Metacritic e i pareri dell'utenza: quando il voto è un mezzo per punire

I voti di Metacritic influenzano non solo l'utenza, ma anche i publisher, che utilizzano il Metascore come metro di paragone per qualità e successo...

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Metacritic è un famoso aggregatore di recensioni dedicate a videogiochi, film, musica e serie TV. Tutti gli appassionati del nostro mondo lo conoscono e in molti lo consultano, spesso per ragioni al confine tra il serio e il faceto. Quando un titolo d'alto profilo fa il suo ingresso sul mercato, il sito si aggiorna con la media dei voti assegnati dalla stampa (Metascore), calcolata sulla base di specifici parametri. È usanza di alcuni provare a indovinare il punteggio che l'opera otterrà, dando vita a un giro di scommesse degno del più torbido malaffare. Scherzi e numerini a parte - perché una cifra in un riquadro non potrà mai indicare la qualità di un'opera - visitare Metacritic permette di conoscere le opinioni delle testate di rilievo, consentendo di raggiungere agevolmente le recensioni e i portali da cui provengono.

Inoltre, tramite lo "User Score", il sito di CBS Interactive vuole dare il giusto spazio agli appassionati, coloro che - dopotutto - investono il proprio denaro nei videogiochi. Gli utenti sono chiamati a realizzare un breve intervento scritto, utile a motivare l'assegnazione di un determinato voto. L'insieme di tali giudizi va a costituire un'unica media, che viaggia in parallelo al Metascore ufficiale. Sebbene questa possibilità sia giusta e interessante, spesso assume i connotati di una sterile caciara, che soffoca i commenti meritevoli in un tripudio di insulti gratuiti e punteggi insensati. Da qui la nascita del paradosso: quella che dovrebbe essere libertà d'espressione si tramuta in una forma di autocensura, che finisce col mettere in discussione la validità dell'intera sezione. Motivati anche da alcuni eventi recenti, come ad esempio quelli dedicati a Fallout 76, abbiamo cercato di risalire all'origine di questo problema, il quale - a nostro parere - potrebbe anche essere arginato.

Approfondimento: questo sconosciuto

Esprimere liberamente un'opinione è un diritto sacrosanto, soprattutto in un mondo così interconnesso. La stessa filosofia di Everyeye.it si fa promotrice dello scambio con l'utenza, della nascita di un dibattito o, ancora, della semplice condivisione di esperienze videoludiche. Sarebbe quindi assurdo non apprezzare lo spazio che Metacritic offre ai giocatori, i quali - dopo aver provato più o meno a fondo un titolo - potrebbero volerne parlare con la community. Chiaramente, affacciarsi a quella che è una sorta di "finestra sul mondo" implica un certo grado di responsabilità: anche un semplice commento può infatti veicolare un messaggio influente, specie se corredato da un voto.

Non c'è bisogno di scrivere un poema ogni volta, né di chiamarsi Dante Alighieri, ma è importante conoscere gli argomenti trattati e, possibilmente, gli obiettivi reali della produzione esaminata. Di conseguenza, motivare le proprie affermazioni dovrebbe essere una sorta di "imperativo morale", al fine di preservarne la fondatezza. Sebbene in molti la vedano così, il web è infestato da allegre masnade di dissidenti, i quali - attratti dalla smania di "dare un voto" - non vedono l'ora di emettere una sentenza implacabile. A fronte di un'analisi complessiva in forma testuale, la valutazione numerica potrebbe effettivamente costituire un valore aggiunto, a patto che non assuma i connotati di una "punizione".

Per meglio esporvi ciò che intendiamo dire, tiriamo in ballo TripAdvisor.com, il noto portale web che pubblica le recensioni degli iscritti su alberghi, attrazioni e ristoranti. Ci teniamo a precisare che il nostro vuole essere un esempio, un caso limite vicino a ciò che spesso si verifica su Metacritic. Immaginate di incappare in un aspro intervento nei confronti di un hotel: colui che l'ha redatto si lamenta di un capello che ha trovato sul tavolo della sala da pranzo, magari sul tovagliolo che avvolgeva le posate. Basando il suo discorso sul singolo episodio, assegna due stelle su cinque al soggiorno, il quale però è durato un'intera settimana all'insegna della qualità. L'albergatore, gentile e affabile, ha saputo accoglierlo al meglio, offrendogli buon cibo e tutti i comfort ad un giusto prezzo. Con un punteggio così basso e la scelta di tacere sui pregi del servizio, il recensore non sta più offrendo un'opinione sensata ma sta abusando del "potere" concessogli, arrecando all'attività quello che è a tutti gli effetti un danno d'immagine.

Allo stesso modo capita che su Metacritic ci si dimentichi di valutare un'opera nella sua interezza, finendo col restituire un'opinione faziosa in un senso o nell'altro. Dare un tre ad Horizon Zero Dawn per gli scontri con i nemici umani ha la stessa valenza di un dieci conferitogli per la qualità grafica: nessuna. Nonostante ciò, nel caso specifico dell'avventura di Aloy, lo User Score si attesta sull'otto e mezzo, grazie alla partecipazione di commenti strutturati e realizzati con cognizione di causa. Un discorso diverso invece va fatto per la situazione che stiamo per esaminare, figlia di un'intramontabile insensatezza.

Don Chisciotte contro i mulini a vento

Quante volte è capitato che un titolo tripla A abbia disatteso le aspettative del pubblico? Diverse, ci verrebbe da rispondere. Sebbene esprimere un malcontento non costituisca di per sé un problema, quando ci si ritrova a farlo in rete bisogna prestare un'attenzione maggiore. Rischiare di proporre una visione parziale non rappresenta lo scenario peggiore: su Metacritic è capitato che intere folle inferocite si siano sollevate contro una determinata produzione, tacciata di seguire una politica commerciale più o meno deprecabile. In questi casi le disamine finiscono per diventare forconi e mazze nelle mani di sedicenti rivoltosi, i quali - stanchi di essere "presi in giro" dalle grandi major - danno libero sfogo al proprio sentimento di rivalsa, producendo una sequela di starnazzi ingiuriosi.

Quasi doveroso citare lo Star Wars Battlefront II di DICE, salito agli "onori" della cronaca per l'adozione di un pesante sistema di microtransazioni. Benché fosse più che giustificata (in una prima fase almeno), la gran quantità di lamentele si è trasformata in una "class action" mal riuscita, che ha visto scomparire le reali criticità in un mare di insulti da stadio.

La media utenti dello sparatutto, oggi pari ad un misero 1, costituisce il punto focale della nostra riflessione. Il raggiungimento di tale punteggio non è una vittoria del popolo, bensì è una sconfitta per tutti. La maggioranza delle critiche ha per lo più taciuto diverse carenze della produzione, soltanto per scagliarsi contro le microtransazioni. Quei pochi che hanno costruito un'argomentazione più solida sono stati "censurati" dalla valanga di veleno, vedendo vanificati i loro sforzi.

Mettiamo che un Director visiti il sito per leggere i pensieri di chi ha acquistato il frutto del suo lavoro: quale lezione trarrebbe da una marea di cattiverie gratuite? Esatto, nessuna. In poche parole, al posto di cambiare strategia, magari evitando l'acquisto al lancio di un dato gioco, si continua a preferire la sacra arte della "shitstorm". Tale pratica infatti non accenna a fermarsi, e lo dimostrano due grandi protagonisti di quest'autunno videoludico: Fallout 76 e Battlefield V.

Un problema estesoAbbiamo già citato Fallout 76 e Star Wars Battlefront II ma la verità è che il "voto di protesta" ha mietuto decine di vittime negli ultimi anni. Tanto per cominciare, FIFA ha registrato una diminuzione costante dello User Score PS4, dall'8 della versione 2011 all'1,7 dell'incarnazione attuale. E che dire di Call of Duty: Black Ops 4? Stando a gran parte dei commenti, la media pari a 4,3 sarebbe imputabile alla mancanza della campagna o ad un'offerta multigiocatore ormai inflazionata. Passiamo all'universo PC, segnalando il 4,4 di Assassin's Creed Odyssey ed il 4,7 di Hitman 2. Il titolo di Ubisoft sarebbe una "reskin" di Origins con elementi "rubati" dai capolavori recenti, mentre Hitman soltanto una pigra riproposizione del predecessore. Non dimentichiamoci del Sea of Thieves di Rare, tra le fila dei più puniti con un "sontuoso" 4,1, o di State of Decay 2, premiato con un 4,7. Viaggiamo a ritroso nel 2017, anno che ha visto il debutto de La Terra di Mezzo: l'Ombra della Guerra e di Destiny 2. La seconda avventura di Talion/Celebrimbor vanta un 3,9 su PS4, non lontano dal 3,5 dell'opera targata Bungie (su PC). Non scherza nemmeno il 2016, con uno dei "trittici" più chiacchierati della generazione. Iniziamo con Mass Effect Andromeda di Bioware che ha una media utenti PS4 pari a 4,8, ben lontana da un range di valutazioni reali. Chiudiamo con il 3,6 di Mafia 3 ed il 2,8 di No Man's Sky, punteggi che - nonostante le effettive criticità dei prodotti - si commentano da soli.

Prendendo in esame le pagine delle versioni PS4, questi posseggono uno User Score che non si avvicina neanche a tre su dieci. Nonostante entrambi prestino il fianco ad alcune critiche (chi più e chi meno), ci troviamo ancora una volta ben lontani dalla realtà.A questo punto è evidente che esista un problema di scarsa consapevolezza del mezzo, il quale - inutile dirlo - dovrebbe essere affrontato. In primo luogo si potrebbe agire sulle norme da rispettare per scrivere una recensione, aumentando il numero minimo di caratteri da utilizzare. Portarlo dagli attuali 75 ai 200, per dirne una, costituirebbe quasi sicuramente una prima scrematura, dissuadendo la superficialità senza però penalizzare i veri interessati. In tal caso, penserebbero alcuni, i rivoltosi più coriacei finirebbero per partorire una serie di scherni più lunga. Ebbene istituendo un sistema di "affidabilità" dell'utente, si ovvierebbe anche a quest'evenienza. I membri della community avrebbero la possibilità di indicare la validità di un intervento, assegnandogli da una a cinque stelle. Di conseguenza le interazioni aumenterebbero, spingendo in cima soltanto i commenti più utili e sensati. Con un po' di fortuna, una parte dei delusi potrebbe addirittura decidere di "deporre gli insulti", esponendo con più attenzione i motivi del proprio disappunto. Sebbene i nostri siano soltanto degli esempi, ridurre l'entità del problema potrebbe essere più facile di quanto si possa pensare. In definitiva, purché non a discapito della libertà d'espressione, le recensioni dell'utenza su Metacritic andrebbero parzialmente ripensate, al fine di tutelare i moltissimi giocatori che non hanno intenzione di svalutare lo strumento.

Videogiochi e Dintorni Con questo articolo non abbiamo voluto ergerci a “saggi della montagna”, anzi riteniamo che dar voce all’utenza sia una parte fondamentale del fare informazione. Tale possibilità dev’essere sfruttata con cognizione di causa, soprattutto quando si fa parte di una grande agorà virtuale. Non importa se su Metacritic o altrove: quella del voto di protesta è una strada a senso unico, un vicolo cieco che annienta lo scambio e uccide il senso più profondo del fare critica. Occorre specificare che la necessità di evolversi in tal senso non riguarda soltanto i semplici appassionati ma anche e soprattutto la stampa specializzata. Del resto, i primi a dover dare l’esempio dovremmo essere proprio noi, impegnandoci ogni giorno di più a far tramontare le sentenze da bar, pur a costo di perdere il favore di alcune tifoserie. Vale la pena, a questo punto, citare una frase di Mark Twain, la stessa che ha aperto uno dei più bei trailer di Metal Gear Solid V: “La rabbia è un acido che causa più danno al suo contenitore che a qualsiasi altra cosa sulla quale viene versata”. Mai niente di più vero fu detto.