Mass Effect 2 di BioWare: un viaggio nello spazio lungo 10 anni

Sono già passati dieci anni da quando abbiamo affrontato i Collettori, e oggi vogliamo ricordare quel capolavoro di Mass Effect 2.

Mass Effect 2: decimo anniversario
Speciale: Multi
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  • Xbox 360
  • PS3
  • Pc
  • Sono già passati dieci anni da quando, dopo aver abbandonato col cuore in gola la plancia della Normandy SR-2, abbiamo affrontato per la prima volta gli orrori tecnorganici in agguato nel ventre oscuro della nave dei Collettori. Un corsa verso l'ignoto che rappresenta il culmine di un viaggio ricco di emozioni, nell'abbraccio di un'esperienza capace di lasciare un segno indelebile nelle cronache del videogioco. In attesa di scoprire quale fato attende l'universo forgiato da Bioware, sul quale ora si allungano ombre minacciose, abbiamo deciso di ripercorre a ritroso il viale dei ricordi per riscoprire cosa ha reso Mass Effect 2 un titolo così speciale e prezioso. Un cammino che parte da lontano, sul calare del secolo scorso, in un momento in cui Bioware aveva appena sancito con Baldur's Gate il proprio ingresso trionfale nella storia dei giochi di ruolo.

    Dai Forgotten Realms alle profondità dello spazio

    Dopo essersi fatti le ossa nella leggendaria divisione Black Isle di Interplay, spalla a spalla con icone del calibro di Tim Cain, Feargus Urquhart e Chris Avellone, gli uomini di Bioware si erano spartiti con Obsidian l'eredità della "golden age" dei crpg, consolidando il loro ruolo nell'industria con la pubblicazione di due titoli di enorme successo: Neverwinter Nights e Star Wars: Knights of the Old Republic (a tal proposito, vi consigliamo il nostro speciale sulla storia di Obsidian).

    Una prima - parziale - battuta d'arresto arrivò negli anni successivi con Jade Empire che, per quanto intriso di idee innovative e figlio di un concept narrativo indubbiamente originale, non riuscì a soddisfare appieno le aspettative dello studio. Una circostanza legata in parte alle peculiarità del prodotto, ispirato alla mitologia cinese e piuttosto lontano dai canoni classici del fantasy ruolistico, e in parte a una campagna di marketing non particolarmente incisiva, incapace di costruire una solida base d'interesse in un periodo di transizione per il mercato videoludico (Xbox 360 sarebbe arrivata il mese successivo al lancio).

    Il 2007 segna però un anno di svolta per il team di Casey Hudson: a solo un mese dall'acquisizione da parte di Electronic Arts, Bioware pubblica Mass Effect, subito accolto come una vera e propria killer app per l'ammiraglia di Microsoft. Sebbene l'ibridazione action ruolistica modellata dallo sviluppatore presentasse qualche evidente asperità, e non tutti gli aspetti contenutistici fossero allineati al medesimo livello di qualità, il primo atto dell'epopea interstellare del comandante Shepard poteva contare su una scrittura e un immaginario eccezionalmente stratificati e stimolanti, cuore pulsante di una "space opera" costellata di personaggi indimenticabili alle prese con un'avventura traboccante di epicità.

    L'uscita del gioco vede l'esordio della celebre "dialogue wheel" di Bioware, pietra angolare di un mosaico di scelte e conseguenze basato su un sistema morale ben più sfaccettato rispetto agli standard del genere, capace di abbattere efficacemente le barriere tra protagonista e giocatore tra le maglie di un racconto straordinario. Una storia concepita con l'obiettivo di gettare le basi per un universo in continua espansione, di costruire il palcoscenico per quella che è senza dubbio una delle trilogie più importanti dell'ultimo ventennio.

    Con premesse di questo genere, è chiaro come sulle spalle del team di Edmonton gravasse una responsabilità titanica: quella di offrire al pubblico un secondo capitolo capace non solo di sostenere il confronto col predecessore, ma di segnare un netto passo avanti per la saga. In questo senso, a dieci anni dall'arrivo del titolo sugli scaffali, possiamo tranquillamente definire Mass Effect 2 come uno dei migliori sequel mai prodotti, nonché l'apice massimo raggiunto da una serie che, ahinoi, vive ora nella stretta di un futuro incerto.

    Lasciando da parte questa nota amara, assieme ai dubbi circa l'avvenire produttivo di Bioware stessa, è dunque il momento di parlare dei motivi che fanno di Mass Effect 2 - e a ragion veduta - il capitolo preferito di una nutrita maggioranza della platea videoludica.

    Una storia fatta di personaggi

    A poche settimane dagli eventi del primo Mass Effect, la SSV Normady sta solcando le distese stellari alla ricerca delle ultime sacche di resistenza Geth. Dopo l'investitura a eroi dell'Alleanza, Shepard e i suoi uomini sono determinati a dimostrare l'esistenza dei Razziatori e il pericolo che questi rappresentano per la vita organica dell'universo, un proposito che si scontra col fermo diniego del Consiglio, che continua a considerare infondate le preoccupazioni del comandante.

    È in questo contesto narrativo che Bioware colloca una delle sequenze d'apertura più sconcertanti nella storia del medium: dopo l'improvviso attacco di un incrociatore tanto misterioso quanto inquietante, i giocatori assistono all'inevitabile distruzione di quello che, fino a pochi istanti prima, era l'orgoglio della flotta terrestre, la migliore tra le navi al servizio della Cittadella. In un ultimo slancio di eroico coraggio, Shepard fa il possibile per salvare i membri del suo equipaggio, mentre la regia aggredisce i sensi dei giocatori e li conduce verso una disperata presa di coscienza. Alla deriva nello spazio aperto, lo Spettro lotta disperatamente contro un destino già scritto, sullo sfondo di un'alba carica d'angoscia. Mass Effect 2 si apre dunque con un concerto di sommovimenti emozionali, nel quadro di un antipasto narrativo che trova forza nella sua capacità di minare tutte le sicurezze del pubblico: dato per morto da compagni e alleati, senza più vascello né bandiera, un redivivo Shepard è ora al servizio di Cerberus, un gruppo di suprematisti umani che persegue gli oscuri obiettivi dell'Uomo Misterioso, un personaggio che sin da subito si dimostra fedele al proprio nome.

    Svincolato dai suoi doveri verso l'Alleanza, e dai limiti imposti dalla politica del Consiglio, il protagonista viene incaricato di assemblare una squadra per opporsi alla minaccia dei Collettori, una razza aliena che ben presto si rivela essere l'ennesimo strumento con il quale i Razziatori intendono avviare un genocidio su scala interplanetaria. Un compito che trasforma Mass Effect 2 nella versione sci-fi di "Quella sporca dozzina", e stabilisce le prerogative di un racconto il cui valore è direttamente proporzionale alla cura - incredibile - dedicata alla caratterizzazione dei comprimari, e alla definizione dei rapporti che Shepard stringerà con i membri del suo nuovo equipaggio.

    Snellita, senza reali rinunce, la mole dei contenuti secondari (esplorazione planetaria in primis), gli sviluppatori hanno infatti concentrato i loro sforzi nella modellazione di un costrutto ludonarrativo ben più efficace rispetto a quello del predecessore, per dare corpo a un'avventura colma di dialoghi brillanti e svolte decisionali, dove ogni singola scelta può rivelarsi il nodo centrale di una rete di conseguenze in grado di alterare in maniera significativa lo scorrere degli eventi.

    Vicende che si muovono sullo sfondo di un vero e proprio trattato di xenologia in formato giocabile, che arricchisce un affresco galattico già incredibilmente sfumato e affascinante con pennellate dense di creatività, punteggiando la volta stellare con una moltitudine di razze e culture differenti, senza violare mai la coerenza dell'insieme. Un'attenzione al dettaglio che alimenta senza sosta l'immersività dell'esperienza, col contributo di personaggi tanto vividi da innescare un senso di vicinanza, di coinvolgimento raro nel panorama di genere, sul quale il team edifica le fondamenta emozionali di un epilogo clamoroso.

    Missione suicida

    Tutte le scelte compiute nel corso del viaggio di Shepard, ognuna delle relazioni strette con i suoi compagni in armi, confluiscono quindi in un finale che determina la consacrazione di Mass Effect 2 a pietra miliare del medium: un climax che lascia col fiato mozzo e che, in base ai fattori di cui sopra e a lunga serie di variabili circostanziali, può ridurre in pezzi il cuore di chi assiste. Pezzi sui quali si allunga il riflesso di momenti memorabili, delle accese discussioni con Jack nella stiva della nuova Normandy, degli exploit canori di Mordin sulle note di Gilbert e Sullivan, e degli istanti passati a contemplare l'inevitabile assieme a Thane.

    Oltre i confini del comparto narrativo, questo "sequel perfetto" porta su schermo miglioramenti che interessano ogni aspetto dell'impasto ludico, a partire da un sistema di shooting molto più rifinito e appagante, che sacrifica in piccola parte la profondità della progressione ruolistica di Mass Effect per spingere la solidità della componente action verso vette inedite. E se il terzo atto del franchise è senza dubbio il più brillante da questo punto di vista, l'opera fallisce abbastanza sonoramente nel replicare i successi del capitolo precedente.

    Pur confermandosi come una produzione di valore, il titolo porta su schermo un finale che sottrae alle scelte effettuate nel corso della campagna buona parte del loro peso specifico, culminando in un crocevia decisionale piuttosto forzato, incapace di tributare i giusti onori ai sacrifici compiuti lungo il cammino. Ad aggravare il tutto c'era il sistema delle risorse di guerra, pensato per generare un senso d'incertezza vicino - almeno concettualmente - a quello suscitato dalle incognite coinvolte nella "Missione Suicida", ma svilito da una serie di elementi arbitrari (frequentazione del multiplayer e acquisto dei DLC) che rendevano questo aspetto della progressione ragionevolmente controverso.

    Note dolenti che ribadiscono retroattivamente i pregi di Mass Effect 2, che ora più che mai dovrebbe rappresentare per Bioware il modello da seguire sulla strada del ritorno vero i fasti di un passato non molto lontano. Proprio come nel caso dell'incarico finale del titolo, considerando i passi falsi compiuti dallo studio negli ultimi anni, si tratta di un'impresa difficile da portare a termine in un territorio, quello del mercato videoludico, tendenzialmente ostile e irto di insidie. Per questo non possiamo fare a meno di sperare che lo studio canadese faccia proprie le parole pronunciate da Shepard prima dell'ultimo, disperato assalto: "Dicono che sia una missione suicida. Intendo dimostrargli che si sbagliano".

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