MediEvil Remastered: Sir Daniel Fortesque risorge su PlayStation 4

Sir Daniel Fortesque si appresta a tornare sulle nostre PlayStation 4 con l'edizione rimasterizzata di MediEvil, annunciata durante il PS Experience.

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  • PS4
  • PS4 Pro
  • A distanza di quasi vent'anni dalla prima resurrezione del leggendario Sir Daniel Fortesque, ancora non esiste - nel regno videoludico - un immaginario in grado di superare, o per lo meno eguagliare, quello imbastito da MediEvil: un amalgama saporitissimo e spassoso tra l'epica medievale ed il gotico orrorifico, tra la visione caricaturale del macabro, in stile burtoniano, ed un umorismo nero capace di adattarsi ad un pubblico estremamente vasto, di diverse fasce d'età.
    Chi vi scrive, ad esempio, ha amato alla follia la sua stralunata atmosfera anche quando aveva soltanto dieci anni, e continua ad adorarla tuttora, sulla soglia dei trenta. Non è soltanto una questione di appeal nostalgico: MediEvil possiede uno stile dark e parodistico senza tempo, che abbatte qualsiasi barriera generazionale. È forse per questo che Sony ha deciso di riproporre una delle sue più grandi mascotte, che oramai vive, disgraziatamente, soltanto nel ricordo di tantissimi appassionati.
    Per la vecchia guardia e per le nuove platee di videogiocatori, MediEvil verrà quindi riproposto (presumibilmente il prossimo anno) in un'edizione "fully remastered" in 4K, partendo con ogni probabilità dalla base della versione "Resurrection", il remake uscito nel 2005 su PSP. Forza, Sir Daniel, è ora di alzarsi...

    L'eroe di Gallowmere

    È un "eroe" molto particolare, il nostro caro cavalier Fortesque. Il suo aspetto non è certo dei più accattivanti, e non è sicuramente un paladino affascinante: un teschio monocolo, senza mandibola, incapace di parlare, appoggiato in modo precario su di un corpo scheletrico che, nonostante il secolo trascorso tra le spire della morte, si è mantenuto comunque sempre agile e scattante.
    Rispetto ad altri "volti" iconici della prima PlayStation - come Klonoa, Crash, Spyro e Croc - Sir Daniel aveva quindi un look meno "amichevole" e fanciullesco, più spigoloso e persino leggermente inquietante.

    Sebbene col tempo (nel sequel e nel remake) le sue forme si siano ammorbidite, in modo tale da renderle più espressive, inizialmente l'impatto con il buon Fortesque non è stato certo dei più spensierati, soprattutto per un pubblico di bambini. E per fortuna, verrebbe da dire col senno del poi: il team Guerilla Cambrige (ormai tristemente defunto dopo il flop di Killzone Mercenary) aveva creato un'iconografia lontana dalla banalità dei cliché di genere, dando vita ad un action-adventure con elementi platform che si situava in una via di mezzo tra un mood umoristico ed uno più oscuro, perfettamente in sintonia con la fase di crescita di quei ragazzini che, all'epoca, stavano attraversando il passaggio dalla fanciullezza all'età dell'adolescenza.
    Aveva un fascino incredibilmente magnetico, il primo MediEvil: recuperava, infatti, il tratto al contempo grottesco ed amabile di un artista come Tim Burton, in cui la dimensione mortifera di cimiteri, zombie e mostri d'ogni genere trasmetteva un senso d'allegria, "vivacità", divertimento. L'orrore veniva quindi declinato in modo scanzonato, senza però lesinare in un pizzico di pathos ed epica cavalleresca, che si manifestava attraverso una scenografia lugubre ma colorata, e tramite campionature ambientali infantilmente spaventose (indimenticabili gli ululati dei lupi). A spiccare, nel mondo di MediEvil, era specialmente un'art design ancora oggi fuori dal comune, un concentrato di soluzioni visive da applausi, pervaso da una squisita "poetica di contrasti".

    Prendiamo, ad esempio, il Demone di Vetro, il primo boss del gioco: una creatura dalle fattezze decisamente orripilanti, dallo sguardo torvo e dai denti aguzzi, eppure così sgargiante e splendida da ammirare. Entrando in scena, in modo estremamente teatrale, da una vetrata istoriata nel Mausoleo della Collina, la bestia metteva in mostra un corpo formato proprio da vetri sbrilluccicanti e coloratissimi: una soluzione artistica davvero mirabolante, in grado di trasmettere una sensazione sia di "attrazione" che di "repulsione".
    Vagare lungo quel mondo, che comprime in un solo gioco tutti gli stilemi di Halloween, era una sorpresa continua, con meraviglie "terrificanti" che facevano capolino ad ogni angolo: dai campi di zucche giganti (ed antropomorfe) alle caverne puntellate di enormi cristalli multicolore; dalle putridi paludi piene di non morti al reame sotterraneo zeppo di formiche assassine, con il valente Sir Daniel opportunamente rimpicciolito da un incantesimo, come fosse una novella Alice nel Paese degli Orrori. MediEvil era un continuo andirivieni nella giostra della varietà, che riassumeva gran parte degli stereotipi della cultura horror, tra zombie, streghe, mummie e pirati scheletrici. La presenza di un estro creativo e visivo così estasiante, che ricercava l'originalità nella somma delle sue parti, era controbilanciata da un sistema di gioco un po' ingessato, la cui riproposizione al giorno d'oggi, senza il minimo svecchiamento, non risulterebbe del tutto indolore.
    Ma la struttura dei livelli, la diversificazione dell'avanzamento, la presenza di due finali disponibili (legati al ritrovamento dei Calici dell'Anima), il carisma dei nemici e dell'antagonista hanno saputo rendere MediEvil un'avventura travolgente, straripante di magia nera, impressa nella memoria dei videogiocatori proprio come le imprese di Sir Daniel Fortesque nella mente degli abitanti di Gallowmere.

    Voci dal passato

    Essere sinceri non guasta (quasi) mai: la conferenza del PlayStation Experience è proseguita ad un ritmo parecchio soporifero, trasformandosi ben presto in un talk show dagli argomenti non esattamente "elettrizzanti". Al netto di qualche annuncio più curioso, come l'esperienza in VR dedicata a The Last Guardian, il punto più alto dell'evento è stato quindi, senza ombra di dubbio, il reveal dell'edizione rimasterizzata di MediEvil, anticipato dalla maglietta strategicamente indossata da Shawn Layden, che lasciava intravedere una piccola bara con incisa la scritta "Sir D". Ed il pubblico è andato subito in visibilio.

    La dicitura finale, nel trailer di presentazione, cita testualmente "fully remastered": dobbiamo aspettarci quindi un lavoro di ammodernamento simile a quello subito da Crash Bandicoot con la strepitosa N.Sane Trilogy? Attualmente non è ben chiaro se si tratta soltanto di un semplice upgrade grafico in 4K, utile ad aggiornare la pulizia visiva per non farla sfigurare sui nostri televisori in altissima risoluzione, o se invece ci troviamo dinanzi ad una "remastered plus", con modelli poligonali ed ambientazioni del tutto ricostruite.
    L'unico indizio al momento disponibile ci è fornito da una rapidissima microsequenza al termine del video, in cui si può notare uno zombie pronto ad "aggredire" lo schermo (e quindi - indirettamente - anche gli spettatori): il design del non-morto, però, ricorda chiaramente quello della versione Resurrection per PSP. Focalizzandoci sui dettagli possiamo notare una modellazione abbastanza rudimentale, con tratti "seghettati" (basta osservare mandibola e occhi), architetture sullo sfondo indubbiamente "vecchio stile" e texture non certo all'avanguardia.

    Se quel fulmineo spezzone è estrapolato da una sequenza in-game, allora è ipotizzabile si tratti banalmente di una rimasterizzazione "standard", che non si avvicinerà minimamente al lavoro di restauro operato sul marsupiale. È assai probabile - se non del tutto certo - che la base di partenza per questa "rinascita" sarà il remake per la portatile di casa Sony, che presentava alcune differenze rispetto all'originale sia nella struttura dei livelli, sia sul fronte del gameplay, senza contare i cambiamenti sul piano narrativo, volti a rendere più leggero e comico il racconto. Sembra darcene totale conferma non solo il riciclo - come già accennato - del modello di zombie tratto da Resurrection, ma anche le voci di sottofondo che accompagnano lo scorrere delle immagini. Non è difficile, infatti, riconoscere l'inconfondibile timbro orientale di Al-Zalam, ossia il folletto che vive nel cranio di Sir Daniel, non presente nel gioco di base ed inserito unicamente nel remake.
    Possiamo ascoltare, inoltre, anche la stridula vocina del Gargoyle che saluta il protagonista all'inizio di Resurrection, con la frase "Well, well, well: he's back!", identica a quella della versione del 2005, ed invece del tutto assente nel primo MediEvil. È lecito, pertanto, aspettarsi che questa rivisitazione riproponga ai giorni nostri la formula del remake, con tutte le differenze che ne conseguono in confronto all'edizione del 1998, ossia quella che - in realtà - è rimasta immortalata nel cuore dei fan. Restiamo comunque in attesa di nuove informazioni che possano confermare o smentire le nostre teorie.

    A prescindere dalle ipotesi, in ogni caso, il nuovo risveglio di Sir Daniel resta gradito in ogni sua forma. Ecco che un secondo tassello della "santissima trinità" della PlayStation One, dopo Crash, torna finalmente in vita: all'appello manca ancora Spyro, ma siamo sicuri che anche il draghetto non tarderà molto prima di "risorgere"...

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