La Rainbow Road di Nintendo: dal flop di Wii U al successo di Switch

È possibile trasformare il fallimento di Wii U nel successo di Switch? Se ci si mette anche un po' di fortuna, la risposta è sì...

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Nintendo, cara Nintendo, questa volta l'hai imboccata giusta a prima vista, ma ricordati che il cammino che hai davanti non sarà sempre in discesa. Sembra un avvertimento di poco conto, ma queste grandi società dell'intrattenimento a volte sanno essere così ottuse, così pachidermiche nel rispondere al pubblico, che forse non è poi tanto scontato come potrebbe sembrare. La stessa Nintendo sta cercando di risollevarsi proprio da un errore tanto macroscopico quanto incredibile, eppure è un errore che ha un nome, Wii U, ed è una storia tutta vera. Un fallimento, quello della precedente console casalinga di Nintendo, talmente rumoroso da svilire persino il grande successo riscosso dal Wii, facendolo apparire come una proverbiale botta di fortuna, cosa che non è visto che DS e Wii facevano leva sulla medesima idea, certificando l'esistenza di un piano ben preciso dietro, oltre che ben documentato. Per ritornare in carreggiata, quella che un tempo era conosciuta dagli appassionati come "La grande N" poteva fare solo una cosa: innovare, che è un po' come rischiare. Sì, lo aveva fatto anche in passato, ma con Switch, forse per la prima volta, Nintendo è stata obbligata a farlo.
Non è mica un cambiamento di poco conto passare dall'essere liberi di rischiare secondo le proprie regole e i propri tempi, al doverlo fare per forza. Un obbligo che nasce dalla forse naturale flessione dell'industria dei videogiochi, che non sembra più in grado di ospitare lo stesso numero di ecosistemi/console di un tempo, e come accaduto in molti altri campi nel post globalizzazione (che fa schifosamente rima con standardizzazione) sta convogliando le sue energie specificatamente verso chi può garantirgli un mercato più sano, ed oggi è innegabilmente PlayStation. Grazie al grande successo di PlayStation 4, avvenuto anche con un po' di fortuna semplicemente al momento giusto, Sony si è appropriata di fatto del concetto stesso di console da gioco. Proprio per questo, chiedere a Nintendo come fanno molti appassionati di creare una console in grado di rivaleggiare con quelle solitamente dotate di tecnologia più performante, equivale oggi a chiedere a Nintendo di commettere seppuku. C'è infatti questa grande verità che ho imparato sulla mia pelle negli anni e che, nonostante non abbia valore scientifico, solitamente ci azzecca con sorprendente precisione: chi chiede a Nintendo una sua PlayStation, non comprerebbe mai una console Nintendo. Questo per dire che Nintendo deve rispondere al suo pubblico, non ad altri e né a coloro che una PlayStation, se vai a vedere, logicamente ce l'hanno già. Il problema vero è un altro: esiste ancora questo pubblico?

Nintendon't

Anche Microsoft si trova in una situazione analoga, ma per sua fortuna la performance di Xbox One è stata decisamente più interessante del disastro Wii U, e questo gli permette di osare di meno (ma sarà sufficiente?). A medesima sfida, il gigante di Redmond ha scelto di non cambiare nulla, puntando tutto sulla potenza computazionale di Project Scorpio; Nintendo invece, come ben sappiamo ha ideato Switch, una macchina da gioco a metà strada tra una console portatile e una fissa. Cronaca di un nuovo disastro annunciato? Non proprio, visto che non solo Switch si basa su un'idea molto più forte di quella del suo predecessore, ma ogni aspetto del progetto sembra fatto apposta per sfruttare il passato e allo stesso tempo aggredire il futuro.

Questo potrebbe anche non accadere, nessun successo è scontato, ma le basi ci sono ed è opportuno nonché interessante andarle ad analizzare da vicino. Oltre al nome (c'è ancora gente che compra giochi Wii U pensando che girino sul vetusto Wii), oltre al Gamepad (un brutto tablet, obbligatorio, insostituibile e anche costoso), il Wii U è scivolato anche sul tempismo, visto che il suo arrivo sul mercato è stato un perfetto esempio di intempestività. Diciamoci la verità: le migliori console Nintendo hanno dominato, e le peggiori si sono salvate in corner ricoprendo il ruolo di console di scorta, da utilizzare solo con certi preziosissimi giochi in esclusiva.
Il Wii U non è stato nessuna delle due cose, una delle migliori non lo è stato sicuro, ma non ha potuto nemmeno affidarsi al cuore dei suoi appassionati, delusi dal trattamento avuto su Wii e non così ricchi come in passato, e costretti per questo ad aspettare offerte migliori, anche dalla stessa Nintendo. La congiuntura economica non ha aiutato Wii U, ma nemmeno Nintendo lo ha fatto, scegliendo una line-up ondivaga nel target e cercando di strizzare continuamente l'occhio a un pubblico che era già fuggito tra le braccia dei free-to-play per iOS e Android. Sui loro gameplay nulla da dire, ma non sono certo i New Super Mario Bros che fanno girare la testa, e non è certo Bayonetta ad incuriosire i diffidenti. La sfortuna del Wii U può essere però utilizzata a favore di Switch, e sembra che Nintendo lo abbia capito, anche se una rondine, ovvero Mario Kart 8 Deluxe, non fa primavera. La line-up di Wii U non è riuscita a far breccia, ma si presta alla perfezione come "filler" in quella del Nintendo Switch, creando anche un paradosso: l'insuccesso del Wii U potrebbe riflettersi nel successo del suo successore.

Non c'è davvero niente di male nel proporre una remastered a caso quando i nuovi giochi latitano, anzi sarebbe a dir poco intelligente, al contrario di ciò che esprimono i piagnistei e gli sfottò di alcuni. In questo caso il concetto remastered è anche più nobile del solito, visto che i giochi del Wii U sono sconosciuti ai più, e già il solo fatto di essere disponibili su Switch li rende per la prima volta "portatili" a tutti gli effetti. Pikmin 3, Donkey Kong Country, Yoshi's Woolly World, esistono, sono bei giochi, e non meritano di affondare insieme alla loro console di riferimento, come noi non meritiamo di dimenticarli in così poco tempo, o addirittura non conoscerli proprio. Inoltre, anche la popolarità di certi personaggi e di certi stilemi è ciclica: e cinque anni fa quella dei personaggi Nintendo non era certo all'apice.
Anche in questo caso la colpa è della stessa Nintendo, che da metà del ciclo di vita del Wii in poi è stata bravissima a creare un certo tipo d'esperienza "casual", cosa che le ha consentito anche di risparmiare soldi ed idee, ma che le ha anche impedito di stupire con un capolavoro vero e all'altezza di quelli del passato, il gioco che ti fa uscire di testa e di casa col portafoglio in mano. L'assenza prolungata di un prodotto per così dire avveniristico, il gioco seminale come lo sono stati Pilotwings, F-Zero, Super Mario 64, ha raffreddato gli animi, facendo persino credere alle attuali generazione che il meglio di Nintendo fosse quella che in realtà si è rivelata, tranne qualche rara straordinaria eccezione, un'offerta piuttosto mediocre.

Brand Awareness

Switch esce sulla scia lunga di una timida ma accertata ripresa economica mondiale, ed è stato anticipato da una serie di furbissime mosse commerciali che hanno riportato il brand Nintendo sulla bocca di tutti, ma soprattutto nel cuore dei fan storici. Sorprese con il NES Mini e il probabile SNES Mini non servono a vendere, a fare cassa, ma a creare ciò che viene chiamato brand awareness, ovvero la riconoscibilità di un marchio, cosa di cui Nintendo aveva un grande bisogno dopo aver puntato così tanto sul marchio Wii.

Il fatto che il NES Mini sia andato subito esaurito, e al momento non ci è dato sapere se verrà mai riproposto, è naturalmente una mossa studiata a tavolino sempre con lo stesso obiettivo in mente. In modo più subdolo, sono serviti allo stesso scopo anche i diversi giochi e minigiochi apparsi su piattaforme mobile, di cui hanno beneficiato le vendite del 3DS e in misura maggiore quelle da record dell'ultimo Pokémon Sole e Luna. Anche Switch, in quanto prodotto Nintendo, è stato aiutato dalla medesima strategia, ma questa è solo uno degli antefatti di un possibile successo, visto che la mutazione di Nintendo e del suo modus operandi è molto più profonda di quanto sembra. Intanto c'è un ritorno alle origini: per la prima volta dopo tre generazioni di console, Switch debutta al fianco di un gioco rivoluzionario ed enorme, capace davvero di sottolineare quella "difference" di cui negli ultimi anni si è cianciato molto, ma si è visto in realtà davvero poco. Zelda è un gioco straordinario che tormenterà le notti di chiunque svilupperà giochi open world da adesso in poi, ma è anche un gioco squisitamente "hardcore", come non lo erano New Super Mario Bros. U e Nintendoland che accompagnarono nei negozi il Wii U.
Sì, è vero che c'erano anche un bel po' di titoli terze parti ai tempi del Wii U, ma quale hipster non aveva già giocato Arkham City e Mass Effect 3 da qualche altra parte? Switch oggi è una macchina che di casual non ha proprio nulla, se non 1-2 Switch, ed è chiaramente indirizzata allo stesso pubblico che si è avventato sul NES Mini, che è un pubblico di malinconici appassionati e di giocatori indefessi.

Ce lo confermano anche gli sviluppatori indipendenti che stanno unanimemente plaudendo le nuove politiche inclusive di Nintendo, che hanno subito portato preziosi frutti come Wonder Boy, Snake Pass, The Binding of Isaac ed entro la fine dell'anno un altro campione come Stardew Valley. Un ecosistema strutturato in modo semplice, e compatibile con tutti gli strumenti per lo sviluppo più comuni, incluso l'importante supporto dell'Unreal Engine che per una serie di sfortunate coincidenze temporali era assente su Wii U. Anche l'hardware in sé recita un ruolo importante: l'ibrido che si è inventato Nintendo funziona, e libera dagli schemi donando anche nuova linfa vitale a vecchi giochi, grazie alla possibilità di trasformarsi all'istante per accomodare il più alto numero di giocatori possibili anche nella più scomoda e improbabile delle situazioni.

Limiti presenti, potenzialità future

Switch non potrà mai combattere tecnicamente ad armi pari con le proposte Microsoft e Sony, e non solo perché il suo hardware è studiato con un altro bilanciamento in testa. Switch ha anche un altro grande limite, che è quello del numero di dati che può immagazzinare al suo interno. È vero che di schede di memoria belle capienti ne esistono già, ma è un limite che è indissolubilmente legato al supporto scelto: le cartucce. Una cartuccia ha un costo di produzione molto più elevato del solito disco, e più dati è chiamata a contenere più aumenta il suo prezzo. Inoltre la capienza massima non è certo sbalorditiva, ed è al momento limitata a 32 giga di grandezza (contro i 50 di un disco Blu-Ray doppio strato).

Non c'è quindi allineamento tecnico con la concorrenza, e questo avrà un peso più o meno sopportabile a seconda di quanti e quali giochi Nintendo saprà sviluppare, e di conseguenza quante persone riuscirà ad ammaliare nel suo spassoso progetto d'integrazione tra console portatile e casalinga. Anche in questo caso, Switch sembra davvero ben congegnato, visto che il suo hardware potrà essere ripensato nel tempo senza grandi problemi, abbassandosi lentamente di prezzo e rappresentando anno dopo anno sempre più un'alternativa al 3DS, in modo da attirare a sé anche il pubblico dei giovanissimi ai quali oggi non affideresti mai una console così costosa. E quando questo accadrà, magari proprio con uno Switch Lite, Nintendo sarà finalmente libera di unificare lo sviluppo dei suoi giochi, raddoppiando anche i titoli di quella che sarà a tutti gli effetti un'unica line-up. Non sarà facile, non lo sarà affatto, ma per la prima volta dopo tanti anni anni, Nintendo sembra aver finalmente ritrovato il suo ruolo con una strategia chiara ed attuabile, ora deve "solo" continuare a dare il meglio.