MediEvil: la goffa epopea di Sir Daniel Fortesque

Dopo la presentazione del remake per PlayStation 4, riesumiamo i nostri ricordi per raccontarvi genesi ed evoluzione di un classico Sony.

speciale MediEvil: la goffa epopea di Sir Daniel Fortesque
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  • PS4
  • PS4 Pro
  • Gallowmere, Basso Medioevo. Una landa umile e pacifica dove, in mezzo al vociare dei paesani, un'arcana magia sta prendendo lentamente il sopravvento sulla scienza e la tecnologia.
    L'arcigno stregone Zarok, fidato consigliere di corte, trama in gran segreto un complotto mirato ad usurpare il trono del Re. Mettendo in atto le sue più proibite conoscenze nelle arti occulte, nel giorno più nefasto egli schierò un'orda di demoni contro le truppe reali, scatenando il conflitto più imponente a cui il reame avesse mai assistito.
    Proprio quando gli ultimi baluardi si trovavano allo stremo delle forze e la speranza era ormai smarrita, ecco che il malvagio negromante cadde, pietoso, sotto la possente lama del capitano Daniel Fortesque. Un nome che si fece subito leggenda, campeggiando a grandi lettere sui cancelli della sontuosa cripta costruita in suo onore; per anni e anni vennero acclamate le gesta di colui che, benché mortalmente ferito, perì eroicamente per servire Sua Maestà e il suo amato popolo. O almeno, così si tramanda da generazioni di cantastorie, tra le solenni pagine di tomi polverosi. Ciò nonostante, per quanto accurati...i libri di storia non sempre raccontano la verità.

    Cento anni dopo la Battaglia di Gallowmere, dal nulla Zarok fa ritorno, e reclama vendetta: tramite un potente sortilegio egli fa piombare la notte eterna, resuscitando schiere di non-morti di nuovo al suo fianco. Solo a causa di un tragica fatalità, tuttavia, il maleficio bersaglia anche la tomba ove riposano le spoglie di Sir Daniel, improvvisamente rianimate dalla stasi mortale. Con un sussulto, il redivivo cavaliere rimembra gli ultimi istanti nel mondo dei vivi, sprofondando nella vergogna più nera: non fu altro che la prima freccia scagliata durante l'assalto a trafiggergli l'occhio, colpendolo mortalmente! Fanfarone in vita, glorificato da morto, solo un puro scherzo del destino ha riservato a Sir Fortesque l'opportunità di redimersi una volta per tutte, per così divenire, finalmente, l'eroe che non è mai stato davvero.
    A vent'anni dalla prima apparizione sull'originale PlayStation, sembra quasi che Sony abbia voluto tributare all'offuscato nome di MediEvil la medesima occasione di riscatto, resuscitandone i resti dopo quattordici anni di lungo sonno, per mezzo di un remake in arrivo il prossimo anno su PlayStation 4.

    Approfitteremo dell'occasione dunque, senza mistificare la storia come i menestrelli di Gallowmere, per raccontarvi delle (in)gloriose imprese di Sir Dan: sebbene largamente imperfette sul fronte ludico e assai distanti dal girone dei veri campioni, a MediEvil va comunque reso atto di esser riuscito a imprimersi nei ricordi degli appassionati, occupando una piccola nicchia nell'immaginario collettivo di un'intera generazione. Il merito va soprattutto al carisma smisurato dell'ossuto protagonista, e alla grandiosa atmosfera, sospesa tra il cupo e l'esilarante, di un mondo dal fascino universale. Togli le ragnatele dall'orbita vuota, Sir Daniel, è di nuovo tempo di far scattare quelle vecchie ossa...

    "A Gothic Tale Straight from the Grave"

    Siamo a Cambridge, Inghilterra. L'anno è il 1995 e un giovane sviluppatore capelluto di nome Chris Sorrell (già noto nell'industria per la serie James Pond) si unisce al piccolo studio indipendente Millennium Interactive, dove riesce a ottenere l'ambito ruolo di direttore creativo. Qui l'incontro con Jason Wilson, artist e game designer, fu la scintilla decisiva che diede il la ad un nuovo, ambizioso, progetto: insieme, i due cominciarono a buttare giù le prime bozze di un concept, "Dead Man Dan". Almeno secondo le prime intenzioni doveva trattarsi di "una fusione tra il gameplay arcade di Ghost 'n Goblins e l'immaginario di Nightmare Before Christmas", anche se in seguito l'influenza di Wilson lo indirizzò verso uno stile action/adventure più accostabile a The Legend of Zelda. Pubblicando numerose demo in modo da attirare l'attenzione dei publisher (tra cui SEGA e Microsoft) in visita al piccolo studio inglese, alla fine fu nientemeno che la divisione europea di Sony a venir positivamente impressionata dai progressi dello sviluppo; il progetto, ora conosciuto con il ben più accattivante nome "MediEvil", divenne così un'esclusiva PlayStation. I costi di sviluppo delle demo furono molto salati e lo studio si trovava sull'orlo di una crisi finanziaria; fortunatamente, poco tempo dopo venne acquisito dalla stessa Sony Computer Entertainment, che lo rinominò SCE Cambridge Studio (in seguito conosciuti come Guerrilla Cambridge, e ora defunti). Perlomeno, in mezzo a tanti cambiamenti, qualcosa era rimasto immutato dal principio: l'idea di un protagonista forte e originale, di insolito aspetto e dal portamento diverso rispetto ai soliti eroi videoludici. Dal quaderno degli schizzi di Sorrell, Sir Daniel Fortesque ricambiava lo sguardo accennando un sorriso sdentato.

    Lo sviluppo di MediEvil fu assai difficoltoso: erano gli albori del 3D, concetto "totalmente alieno" per Sorrell e Wilson, che riscontrarono ostacoli notevoli legati alla telecamera e al sistema di controllo ottimale, solo parzialmente risolti grazie allo studio di modelli precedenti quali Super Mario 64 e Crash Bandicoot. Un "evento fortuito" - secondo la coppia di creativi - fu la nascita del DualShock, dal quale MediEvil era uno dei primi titoli a trarre beneficio per il doppio analogico e la vibrazione. A rafforzare il feeling burtoniano del gioco - per influenza di Danny Elfman - contribuirono inoltre le ispirate musiche composte da Paul Arnold e Andrew Barnabas che, attraverso campionature e sintetizzatori, riuscirono nell'intento di simulare sonorità quasi orchestrali.

    Nonostante le numerose idee scartate e i violenti tagli di contenuti, nel 1998 MediEvil fece il suo debutto e, complice anche un'efficace lavoro di marketing, stabilì un successo da oltre 400.000 copie che gli valse l'ingresso nella serie Platinum.

    Anche se le problematiche incrociate nella progettazione hanno lasciato cicatrici visibili in un titolo sì segnato dal tempo, ma che già allora era "scheletrico" nella struttura ludica e privo di guizzi veramente eccezionali, MediEvil possedeva - e possiede, come qualità indiscutibili - un fascino magnetico e verve da vendere, ancora in grado di strappare una risata. La suggestiva commistione tra epica cavalleresca e macabro gotico, per quanto debitrice dello stile di Tim Burton, riserva tuttavia una sua distinta personalità grazie al ricercato umorismo inglese, del quale sono un fantastico esempio gli spassosi dialoghi degli Eroi del Salone, gli invidiosi ex-compagni d'arme di Sir Dan.

    Con le ossa rotte

    Accolto come nuova icona PlayStation al fianco di Crash e Spyro, non trascorse molto tempo prima che il guercio combattente sguainasse lo spadone per una seconda avventura. Nel 2000, sempre sulla grigia di Sony, in MediEvil 2 Sir Daniel si risveglia nel bel mezzo dell'età vittoriana: benché la presentazione fosse migliore e il sistema di combattimento leggermente perfezionato (era ora possibile brandire due armi, scambiando le categorie corpo a corpo e a distanza), il seguito vedeva meno il coinvolgimento dei creatori originali. Se l'idea della "mano zombie" su cui appoggiare il teschio del cavaliere per esplorare aree inaccessibili si dimostra infatti una novità interessante, tutto il resto si ripete in maniera troppo simile all'originale, senza riuscirne a replicarne il fortunato miscuglio espressivo.
    Qualche anno più tardi, proprio quando Sir Dan inizia a scricchiolare le articolazioni per il debutto su PlayStation 2, Sony decide che la sua prossima fatica accompagnerà piuttosto il lancio di PSP. Il tempo per sviluppare un gioco totalmente nuovo - un anno - è poco, le risorse a disposizione ancor meno. Non vi è altra scelta: MediEvil Resurrection esce nel 2005 ed è un remake (o meglio, re-imagining) del primo capitolo.

    Nonostante la trama segua grossomodo la vicenda originale, riadattandola però a parodia, a mutare è specialmente il tono: allo stile comic-horror del primo MediEvil si contrappone ora un registro più vivace ed irriverente, pieno zeppo di gag e riferimenti alla cultura pop, in verità spesso fini a se stessi. Proprio l'umorismo rimane tuttavia l'aspetto più apprezzato dell'ultimo capitolo della serie, criticato anche dagli ideatori, che non riesce a risolvere (e semmai accentua) gli irriducibili difetti legati a un sistema di combattimento sempre più fiacco e a un controllo della visuale quantomai approssimativo.

    Durante un'intervista di qualche anno fa, Chris Sorrell affermò: "mi piacerebbe che i giocatori ricordassero MediEvil come quel gioco dello scheletro strambo e corrucciato, con un solo occhio e senza mandibola, che lancia il braccio come un boomerang."
    Icone generazionali non si diventa tutti i giorni e Sir Dan è riuscito almeno in quest'impresa: ci auguriamo quindi che il nuovo remake non getti ulteriore disonore sull'anima del povero campione, che si è pur guadagnato il diritto di riposare per sempre in pace nel buio della sua cripta.

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