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League of Legends e il caso Faker: stop al gaming, deve fare il militare?

Quale sarà il destino del miglior giocatore al mondo di League of Legends che dovrà, forse, imbracciare le armi?

League of Legends e il caso Faker: stop al gaming, deve fare il militare?
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  • Il 5 novembre, circa un mese fa, Lee Sang-Hyeok, conosciuto come Faker, disputava a San Francisco la sua quinta finale mondiale di League of Legends. L'esito non è stato favorevole con il match perso al quinto game nel derby coreano contro i DRX, nonostante i suoi T1 fossero ampiamente favoriti. Tuttavia League of Legends è un titolo talmente complesso, come molte competizioni sportive d'altronde, che i pronostici contano fino a un certo punto.

    Anche se sei il miglior giocatore nella storia e uno dei proplayer più vincenti di sempre. Faker in carriera ha vinto tre mondiali, due Mid-Season Invitational (il secondo evento internazionale della stagione competitiva che si disputa a metà anno) e dieci titoli nazionali del campionato coreano LCK. Tutti con la stessa maglia: fino a qualche anno fa SK Telecom T1, oggi semplicemente T1.

    Una maglia è per sempre

    Nonostante Faker sia una bandiera, una delle poche della scena di League of Legends e dell'esports in generale, ogni anno si affiancano rumor su rumor che riguardano lui e un suo possibile addio. Diversi anni fa si vociferò di un'offerta faraonica proveniente dalla Cina con un contratto da 10 milioni di dollari, due anni or sono furono i TSM, organizzazione del nordamerica, a tentare un approccio.

    Quest'anno, oltre a varie squadre coreane e cinesi, ci avrebbero provato anche Flyquest e Team Liquid, sempre dell'LCS americana. Alla fine Faker opta sempre per il rinnovo con i T1, come ha fatto quest'anno: Lee, classe ‘96, ha firmato un contratto di tre anni che lo porterà, alla sua conclusione, a giocare fino a 29 anni. Con buona pace di tutti quei team e quei tifosi che lo vorrebbero nella propria squadra.

    Il soldato Faker e la leva obbligatoria in Corea

    Per molti la sorpresa non ha riguardato l'età in sé ma un'altra questione che esula dall'esports e abbraccia la legge coreana: ma Faker non dovrebbe rispondere alla chiamata della leva obbligatoria? Tutti i coreani sani e fisicamente abili di sesso maschile, infatti, hanno l'obbligo di arruolarsi nell'esercito per un anno entro i 28 anni di età. La motivazione è semplice: di fatto la Corea del Sud è ancora in guerra con la Corea del Nord, retaggio della Seconda Guerra Mondiale e della successiva Guerra di Corea nata durante la Guerra Fredda, quando il nord e il sud del paese si scontrarono militarmente, sostenuti rispettivamente dall'Unione Sovietica e dagli Stati Uniti d'America.

    Nel 1953 le due parti firmarono un armistizio, più volte (almeno sei) interrotto da Pyongyang, ma non ci fu mai una dichiarazione formale di fine della guerra, da nessuna delle due nazioni. Con il nuovo contratto Faker arriverebbe a 29 anni, abbiamo detto, un anno in più del limite massimo consentito per rimandare il servizio di leva obbligatoria. La legge, tuttavia, pone delle eccezioni che potrebbero permettere al campione di evitare la leva.

    Circondata dal mare e confinante solo con i vicini del regime di Pyongyang, la Corea del Sud nei decenni ha costruito un sistema che le permettesse di difendersi da eventuali assalti, istituendo tra gli altri la leva obbligatoria per tutti gli uomini abili (ma anche le donne possono arruolarsi volontariamente) tra i 18 e i 35 anni di età che devono servire nell'esercito per un periodo compreso tra i 18 e i 21 mesi. È uno strumento talmente importante che figura persino nell'articolo 39 della Costituzione di Seul come uno dei doveri primari di un cittadino. I coreani possono evitare l'arruolamento solo fino ai 28 anni: raggiunta tale età e prima che compiano 29 anni, devono necessariamente entrare nell'esercito.

    I coreani sono divisi in fasce, dal primo al settimo grado: i primi quattro sono basati sulle qualifiche individuali, come età, professione e titolo di studio, nel quinto e sesto si trovano gli esentati, mentre nel settimo vengono infine inseriti coloro che si trovano sotto controllo medico in attesa di conferma o meno dell'essere arruolabili. È convinzione comune che Faker, grazie ai risultati conquistati nell'esports, che portano lustro alla Corea a livello internazionale, abbia ricevuto dal governo l'esenzione alla leva obbligatoria: fatto che possiamo immediatamente smentire.

    Tra i casi di esenzione figurano gli artisti, le figure pubbliche e anche gli atleti che hanno vinto competizioni ufficiali riconosciute dal governo coreano: una deroga introdotta nel 1973 per incentivare gli atleti coreani a vincere più medaglie olimpiche, che siano delle Olimpiadi o dei Giochi Asiatici. Il primo a ricevere l'esenzione per questo motivo fu il lottatore Yang Jung-mo, medaglia d'oro ai Giochi del 1976.

    Nel 2002, durante i mondiali di calcio di Giappone e Corea, fu promesso ai giocatori della nazionale che avrebbero ricevuto l'esenzione se avessero raggiunto gli ottavi di finale (arrivarono persino in semifinale). Un caso celebre recente è quello del fuoriclasse del Tottenham, club di calcio inglese oggi allenato dall'italiano Antonio Conte, Son Heung-min, medaglia d'oro ai Giochi Asiatici del 2018: non è stato del tutto esentato ma rientra nel Grado 4, che richiede di intraprendere quattro settimane di servizio militare, anziché il minimo di 18 mesi. Obbligo a cui Son si è sottoposto nel 2020 durante il periodo pandemico: sfruttando la sospensione del campionato, era tornato in patria per abbracciare la divisa dell'esercito coreano per poi tornare regolarmente a giocare in Premier League.

    Niente scuola, niente leva

    Benché gli esports in Corea siano un fenomeno mediatico popolare, con lo stesso Son che durante la scorsa tournee estiva del Tottenham ha conosciuto Faker e i T1, il settore non ha ancora ricevuto alcun tipo di riconoscimento in merito all'esenzione dalla leva, da cui è escluso. Inoltre l'esenzione non è automatica: è necessario esaminare caso per caso prima che il governo coreano permetta a un suo cittadino di evitare la leva obbligatoria.

    Insomma, al momento Faker non può appellarsi a tale criterio, a prescindere da quanto titoli abbia vinto su League of Legends. Rientra però in un'altra casistica, ovvero coloro che non hanno ottenuto un diploma di scuola superiore. Faker ha all'attivo un solo anno trascorso alla Mapo High School, da cui si ritirò a 17 anni per intraprendere la carriera da giocatore competitivo dopo aver firmato il suo primo contratto da professionista con i vecchi SK Telecom T1 K: fattore che lo rende esente dalla leva obbligatoria. Nel 2020 tuttavia un nuovo decreto ha specificato che chi ha lasciato la scuola per motivi professionali non è del tutto esente da doveri: a loro è richiesto di seguire un percorso alternativo, simile al nostro servizio civile, durante il quale il cittadino deve "lavorare negli uffici pubblici per aiutare i dipendenti statali" e alleggerirne il carico.

    Questo programma alternativo ha una durata di 18 mesi, posto che tali soggetti potrebbero comunque arruolarsi nell'esercito in maniera volontaria per lo stesso quantitativo di tempo per ottemperare ai propri obblighi.

    Deft e il caso BTS

    Una carriera simile è quella di Deft, campione del mondo 2022 che in finale ha battuto proprio Faker, ma con una differenza: anche lui aveva abbandonato la scuola (sempre la Mapo High School, la stessa di Faker, stessa età) ma nei successivi anni Deft ha frequentato un corso e sostenuto un esame che gli ha permesso di ottenere un diploma equiparabile a quello di scuola superiore, diventando a tutti gli effetti eligibile per la leva obbligatoria.

    Negli scorsi mesi si erano diffuse voci su un possibile ritiro di Deft a fine anno per rispondere alla chiamata della leva obbligatoria; lo stesso giocatore più volte aveva ipotizzato che potesse essere il suo ultimo anno da professionista su League of Legends, salvo spiegare a fine agosto che sarebbe riuscito a rimandare l'obbligo di leva.

    La vittoria del mondiale gli ha poi fornito nuovi stimoli e una nuova carica, convincendolo a rimandare il ritiro (in caso avesse appeso mouse e tastiera al chiodo sarebbe stato costretto a vestire immediatamente la maglia militare). Non solo: Deft nel 2023 cambierà anche maglia, giocherà per i Damwon Kia, sempre in Corea. Altri professionisti come Khan invece non hanno potuto evitare la leva e sono stati costretti a interrompere la propria carriera.

    Nonostante non debba necessariamente rispondere alla leva militare, Faker ha ugualmente un obbligo nei confronti del suo paese ma rimane la questione dell'età: il servizio può essere rimandato fino ai 28 anni e va iniziato prima che se ne compiano 29. Nel dicembre 2020, però, il governo coreano ha approvato una legge, ribattezzata "BTS law", che permette di estendere di altri due anni il limite massimo di età per la presa di servizio, arrivando fino a 30 anni.

    Si tratta di un provvedimento mirato a favorire la carriera dei gruppi musicali di K-pop, ovvero coloro che rappresentano la massima espressione artistica della musica coreana di esportazione: ne fanno parte i BTS, le G-Idle, il mai dimenticato Psy di Gagnam-Style, e le Blackpink, per citare alcuni esempi. In particolare i BTS, boyband maschile composta da sette membri, sono stati i primi a introdurre nel 2017 il K-pop nel mercato mainstream statunitense, diventando il primo gruppo sudcoreano a conquistare il numero uno nella classifica sia di Billboard 200 che di Billboard Hot 100.

    Nel 2020 e nel 2021 sono stati i primi per numero di vendite a livello globale, mentre in patria, dall'esordio fino a novembre 2021 hanno venduto oltre 32,7 milioni di dischi fisici. Map of the Soul, uscito nel 2020, è il disco più venduto nella storia della musica sudcoreana. Secondo il portale Naver, il brand BTS ha contribuito allo 0,3% del Pil di Seul grazie a concerti, contratti, sponsorizzazioni e pubblicità diretta e indiretta del proprio paese.

    Una vera industria che va tutelata, consentendo al gruppo di continuare a esibirsi nonostante gli obblighi di legge. Doveri che hanno già colpito Kim Seok-jin, il primo dei BTS a compiere 28 anni. Nonostante le trattative per esentarli tutti e la possibilità di rimandare di altri due anni, il 17 ottobre il manager della band, e dell'etichetta discografica Big Hit, ha annunciato che Kim avrebbe rinunciato alla richiesta di esenzione e avrebbe iniziato la propria leva obbligatoria.

    E gli esport?

    Così come il K-pop, anche gli esport sono un settore che permette di creare opportunità e rappresentano un vero e proprio brand d'esportazione coreano. Convenzionalmente è proprio a Seul che sono nati gli esport come li interpretiamo oggi, a cavallo tra la fine degli anni novanta e l'inizio dei duemila.

    Parliamo di un'industria che fattura milioni di dollari all'anno in patria, un miliardo in tutto il globo, di cui i coreani rappresentano senza dubbio e su molti titoli, gli attori di primo piano. Non stupirebbe, quindi, che dopo la BTS Law, in un prossimo futuro si avrà una legge che permetterà ai videogiocatori professionisti coreani di ricevere un'esenzione, almeno per le eccellenze del gaming competitivo. Chissà, magari avrà il soprannome di "Faker law".

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