La Storia di Donkey Kong: il ritorno del re su Game Boy

Terza parte del nostro viaggio alla riscoperta della saga di Donkey Kong, in attesa della riedizione di Tropical Freeze in arrivo su Nintendo Switch.

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  • Wii U
  • Switch
  • Giungiamo finalmente alla terza parte del nostro appuntamento che ripercorre la storia videoludica del mitico Donkey Kong! Dopo esserci soffermati sulle origini del personaggio nei primi '80 e sulla definitiva conferma di una forma di gameplay canonica, avvenuta negli anni '90 grazie all'impegno di Rare, vogliamo adesso scendere da questo ottovolante emozionale e stenderci sulla sabbia all'ombra di una palma, placidamente accompagnati dal ritmo delle onde. Cosa preferite stringere fra le mani, un piña colada o un Game Boy carico di cartucce gialle?
    Mettetevi comodi e lasciate che queste poche righe riportino alla memoria tutte le ore spese in compagnia di uno scimmione rinchiuso all'interno di una scatoletta grigia con uno schermo verde: è il momento di Donkey Kong Land, ma non solo...

    Premessa: il Super Game Boy

    Spiegare cosa sia il Game Boy sarebbe una perdita di tempo. La macchina inventata da Gunpei Yokoi (lo stesso genio dell'hardware che riuscii a convertire tutte le schede invendute di Radar Scope in quel clamoroso successo arcade che fu Donkey Kong, ne abbiamo parlato qualche settimana fa) fu commercializzata fra il 1989 e il 1990, diventando subito un fenomeno di massa. Nintendo aveva già sperimentato forme di gameplay portatile, grazie alla serie dei Game&Watch. Tali micro-console avevano però un grandissimo difetto: potevano far girare soltanto un singolo gioco, in quanto la macchina stessa era elaborata intorno al simil-software inserito.

    Il Game Boy invece, con il suo sistema di gioco su cassetta mutuato dal NES, offriva ai giocatori una libreria enorme di titoli. La fruizione di tali produzioni, però, doveva scendere a parecchi compromessi dati i limiti della piattaforma, fra tutti la monocromia dello schermo e la mancanza di una illuminazione dello stesso. Nel 1994, Nintendo viene in aiuto dei propri fedeli fan, lanciando sul mercato una periferica per SNES destinata a fare la gioia di molti: il Super Game Boy. Tale add-on era sostanzialmente un Game Boy smontato e rimontato all'interno di una cartuccia per SNES, ovviamente senza schermo. La cartuccia lasciava in alto uno spazio vuoto con un connettore, al cui interno inserire le schede per Game Boy. Tramite questa matrioska di game card, era quindi possibile giocare i titoli per Game Boy sul tubo catodico di casa. Il Super Game Boy risolveva una delle grandi carenze del suo cugino portatile: aggiungeva colori al software. I giochi Game Boy erano sviluppati tenendo presente la gamma di quattro tonalità di grigio che la console portatile poteva gestire. Il Super Game Boy non faceva altro che cambiare simile gamma di grigi in altre scale cromatiche da quattro toni. Oltre a questo, il Super Game Boy sopperiva alla scarsa risoluzione delle produzioni per Game Boy aggiungendo una cornice al riquadro del gioco sullo schermo della TV, esattamente lo stesso tipo di operazione che lo SNES Mini compie per adattare i titoli originariamente in 4:3 alle TV di oggi.
    Nel lanciare questa nuova periferica, Nintendo aveva bisogno di qualche prodotto che spingesse i consumatori a mettere mano al portafogli. C'era quindi bisogno di un gioco che sfruttasse al massimo le potenzialità del Super Game Boy, una produzione che riportasse in copertina uno dei personaggi più amati fra tutti gli eroi Nintendo. Sapete già di chi stiamo parlando, vero?

    Il ritorno del re: Donkey Kong (Nintendo, 1994)

    Il primo Donkey Kong apparso su Game Boy, affettuosamente chiamato "Donkey Kong ‘94" per distinguerlo dal titolo dell'81, è a tutti gli effetti un reboot della serie arcade. Mentre Rare lavorava all'esperienza Country, con il suo gameplay da plaftorm in due dimensioni, Nintendo riprendeva la formula di gioco che tanto successo aveva riscosso nel decennio precedente.

    I primi quattro livelli di DK94, infatti, sono gli stessi della produzione per sala giochi. A differenza dell'opera originale, però, l'avventura non finisce dopo il quarto stage: da qui in poi, inizia un gioco completamente diverso, un incontro fra il puzzle game e il plaftorm. Donkey Kong '94 mette i giocatori nei panni di Mario, chiamato a salvare (di nuovo) la sua Pauline dalle grinfie dello scimmione. Per farlo, il Nostro dovrà affrontare una serie di livelli di chiara ispirazione platform, superabili però soltanto dopo aver risolto alcuni enigmi ambientali come il recupero di chiavi. Questo reboot era stato sviluppato con l'idea di fungere da cavallo di Troia per il Super Game Boy, non senza riuscirci. Nei piccoli circuiti della cassetta per Game Boy, gli artigiani del software di Nintendo riuscirono a inserire un codice in grado di sfruttare al massimo sia la funzione "colori ON" del SGB sia la possibilità di giocare con una cornice attorno allo schermo. Nel primo caso, ogni livello presentava in automatico una scala cromatica differente, cosa che con gli altri giochi non era fattibile (bisognava cambiare manualmente il tipo di cromatismo, ogni volta); nel caso della cornice, poi, il software offriva un motivo che ricordava in maniera lampante lo schermo del cabinato dell'81.
    Nintendo non dimenticherà il successo di Donkey Kong '94, tornando a questo "crossover gameplay" in occasione dell'uscita di Mario vs Donkey Kong su Game Boy Advance. Dal 1995 in poi, lo sviluppo dei titoli portatili della serie diventerà compito di Rare, la stessa software house impegnata nello sviluppo dei Donkey Kong Country per SNES. E dato che squadra che vince non si cambia...

    La giungla in tasca: Donkey Kong Land (Rare, 1995); Donkey Kong Land 2 (Rare, 1996); Donkey Kong Land III (Rare, 1997)

    Ricordate quel periodo in cui tantissime software house pubblicarono lo stesso identico gioco sia per PS3 che per PSVita? L'idea di prendere un modello di gameplay e renderlo fruibile sia in versione handheld che "da salotto" non è nata nel secondo decennio del XXI secolo, quanto piuttosto nell'ultimo del XX. Rare aveva fatto il botto nel 1994 con Donkey Kong Country, platform in 2D che aveva rotto più di una mascella grazie alla sua grafica - per i tempi - fuori scala. I ragazzi inglesi guidati dai fratelli Stamper si assunsero, nel 1995, l'onere di trasportare il "nuovo" Donkey Kong tutto salti e cazzotti sui piccolissimi schermi del Game Boy. Nel farlo, ebbero l'idea di adattare quel successo commerciale che era stato Donkey Kong Country ai limiti del Game Boy, consapevoli della disparità di base installata che ancora persisteva fra la console portatile uscita nell'89 e lo SNES, presente su tutti i mercati del globo soltanto dal '92. Rinominato "Donkey Kong Land", il gioco è sostanzialmente una versione "light" del titolo per Super Nintendo. Grazie al level design rimasto in gran parte immutato, ai modelli dei personaggi e le conseguenti animazioni estratti dal codice originale, alla possibilità di poter passare in qualsiasi momento tra i due Kong (ma senza che questi siano contemporaneamente presenti a schermo), Donkey Kong Land segna ottimi risultati al botteghino. Da qui in poi, Rare ripeterà l'operazione di "adattamento" dei giochi per home console altre due volte: nel 1996 con Donkey Kong Land 2, versione in miniatura di Country 2, e nel 1997 con Land III, nato sull'onda lunga di Country 3.
    Tutti e tre i titoli della serie Land, venduti nelle loro fantastiche cassette giallo banana, erano stati pensati per sfruttare al massimo le potenzialità del Super Game Boy, esattamente come il gioco del 1994, con colori e sfondi realizzati ad-hoc.

    Oltre a questo, i giocatori giapponesi ebbero anche la possibilità di rivivere Land III a colori, grazie al remake per Game Boy Color mai uscito fuori dai confini del Sol Levante.
    Da qui in poi, Donkey Kong si allontanerà dalle console portatili per otto anni. Con la fine dell'epoca SNES, inizierà per lo scimmione figlio di Shigeru Miyamoto un periodo particolare della propria esistenza virtuale, costellato di rare luci e di profonde ombre. In attesa di scoprire come si sarà comportata Nintendo nel trasportare Donkey Kong Country: Tropical Freeze su Switch, vi invitiamo a rimanere su Everyeye, in attesa delle ultime tappe di questo nostro lungo, afoso, divertentissimo viaggio.

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