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League of Legends: Rekkles, il predestinato

Dopo otto anni Martin “Rekkles” Larsson lascia i Fnatic per approdare ai G2 Esports: è il trasferimento più inatteso della storia occidentale di LoL.

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  • Sportivamente siamo abituati alle bandiere. Giocatori che rimangono per un'intera carriera, o quasi, con la squadra che li hanno cresciuti. Figure come Totti o Del Piero raramente riusciamo ormai a ritrovarle nel presente, men che meno negli esports. Principalmente per un fattore oggettivo: la carriera nel gaming competitivo è realmente rapida, quasi istantanea, sono massimo quattro o cinque gli anni in cui un giocatore eccellente riesce a rimanere sulla cresta dell'onda nel migliore dei casi. Troppo pochi per poter diventare una "bandiera", il simbolo vivente di una squadra.

    Soprattutto se il titolo cambia repentinamente, costringendo i giocatori a doversi adattare il più velocemente possibile. Non fa eccezione League of Legends in cui le leggende rimaste ancorate alla squadra che li ha cresciuti si contano sulle dita di una mano: Faker per i T1, Uzi per gli RNG, Perkz per i G2 Esports e Rekkles per i Fnatic, Bjergsen per i TSM, per citare i più iconici delle leghe maggiori.

    In buona compagnia

    A essere puntigliosi tra questi elencati Faker è l'unico ad aver sempre giocato con la stessa maglia, dall'inizio alla, si spera il più in là possibile, fine della sua carriera. Uzi ha avuto una brevissima parentesi di un anno e mezzo lontano dagli RNG; Bjergsen si è ritirato proprio quest'anno al termine dei Worlds 2020; Perkz è stato da poco ufficializzato come nuovo midlaner dei Cloud9. Nonostante uno split giocato lontano da casa, l'ultima vera bandiera europea sembrava essere Martin "Rekkles" Larsson, il quale aveva iniziato a giocare sotto lo stemma dei Fnatic già nel 2012.

    Classe ‘96, svedese, da ragazzino è una promessa del calcio quando, ad appena 14 anni, un infortunio al ginocchio lo costringe ad appendere gli scarpini al chiodo. Inizia a dedicare più tempo ai videogiochi e a League of Legends, iniziando subito a farsi un nome: nonostante la giovane età è il titolare nei Playing Ducks, team minore, mentre occupa la panchina sia dei Team BLACK che degli SK Gaming, team in cui gioca con Carlos "Ocelote" Rodriguez, futuro fondatore e proprietario dei G2 Esports. Fino all'interessamento dei Fnatic nel novembre 2012.

    La genesi - e le tentazioni - di un campione

    Di giocare, tuttavia, non se ne parla. L'età minima per entrare nel competitivo è 17 anni e Martin non li ha ancora compiuti. I Fnatic creano allora una seconda squadra costruita appositamente attorno a lui per permettergli di allenarsi ad alti livelli. Gioca con alcuni dei nomi più influenti del momento, da Youngbuck a Shook v2, fino a Cowtard e Unlimited, per poi essere ceduto in prestito ai Copenhagen Wolves fino al termine della stagione. Un investimento poderoso per un giovane così promettente su cui i Fnatic hanno deciso di puntare tutto.

    Lo split successivo, nel 2014, arriva finalmente il debutto ufficiale con la maglia dei Fnatic nell'EULCS, la massima competizione europea, oggi LEC. La botlane diventa la sua casa e l'esordio è da primi della classe: all'Intel Extreme Masters World Championship i Fnatic arrivano secondi, perdendo solo in finale dai KT Rolster. Nella prima settimana dello Spring Split i Fnatic ottengono quattro vittorie su quattro con Rekkles che conquista il titolo di MVP della SuperWeek. Arrivano secondi in regular season, dominano i playoff e vincono il titolo europeo in finale contro gli SK Gaming. SOAZ, Cyanide, xPeke, Rekkles, YellOwStaR: questo il quintetto delle meraviglie che ha fatto innamorare milioni di appassionati.

    Ma basta poco per tentare Rekkles. I Fnatic hanno deciso di puntare tutto su di lui eppure è sufficiente la sconfitta in finale del Summer Split contro gli Alliance e un mondiale non esaltante, chiuso fuori dalla Top10, a convincere Rekkles a cambiare aria. Accetta la corte degli Alliance, che di lì a poco cambieranno nome in Elements, pronti a costruire un Super Team che abbia come protagonista proprio Rekkles.

    Il trasferimento fa scalpore perché rappresenta il primo acquisto di un giocatore di League of Legends da un'altra squadra: la cifra di 15.000 € sborsata dagli acquirenti per avere Martin per quell'epoca era considerata mostruosa. E per capirlo è sufficiente ricordare che oggi, sei anni dopo, i Cloud9 hanno acquistato Perkz dai G2 Esports per una cifra tra i 4 e i 5 milioni di dollari.

    Tra lo sconforto dei tifosi dei Fnatic, che si sentono traditi, Rekkles arriva agli Alliance in una storia d'amore mai sbocciata che dura appena uno split. Settimo posto in Spring, fuori dai playoff e fallimento totale. Come nella classica parabola del figliol prodigo, Martin torna nei Fnatic con la coda fra le gambe, giurando fedeltà eterna.

    E i risultati arrivano subito: vittoria sia in regular season che nei playoff del Summer con la perfect run da 18 vittorie su altrettante partite disputate, quarto posto al mondiale 2015, secondo posto agli IEM Worlds Championship di Katowice, sconfitti in finale dagli SK Telecom T1 campioni del mondo. Il suo cammino nei Fnatic prosegue senza vittorie ma lui ha compreso di avere trovato una famiglia. I compagni di squadra vanno e vengono: passano Febiven, Huni, Gamsu, Spirit, Reignover, Caps, cambia diversi compagni di corsia ma lui rimane il punto fermo. A tal punto che nessuno potrebbe mai pensare che un giorno possa nuovamente abbandonare i black and orange.

    Dalla fede alla scommessa

    In totale disputa 566 game con i Fnatic mantenendo un KDA di 6,6 e 438 oro al minuto in media nell'arco di tutti i game ufficiali. Il 18 febbraio 2016 diventa il quarto giocatore di sempre dell'EULCS a raggiungere le 500 uccisioni, e il primo l'1 giugno 2017 a segnare le 1.000 con la propria Tristana contro i Misfits Gaming nel Summer Split.

    Esattamente due anni dopo, ancora contro i Misfits ma questa volta con Ezreal, Rekkles registra la sua kill numero 1.500. Apprezzatissimo anche dai fan cinesi, si è guadagnato l'appellativo di "European WeiXiao", uno dei giocatori storici di Pechino, o anche "European Brother Chen". Sotto il profilo stilistico Rekkles ha perfezionato il proprio gioco negli anni, passando dall'essere tra i più aggressivi, anche troppo a volte, a uno dei più freddi calcolatori della Landa, attendendo sempre il momento giusto per attaccare, con l'enorme esperienza accumulata che gli permette una gestione senza alcuna pressione della corsia nelle fasi iniziali di gioco.

    Ancor di più si è fatto conoscere per la sua elasticità mentale e propensione alla sperimentazione: il suo Kennen in corsia inferiore ha fatto la storia di League of Legends, rovinando le SoloQ di numerosi giocatori i cui compagni di squadra volevano emulare il proprio idolo.

    No, nessuno avrebbe pensato di vedere nuovamente Rekkles con una maglia diversa. Men che meno con quella degli acerrimi rivali degli ultimi cinque anni: i G2 Esports. In questo periodo i Fnatic hanno conquistato due titoli europei, entrambi nel 2018, arrivando addirittura alla finale mondiale 2018, poi persa contro gli Invictus Gaming. I G2 hanno invece vinto otto titoli in due filoni da quattro e quattro, inclusa una finale mondiale nel 2019, il titolo dell'MSI nello stesso anno e due Top4 ai Worlds. È l'organizzazione esports del momento, è il team di League of Legends più vincente di sempre a livello europeo, scavalcando persino gli stessi Fnatic nel numero di titoli vinti: 8 a 7. E Rekkles non può rimanere immune a questo fascino, complice l'organizzazione dei Fnatic che sembra non accontentarlo nelle richieste per il 2021. Ed è proprio su questo aspetto, e non sul denaro, che si concretizza il più grande trasferimento di sempre nella storia occidentale di League of Legends.

    Un nuovo inizio: G2 Rekkles

    Tutto nasce dall'addio, come già raccontato, di Perkz ai G2 Esports che si trovano improvvisamente senza il proprio botlaner. Con quattro split vinti consecutivi sulle spalle e il sogno della conquista del mondiale 2021, i G2 sono alla ricerca di un nome che possa raccogliere un'eredità così ingombrante. All'inizio è solo una suggestione, un'idea da folli: mettere sotto contratto il più importante giocatore di sempre dei rivali, rinforzando sé stessi e indebolendo il nemico.

    Un piano semplice quanto perfetto per assicurarsi nuove vittorie anche negli anni a venire. Rekkles è in scadenza di contratto, per cui non è nemmeno necessario parlare con la squadra per averlo: da convincere c'è solo Martin. Un'impresa che sarebbe stata probabilmente improbabile fino a poco tempo prima. Gli stessi Fnatic hanno rivelato che all'inizio del 2020 Rekkles aveva espresso l'intenzione di rinnovare, con l'organizzazione pronta a mettere sul tavolo un'offerta stellare, la più alta mai presentata: secondo molti rumor si parla di più soldi, quote di proprietà del team e un futuro nell'organizzazione come staff tecnico o manager al momento del ritiro dalla scena competitiva. Un'offerta irrinunciabile.

    Eppure oggi parliamo di G2 Rekkles e non più di FNC Rekkles. A non aver convinto il giocatore non è la componente economica quanto quella competitiva. Complice una fase di mercato anonima, con il solo Nisqy arrivato per sostituire Nemesis (ma la prima scelta di Rekkles era Perkz) e i rinnovi di Bwipo e Hylissang, mal digeriti, pare, dal giocatore che avrebbe voluto dei nomi di primo piano per tornare a vincere, ecco che lasciare nuovamente i Fnatic per trasferirsi ai G2 Esports non è più un'idea così strampalata.

    Troverà Caps, il midlaner con cui ha già vinto i suoi due ultimi titoli europei e che lo ha trascinato in finale mondiale; giocherà con Mikyx, suo amico e decisamente più costante di Hylissang; per non parlare di Jankos e Wunder, due giocatori che hanno fatto della loro solidità e della esperienza un marchio di fabbrica. Rekkles ha scelto di andare dove ha più possibilità di tornare a vincere: a prescindere dal denaro offerto. Perché i giocatori come lui non si accontentano di un logo o di una maglia: vogliono vincere. Pretendono la gloria eterna. E la cercheranno in ogni modo possibile fino alla fine della loro carriera.

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