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LOL, arriva il franchising anche per le leghe nazionali: è il futuro?

Dal 2019 la EU LCS di League of Legends diverrà LEC, introducendo un sistema chiuso basato sulle franchigie. Per i campionati nazionali sarà il futuro?

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  • La nuova League of Legends European Championships non ha ancora aperto ufficialmente i battenti ma è già da tempo sotto i riflettori e oggetto di discussione. Presentata come la riforma del calcio che portò la Coppa dei Campioni a trasformarsi nella Champions League, la LEC, questa l'abbreviazione della competizione che sostituisce l'EULCS a partire dal 2019, ha una caratteristica peculiare su tutte: l'adozione del modello "franchising". Un modello che potrebbe essere presto applicato anche nelle leghe nazionali, stando agli ultimi rumor.

    Cos'é il franchise?

    Il franchise, o franchigia in italiano, è il modello a cui alcune competizioni esport hanno iniziato a strizzare l'occhio già due anni fa, osservando l'esperienza decennale dell'NBA. Niente promozioni né retrocessioni: le squadre ammesse a partecipare al campionato comprano, semplicemente, il proprio posto. Nord America e Cina hanno già adottato questo sistema su League of Legends dall'inizio della stagione 2018. Stesso discorso per la Overwatch League, competizione internazionale che per la seconda stagione ha incrementato le squadre partecipanti da 12 a 20. In media uno slot costa tra i 10 e i 30 Milioni di Dollari ma il denaro non basta: servono garanzie di competitività e di sostenibilità nel lungo periodo. In cambio? I ricavi di merchandising, sponsorizzazioni e vendita dei diritti TV e/o streaming sono redistribuiti a cascata dalla lega alle varie squadre partecipanti.
    Anche l'Europa di LoL, dopo infiniti dibattiti tra Riot Games, publisher e organizzatore delle competizioni, e le varie squadre partecipanti ha deciso di adottare dal 2019 il formato del franchise.

    A farne le spese sono state tuttavia alcune storiche realtà della scena competitiva come Unicorns of Love, Roccat, Giants e H2K, sostituite dagli Astralis, che giocheranno sotto il nome di Origen, brand storico di LoL, dagli eXcel Esports, dai Rogue, tra i cui investor figurano Steve Aoki, DJ/producer, e il gruppo musicale degli Imagine Dragons, e dagli SK Gaming, un ritorno per loro sul palcoscenico più importante della scena europea. Confermati G2 Esports, Fnatic, Misfits, Vitality, Schalke04 e Splyce: tutte squadre che hanno trascorso l'ultimo anno alla ricerca di sponsorizzazioni importanti e di round di investimenti a sette zeri per essere in grado di garantire la loro permanenza nella franchigia europea.

    Le conseguenze di questa evoluzione

    La prima conseguenza dell'introduzione del franchise è stata la scomparsa, già a inizio 2018, della Challenger Series, l'ormai ex serie cadetta che permetteva a nuovi team di giocarsi l'ingresso nella massima serie. Eliminate le promozioni è venuta meno la sua funzione principale ma non quella secondaria: avere una vetrina in cui i giocatori non di primissima fascia potessero mettersi in mostra e convincere i top team europei a puntare su di loro. Funzione che è stata incorporata nelle varie leghe nazionali, realizzate dai tournament organizer in collaborazione con Riot Games e chiamate Regional League, e nell'European Masters Cup che raccoglie i vincitori di ogni lega. Le vecchie competizioni nazionali sono state modernizzate e rese sempre più simili, per spettacolarità e competitività, alla lega europea, utilizzando la Liga Orange spagnola come modello.
    Tuttavia, adesso il modello più inseguito sembra proprio il franchise. Negli scorsi mesi si sono rinrcorse numerose voci sulla possibilità che le Regional League potessero adottare o meno un sistema chiuso: Polonia, Regno Unito e Francia sembravano intenzionate a intraprendere la strada tracciata a livello continentale.

    La prima conferma ufficiale è arrivata dalla Francia il 22 novembre con l'annunciata creazione della LFL, la Ligue Française de League of Legends, realizzata da Webedia in diretta collaborazione con Riot Games e trasmessa su O'Gaming TV. Si tratta di una nuova competizione che affiancherà il già esistente Open Tour, relegato adesso a un ruolo secondario. La differenza, nonché la novità, più importante è che la partecipazione alla LFL non sarà aperta a tutti: ogni aspirante team avrà tempo fino al 14 dicembre per presentare la propria candidatura che sarà esaminata e successivamente approvata in base a criteri "sportivi e qualitativi". La scelta finale si limiterà a otto squadre totali, la cui vincitrice avrà il diritto di partecipare alla già citata EU Masters Cup come campione di Francia. Un posto sarà presumibilmente occupato dall'academy dei Vitality, francese di nome e di fatto.

    ...e in Italia?

    Nonostante nell'annuncio non ci siano richieste monetarie per comprare il proprio slot, la nuova lega francese rappresenta un precedente clamoroso. È la prima volta che un campionato ufficiale nazionale si svolgerà con un sistema chiuso, senza quindi la possibilità per le squadre minori di partire dal basso e scalare la classifica. Meglio affidarsi, secondo i francesi, a realtà già ben strutturate e solide che vantano una fanbase e che possono garantire competitività nel lungo periodo. Perché, il problema della favola from zero to hero, è proprio questo: quanto può durare? Una squadra che arriva a giocare nella massima serie nazionale quanto è strutturata per riuscire a rimanere al top in un intervallo di tempo considerevole?
    Una problematica che spesso è stata affrontata anche in Italia, dove non mancano squadre decisamente non all'altezza della maggiori competizioni nazionali. E qualora lo fossero avrebbero difficoltà a mantenere il proprio status nel tempo se non finanziariamente stabili: i giocatori preferirebbero accasarsi in altre squadre alla ricerca di una maggiore solidità economica e magari di un nome più blasonato.

    Proprio in merito alla situazione italiana abbiamo interpellato Marco Soranno, League Operations Manager per PG Esports, organizzatore della lega nazionale in collaborazione con Riot Games.
    "L'approccio alla long term partnership seguito prima da LEC e appena annunciato da Riot in Francia è sicuramente molto ambizioso e lo seguiamo con attenzione. È una cosa a cui guardiamo con interesse per il futuro ma riteniamo sia vantaggioso per mercati già maturi. Per questo motivo vogliamo assicurarci che l'ecosistema italiano sia stabile prima di lanciarci in quello che sarebbe un cambio radicale per la nostra competizione. Nel 2019 sarebbe stato secondo noi prematuro come inserimento."
    Ancora tanto da lavorare, quindi, per l'Italia. Il franchise non sembra essere tra le opzioni almeno per il 2019: arrivare a competere tra i migliori è ancora possibile anche partendo dall'inconto di cinque semplici amici.

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