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League of Legends Worlds 2019: Vedius, Europa sconfitta a testa alta

Ai LOL Worlds 2019 i G2 Esports perdono in finale ma la scena competitiva europea può dichiararsi in piena salute: ne è convinto Andrew "Vedius" Day.

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  • Ancora Cina. All'Accor Hotels Arena di Parigi i FunPlus Phoenix hanno confermato la superiorità cinese su League of Legends, bissando il successo 2018 ottenuto dai loro connazionali Invictus Gaming. Come un anno fa l'esito è stato il medesimo: uno schiacciante 3-0 sull'avversaria europea, con la sola differenza che, anziché i Fnatic, in Francia sono arrivati i G2 Esports. La squadra di Carlos "Ocelote" Rodriguez, nonostante fosse la favorita della vigilia, si è sciolta davanti alla precisa e puntuale preparazione tattica degli FPX che l'anno prossimo potranno difendere il titolo mondiale in casa, a Shanghai.

    Al di là della sconfitta l'Europa ha ampiamente dimostrato di essere la seconda forza al mondo. Per la prima volta nella storia dei mondiali, almeno da quando esiste il formato attuale, tutte e tre le rappresentative del Vecchio Continente hanno passato la fase a gironi, esattamente come la Corea e meglio della Cina, fermatasi a due. Un cammino iniziato al mondiale 2018, con due squadre in semifinale, e proseguito con il Mid-Season Invitational 2019, vinto proprio dai G2 Esports.

    Il franchising

    La stagione appena terminata è stata rivoluzionaria per la scena competitiva europea: l'introduzione del modello franchising, con una lega chiusa senza promozioni e retrocessioni, ha scatenato un effetto a valanga di cui ha beneficiato l'intero ecosistema, almeno ai massimi livelli.

    Più investimenti, più sponsor e più stabilità per squadre e giocatori hanno invertito la tendenza di una lega che perdeva migliaia di spettatori mese dopo mese. Il nuovo sistema ha ridestato il più che vivo interesse per la vecchia EULCS, re-brandizzata LEC, League of Legends European Championship. Una nuova identità che ha subito aumentato il livello di produzione, creato più storie da raccontare e rinnovato anche i volti e le voci per farlo.

    La voce del mondiale

    Per approfondire meglio la questione abbiamo avuto l'opportunità di intervistare una delle voci che ha raccontato l'intera stagione da protagonista: Andrew "Vedius" Day. Gallese, al suo primo anno come analyst della LEC dopo due anni di commento dell'EULCS. Con un compito arduo: sostituire Martin "Deficio" Lynge, una delle voci storiche dell'Europa, che ha preferito dedicarsi alla gestione manageriale degli Origen.
    "Non la vedo esattamente come una sostituzione vera e propria. Più che altro ho dovuto cercare di colmare un vuoto lasciato dalla sua splendida figura. No, non è stato semplice, ma ammetto che è stato meno complicato del previsto. La chiave è stata proprio evitare di pensare di sostituirlo e ideare un nuovo personaggio che potesse prenderne il posto, con le proprie caratteristiche e peculiarità specifiche."

    Primo anno di LEC dopo tanta gavetta nell'EULCS: qual è il tuo background?

    "Il Galles non è propriamente la terra delle opportunità: più che altro una grande campagna. Mi sono trasferito molto presto per cercare fortuna altrove, iniziando a castare nel 2016 l'ESL UK Premiership League e l'Insomnia57 Spring. Finché non sono stato notato da Riot Games e ho avuto la possibilità di iniziare il mio percorso nella massima scena competitiva.

    Sono davvero soddisfatto del mio primo anno nella LEC e soprattutto della risposta ricevuta dalla community di League of Legends sulla mia presenza e sui contenuti prodotti anche al di là delle partite."

    Il fatto che l'Europa sia rinata come regione competitivamente a livello internazionale a cavallo con l'introduzione del franchising, è secondo te solo una coincidenza?

    "Direi che sono due fattori che si sono influenzati a vicenda. Da una parte le squadre europee da due anni avevano compreso che puntare esclusivamente sui giocatori stranieri, i cosiddetti import, non era la riposta giusta per contrastare il dominio orientale. È invece necessario coltivare i talenti locali e aumentare il livello di competitività interna in modo da avere continuamente nuove risorse da cui attingere. Per riuscire a ottenere questi obiettivi era indubbiamente necessario dare alle squadre maggiore stabilità, in modo che potessero investire nel vivaio e nello scouting di nuovi talenti. Non solo: i giocatori migliori non sono più attirati da altre regioni ma preferiscono Ia scena europea. Stabilità che è arrivata grazie all'introduzione del franchising."

    Il modello franchising però è stato introdotto anche in Nord America, addirittura un anno prima: i risultati però non sembrano essere gli stessi. Quest'anno nessuna squadra ha superato la fase a gironi.
    "Credo che il problema del Nord America come regione competitiva sia il mancato bilanciamento tra i nuovi giocatori talentuosi e le vecchie glorie, ovvero l'incontro tra la pura meccanica si gioco e l'esperienza.

    In Europa questi due aspetti si incontrano ripetutamente mentre in Nord America si punta più allo spettacolo e alla spettacolarizzazione: i giovani sono pochi e non hanno la possibilità di confrontarsi quotidianamente con i più esperti."

    In Cina e Corea nel 2017 e 2018 i mondiali sono stati un vero successo di pubblico ma anche quest'anno i tifosi europei stanno dimostrando grande partecipazione, forse anche per merito della grande euforia e dalle aspettative positive nate intorno alle nostre rappresentative. Ti aspettavi un successo del genere?

    "Sinceramente sì, la stagione di LEC e l'altissimo livello qualitativo mostrato dalle nostre squadre in stagione ha generato tantissimo interesse. Credo inoltre che questo sia stato il mondiale più combattuto di sempre: abbiamo avuto match spettacolari fin dalle prime fasi, partite ribaltate e pronostici non rispettati. Dispiace sicuramente non aver vinto il trofeo finale ma l'Europa non può che lasciarsi alle spalle questo mondiale più che soddisfatta: sia come qualità competitiva che come risposta del pubblico. Non possiamo dimenticare che il Mid-Season Invitational è stata conquistata proprio dall'Europa con i G2 Esports."

    Le tre rappresentanti europee hanno definitivamente dimostrato che quanto accaduto ai mondiali 2018 non era un caso isolato ma solo i primi frutti di un percorso iniziato un anno prima. Sono cambiate la convinzione, la consapevolezza dei propri mezzi, la condizione mentale di non sentirsi più inferiore in partenza ma di potersela giocare con chiunque.

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