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LoL: dalle origini a Wild Rift, storia di un successo planetario

In oltre dieci anni di storia League of Legends ha vissuto molte vite, sino ad approdare su mobile. Ripercorriamone brevemente i passi salienti.

League of Legends: la storia di LoL
Speciale: Android Games
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  • Xbox One X
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  • Sono passati ormai quasi dodici anni dall'uscita di League of Legends. Il MOBA targato Riot Games non è stato certo il primo esponente del suo genere: come molti sapranno, la fortunata stagione dei Multiplayer Online Battle Arena ha avuto origine da una mappa personalizzata (bei tempi, quelli degli editor) dapprima di Starcraft e, successivamente, di Warcraft III. È stata proprio la mod di Warcraft a dare il via all'ennesima metamorfosi del genere strategico. Il suo nome, DOTA (acronimo di Defense of the Ancients), ebbe un successo clamoroso e di lì a poco sarebbe diventato anche oggetto di un'aspra disputa legale tra due colossi: Blizzard e Valve. Ma questa è un'altra storia.

    Al momento vi basti sapere che il brodo primordiale da cui prese forma League of Legends fu opera di Steve "Guinsoo" Feak e del collega Steve "Pendragon" Mescon (responsabili proprio della primigenia mod di Warcraft III) i quali ricevettero, nel 2005, la chiamata di una neonata compagnia californiana: Riot Games. I fondatori, appassionatissimi di DOTA, si dimostrarono molto interessati a sviluppare qualcosa che appartenesse allo stesso genere di Defense of the Ancients, ma che fosse ovviamente dotato di una propria unicità.

    Dai piccoli passi, nel 2009...

    La volontà di plasmare un prodotto originale impose di iniziare un progetto partendo da zero, peraltro utilizzando un engine del tutto nuovo. Quattro anni: tanto ci volle per concretizzare l'idea e dare alla luce il nucleo di quello che prese il nome di League of Legends. Annunciato nel 2008, tutti i fan di DOTA e del lavoro di Feak accolsero la notizia con immensa gioia, tanto che quando partì la fase di beta testing di LoL nell'aprile 2009 (con appena 17 Campioni) il successo fu travolgente.

    Il gioco uscì solo qualche mese dopo, nell'ottobre 2009, con addirittura 40 combattenti diversi (ora ne conta 153), inedite meccaniche che riuscirono a svecchiare una formula abbastanza statica e un'accessibilità che DOTA non possedeva. All'epoca League of Legends fu, insomma, accolto come il nuovo punto di riferimento per il genere. Inoltre, anche essere un free to play ne favorì (e ne aiuta ancora oggi) sicuramente la diffusione. Il successo di questo prodotto è da ricercarsi non solo nelle peculiari meccaniche di gioco, in grado di catturare sin dal primo istante, ma anche nell'imponente lavoro di supporto che Riot Games porta orgogliosamente avanti. Quasi ogni due settimane, del resto, il team distribuisce una nuova patch dedicata al bilanciamento e, di tanto in tanto, aggiorna persino il comparto grafico. Inoltre, il roster si amplia con nuovi campioni a cadenza piuttosto regolare. Questo supporto non solo rende il titolo attraente per il pubblico, ma continua anche a mantenere il meta vario e imprevedibile.

    A fianco del "semplice" sviluppo, però, la compagnia ha dimostrato grande lungimiranza anche nella decisione di investire sulla crescita di una community attiva e, soprattutto affezionata. Sono proprio i milioni di appassionati sparsi per tutto il globo, infatti, che hanno permesso a League of Legends di tagliare traguardi inimmaginabili e, ovviamente, a Riot Games di diventare una delle compagnie più famose e remunerative dell'industria.

    Secondo i dati pubblicati poco più di un anno dopo la release, League of Legends aveva già raggiunto la ragguardevole cifra di 15 milioni di giocatori. Tra il 2019 e il 2020, invece, il numero di utenti attivi ogni mese si è attestato sui cento milioni (e oltre, in occasione dei campionati del mondo). Questo vi fa capire come League of Legends tragga la propria forza principalmente da un ampio consenso e da una fedelissima community.

    Com'è possibile che un gioco free to play abbia avuto così tanto successo da travalicare i confini del medium videoludico per entrare nella cultura pop ed essere, oggi, uno dei titoli fruiti quotidianamente da milioni di persone? Per rispondere a questa domanda, dobbiamo inserire nell'equazione quella che - quando venne proposta - fu una vera e propria scommessa (peraltro invisa a molti): puntare sull'esport e sulla sua fruizione del titolo da parte di un pubblico sempre più ampio.

    Il decisivo ruolo dell'esport

    Sin dalla sua uscita, come vi abbiamo raccontato poco fa, League of Legends si impose come uno dei giochi più popolari al mondo. A Marc Merrill (uno dei co-founder di Riot Games) è però parso subito evidente che tutto quel successo e quella esorbitante quantità di utenza dovevano essere alimentati in qualche modo.

    Anzi, dovevano essere canalizzati verso obbiettivi sempre più ambiziosi: la competizione e l'intrattenimento. Qualcosa, insomma, che andasse oltre il semplice concetto di "videogioco".

    Osservando i dati e constatando la repentina emersione della natura competitiva del titolo (la modalità Ranked uscì nel 2010), Merrill si convinse che la strada giusta non potesse che essere una: l'esport. Dovette però superare il generale scetticismo che in quel momento regnava nel board e tra le fila del team di sviluppo. Nessuno, in Riot Games, credeva che League of Legends potesse avere grandi chance o un futuro nel gaming competitivo. Il destino, evidentemente, deve aver un gran senso dell'umorismo.

    Marc Merrill nelle interviste non perde occasione ancora oggi per sottolineare l'ilarità che la sua idea suscitò all'epoca. Eppure, nonostante la contrarietà di buona parte della compagnia, si decise comunque di dare una possibilità a quel progetto strampalato.

    Il primo banco di prova avvenne nel 2011, in quella che è considerata la prima, vera edizione dei Worlds. L'evento venne ospitato all'interno del Dreamhack, in un centro congressi a Jönköping, in Svezia. I giocatori si portarono addirittura i propri PC da casa, per gareggiare in LAN. Inutile dire che il torneo riscosse un successo senza precedenti, superando le più rosee aspettative. Centro congressi sold out, una folla assiepata all'esterno e oltre centomila persone connesse online. Era l'alba di una nuova era: quella di Twitch e della fruizione di contenuti gaming attraverso lo streaming.

    Da allora è passato "appena" un decennio ma l'universo esport di LoL è esploso in un Big Bang da cui ha avuto origine l'attuale ecosistema, composto dalle costellazioni competitive regionali, LEC, LCS, LCK e LPL; dal Mid-Season Invitational e dall'All-Stars.

    I Worlds poi sono - ad oggi - tra le più importanti e seguite competizioni esport. I mondiali di LoL durano un mese e sono diventati talmente famosi che sono i network tradizionali a chiedere a Riot Games di poterli trasmettere. Non solo: sono sempre più numerose le aziende e i brand che fanno a gara per accaparrarsi uno spazio pubblicitario all'interno del gioco o per associare il proprio marchio al titolo.

    Louis Vuitton, BMW, Mercedes, Mastercard, sono solo alcuni dei nomi che hanno velocemente colto l'efficacia comunicativa dell'esport e di League of Legends. Solo per citare qualche numero sui Worlds del 2020, sono state più di 139 milioni di ore visualizzate per l'intera competizione, con una media di 1 milione e 113mila spettatori. La partita più vista è stata la finale con un picco di 3.882.252 spettatori in streaming, tra Twitch e Youtube, escludendo i numeri cinesi. Pensate che per l'Italia PG Esports, partner di Riot Games per le dirette nazionali, ha superato i 27.000 spettatori simultanei.

    Non dimentichiamo infine che il gaming competitivo è sfruttato dalla compagnia statunitense anche come un modo per fare intrattenimento a tutto tondo: da qui l'idea del gruppo K/DA, la partnership con Universal Music per mescolare mondi diversi e creare qualcosa di innovativo. L'esport, dunque, rappresenta tuttora una parte fondamentale del successo di League of Legends.

    Dal PC al futuro: Wild Rift mobile (e console)

    Con tutta probabilità sarà ancora una volta l'esport a consacrare l'ennesima scommessa di Riot Games. Ora la compagnia statunitense è un colosso da miliardi di dollari, sussidiaria di Tencent, ed è passata in un solo anno da un unico titolo distribuito in un decennio ad addirittura quattro (per il momento), tra cui spicca Wild Rift, la declinazione mobile (e, in futuro, anche console) di League of Legends. La road map per il 2021, come ci hanno raccontato qualche tempo fa gli stessi sviluppatori, appare già molto ricca sotto il profilo contenutistico, senza contare l'imminente fondazione di una scena competitiva strutturata, per saperne di più vi rimandiamo al nostro speciale sul futuro di League of Legends Wild Rift. Wild Rift ha già raccolto attorno a sé una folta ed eterogenea community e non solo: nonostante l'applicazione si trovi ancora in open beta, ha già ricevuto una gran quantità di aggiornamenti, eventi a tema e Campioni che contribuiscono a mantenere elevato l'interesse e il divertimento degli utenti.

    Se tutto va secondo i piani, per Wild Rift si prospetta un periodo di consolidamento su mobile e solo successivamente il team di sviluppo si preoccuperà di completare il porting su hardware da salotto. Una vera sfida, quest'ultima, visto che i MOBA non hanno mai avuto grande fortuna con pad e console.

    Cosa vedere: LoL sulle piattaforme streaming

    League of Legends è stato oggetto di molteplici tributi nel corso degli anni, da serie TV (memorabile la puntata dei Simpson in cui Bart diventa pro player) a film, sino a esser oggetto di documentari e monografie dedicate. Il MOBA compare, ad esempio, in un episodio della serie "7 Days Out" firmata da Netflix.

    La serie di documentari racconta un arco temporale di una settimana tipico di eventi sportivi, scientifici, modaioli degni di nota come la sfilata di CHANEL, il Kentucky Derby, la missione Cassini della NASA. L'episodio dedicato a League of Legends, invece, è incentrato sulle quattro squadre del campionato americano qualificate per le finali dello Spring Split di Miami del 2018.

    League of Legends Origins, poi, è un documentario della durata di un'ora e venti che trovate sempre su Netflix e dedicato allo sviluppo e alla successiva ascesa del popolare MOBA, nel periodo che va dal 2006 al 2017. Insomma, se volete approfondire ancora di più la storia di League of Legends dopo la lettura di questo articolo, vi consigliamo di dare un'occhiata su Netflix o, al massimo, di tuffarvi sulle migliaia di canali Twitch che trasmettono ogni giorno milioni di ore di gameplay.

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