Esport

L'Almanacco eSportivo: i migliori momenti eSport del 2017

La mezzanotte si avvicina e noi abbiamo pensato di festeggiare riassumendo i migliori momenti eSport dell'anno, per iniziare il 2018 con il piede giusto.

speciale L'Almanacco eSportivo: i migliori momenti eSport del 2017
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Il 2017 è stato un anno davvero intenso, per tutta l'industria videoludica. Forse, il più vivace e ricco che si ricordi. La stagione primaverile e quella autunnale, in particolare, hanno letteralmente aggredito il nostro povero portafogli con una mole incontenibile di capolavori che, con fatica e dopo tanto dibattito, siamo riusciti a raccogliere in un articolo sui migliori giochi 2017 che cercasse di riassumere la magnificenza di questa grandiosa stagione ludica.
Quello che sta per terminare, però, non è stato un "annus mirabilis" solo sotto il profilo delle uscite e della varietà. L'anno che sta per concludersi tra poche ore ha anche segnato la definitiva consacrazione del movimento esport, tanto da aver destato l'interesse del Comitato Olimpico Internazionale. Certo, non senza polemiche e posizioni contrapposte sul punto. Mettendo per un momento da parte le polemiche e concentrandoci prettamente sulla fenomenologia del movimento, abbiamo ricordato a più riprese come il mondo esport stia raggiungendo in tutto il mondo un livello estremamente elevato, capace non solo di calamitare l'attenzione di milioni di giocatori e appassionati, ma anche di smuovere investimenti milionari.
Vi abbiamo dato conto di ciò che sta accadendo nella vivace (ed estremamente ricca) scena competitiva d'oltreoceano, dove i VIP e le più importanti franchigie dell'NBA, dell'NFL e dell'MLB hanno, da tempo, deciso di investire un mucchio di dollari sonanti per accaparrarsi e ospitare eventi esclusivi. Non solo: di puntare anche su ragazzi molto spesso giovanissimi per farne dei professionisti in grado di competere per montepremi ormai composti da cifre a sei zeri.

La concretizzazione di un progetto

Noi di Everyeye abbiamo sempre seguito con attenzione l'evoluzione del movimento, cercando di raccontarvi questo "nuovo" mondo, ancora in buona parte inesplorato ma attraversato da un fermento senza precedenti. Tale passione, a novembre, si è trasformata in un progetto concreto che ha portato alla nascita di una sezione interamente dedicata al gaming competitivo. Il nostro obbiettivo è sempre stato quello di vivere l'esport assieme a tutti voi, membri di una vivace community che non smette di crescere e far sentire il proprio affetto.

Come vi abbiamo già detto, noi della redazione siamo mossi dalla vostra stessa curiosità e - appunto - passione; dalla medesima voglia di conoscere e scoprire che ogni giorno vi porta sulle nostre pagine.
Vogliamo continuare a crescere e desideriamo farlo sostenuti, come sempre, dal vostro entusiasmo e dai vostri preziosi consigli. Non ci fermeremo certo qui, perché se il 2018 sarà come l'anno ormai concluso, non possiamo che aspettarci delle belle sorprese. Per non iniziare il nuovo anno sprovveduti, comunque, abbiamo deciso di raccogliere in questa sorta di Almanacco i migliori contenuti del 2017. Nonostante la sezione esport sia ancora molto giovane, gli articoli, gli spunti e gli argomenti di discussione - sempre molto interessanti - non sono mai mancati. Eccone alcuni.

Esport, prospettive e futuro del movimento

Lo scorso settembre, in tempi non sospetti, vi abbiamo raccontato dello storico incontro tenutosi in seno al Parlamento europeo e dedicato al movimento esport. Per la prima volta nella storia, le istituzioni si sono interessante a un fenomeno in costante crescita, ricco di enormi potenzialità ma anche di grandissime criticità. Queste ultime riguardano soprattutto la permeabilità dell'intero settore a infiltrazioni illecite e al fiorire di pratiche non esattamente conformi alla legge: prime fra tutte le combine fra giocatori e le scommesse sulle partite. L'argomento ha rappresentato il centro di diversi articoli dedicati, in cui si sono analizzate le carenze del movimento sotto il profilo giuridico e legale. In questo momento, le regole del gioco, i formati permessi e la stessa organizzazione degli eventi rimane saldamente in mano a publisher e sviluppatori, i quali possono cambiarle anche in modo sostanziale senza incorrere in alcuna sanzione. Inoltre, lo possono fare con una facilità disarmante. La discrezionalità, insomma, regna ancora sovrana e i giocatori si trovano completamente privi di strumenti e organismi super partes a cui appellarsi in caso di contestazioni. Basti pensare ai casi eclatanti che hanno colpito Likkrit e Vasilii.

Non solo: mancando un ombrello giuridico profilato e uniforme che regolamenti il settore con regole chiare e precise, si sono sempre più evidenziate pratiche scorrette da parte di giocatori e squadre professionistiche. In questo senso, abbiamo potuto analizzare gli scandali scommesse che flagellano il MOBA targato Valve e il ruolo di vigilanza - autoassunto, ma sempre più centrale - dei siti di scommesse online, ovvero sempre in prima fila per denunciare imbrogli e scorrettezze. Il quadro sanzionatorio complessivo, comunque, appare ancora ben lungi dal trovare una dimensione concreta e dissuasiva. Almeno sino a quando il mondo esport non si guadagnerà una vera e propria dignità autonoma (nonché la definitiva equiparazione con altre discipline sportive tradizionali) non sarà possibile avvalersi di una normativa statale (o indicazioni sovranazionali) dedicata come, nel nostro caso, il diritto dello sport.

Il ruolo degli sponsor e la nuova frontiera della battaglia legale

Trattandosi di un mondo ancora per buona parte inesplorato e privo di regole stringenti, il movimento nel 2017 è stato oggetto di grande interesse da parte di nuovi, fantascientifici investimenti, non solo da parte di VIP e imprenditori ma anche da parte delle multinazionali che hanno fatto a gara per assicurarsi partnership e sponsorizzazioni. Ovviamente hanno capito che l'unico modo per arrivare a un pubblico di giovanissimi che non prova più interesse per i media tradizionali è proprio quello di guadagnare la visibilità attraverso i videogiochi e gli eventi pubblici dedicati. Ne abbiamo discusso ampiamente, osservando come si sia passati da una manciata di sponsor "endemici" all'invasione di sponsor "non endemici" ansiosi di ritagliarsi un posto di primo piano. Le catene di fast food (McDonald's ha sponsorizzato la World Cup di Starcraft 2), chiaramente sono in prima linea così come la Coca Cola, le varie bevande energetiche (Monster, Redbull) e persino la multinazionale Kellogg's. Quest'ultima, ad esempio, attraverso la propria controllata Pringles ha firmato un accordo per la sponsorizzazione dell'ESL One. A queste si sono aggiunte Audi, Mercedes, Gillette, Axe e così via. I giocatori, inoltre, sono sempre più scelti come volti di sponsor e brand.

Il movimento, però, è stato anche attraversato da alcune battaglie legali di non poco conto, come quella che ha visto la multinazionale d'abbigliamento sportivo Adidas fare causa agli organizzatori della Eleague per violazione del copyright sul marchio, accusandoli di creare confusione e indebolire la forza del simbolo Adidas nel mondo. Anche Blizzard ha avuto i suoi grattacapi, accusata dalla Major League Baseball statunitense di aver copiato con il logo della Overwatch League, il marchio della Lega professionistica di baseball.

Gioie e dolori dei giovani Pro player

Al di là delle "scaramucce" legate alle criticità innate del movimento, abbiamo avuto l'opportunità di approfondire la conoscenza dello stesso attraverso articoli dedicati, prettamente, ai retroscena e ai protagonisti che animano la scena competitiva attuale. Ci siamo soffermati sui guadagni dei giocatori professionisti, consci però che non è sempre tutto oro ciò che luccica. Dietro alle fulgide carriere di molti pro player, infatti, si cela sacrificio, sudore della fronte e molteplici rischi legati agli infortuni. Per i giovanissimi giocatori professionisti il percorso non appare poi diverso da qualunque altro atleta "tradizionale". Può cambiare il contenuto, la tipologia di competizione, gli sforzi necessari, ma la cornice che lo racchiude è esattamente la stessa. La gestione dello stress, le intense sessioni di allenamento, un corretto ciclo del sonno e il regime alimentare, sono solo alcuni dei fattori che incidono sull'equilibrio mentale e sulla forma fisica di un ragazzo. I rischi legati alla depressione, ad esempio, sono estremamente alti, così come gli infortuni legati ai tendini e ai muscoli.
Certo, in molti non considerano l'esport come un vero e proprio sport.

All'indomani delle dichiarazioni del CIO, diversi sportivi italiani si sono espressi in merito, con posizioni contrapposte. Anche Malagò, il presidente del CONI, ha detto la sua e noi abbiamo voluto approfondire i motivi delle sue dichiarazioni. Inoltre, abbiamo voluto soffermarci sul panorama nazionale, cercando di capire non solo quali strade si possono aprire per un ragazzo che vuole coronare il sogno di diventare giocatore professionista, ma anche di quali "strumenti" si deve dotare per poter competere ad alti livelli. In Italia, è indubbio, si stanno muovendo ancora i primi passi ma l'ambiente appare vivace e con ottime prospettive di crescita, grazie alle iniziative a livello privato e pubblico.

I titoli del futuro

Il movimento esport, da un paio d'anni a questa parte, assiste all'ingresso di nuovi titoli nel circuito competitivo. Accanto al "solito" dominio dei MOBA (come League of Legends e DOTA 2), degli FPS (quali Call of Duty, Halo e Counter Strike), nonché dello strategico di casa Blizzard Starcraft , il movimento si è arricchito di moltissimi altri titoli che hanno inaugurato una stagione di espansione e rinnovamento. Overwatch, Rainbow Six Siege e PlayerUnknown's Battlegrounds, su tutti, hanno catalizzato l'attenzione degli appassionati e degli spettatori. Già, sono proprio questi ultimi che decretano il successo o il fallimento di un titolo nell'agguerrito framework competitivo. Abbiamo cercato di analizzare il fenomeno con un approfondimento che ha preso in considerazione i molteplici fattori che entrano in gioco quando si tenta di trasformare un titolo nella prossima pietra miliare dell'esport. Prima di tutto, al fine di attrarre spettatori, è necessario che l'azione di gioco sia leggibile e comprensibile alla più ampia platea di pubblico possibile. PUBG, ad esempio, risulta essere un titolo ancora decisamente carente sotto questo profilo. Gli spettatori, inoltre, devono essere intrattenuti e sollazzati con uno spettacolo tale da "parlare" tanto agli intenditori quanto ai neofiti incuriositi dal titolo ma digiuni delle meccaniche di gioco. Insomma, il vero potere di decretare il successo di un gioco, almeno per quanto riguarda l'esport, è nelle mani del pubblico. È nelle vostre mani.

Non dobbiamo comunque escludere dall'equazione le multinazionali (soprattutto asiatiche) che stanno in qualche modo forgiando - col potere del denaro - un ambiente competitivo profilato sui titoli di loro proprietà e questo potrebbe comunque avere un peso che ricadrà giocoforza anche sul pubblico. Prendete Tencent, ad esempio, oppure la Disney e i suoi recenti investimenti sulle piattaforme di streaming. Il gusto del pubblico sarà influenzato da ciò che le grandi compagnie decideranno di mostrare? Solo il tempo potrà dircelo, anche se l'immenso potere detenuto dalle grandi multinazionali appena citate lascia poco spazio a dubbi.

Ci congediamo da voi augurandovi un felice inizio d'anno e vi invitiamo, come sempre, a seguirci e a rimanere in nostra compagnia. Siamo sicuri che nel 2018 ne vedremo delle belle e siamo pronti a viverle assieme a voi.