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La Terra di Mezzo L'Ombra della Guerra: Il Signore degli Anelli di Monolith

La Terra di Mezzo L'Ombra della Guerra è disponibile per gli abbonati PlayStation Plus, con un intrigante viaggio nell'immaginario di J. R. R. Tolkien.

speciale La Terra di Mezzo L'Ombra della Guerra: Il Signore degli Anelli di Monolith
Articolo a cura di
Disponibile per
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
  • L'immaginario concepito da J. R. R. Tolkien è permeato di un'epica immortale, plasmato da un lirismo che lo scorrere del tempo non è in grado di scalfire. Personaggi dal carisma sconfinato popolano una terra i cui confini hanno di fatto rappresentato la culla del genere fantasy, in una tradizione letteraria ancora oggi fortemente influenzata dall'eredità de Il Signore degli Anelli. Un'iconografia che nel tempo è stata omaggiata da altri media, con la trilogia cinematografica di Peter Jackson ad occupare in questo quadro un ruolo di particolare rilievo.

    Anche l'universo videoludico non ha tuttavia resistito alla potenza del richiamo della Terra di Mezzo, con molteplici software house che hanno offerto una propria reinterpretazione dell'universo tolkeniano. E mentre la next-gen attende la nuova produzione di Daedalic per un'inedita avventura nei panni di Gollum (il nostro Giuseppe Arace ve ne ha parlato nella sua anteprima di The Lords of the Rings: Gollum), i giocatori abbonati a PlayStation Plus hanno la possibilità di recuperare gratuitamente La Terra di Mezzo: L'Ombra della Guerra. Per l'occasione, partiamo per un breve viaggio alla (ri)scoperta della rivisitazione del canone di J. R. R. Tolkien operata dagli sviluppatori di Monolith.

    Tra omaggio e revisione

    La Terra di Mezzo: L'Ombra della Guerra si presenta come il sequel diretto di La Terra di Mezzo: L'Ombra di Mordor, apprezzato action RPG esordito nel 2014. Al centro della scena ritroviamo dunque i medesimi protagonisti del predecessore, con Talion e Celebrimbor pronti a forgiare un "nuovo anello" al fine di contrastare il potere di Sauron. La natura dei personaggi principali della produzione sintetizza efficacemente l'approccio adottato da Monolith nel dar vita al titolo. Da un lato abbiamo infatti il ramingo di Gondor, che incarna una componente completamente inedita rispetto all'opera letteraria, mentre dall'altra troviamo il mastro elfo forgiatore degli Anelli del Potere, figura centrale del canone tolkeniano attorno alla quale il team di sviluppo non esita a costruire sviluppi originali.

    La Terra di Mezzo: L'Ombra della Guerra vive in effetti di un continuo oscillare tra omaggi e citazioni all'intera epopea di J. R. R. Tolkien e revisionismo della stessa. Il risultato complessivo è una produzione ardita, che non esita nel colmare gli anni che separano Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli di eventi inediti e rivelazioni di rilievo, che riscrivono - anche con forza - le sorti e la natura di iconici personaggi dei romanzi. Un approccio che allontana il titolo dal concetto di trasposizione, ma in grado comunque di regalare al pubblico un'epopea fantasy che pur nel suo non essere canonica propone un'epica intrigante e coinvolgente.

    Da Cirith Ungol a Minas Ithil

    La narrazione dell'action GDR di Monolith accompagna il giocatore al cuore di alcuni dei luoghi e degli eventi più iconici della Terra di Mezzo. Il citazionismo e la volontà di legare l'epopea di Talion e Celebrimbor all'immaginario originale è evidente sin dalle prime battute di L'Ombra della Guerra. Il piano di vendetta del duo troverà infatti un immediato ostacolo nell'intervento di Shelob, l' "essere malvagio in forma di ragno" che Tolkien condannava ad una perpetua opera di corruzione dell'infelice mondo che la circondava. Il team di sviluppo ci accompagna sin nelle profondità della sua tana a Cirith Ungol (il "Passo del Ragno"), ma ce ne presenta una versione decisamente personale. Nel titolo, infatti, non solo la creatura è in grado di assumere forma di donna umana, ma è anche fortemente determinata nell'interferire nella definizione del destino della Terra di Mezzo. Un attributo caratteriale che si allontana con forza dalla visione letteraria della temibile Shelob, il cui insediamento nel continente è antecedente persino a quello di Sauron, al quale non si è mai né unita né opposta.

    Grande rilievo nella produzione Monolith è poi attribuito all'epopea di Minas Ithil, strategica roccaforte di Gondor. La Terra di Mezzo: L'Ombra della Guerra dipinge infatti con dovizia di dettagli e retroscena la caduta della città fortificata degli Uomini, destinata a divenire preda degli Spettri dell'Anello. Dopo un assedio durato due anni - evento evidentemente condensato nell'opera videoludica - la lucentezza della "Torre della Luna" è definitivamente spenta dai Nazgul, che trasformano la fortezza nelle propria oscura base operativa, ribattezzandola Minas Morgul, "Torre della Magia Nera". Un evento centrale nella geografia politica tolkeniana, che determinò persino il cambiamento nella denominazione di Minas Anor in Minas Tirith, la "Torre di Guardia" dalla quale Gondor si impegnava a vigilare sulle forze di Sauron.

    Nel rievocare l'assalto a Minas Ithil, L'Ombra della Guerra non dimentica di affrontare un nodo cruciale: il destino del palantir custodito presso la città. Il canone di J. R. R. Tolkien ci narra di sette sfere imbevute di magia antica e potente, alcune delle quali andarono perdute. Ne Il Signore degli Anelli, solo tre di queste preziose reliquie contribuiscono a plasmare il destino della Terra di Mezzo: il palantir di Isengard, nella mani di Saruman, quello di Minas Tirith, tra le cause del tracollo di Denethor, padre di Bormir, e infine quello di Barad-Dur, la Torre Oscura indissolubilmente legata a Sauron. Nel plasmare il titolo, Monolith sposa le ipotesi che vorrebbero il palantir del Signore Oscuro coincidere proprio con quello originariamente custodito a Minas Ithil, trafugato dai Nazgul e condotto a Mordor.

    E proprio gli stessi Spettri dell'Anello sono tra i grandi protagonisti della narrazione confezionata da La Terra di Mezzo: L'Ombra della Guerra. Non vogliamo offrire troppe anticipazioni in tal senso, ci limiteremo dunque ad evidenziare come il team di sviluppo non abbia esitato nell'esplorarne le origini e nel ridefinirne con forza l'immaginario. Come noto, i Nove Anelli del Potere affidati agli Uomini riuscirono rapidamente a corrompere l'animo dei loro portatori, sottomettendoli al volere di Sauron. Monolith edifica su queste basi un racconto completamente inedito e originale, che ridefinisce il destino di personaggi iconici dell'universo di Arda, in quella che probabilmente è l'elemento di riscrittura più ardito messo in campo dalla software house.

    A completare il quadro, un epilogo che non esita nel ricollegare direttamente l'epopea videoludica agli eventi che segnano l'avviarsi de Il Signore degli Anelli. La Terra di Mezzo: L'Ombra della Guerra offre infatti un proprio personalissimo contributo nel dipingere il lento e cauto percorso che condusse Sauron a proiettare ancora una volta la propria ombra sui Popoli Liberi. Con una serie di svolte che si dimostrano - ancora una volta - decisamente coraggiose, Monolith propone al giocatore un'epica conclusione del viaggio di Talion e Celebrimbor, incorniciata dalla presenza di un finale segreto.

    Assedi e Nemesis System

    Come raccontato nella recensione di La Terra di Mezzo: L'Ombra di Mordor redatta ai tempi dell'uscita dal nostro Francesco Fossetti, il gameplay della produzione recupera una delle meccaniche che più avevano contribuito a definire l'assetto ludico di La Terra di Mezzo: L'Ombra di Mordor. Ci riferiamo ovviamente al Nemesis System, firma stilistica delle due opere Monolith dedicate all'immaginario di Tolkien.

    In grado di generare con ampia libertà creativa le gerarchie degli Orchi destinati

    a mettere a ferro e fuoco la Terra di Mezzo, quest'ultimo regala al titolo un dinamismo costante, capace di replicare le lotte per il potere, i tradimenti e gli inganni dei quali è colmo l'immaginario di riferimento. Sfruttando il potere del "nuovo anello", Talion è in grado di assoggettare membri dell'esercito nemico, assegnando loro compiti specifici, che spaziano dall'incarico di difenderlo sul campo di battaglia a quello di infiltrarsi tra le fila nemiche. Il protagonista conduce così un continuo assalto alle forze di Sauron, in un'operazione destinata a culminare nelle meccaniche degli Assedi.

    Reclutando un numero sempre maggiore di Uruk, il protagonista si troverà infatti alla guida di un forza personale, con la quale guidare veri e propri assalti alle fortezze che occupano la mappa di gioco, suddivisa in quattro regioni principali. Questi ultimi si traducono in battaglie dalle proporzioni epiche, la cui resa richiama con forza tanto gli scontri leggendari dipinti tra le pagine composte da Tolkien quanto la straordinaria messa in scena vista in azione nella trilogia cinematografica de Il Signore degli Anelli di Peter Jackson. Gli Assedi rappresentano una meccanica inedita, assente ne La Terra di Mezzo: L'Ombra di Mordor, capace di costituire una novità intrigante e in grado di rievocare fedelmente l'immaginario bellico tolkeniano.

    La Terra di Mezzo L'Ombra della Guerra Complessivamente, La Terra di Mezzo: L'Ombra della Guerra viaggia su di un sottile confine tra omaggio e ardita riscrittura dell'universo plasmato da J. R. R. Tolkien. L'offerta strettamente ludica - che ancora oggi si qualifica come solida - rievoca con efficacia i grandi scontri e l'instabilità che scossero i Popoli Liberi nel corso della Terza Era. Parallelamente, la componente narrativa edifica le proprie fondamenta in situazioni e contesti canonici, per poi costruire su questi ultimi un racconto originale che non esita nell'intraprendere un proprio percorso autonomo. Premesse essenziali per affrontare col giusto spirito La Terra di Mezzo: L'Ombra della Guerra che - nonostante le diverse “libertà” in termini di racconto - resta un'avventura degna di essere vissuta, in grado di offrire un epico epilogo al viaggio di Talion e Celebrimbor.

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