La post apocalisse di RAGE 2: le origini di un'idea

Come nasce il concept alla base di RAGE 2? Vi raccontiamo la storia di Apophis, corpo celeste dalle grandi ambizioni...

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  • Uno degli aspetti più interessanti del mondo modellato da Bethesda per RAGE 2 riguarda proprio la natura dell'evento catastrofico alla base della sua post apocalisse al neon. Mentre molte tra le più blasonate produzioni di genere puntano tutto sul disastro atomico, la serie ereditata da Avalanche propone un diverso elemento scatenante: l'impatto di un colossale meteorite in grado di stravolgere i delicati equilibri del nostro pianeta. Se le conseguenze di questo nefasto accadimento sono ormai cosa nota, specialmente per gli amanti dell'iconografia punk forgiata dai film di George Miller, oggi vogliamo raccontarvi gli improbabili natali un'idea strappata al chiacchiericcio internettiano. Questa è la storia di Apophis, un piccolo corpo celeste con grandi, grandissime ambizioni.

    La storia di Apophis, il piccolo asteroide felice

    Quando gli uomini di id Software cominciarono a modellare il concept di Rage, la natura della post apocalisse desertica al centro del titolo, il pretesto narrativo per comporre il suo paesaggio devastato arrivò da una fonte piuttosto inconsueta, anche per gli standard dell'industria creativa. A un paio d'anni di distanza dall'inizio dei lavori sul gioco, infatti, il mondo intero trattenne il fiato alla notizia che un asteroide avrebbe potuto concludere la sua corsa tra le stelle, rovinosamente, proprio nell'atmosfera terrestre.

    Fortunatamente non si trattava di un allarme immediato, eppure le teste d'uovo della NASA ritennero che lo scenario fosse comunque preoccupante, almeno in termini relativi. Tanto per buttare là qualche cifra a supporto dell'immaginazione, parliamo di un 2.7% di probabilità di impatto, identificato come un livello 4 nella scala Torino, il metodo di classificazione solitamente utilizzato per valutare il rischio di collisione nel caso di asteroidi o comete.

    Stando ai primissimi calcoli, l'evento avrebbe potuto avvenire entro il 2029, con conseguenze piuttosto spiacevoli per gli abitanti del pianeta blu. Nel peggiore dei casi, il buon Apophis avrebbe bussato all'atmosfera terrestre con una bordata di energia cinetica pari a 750 megatoni (circa 13 volte la potenza del più terrificante ordigno nucleare mai testato), per poi raggiungere l'Oceano Atlantico con un carico d'arroganza tra i 3 e i 10 megatoni. In assenza di indicazioni precise e adeguatamente anticipate, l'impatto di questo pezzo di roccia da 370 metri di diametro avrebbe causato almeno 10 milioni di vittime, travolte dai flutti ipercinetici di uno tsunami con una portata distruttiva pari a 1000 km. Per quanto drammatica fosse la prospettiva, con le dovute cautele (evacuazione e metodi di deviazione) il bilancio reale sarebbe stato ben meno devastante, con conseguenze a lungo termine sostanzialmente assenti. Niente creste colorate e anarchia globale, in pratica.

    Tra il 2006 e il 2008 le stime sull'evento furono ulteriormente ridimensionate (una possibilità su 45.000), e nel 2013 la NASA confermò che un impatto entro il 2036 era probabile quanto una vittoria della nazionale di bob Giamaicana alle Olimpiadi. Per quanto la comunità scientifica avesse nel tempo declassato Apophis da "ommioddio moriremo tutti" a "oh che bello, una stella cadente", gli effetti della presunta minaccia sull'immaginario collettivo avevano già innescato a una lunga serie di teorie "alternative", amplificate nell'etere internettiano a colpi di dietrologia.

    Con grande fervore, già nel 2006 il lato oscuro del web aveva sentenziato la malafede dell'agenzia spaziale statunitense, centro nevralgico di una cospirazione governativa intenzionata a mantenere all'oscuro i popoli del mondo... per motivi. Senza entrare troppo nello specifico, gli argomenti cardine di queste teorie complottistiche sono quasi sempre i medesimi: controllo delle masse, estinzione selettiva, alieni illuminati, rettiliani e compagnia danzante.

    Trattandosi dell'allarme più serio mai documentato nella storia della NASA, l'idea di sfruttare le chiacchiere su Apophis per dare maggior forza a un concept videoludico appare comunque tutt'altro che peregrina. Certo, rimane il fatto che, anche nel peggiore degli scenari, lo schiaffo di Apophis non ci avrebbe fatto poi così male, e di sicuro non ci avrebbe spinto sull'orlo dell'estinzione. Ma quindi, già che ne stiamo parlando, cosa ci vorrebbe per mandare a zampe all'aria l'umanità con annessi e connessi?

    Apocalisse dallo spazio profondo

    Secondo un'opinione diffusa tra gli scienziati, compreso il compianto Stephen Hawking, le probabilità che un asteroide emerga dalle profondità dello spazio per colpire la Terra sono molto vicine al 100%, solo che non sappiamo quando questo succederà. Intendiamoci: non stiamo parlando di uno specifico corpo celeste, ma più che altro di un'evenienza statisticamente molto plausibile. D'altronde è già successo in passato, all'incirca 66 milioni di anni fa, e le cose non sono andate particolarmente bene per la vita terrestre.

    L'estinzione di massa del Cretaceo fu infatti scatenata, stando alle teorie più accreditate, dall'impatto di un meteorite con un diametro minimo di 10 km, capace di scatenare una potenza oltre un miliardo di volte quella della bomba di Hiroshima. Utilizzando come parametro questo specifico evento, che ha provocato la scomparsa di un buon 75% della fauna e della flora planetarie, possiamo farci un'idea piuttosto accurata di cosa dovrebbe succedere per arrivare a una post apocalisse come quella di Rage.

    Il primo effetto, in caso di ammaraggio di un asteroide di queste dimensioni, sarebbe un ciclopico megatsunami caratterizzato da onde alte diverse centinaia di metri (a seconda della profondità delle acque nell'area), seguito da un concerto di eruzioni vulcaniche e terremoti in tutto il globo. I detriti prodotti dalla collisione, e successivamente proiettati verso i confini dell'atmosfera, sarebbero poi piovuti ovunque nel raggio di 5000 km dal punto d'impatto, opportunamente trasformati in dardi incandescenti e accompagnati da tempeste di radiazioni infrarosse.

    E questo, strano a dirsi, è solo l'inizio. Le polveri e le microparticelle sollevate dall'asteroide avrebbero successivamente oscurato i cieli per almeno un anno, impedendo al sole di raggiungere la superficie e innescando un progressivo raffreddamento del pianeta. L'interruzione repentina della fotosintesi avrebbe quindi devastato praticamente ogni bioma conosciuto, fino ad alterare in maniera drammatica la catena alimentare.

    I tempi e le proporzioni di questi effetti distruttivi sono, per forza di cose, altamente opinabili, ma è piuttosto probabile che una porzione della popolazione umana sarebbe sopravvissuta al disastro, specialmente tenendo in debito conto gli strumenti a disposizione di una società moderna. Resta il fatto che il mondo non sarebbe stato un posto particolarmente ospitale per un bel po' di tempo, ed è quindi ragionevole pronosticare una dura lotta per la sopravvivenza negli anni successivi al cataclisma, che avrebbe probabilmente portato a una completa revisione del concetto stesso di "vivere civile".

    Avete presente, no? Razzie, massacri, pessime scelte modaiole: tutti gli immancabili cliché di un mondo riemerso dalle ceneri dell'apocalisse. Pertanto, volendo fare un sunto estremo - e pure un po' fatalista - del futuro dell'umanità, possiamo tranquillamente stabilire che una post apocalisse come quella di Rage, a prescindere dalla traiettoria del buon Apophis, rimane uno scenario possibile. Pertanto vi consigliamo di procurarvi anticipatamente un buon assortimento di corpetti in pelle e gel per capelli. Non si sa mai.

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