Mental Shock: la prima avventura per Amazon Alexa

Dalle avventure testuali a quelle vocali: sviluppato da un team italiano, Mental Shock è disponibile in esclusiva per l'assistente vocale di Amazon.

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  • Sapete chi era Sir William Preece? Più di un secolo fa occupava la posizione di ingegnere capo delle poste britanniche. William non capiva granché di tecnologia, tant'è che nel 1876 affermò: "Gli americani hanno bisogno del telefono; noi no. Abbiamo fattorini in abbondanza". Spoiler: si sbagliava, giusto un tantino. A sua discolpa, possiamo ammettere che fare previsioni azzeccate sulle nuove tecnologie non è affatto facile: la lista di gaffe anacronistiche è virtualmente infinita, e comprende anche chi di tendenze tecnologiche ne sa qualcosa... tipo Bill Gates che nel 2004 condannava la spam a una fine imminente. Abbiamo scritto questa introduzione perché anche noi stiamo per confrontarci con qualcosa di relativamente nuovo per il settore videoludico, e prevederne i futuri risvolti è tutt'altro che semplice. La tecnologia in questione è quella dei voice assistant: in particolare Amazon Alexa. Come sempre accade in ambito economico basta una sola goccia di sangue in acqua ad attirare tutti gli squali, e il mercato delle app (o skill in questo caso) per gli assistenti sembra essere una preda parecchio succulenta. Tra le tante uscite, un'applicazione ci ha colpito in particolare: Mental Shock, un (audio)gioco sviluppato dall'italianissimo team Monade, creato appositamente per Alexa. Vediamo di cosa si tratta.

    C'erano una volta le avventure testuali

    Una lezioncina di storia per i giovinotti che non hanno vissuto i tempi degli Amiga e dei Commodore: c'è stato un tempo (gli anni Ottanta) in cui permettersi una grafica che non fosse più complessa di due stanghette e una pallina (quadrata) era una sorta di sogno erotico; c'è stato un tempo in cui i videogame si giocavano scrivendo "yes" o "no" sulla tastiera, rigorosamente con schermo verdenero; c'è stato il tempo delle avventure testuali: titoli che "raccontavano" se stessi attraverso, appunto, un'interfaccia testuale, spesso fatti a stanze con minuziose descrizioni dei dettagli d'ambientazione.

    Produzioni che stimolavano l'immaginazione e incoraggiavano a giocare con carta e penna, per poter disegnarsi una mappa "faidate". Insomma, il paradiso dei nerd. Nonostante le avventure testuali siano ormai morte e sepolte, titoli come Zork I: The Great Underground Empire e Colossal Cave resteranno per sempre nella storia del medium.

    In un certo senso, le premesse di Mental Shock ci avevano riportato alla mente i vecchi textbased games: stesso identico concept con una differenza sostanziale ed ovvia. Anziché leggere e scrivere bisogna ascoltare e parlare. Per il resto il paragone è calzante. Dopo aver creato nel giocatore un'immagine mentale di quello che è il suo ambiente circostante, si interagisce con esso "un turno alla volta" attraverso meccaniche trial and error. Affrontare un'avventura vocale su Alexa conferisce la netta sensazione di assistere a qualcosa di nuovo, sia esso destinato a futuri sviluppi o a finire nel dimenticatoio.

    Un vero e proprio shock

    Il gioco inizia in ospedale: a darci il benvenuto è il BIP dell'elettrocardiogramma e la voce di un medico che ci spiega che siamo completamente paralizzati. Brutte notizie: siamo stati vittima dell'esplosione di una granata neurale, che ci ha causato un'amnesia e che ci ha "distaccato" il cervello dal corpo. Così non possiamo vedere, parlare o camminare, ma possiamo ancora ascoltare. Niente paura, però, perché ad aiutarci nella nostra riabilitazione ci sarà Atena, un'assistente mentale che parlerà "nei nostri pensieri", un chip installato nel cervello per i pazienti con problemi motori.

    Dopo aver fatto conoscenza con Atena (doppiata piuttosto bene rispetto agli altri personaggi) accade qualcosa di inaspettato: di punto in bianco percepiamo sia degli spari sia un'esplosione nell'ospedale. Dobbiamo fuggire. Così comincia il tutorial che ci permette di far pratica coi comandi dell'assistente mentale. Dicendo "analizza" ci verrà fornita una descrizione della stanza o della strada in cui ci troviamo, oppure di un determinato elemento. Atena riesce anche a usare il nostro corpo, tant'è che con il comando "vai" potremo spostarci liberamente, mentre con "usa" e "prendi" saremo capaci di interagire con gli oggetti, proprio come nelle vecchie avventure testuali.

    Avremo anche la facoltà di chiedere ad Atena di darci un suggerimento. Ne riceveremo uno al giorno accumulandone un massimo di tre, ma li utilizzeremo raramente, se non a causa di alcuni problemi tecnici del gioco, di cui parleremo a breve. Poco tempo dopo l'inizio dell'esperienza scopriremo di avere a che fare con dei veri e propri terroristi, la cui preda siamo noi. Al nostro fianco ci sarà anche un misterioso hacker di nome Mind che potenzierà Atena con altri comandi come "sabotaggio", che manda in corto circuito gli apparecchi elettronici, e "oblio" che ne cancella la memoria.

    Chi si aspetta una romantica avventura simile a quella del film Lei di Spike Jonze, però, desista immediatamente. Il rapporto con Atena, infatti, non sarà sempre idilliaco. Innanzitutto ci sono dei limiti fisiologici nel proporre un tipo di esperienza del genere: ascoltare, così come parlare, richiede molto più tempo rispetto ad una interazione testuale, ed elimina la praticità di tenere "a vista" tutte le informazioni necessarie. Atena (a differenza di Alexa) non può essere interrotta, e bisogna sempre finire di ascoltare ciò che ha da dire, un dettaglio che può sembrare secondario ma che in realtà rischia di causare qualche fastidio di troppo a lungo andare, specie se abbiamo già sentito più volte una determinata frase.

    Giocare con i comandi vocali

    La più grande nota dolente del gioco sono però i comandi. Come nelle vecchie avventure testuali bisogna essere precisi, tuttavia in Mental Shock dovremo dimostrarci a dir poco chirurgici. Facciamo un esempio: Atena non accetta come frase "prendi i vestiti usati", e questo ci lascia pensare che non ci sia effettivamente la possibilità di raccoglierli, almeno finché non scopriamo - andando per tentativi - che l'ordine giusto da impartire è semplicemente "prendi i vestiti". Al contrario, rifiuterà la frase "analizza scatola", accettando però "analizza scatola di metallo".

    Tutto questo risulta a tratti un po' logorante, soprattutto se, ancora una volta, ripensiamo alle avventure grafiche, che quasi quarant'anni fa si strutturavano intorno a semplici regole sintattiche e alle parole chiave, ignorando il resto del testo scritto per sbaglio o per eccessivo zelo. "Colpisci il troll basso con la spada lunga" equivale a "Colpisci il troll con la spada", per intenderci.

    In Mental Shock dovremo confrontarci quindi con decine di messaggi d'errore che, più che risvegliare la memoria da super nerd, scatenano bollori di frustrazione. Nel titolo sono disponibili attualmente soltanto due capitoli (uno gratuito, l'altro a pagamento) con una longevità decisamente breve ed un basso tasso di rigiocabilità, viste le scarse possibilità di scelta che sembrano portare (per ora) tutte nella stessa identica direzione.

    Ora come ora, è difficile e rischioso fare una previsione sul complesso ecosistema di domotica e assistenti vocali che sta nascendo negli ultimi anni. Se questi siano semplici giocattolini per stupire gli ospiti oppure il concreto futuro della vita domestica, sarà il tempo a dirlo. E risulta assai complesso anche valutare quante applicazioni videoludiche possono essere sfruttate con una simile tecnologia.

    Mental Shock è un esperimento che ha il coraggio di proporre qualcosa di nuovo nel settore, e presentarsi come un prodotto a suo modo pionieristico, ma il lavoro da svolgere per raggiungere una piena maturazione è ancora molto lungo. In tal caso, il futuro dipenderà dalle idee degli sviluppatori che decideranno il destino dei giochi per gli assistenti vocali: se questi si dimostreranno semplici e fugaci passatempi, oppure se riusciranno a trasmetterci nuove e intense emozioni.

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