Luigi e l'ascesa del player two: da Mario is Missing! a Luigi's Mansion 3

Da Mario is Missing al prossimo Luigi's Mansion 3, ripercorriamo la crescita del fratello di Mario, campione di tremarella e simpatia.

speciale Luigi e l'ascesa del player two: da Mario is Missing! a Luigi's Mansion 3
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  • Switch
  • Non dev'essere affatto facile chiamarsi Luigi e vivere nel Regno dei Funghi. Corpo slanciato e baffi all'insù, sei un eroe a tutti gli effetti: un po' ansioso, è vero, ma in fondo sempre pronto a fronteggiare le forze del male ogniqualvolta ce ne sia bisogno. Eppure non sei l'Eroe, quello che tutti idolatrano sia fuori che dentro la finzione del videogame. L'Eroe, la superstar, si chiama Mario, è tuo fratello, salva le belle principesse dai cattivi e ha un fantastiliardo di prodotti espressamente dedicati alle sue imprese.

    Va ammesso che ora, a pochi mesi dal 2020, la questione è sensibilmente cambiata rispetto a qualche tempo fa: Luigi ha trovato il suo posto nel mondo, è a un passo dal terzo episodio di una serie tutta sua ed è piuttosto amato da numerosi fan, in particolare -beato lui!- dal pubblico femminile di Nintendo. D'altro canto, fin dalla sua nascita, l'idraulico ha faticato parecchio per emergere dall'anonimato, tra esperimenti falliti, conquiste estemporanee e lunghi periodi di affiancamento a Mario, l'infallibile cocco di mamma Nintendo. In occasione dell'imminente arrivo di Luigi's Mansion 3 su Switch, abbiamo pensato di ripercorrere il cammino del "player 2" per eccellenza, che della sua maglia verde (e fifa blu) ha infine saputo fare un vanto, sorprendendo tutti quanti.

    All'ombra del mito

    È ai tempi della trasformazione definitiva di Jumpman in Mario, nel 1983 del primo Mario Bros. in salsa arcade, che risale l'esordio di Luigi nell'industria del videoludo. Storia narra che il suo nome - in giapponese ruiji, ossia "somigliante" - tragga ispirazione dall'insegna di una pizzeria di Redmond, Mario & Luigi's, ai tempi situata nei pressi del quartier generale di Nintendo of America.

    Personaggio introdotto ai puri fini dell'esperienza multiplayer, il nuovo pargolo digitale di papà Shigeru Miyamoto era tale e quale al primogenito baffuto, salvo il fatto d'indossare una salopette verdognola. Luigi, insomma, è nato sotto la cattiva stella della skin alternativa priva di spessore artistico, maledizione che, suo malgrado, fu costretto a portarsi appresso in tutti i platform di Mario appartenenti al decennio seguente.

    Tutti, fatta eccezione per due casi leggermente più generosi nei confronti della sua caratterizzazione. Il primo riguarda quello che per comodità definiremo The Lost Levels, ossia il secondo titolo ufficiale della ludografia di Super Mario Bros, uscito dai confini del Sol Levante soltanto dopo la distribuzione della raccolta Super Mario All-Stars. Al suo interno, accanto alla possibilità d'impersonare Mario, era infatti disponibile un'altra opzione specificamente denominata "Luigi Game", in cui cioè il secondo fratello, sempre ricalcato sullo sprite del primo, esibiva un'inerzia particolare ed era in grado di balzare poco più in alto del consueto.

    L'altro tentativo - un po' più deciso - di qualificare lo sfortunato sturalavandini spetta invece al Super Mario Bros. 2 occidentale, quello apocrifo, remake del nipponicissimo Doki Doki Panic.

    Qui Luigi, selezionabile come avatar al posto di Mario, Peach e Toad, non soltanto confermava le sue ottime doti da saltatore (tutto sommato migliori rispetto a quelle del paladino dal berretto rosso), ma sfoggiava anche una corporatura propria, tipicamente da spilungone. Si tratta di due momenti che sono gocce nel deserto dei trascorsi del "fratello Mario" di riserva, segnali di un'identità che sarebbe emersa definitivamente svariati anni dopo, nel settembre di un anno memorabile. Bisogna comunque ammettere che, nel corso dei primi anni Novanta, al buon Luigi sia in effetti stata concessa un'occasione per accelerare i tempi della sua ascesa. Era però l'occasione sbagliata, una trappola involontariamente ordita da una Grande N che in quel periodo aveva un po' perso la trebisonda, abituata a sacrificare i beniamini della sua scuderia sull'altare di progetti third-party francamente ignobili.

    La produzione incriminata risponde al nome di Mario is Missing!, videogioco del 1992 che riciclava in malo modo alcuni asset di Super Mario World per imbastire una sorta di trivia educativo affetto da palesi disturbi della personalità. Rapito da un Koopa di basso rango, Mario, per la prima volta in assoluto, lasciava il centro del palcoscenico al suo giovane consanguineo: peccato che, più che un palco, sembrasse una discarica a cielo aperto.

    Lontano dalle meraviglie del Mushroom Kingdom, l'universo di gioco non era altro che una brutta versione del mondo reale, un'accozzaglia urbana popolata sia dal cast "cartoonesco" di Super Mario che da esseri umani fatti e finiti (badate bene: non sono ammessi paragoni con la New Donk City di Super Mario Odyssey).

    Povero di fascino e di spirito, il prodotto non aiutò in alcun modo Luigi a staccarsi dal cordone ombelicale del suo panciuto fratellone. Semmai, paradossalmente, furono le successive comparsate nelle varie divagazioni Mario-centriche a giovare al personaggio, se non altro sul fronte dell'esposizione pubblica. Tra corse sui kart, partite a golf e match di tennis, Luigi iniziò quindi la gavetta necessaria affinché l'utenza cominciasse ad affezionarsi al suo essere allampanato e un po' goffo. Tutto ciò fino al 2001, l'anno di nascita di Nintendo GameCube. L'anno di Luigi's Mansion.

    Luigi, un eroe (im)pavido

    L'avventura che aprì i cancelli dello star system videogiocoso a un Luigi oramai diventato maggiorenne è un titolo di grande rilievo, per ragioni legate non soltanto al processo di emancipazione del nostro amico di verde vestito. Certo, fu il primo viaggio in solitaria di Luigi degno di essere chiamato tale, ma anche il primo gioco a non servirsi del buon nome di Mario per accompagnare il lancio di un nuovo sistema da salotto targato Nintendo (il cubetto viola, giustappunto).

    In seconda istanza, parliamo di una delle allora pochissime esperienze appartenenti all'immaginario dei Funghi - spin off sportivi a parte - disposta a rinunciare alla tipica formula a piattaforme per proporre qualcosa di veramente innovativo.

    Nella fattispecie un action-adventure tra l'horror e lo slapstick in cui Luigi, invitato a prender possesso di uno spaventoso maniero, veniva chiamato a liberare il suo "Super fratello" da un terribile maleficio, risucchiando i fantasmi nascosti tra le varie stanze con l'ausilio del Poltergust, un portentoso aspirapolvere. Una produzione ambiziosa, stranissima, dal piglio quasi sperimentale: voci affermano che Miyamoto, Tezuka e Konno l'avessero addirittura pensata per essere stereoscopica, salvo poi accantonare l'idea fino al 2018, l'anno della sua conversione per Nintendo 3DS. Cosa più importante, Luigi's Mansion investì il Nostro di tutti i tratti psicologici che lo avrebbero contraddistinto nel corso delle sue apparizioni successive. Di lì in avanti, Luigi sarebbe sempre stato l'insicuro della combriccola, pauroso e naturalmente portato a cacciarsi nei guai per poi uscirne in extremis, talvolta per merito, altre volte per pura fortuna. Insomma un classico loser, ma talmente buffo e -a suo modo- tenace da spingere qualunque spettatore a tifare per lui, nel contempo ridendo di gusto per via delle sue sventure.

    Ci sarebbero voluti ben dodici anni prima di rivedere Luigi nei panni dell'aspirafantasmi, probabile conseguenza del fatto che questa prima incursione in campo ectoplasmatico, purtroppo, sia rimasta incastrata per molto tempo tra gli scogli del "prodotto di nicchia". Nel frattempo, forte di un'energia tutta nuova, l'idraulico si diede parecchio da fare per rafforzare ulteriormente la propria immagine. Sempre in prima linea in occasione degli eventi mondani organizzati dal suo parente senza macchia, venne addirittura convocato in Super Mario 64 DS, laddove era stato totalmente escluso dall'edizione originale del '96.

    Soprattutto, nel 2003 prese parte al primo capitolo di un filone portatile, Mario & Luigi, che per la prima volta poneva i due fratelli sullo stesso piano, qui coppia inscindibile votata a una collaborazione sinergica e costante. Fra viaggi temporali, onirici e intracorporei ("al centro di Bowser", per l'esattezza), la fruttuosa saga ruolistica della compianta AlphaDream tornò a raffigurare Luigi come un eroe fallibile, eppure sempre determinante per la buona riuscita delle missioni in cui suole ritrovarsi coinvolto controvoglia. Opposto, ma anche complementare al suo partner perfetto; tutto sommato, ben più umano ed empatico.

    I'm-a Luigi, Number 1!

    Annunciato da un Satoru Iwata fiero d'indossare un cappellino con la L stampata nel centro, l'Anno di Luigi coincise con la celebrazione dei primi trent'anni dell'idraulico in verde e rappresenta tutt'oggi, a mani basse, il periodo di maggiore attività della sua personalissima carriera da protagonista. L'annata in questione era il 2013, dodici mesi nel corso dei quali le due console schierate all'epoca dalla casa di Kyoto, Wii U e 3DS, ospitarono tanti prodotti specificamente studiati attorno alla figura di un Luigi in odore di piena consacrazione.

    Fu l'anno di Mario & Luigi Dream Team Bros, di Dr. Luigi - versione iperconservativa del tradizionale Dr. Mario per NES - e di New Super Luigi U, espansione in chiave "luigesca" dello splendido New Super Mario Bros. U, con tanto di cover verdognola a tema.

    Il piatto forte dei festeggiamenti, tuttavia, giunse nei negozi fin dall'apertura della stagione videoludica. Parliamo ovviamente di Luigi's Mansion: Dark Moon, la seconda irruzione del titubante baffetto nel mondo del paranormale: la prima, per altro, in formato tascabile. Un'evoluzione a tutto tondo della ricetta precedente, tra nuove e brillanti idee di level design e tanti puzzle attentamente imbastiti per valorizzare l'uso di alcune meccaniche inedite (ad esempio l'Arcobaluce, un raggio multicolore utile a svelare i segreti invisibili). In aggiunta, si tratta del videogioco di Luigi che sinora ha venduto più copie in assoluto: circa 5.5 milioni di unità, a un passo dalla top 10 dell'intero ciclo di vita di Nintendo 3DS. Un successo commerciale -quasi- doppio rispetto a quello del Mansion primigenio; un episodio, tra l'altro, che non si è fatto mancare neppure una piccola schiera di detrattori, che è poi il prezzo da pagare quando la reputazione di un brand inizia a innalzarsi oltre un certo livello.

    A 2019 in dirittura d'arrivo - e a un passo da spegnere le trentasette candeline - Luigi può guardare al suo passato con l'affetto di chi sa di aver percorso tanta strada. Va detto che quando capita, ancora oggi, egli non disdegna di tornare a interpretare la parte del secondo giocatore nei platformer del fratello, forte però di una fisionomia finalmente ben distinguibile (per inciso: continua a essere un acrobata coi fiocchi!).

    D'altra parte è ormai un'icona del gaming che al buon Mario non ha poi così tanto da invidiare: ha una sua nemesi (Waluigi), un suo clone personalizzato (Gommiluigi) e una saga che porta alto il suo vessillo verdolino, pronta a riconquistarci con Luigi's Mansion 3 il prossimo 31 ottobre. A conti fatti, una serie di risultati davvero niente male.

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