tasca sempre con noi, per un piacere perverso che ben si sposa con l'animo oscuro della Los Angeles del gioco.

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