La Voce del Popolo: Anthem, cosa ne pensa il pubblico del gioco di Bioware?

Inauguriamo una nuova rubrica nel quale raccoglieremo le opinioni dell'utenza su uno dei titoli più caldi del momento. Iniziamo con Anthem!

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  • Immerso nel caldo afoso di un pomeriggio d'agosto, navigando distrattamente sull'homepage di Everyeye.it, mi è capitato di leggere di sfuggita una notizia su Anthem. Parlava di Loot, di Endgame e di Loadout, e insomma riportava l'attenzione sul fatto che il nuovo gioco di Bioware si infilerà in quello spinoso territorio in cui già si trovano The Division e Destiny 2: un po' shooter (in terza persona), un po' MMO (almeno nella struttura), un po' gioco di ruolo (con tanto di classi ed equipaggiamento diviso per livelli di rarità). "Sparatutto a mondo condiviso" è il termine tecnico con cui ormai si preferisce identificare questa categoria di giochi, visto che manca del tutto la dimensione "massiva" ma non l'attenzione per la community ed il gioco cooperativo. Coniata da Bungie per il suo ultimo progetto, questa definizione mi sembra tutto sommato efficace.
    Le immagini di Anthem, in ogni caso, mi sono balenate in testa risvegliando una speranza sopita: quella che il titolo pubblicato da EA, in arrivo 22 febbraio del prossimo anno, possa rappresentare un esempio virtuoso per i suoi concorrenti. Che giungendo sul mercato Anthem non ci porti davanti ad un mondo meraviglioso, bellissimo da esplorare e da scoprire, ma si dimostri anche zeppo di contenuti, inesauribile, e sostenuto da un supporto post lancio attento e ben pianificato. Le presentazioni a cui fino ad oggi abbiamo assistito, dobbiamo ammetterlo, non scacciano via tutti i dubbi, e non è facile avere una fiducia incondizionata nel progetto. Soprattutto se si considerano i problemi creativi del team di sviluppo e quelli in cui sono incappati i prodotti sopra citati. Assillato da questi pensieri, ho deciso di indagare un po' fra i miei contatti, chiedendo pubblicamente che cosa ne pensassero.
    Il breve post su Facebook in cui domando se Anthem "ce la fa" è stato il teatro di qualche interessante discussione, e in molti sono arrivati a dire la loro. La partecipazione mi è piaciuta così tanto che ho deciso di estrapolare gli interventi di chi mi segue e dargli spazio su queste pagine, inaugurando così una nuova rubrica che di volta in volta, come una sorta di "termometro videoludico", misurerà le attese e le aspettative del pubblico. Ecco qui, insomma, la prima puntata de La Voce del Popolo.

    Vox Populi

    La "cartina tornasole" dell'opinione pubblica sembra indicare uno scetticismo tutt'altro che moderato. Il 46% dei commenti pare essere infatti schierato in direzione di un secco "no". Ben rappresentata la fascia di quelli che voglio definire "ottimisti": ovvero coloro che non hanno molta fiducia, ma in fondo sperano nella riuscita del progetto. Si tratta del 25% di chi è intervenuto.
    Il restante 29% si è espresso con discreto entusiasmo nei confronti del prodotto. Lo ha fatto, ad esempio, Alessandro Palladino, che proprio nella vicinanza concettuale con Destiny ritrova quello che per lui rappresenta forse il valore più grande della produzione: "Anthem, in quanto a design e concept, mi ricorda molto le prime fasi del mondo del primo Destiny. C'è la fusione tra Fantasy e Moderno, la sensazione di essere pionieri alla scoperta di un mondo meraviglioso quanto pericoloso, abbandonato da chissà quali misteriose divinità/forze cosmiche. Sono convinto che a livello narrativo abbia il potenziale giusto, se il gameplay risulterà vincente per me vale il prezzo del biglietto d'entrata". In effetti le caratteristiche evidenziate da Alessandro sono quelle più intriganti, anche se molti altri utenti sono scettici per quel che riguarda il comparto narrativo. Hugo Pinai, ad esempio, dice che Anthem può farcela "alla grande per i fan di Destiny, ma molto meno per i fan di Bioware. Per quanto dicano che la narrazione sarà ancora un focus, il fatto che il titolo sia costruito per la coop mi fa immaginare che la storia diventi un sottofondo come in Monster Hunter World. Bioware ci dice che nell'hub centrale c'è tutta la narrativa single player, ma se sono in chat con degli amici metà dei dialoghi me li perdo e ho comunque fretta di uscire dall'hub e tornare al gameplay".
    Una considerazione interessante, anche se poi titoli del genere hanno sempre sistemi indiretti per costruire la loro mitologia e far evolvere la narrativa. Il primo Destiny, ad esempio, definì la sua Lore con il Grimorio e portò avanti il racconto con le attività, Raid in primis. Andrea Iannone, in ogni caso, concorda con Hugo: "Sul gameplay ho poche perplessità, sembra divertente. Mass Effect Andromeda sotto questo punto di vista è stato un enorme passo avanti nella saga, quindi sono fiducioso. L'unica ombra che a mio avviso si fa abbastanza concreta sul progetto è la solidità del comparto narrativo. Ho fiducia in Bioware, ma i giochi con forte componente online hanno di rado un grande spessore narrativo, o comunque si perdono troppo (Destiny docet)".

    Per altri, invece, il problema principale di Anthem è la sua tendenza ad essere derivativo, almeno per quanto riguarda le aspirazioni artistiche. Leonardo Melis, per esempio, ci dice: "mi interessava molto all'inizio, poi a mente fredda mi ha dato l'impressione di un melting pot visto e rivisto, senz'anima e senza personalità, arido e privo di spunti, almeno stando alle mie impressioni. Personalmente lo salterò senza troppe cerimonie, nella speranza di vedere le prime news del nuovo Dragon Age". Lorenzo Domenis ribadisce: "Le premesse sono buone anche se avverto un po' di mancanza di originalità nelle ambientazioni. Mi ispirano i javelin invece."
    Il sempre prezioso Andrea Schwendimann, che più volte avrete letto su queste pagine, avanza dubbi interessanti sul gameplay. Quello che teme è "l'effetto spugna" degli avversari, ovvero la tendenza ad assorbire tonnellate di colpi, con una deriva esclusivamente "matematica" dei meccanismi di gioco e di crescita del personaggio. Un problema che affliggeva il primo The Division, e che il team di sviluppo ha parzialmente corretto solo dopo mesi di patch. Andrea sostiene che sia comunque possibile riuscire a rendere questo effetto in qualche modo "tollerabile". "Prendi Destiny: quando i boss son fighi, con fasi, sottofasi e quant'altro, allora te la godi, anche perché quel gunplay è un'opera d'arte. Prendi Monster Hunter World: i nemici sono spugne per spade, ma il gioco ha un gameplay action della madonna e in aggiunta un'impostazione delle missioni incentrata solo sui boss e le loro vulnerabilità. Risultato: ti passa alla grande e te la godi nonostante la spugnosità. Prendi invece The Division. Gameplay buono e divertente ma poco vario e boss decisamente scialbi. Disastro e abbandono immediato. Spero che almeno per Anthem si rientri in una delle prime due categorie. L'ideale sarebbe un'impostazione tutta sui boss, senza grinding dei mob".

    Un altro dei punti critici per il pubblico sembra essere quello del supporto continuo. "A mio parere", dice Simone Gelato, "sarà un altro dei grandi classici visti negli ultimi anni: bel gioco, divertente, sicuramente vale i soldi spesi, ma per 2-3 mesi al massimo; poi avanti il prossimo. L'andazzo sia su PC che su console, sul front online, è quello: si va a ondate". Dello stesso avviso è Christian Piscitello: "Io sono molto scettico, vorrei crederci sia chiaro, ma so già che sarà qualcosa di spettacolare all'inizio per poi cadere nella ripetitività assoluta, vedi Destiny 2". A disinnescare in parte queste preoccupazioni, così come quelle sul comparto narrativo, ci pensa paradossalmente il già citato Schwendimann, che giustamente conferma: "due cose di Bioware mi fanno essere meno pessimista del solito: esperienza nel creare storie ramificate e scelte multiple; e il loro supporto e creazione di Old Republic (che faceva molto bene proprio la ramificazione narrativa, e ha continuato a farlo patch dopo patch). Sono due cose che né Bungie né Ubisoft hanno nel loro repertorio".

    Nel "partito" degli ottimisti tenderei a far ricadere anche chi si concentra sulla capacità del prodotto di creare una solida community, come Giuseppe Saluto: "il vero punto di forza di questi giochi sono le Community che riescono a crearsi, e sono quelle che mantengono "vivo" il gioco". Dello stesso avviso è Carlo Cantale, che invece sembra fiducioso anche sul supporto post lancio: "questi mmo sono sempre un po' scialbi inizialmente, poi dopo un annetto ed alcune espansioni aumentano le cose da fare e quindi rifioriscono. L'esempio lo abbiamo avuto con il primo Destiny e The Division, diventati dopo un pochetto degli ottimi giochi, che si sono saputi ritagliare una bella community molto solida e coesa". EA resta del resto un publisher con le spalle larghe, e sicuramente non gli manca la forza per investire con continuità in un progetto che possa durare sulla lunga distanza. Per chiudere l'elenco delle problematiche il pubblico riscontra, non si può infine non citare quella relativa alla data di lancio. Tiziano Calabrese sottolinea che "il 22 febbraio escono Days Gone e Metro... ho tutto il tempo di sentire i pareri di chi lo giocherà più avanti", e Giulio Di Liberto è ancora più perentorio: "io il 22 febbraio mi butto su Metro Exodus. Anthem lo passo". In effetti in un mercato così affollato trovare la giusta collocazione non è facile. Complessivamente, insomma, sembra proprio che Anthem non sia ancora riuscito a dileguare i (legittimi) dubbi sugli aspetti che per una produzione del genere sono i più critici. Il fatto che si respiri questa preoccupazione generalizzata porta Federico Garabello a dire: "Io ho molta paura che questo gioco pagherà caro il solito trenino dell'infamia di quella fetta malata della game community che ha voglia di vederlo fallire. Basteranno pochi difetti e verrà demolito. Sono una parte numericamente piccola ma incredibilmente rumorosa (la conosciamo) e che ho timore abbia Anthem nel mirino". Un timore che personalmente condivido, ma che provo a scacciare, in chiusura, con le parole di Stefano Sacchi: "Sperare nell'insuccesso altrui è da stronzi. A me non dice nulla ma ,spero vivamente che dopo lo scivolone preso con Mass Effect si riprendano sfornando un buon titolo sci-fi".

    Si chiude così questa prima puntata de La Voce del Popolo. Ringraziando chiunque abbia lasciato un intervento sul post originale, compreso chi si è limitato ad un messaggio breve o spiritoso, vi invito a suggerire qui sotto i prossimi giochi di cui vorreste parlare. Per intervenire e apparire su queste pagine, seguitemi su Facebook e state all'erta: la prossima settimana tornerò a chiedere le vostre impressioni.

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