Mad Box sfida PS5 e Scarlett: dubbi e certezze sulla nuova console Next Gen

Il team di Project CARS, Slightly Mad Studios, ha annunciato il suo ingresso nel mercato console, con un progetto che lascia più di qualche dubbio...

Mad Box: la Console Next-Gen che sfida PS5 e Xbox Scarlett
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È già da qualche tempo che, tra le maglie dell'etere internettiano, si avvicendano rumor e ipotesi circa la possibilità dell'ingresso in campo di un nuovo "top player" del mercato console, di una compagnia in grado di rivaleggiare con Sony, Microsoft e Nintendo nel panorama dell'intrattenimento da salotto. Molti si aspettavano che, nel tempo, realtà multimiliardarie come Google o Apple avrebbero tirato fuori un progetto con queste finalità, tentando di reclamare per sé una fetta di uno dei giri d'affari più redditizi dell'ultimo ventennio. Nessuno, in effetti, poteva prevedere che questo annuncio sarebbe arrivato da uno studio di sviluppo londinese con poche decine di dipendenti e risorse economiche relativamente limitate. Ed ecco quindi che, come un fulmine a ciel sereno, Slightly Mad Studios ha reso pubblico il proprio manifesto per la generazione a venire, presentando Mad Box, una console da gioco che punta a sfidare tutti gli attuali standard dell'industria. Una promessa altisonante, che non ha mancato di generare qualche perplessità. Un bel po' di perplessità, in effetti.

Da "leggermente matti" a fuori come un balcone

Prima ancora di prendere in esame le dichiarazioni - clamorosamente entusiastiche - di Ian Bell, è necessario investire qualche neurone nel cercare una risposta adeguata al quesito chiave emerso assieme all'annuncio di Mad Box: una realtà societaria come Slightly Mad Studios è veramente in grado di entrare a gamba tesa sul "micro-oligopolio" imperante del mercato console?

Ecco, nel migliore dei casi, si tratta di uno scenario improbabile, ostacolato da almeno tre ordini di problematiche. Tanto per cominciare, la prima necessità cui lo studio britannico dovrebbe far fronte riguarda l'ambito squisitamente ingegneristico/progettuale. Con una sfida diretta specificatamente ai colossi della ludica casalinga, Slightly Mad Studios dovrebbe dimostrarsi capace di sostenere, sia economicamente che in termini di competenze, lo sviluppo di un SoC personalizzato, ovvero di un circuito integrato che faccia da raccordo per tutti i componenti della sua console, in modo da mantenere un alto rapporto di efficienza tra elementi come potenza computazionale, temperature e form factor. Pur volendo dare per scontata la futura esistenza di questo componente cruciale, sembra quantomeno inverosimile che un produttore possa garantire all'azienda una linea produttiva dedicata, specialmente in un periodo in cui le richieste del mercato hardware sono alle stelle.
Due complicazioni che confluiscono in un terzo problema di fondo, ovvero la compatibilità di questo ipotetico - e accidentato - percorso con le esigenze del mercato di massa. Risulta infatti difficile credere che lo sviluppatore di Project CARS 2 possa arrivare a proporre al pubblico un pacchetto concretamente concorrenziale, anche dal punto di vista del prezzo al dettaglio.

Pur riuscendo nell'impresa di creare, praticamente dal nulla, la "console più potente mai costruita", questa dovrebbe riuscire a collocarsi in una nicchia di mercato altamente appetibile dal punto di vista del rapporto costi/benefici, in modo da garantirsi un pool d'utenza tale da suscitare l'interesse delle grandi case di sviluppo. Questo in un periodo in cui gli investimenti legati alla produzione videoludica, a tutti i livelli, sono generalmente molto consistenti, tanto da scoraggiare ogni iniziativa che coinvolga forti fattori di rischio. Tutto questo senza tirare in ballo lo scoglio più massiccio di questo mare di traversie, ovvero la modellazione di un'esperienza utente che possa risultare tanto funzionale quanto - in un'ottica più ampia - competitiva, tra interfacce di sistema, interazioni multigiocatore e accesso ai contenuti digitali. Tendendo a mente tutti i ragionamenti di cui sopra, l'unica strada realisticamente percorribile sarebbe quella di optare per un PC "travestito da console", non dissimile dal concetto di Steam Machine che diversi produttori hanno provato a portare avanti negli ultimi anni, con esiti largamente fallimentari. L'idea sarebbe quindi quella di commissionare a un'azienda specializzata in assemblaggio il compito di mettere insieme un PC dalle dimensioni contenute, ragionevolmente destinato ad adottare Windows 10 come sistema operativo. Una scelta quasi obbligata perché, eliminando dall'equazione un OS dedicato, la prospettiva di una macchina Linux comporterebbe - almeno teoricamente - forti limitazioni alla libreria dei titoli supportati.

Le dichiarazioni di Bell a proposito della potenza dell'hardware portano poi a escludere l'eventualità di una piattaforma basata sullo streaming dei contenuti ludici, a maggior ragione se si prendono in considerazioni le spese e le difficoltà legate alla messa a regime di un'infrastruttura di cloud computing. L'adozione di Windows 10 come sistema operativo renderebbe peraltro la Mad Box compatibile con un'ampia gamma di dispositivi VR (come confermato), sebbene le affermazioni del CEO sembrino prospettare anche lo sviluppo di un visore dedicato. Una nota d'importanza cardinale, nel quadro di un annuncio tanto impetuoso quando piuttosto confusionario. Nei suoi tweet, infatti, Ian Bell ha dichiarato di voler produrre qualcosa che vada "oltre la prossima generazione", con una macchina in grado di offrire "60 fps per occhio" mantenendo un altissimo livello di qualità grafica.

Promesse che aggiungono alla mole di prodigi già sulle spalle dello studio inglese un ulteriore, gravoso, incarico: mettere a punto un headset avanzato capace di sostenere il salto tecnologico voluto dal boss di Slightly Mad. Anche tralasciando l'ipotesi del visore proprietario, ecco tornare in auge il duplice discorso dei costi, sia quelli di produzione che di vendita al pubblico, già uno dei punti deboli per la sostenibilità del modello Steam Machine. Dal canto suo, Bell dichiara di avere "i contatti hardware necessari per essere in grado di portare a compimento qualcosa di epico", quindi rientra nella sfera del possibile una partnership di alto profilo, in grado di sostenere l'impresa su diversi fronti cardinali.
Una congettura che rimane comunque alquanto faticosa, visto che richiederebbe l'impiego di fondi considerevoli in un mercato con barriere d'ingresso altissime e margini di guadagno tendenzialmente bassi. In questo caso, però, sarebbe stato più sensato mettere subito in chiaro l'identità di questo eventuale socio, con una comunicazione congiunta utile a rassicurare i legittimi dubbi della platea globale.

Su queste note, in tutta onestà, viene poi da chiedersi perché un partner di questo genere dovrebbe rivolgersi a uno studio di medie dimensioni senza precedenti esperienze in ambito hardware, piuttosto che a un'azienda con un passato curricolare ben più specifico. Già che ci siamo vale la pena spendere qualche parola a proposito di un annuncio secondario ma piuttosto interessante, quello dell'arrivo di un motore (probabilmente la prossima interazione del Madness Engine) offerto con licenza gratuita (e probabili royalties). Questo dettaglio, scarsamente incisivo nel quadro generale delle comunicazioni di Bell, è di fatto quello più concretamente interessante, non tanto in un'ottica di promozione della nuova "console" (con accordi di pubblicazione vantaggiosi), ma nel quadro di un ampliamento della presenza di Slightly Mad sul mercato, con una maggiore diversificazione del proprio core business. Di nuovo, sarebbe stato più assennato - almeno inizialmente - concentrare la comunicazione su questo aspetto, per poi valutare eventuali passi successivi. L'impressione è che, in generale, lo studio albionico abbia fatto il passo più lungo della gamba con un proclama irrealistico e traballante, tanto roboante quanto povero di sostanza.

La condotta di Bell e soci non è però solo "un po' matta", in linea con l'appellativo del team, ma pare doppiare quella di un Caligola intento a nominare senatore a vita il suo cavallo preferito. Proprio come nel caso dell'imperatore romano, c'è il serio rischio che questa incontenibile ambizione conduca a conseguenze infauste, minando la stabilità di uno studio che, tra l'altro, ha anche due progetti videoludici in lavorazione: Project Cars 3 e quello che si vocifera essere un racing game basato sulla licenza di The Fast and the Furious. Tutto considerato, analizzando a mente fredda le effettive possibilità di successo dell'impresa annunciata da Bell, viene da quasi sperare che tratti solo di vuoto sensazionalismo, un reflusso di eccessiva fiducia che tra qualche anno ricorderemo solo come una sorta di pesce d'aprile fuori stagione. In caso contrario, se fra tre anni Slightly Mad Studios riuscirà sul serio a distribuire efficacemente la "console più potente mai costruita", ci troveremo davanti a un piccolo miracolo dell'industria videoludica, raro come un coccodrillo albino. Uno con un buon carattere. Però - oh - ragazzi, mai dire mai.