Mazze da paladini e archi da amazzoni: dai combattimenti medievali a Diablo

L'uscita di Diablo 2 Resurrected è l'occasione per scoprire le curiosità che si nascondono dietro decisioni ricorrenti legate all'utilizzo di certe armi.

Mazze da paladini e archi da amazzoni: dai combattimenti medievali a Diablo
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  • Potrei dirvi che in questo articolo parleremo di due personaggi di Diablo II: il paladino e l'amazzone. Non sarebbe però del tutto vero. In realtà parleremo delle armi che usano il paladino e l'amazzone. Lo faremo in ottica oplologica, per risolvere degli interrogativi che forse - fino ad ora - nemmeno vi eravate posti. E il primo di questi interrogativi potrebbe esser proprio cosa sia un'"ottica oplologica". Presto detto: l'oplologia è la disciplina che studia le armi, la loro evoluzione e il loro utilizzo. Uno di quei simpatici termini in cui vi sarete sicuramente imbattuti se vi appassiona la storia militare (un altro è poliorcetica, cioè l'arte dell'assedio), ma che difficilmente sentirete durante una chiacchierata al bar.

    L'arrivo di Diablo II: Resurrected è allora un'ottima occasione per un tuffo nel passato. Non solo per tornare all'uscita della versione vanilla di Diablo II, ma anche un ‘tantino' più indietro nel tempo. E lo faremo - come detto - prendendo come casi specifici le armi caratteristiche di questi due personaggi, visto che sono probabilmente gli esempi più interessanti che si possano fare in tal senso.

    Chierici e spargimenti di sangue

    Prima di proseguire con la lettura fermatevi un attimo e fate mente locale. Quanti videogiochi vi vengono in mente in cui ci sono dei guerrieri sacri (paladini, chierici, ecc.) che combattono con delle mazze? Ad alcuni verrà in mente il paladino di World of Warcraft. Qualcun altro avrà pensato al chierico di Dark Souls, che inizia l'avventura equipaggiato proprio con una mazza.

    E chi si ricorda i chierici di Icewind Dale, invece? Per non parlare del fatto che in molti - visto l'argomento dell'articolo - staranno pensando al paladino di Diablo II, ovviamente. Sono solo alcuni esempi, se ne potrebbero aggiungere molti altri, ma il punto rimane questo: nei videogiochi c'è una predilezione per mazze, mazzafrusti, scettri da guerra e dintorni, quando ci sono di mezzo dei combattenti sacri.

    Come detto, Diablo II non fa eccezione, con il suo paladino. Può benissimo combattere anche con una spada, certo, ma la sua arma speciale è uno scettro da guerra e molte armi uniche o di set che potenziano le sue abilità sono delle mazze. Anche uno dei suoi poteri più famosi, il Blessed Hammer (quello su cui si basa la nota build dell'hammerdin) è a sua volta un martello magico. Nell'universo di Diablo, peraltro, anche i crociati prediligono armi come le mazze.

    Perché succede tutto questo? Dopo un po' si sviluppa semplicemente una tendenza, certo, per cui possiamo parlare di scelte prese (più o meno consapevolmente) avendo già in testa un certo immaginario. È vero, ma qualcuno dovrà pur aver incominciato. Giochi da tavolo come Dungeons & Dragons ci hanno sicuramente messo del loro, ma la storia è un po' più antica.

    Dobbiamo tornare al medioevo, infatti, o per meglio dire a quel che noi abbiamo in mente del medioevo. Cosa accadrebbe, se vi dicessi che dietro a tutti questi paladini e chierici videoludici c'è (anche) l'idea che, nel medioevo, gli uomini di chiesa potessero combattere solo con mazze, randelli e simili?

    Aggiungo subito che è un'idea sbagliata, ma non del tutto. Partiamo però dal principio. L'idea di base è piuttosto ovvia e intuibile: agli ecclesiastici era proibito l'uso delle armi, ma molti le utilizzavano comunque, per cui c'era un continuo susseguirsi di decreti, editti e bolle che proibivano simili pratiche. In alcuni casi il divieto era totale, mentre in altri veniva concesso l'uso delle armi in circostanze eccezionali (in situazioni ove occorre difendere un luogo sacro, in una guerra contro gli infedeli, ecc.).

    Se l'argomento comincia a stuzzicarvi vi consiglio la lettura di questo dettagliato articolo accademico di Massimo Carlo Giannini (articolo pubblicato sul Journal Dimensioni e problemi della ricerca storica, ma è più facile che possiate leggerlo su Academia). Anche gli esempi specifici che faremo di seguito sono tratti da lì.

    Dicevamo, dunque, che c'era una gran varietà di norme e indicazioni, in molte delle quali si chiedeva esplicitamente di non versare il sangue del nemico. Anche a medioevo concluso, testi come il Relectio de iure belli (1557) di Francisco de Vitoria proibivano gli spargimenti di sangue. Qualcuno forse avrà intuito dove stiamo andando a parare: c'è più spargimento di sangue con una spada o una mazza? La seconda ovviamente (per quanto, se ci pensate, è difficile che aprire la testa dell'avversario con un colpo di mazza chiodata non versasse un po' di sangue...). Ecco allora la storia che i chierici fossero autorizzati a combattere utilizzando solo mazze e simili. Il che non è proprio vero, come abbiamo detto prima, ma abbiamo in effetti almeno un caso emblematico.

    Le cronache narrano che, nel XII secolo, l'arcivescovo Cristiano di Magonza scendesse in campo armato di mazza proprio per poter uccidere i suoi nemici senza versarne il sangue. Per cui potrebbe esser proprio lui, volendo, l'antenato di tutti i paladini e i chierici dei videogiochi. Prendere un caso così particolare (su cui, peraltro, dobbiamo ovviamente prendere per buono quanto riportano le cronache) e renderlo una legge generalizzata, però, sarebbe assai difficile. Altri casi sono assai più ambigui. Abbiamo per esempio delle rappresentazioni visive con vescovi sui campi di battaglia.

    Siamo proprio sicuri che stiano impugnando mazze o randelli? Non è che impugnano il loro pastorale (il bastone cerimoniale) o qualcosa del genere? Forse dovremmo immaginarli più intenti a ‘buffare' le truppe con il pastorale che a fracassare la testa dei nemici, in prima linea, con una mazza. Lo stesso Tommaso d'Aquino, del resto, ricordava che gli ecclesiastici, pur non dovendo impugnare armi, potevano benissimo spronare altri uomini a combattere per dei giusti ideali. Per cui l'idea del vescovo sul campo a ‘buffare' - come diremmo appunto in termini videoludici - i suoi soldati ha perfettamente senso.

    Arcieri forzuti e archi lunghi

    Anche in questo caso, prima di proseguire nella lettura, fermatevi un attimo dinnanzi alla seguente domanda: qual è il primo parametro che, a caldo, associate all'uso degli archi? Sono sicuro che molti di voi avranno risposto "destrezza", memori di qualche gioco di ruolo o simili. Anche in questo caso il nostro Diablo II non fa eccezione: l'arco è l'arma per eccellenza dell'amazzone.

    Lo è, perlomeno, quando scegliete una cosiddetta bowazon, specializzata in frecce di fuoco, di ghiaccio o in altri attacchi come Strafe. Faccio questa precisazione perché ovviamente c'è anche la variante jawazon, specializzata nell'uso di lance e giavellotti. In questo caso, però, a noi interessano soprattutto le build con l'arco.

    E solitamente un'amazzone investe più punti in destrezza rispetto ad altre classi. Poi, certo, oltre un certo livello finirete comunque per investire la maggior parte dei punti nella vitalità, ma quello succede un po' a tutti i personaggi. E in altri videogiochi abbiamo la stessa situazione, se non persino più radicale. Tanto per fare un esempio, in precedenza abbiamo citato Dark Souls, in cui la maggior parte degli archi richiede più destrezza che forza e ‘scala' molto più sul primo parametro che sul secondo. In termini ludici tutto ciò ha molto senso: armi e approcci differenti sfruttano parametri differenti. Questo aiuta a differenziare il nostro uso delle statistiche, rende più stimolante la sperimentazione di una build, ecc. Ma in termini oplologici e storici?Partiamo con una citazione:

    «L'idea che la forza non sia fondamentale per usare l'arco da guerra non viene solo da pessimi videogiochi, brutti giochi di ruolo e scrittori fantasy ignoranti, ma ha una lunga e orgogliosa tradizione arcieristica che solo negli ultimi decenni sta venendo messa in crisi».

    La frase qui riportata viene da questo lungo articolo di Marco Carrara, che a distanza di anni rimane uno dei contributi online in assoluto più completi e interessanti sull'arco lungo inglese. Un articolo che, in generale, è assai illuminante a proposito di archi in battaglia. Vi consiglio di leggerlo tutto, se l'argomento vi appassiona, ma vediamo di riportarne qui un sunto: coloro che usavano l'arco lungo da guerra erano dei forzuti energumeni e il libbraggio (che determina la potenza dell'arma) delle loro armi era più del doppio di quello che consigliano oggi per un uomo di 82kg e più che pratica il tiro con l'arco.

    E scordatevi di mirare con precisione, con qualche scena degna di Legolas in cui si pianta la freccia giusto giusto nella fessura della corazza avversaria. Nossignore. Eppure nel nostro immaginario comune siamo abituati a ben altro. E personalmente non ritengo i videogiochi i principali ‘colpevoli' (se di una effettiva colpa si può parlare), perché almeno loro hanno la giustificazione del bilanciamento, con la necessità di differenziare gli abbinamenti tra armi e statistiche.

    Abbiamo, piuttosto, un gran numero di film, cartoni animati e romanzi in cui - diciamolo - l'arco è la classica arma per elfi sottopeso, ragazzine ribelli e simili. Il che ha senso, per quanto riguarda l'atto del tirar con l'arco (anche un bambino può farlo). Ma quale può essere il reale potenziale offensivo di quella freccia? Come può penetrare un'armatura come se quest'ultima fosse fatta di burro? E anche qui, diciamolo chiaramente, quante volte abbiamo visto dei film (anche ottimi) in cui ci sono soldati corazzati come non mai che muoiono per una freccia nel petto?

    Se una cosa del genere vi sembra del tutto normale tornate all'articolo sull'arco lungo e leggetelo: scoprirete che nemmeno gli energumeni che usavano quegli archi potentissimi riuscivano a scalfire certe armature. E visto che abbiamo citato Legolas, il famoso elfo del Signore degli Anelli, sono anche andato a cercare qualche dato su di lui e il suo arco.

    Nel libro Il Signore degli Anelli. Armi e battaglie di Chris Smith viene detto che Legolas poteva tirare con efficacia fino a 400 iarde (circa 365 metri). Quanto un arco lungo, se non di più. Ewart Oakeshott, nel suo libro The Archaeology of Weapons, cita a sua volta la distanza di 400 iarde per i migliori arcieri (a pagina 297 del saggio). Ma anche in questo caso ci sarebbe una sostanziale differenza: che Legolas sa mirare piuttosto bene anche da quella distanza. Sul libbraggio è un po' più difficile, ma qui c'è chi propone 200 libbre per il suo arco. Il che, di nuovo, è anche più dell'arco lungo.

    Possibile che in realtà Legolas sia un bodybuilder muscolosissimo? Oppure il suo essere elfo gli conferisce un bonus tale da sfidare le leggi della fisica?

    Probabilmente non avremo mai una risposta e forse nemmeno ci interessa. Voi, però, tenete a mente questo discorso, la prossima volta che inizierete una nuova partita a Diablo II selezionando l'amazzone. Alla luce di quanto detto finora, se quel personaggio sa usare l'arco con così tanta efficacia in battaglia, vuol dire che in realtà è fisicamente ben più forte anche del barbaro. Per cui merita tutto il vostro rispetto.

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